LA NOTTE E' FINITA
Come detto, la Alba con faro e targa è equipaggiata con la meccanica Moto Guzzi attualmente più moderna, con quattro valvole per cilindro, cambio a sei marce e trasmissione CARC. Ciò ha permesso alla Millepercento di posizionare il propulsore molto in alto all’interno del telaio, in modo da guadagnare sia in termini di trazione che di maneggevolezza e, allo stesso modo, rendendo possibile il passaggio dei tubi di scarico sotto la coppa dell’olio, visto che ai lati erano previsti i suddetti condotti dell’aria. Un’altra delle caratteristiche pe-culiari del progetto prevede che sulla Alba venga adottato un singolo corpo farfallato che alimenta entrambi i cilindri. Questo vale sia per la versione stradale che per quella da corsa. Per quanto riguarda quest’ultima, Ghezzi non nasconde le sue aspettative ed entrando nello specifico cita il Mondiale Endurance: “E’ l’unico campionato, in questo momento, dove si può correre con un budget alla nostra portata e, soprattutto, dove possiamo ben figurare. Anche questa scelta ha imposto dei vincoli tecnici, come ad esempio il serbatoio del carburante con ben 24 litri di capacità.” Una volta messi tutti i paletti necessari è partita la vera e propria progettazione della parte meccanica, che ha previsto prima l’utilizzo del computer, poi la costruzione delle dime e infine la realizzazione fisica del telaio. Grazie a questo procedimento è