MENU

LA NOTTE E' FINITA
La Alba by Millepercento
di Lorenzo Miniati


Qualche anno fa, all’interno dell’autodromo di Brno, nella Repubblica Ceca, abbiamo avuto modo di realizzare un lunga intervista con Giuseppe Ghezzi, padre della MGS-01 e oggi impegnato nel progetto Alba con la Millepercento. All’epoca, interrogato in merito alla parte stilistica della MGS, Giuseppe ci disse che quella moto era senza dubbio la più bella tra quelle che aveva realizzato fino a quel momento, ma che riguardandola, avrebbe saputo già dove intervenire per renderla ancora più bella dal punto di vista estetico. Abbiamo pertanto voluto iniziare questa nuova chiacchierata con Ghezzi partendo proprio da quella domanda, riformulata alla luce del suo ultimo progetto, la Alba appunto. Essa rappresenta dunque quell’insieme di migliorie che il tecnico lombardo avrebbe voluto trasferire sulla MGS? Ecco la risposta di Giuseppe: “Innanzitutto, bisogna specificare che la versione definitiva dell’Alba sarà diversa rispetto al prototipo esposto all’Eicma. Per ragioni di tempo, non siamo riusciti a sviluppare alcuni dettagli e quindi siamo andati al Salone con una moto sulla quale abbiamo poi continuato a lavorare. Ciononostante, ritengo che, rispetto alla MGS, la Alba abbia un look decisamente più moderno, anche se in realtà non è corretto paragonare questi due modelli. La MGS, infatti, è nata come una moto da corsa, con un forcellone dedicato, una meccanica racing e in configurazione monoposto. Un mezzo talmente specialistico che poi non siamo stati in grado di convertire in versione stradale. L’Alba, invece, ha dovuto tenere conto di tutte quelle problematiche che riguardano un prodotto di serie, anche se io stesso la considero il proseguimento del progetto MGS.” Giuseppe intende forse dire che con la supersportiva Moto Guzzi si è dato libero sfogo alla passione, mentre con la moto realizzata all’interno della Millepercento si è rimasti un po’ più con i piedi per terra. “E’ proprio così, fermo restando l’obiettivo di realizzare la migliore sportiva motorizzata Guzzi. Del resto, i cinque anni di esperienza all’interno del Gruppo Piaggio mi sono serviti a maturare un approccio più razionale ai progetti. Uno dei punti fermi in relazione all’Alba è sempre stato il fatto che la moto fosse omologata per circolare su strada. Ecco che, ad esempio, per industrializzarla a un costo accettabile abbiamo mantenuto il forcellone originale della Moto Guzzi, anziché svilupparne uno ex novo.” Parliamo adesso di come i lavori hanno preso corpo. Nella testa di Ghezzi, probabilmente, il progetto era presente già da un bel po’ di tempo quando si è giunti a modellare i primi pezzi. “La mia idea è sempre stata quella di realizzare una moto performante e bella da guidare sfruttando il bicilindrico Guzzi. Calato nella realtà della Millepercento questo significa sfruttare al meglio le risorse per raggiungere il risultato puntando sulla flessibilità e sulla passione, ma tenendo sempre presente la concretezza e gli aspetti legati alla commercializzazione del mezzo. Nel realizzare l’Alba abbiamo dunque dovuto rispettare numerosi vincoli. Da parte nostra c’era la volontà di allestire una versione stradale con il motore Guzzi a quattro valvole e un’altra destinata alle competizioni con il cosiddetto Big Bore, di proprietà della Millepercento, che in pratica è l’unità più performante mai realizzata su un basamento Moto Guzzi. Tuttavia, quest’ultimo ha il raffreddamento a liquido, perciò fin dalla nascita la nostra sportiva ha dovuto fare i conti con la presenza di un eventuale radiatore dell’acqua, oltre a quello dell’olio, solo che un altro dei nostri obiettivi era quello di realizzare una moto con delle quote ciclistiche contenute, quindi non potevamo posizione i radiatori tra il motore e la ruota posteriore. Per questo motivo, nel caso della versione stradale, quello dell’olio è stato inserito sotto la sella, con l’aggiunta di appositi condotti che si sviluppano lungo i fianchi della moto e portano aria fresca anche all’impianto di alimentazione.”



 

Come detto, la Alba con faro e targa è equipaggiata con la meccanica Moto Guzzi attualmente più moderna, con quattro valvole per cilindro, cambio a sei marce e trasmissione CARC. Ciò ha permesso alla Millepercento di posizionare il propulsore molto in alto all’interno del telaio, in modo da guadagnare sia in termini di trazione che di maneggevolezza e, allo stesso modo, rendendo possibile il passaggio dei tubi di scarico sotto la coppa dell’olio, visto che ai lati erano previsti i suddetti condotti dell’aria. Un’altra delle caratteristiche pe-culiari del progetto prevede che sulla Alba venga adottato un singolo corpo farfallato che alimenta entrambi i cilindri. Questo vale sia per la versione stradale che per quella da corsa. Per quanto riguarda quest’ultima, Ghezzi non nasconde le sue aspettative ed entrando nello specifico cita il Mondiale Endurance: “E’ l’unico campionato, in questo momento, dove si può correre con un budget alla nostra portata e, soprattutto, dove possiamo ben figurare. Anche questa scelta ha imposto dei vincoli tecnici, come ad esempio il serbatoio del carburante con ben 24 litri di capacità.” Una volta messi tutti i paletti necessari è partita la vera e propria progettazione della parte meccanica, che ha previsto prima l’utilizzo del computer, poi la costruzione delle dime e infine la realizzazione fisica del telaio. Grazie a questo procedimento è stato allestito il manichino di una moto funzionante che è stato utilizzato per mettere a punto la cosiddetta vestizione del mezzo. “Anche in questa fase, però, bisogna tenere conto di alcune esigenze tecniche, – puntualizza Giuseppe – come, ad esempio, la sezione dei condotti che portano l’aria al radiatore e all’aspirazione o la porzione di carenatura posta sotto al motore, che funge anche da vasca di recupero dell’olio per l’uso in pista.” Va da sé che al posto del radiatore dell’olio presente sulla versione stradale, sulla Alba racing ci sarà quello dell’acqua, il cui posizionamento sarà facilitato, nonostante la maggiore superficie, dall’assenza di numerosi componenti dell’impianto elettrico presenti viceversa nel codino sulla moto di serie, mentre il radiatore dell’olio troverà posto all’interno del cupolino (privo, ovviamente, del gruppo ottico), con modalità che Ghezzi definisce innovative. Giunti alla definizione della livrea, Giuseppe ha voluto che la Alba fosse caratterizzata dai suoi colori storici (ovvero il blu) per quanto riguarda il telaio, mentre le sovrastrutture sono state verniciate in rosso, come una tipica moto sportiva italiana richiede, con alcune porzioni di nero dovute alla fibra di carbonio a vista.

Un particolare che, invece, hanno notato in pochi è il fatto che Giuseppe abbia posto particolare attenzione alla definizione della posizione di guida e alla sua possibilità di regolazione. “Che la moto risulti relativamente comoda era un’altra delle priorità che ci eravamo imposti. Non è nella natura di un mezzo spinto dal bicilindrico Guzzi avere una caratterizzazione estrema, senza contare che ai fini della competitività nelle gare Endurance il comfort rappresenta un vantaggio. Perciò, sia i manubri che le pedane possono essere regolati su varie posizioni a partire da una base che, su strada, si rivela piacevolmente equilibrata.” Abbiamo chiesto a Ghezzi anche come si trovi, dopo aver lavorato prima per una piccola azienda, la Ghezzi-Brian, e poi per una realtà importante a livello internazionale come il Gruppo Piaggio, in una dimensione meno industriale, ma comunque ben strutturata come la Millepercento. “Nei cinque anni che ho trascorso tra Guzzi e Piaggio ho acquisito l’esperienza necessaria che in questo momento mi permette di sapere cosa bisogna fare e cosa non bisogna fare per costruire una moto come si deve dall’inizio alla fine. I primi tempi, magari, sopperivo con la fantasia alla carenza di mezzi, mentre in seguito ho imparato ad apprezzare il supporto della tecnologia. Alla Millepercento cerchiamo di unire le due cose e a tal proposito voglio ringraziare i ragazzi che hanno lavorato insieme a me per dare vita alla Alba: si chiamano Giacomo, il disegnatore, Stefano, il meccanico, Silvio, il modellista, e naturalmente Stefano Perego, il titolare. Gente che pur di finire la moto in tempo per il Salone di Milano ha lavorato anche dalle sette di mattina fino alle dieci di sera!” Un’ultima domanda non poteva che riguardare il nome dato a questo modello. Al di là di qualsiasi polemica, infatti, l’alba arriva dopo la notte e, in tema di tempi bui, sulla Moto Guzzi di riferimenti ne sono stati fatti tanti ultimamente! Eppure, Giuseppe smentisce prontamente questa ipotesi: “Il nome Alba deriva da Albacete, ovvero il circuito dove la MGS ha corso la sua ultima gara di Endurance a livello mondiale, nel 2004. E’ stata adottata l’abbreviazione per motivi di marketing, ma solo per questo. In pratica, la Alba raccoglie il testimone agonistico della MGS da dove quest’ultima si è fermata, ovvero in Spagna. Perciò, non si tratta di un riferimento polemico, ma di un augurio affinché una storia che a me sta molto a cuore riprenda il suo corso.” E Alba sia, allora, affinché la luce di un nuovo giorno illumini le sorti di questo modello.







 


 

CLICCA QUI PER ABBONARTI A BICILINDRICA

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO

 

EDITORIALE
LETTERE
INDICE RIVISTA
MERCATINO

ABBONAMENTI
ARRETRATI
MERCHANDISING

LINKS

E-MAIL

 
TORNA ALLA HOME PAGE


 

WWW.MOTOITALIANE.IT

© 2001-2009 Moto Italiane - Diritti Riservati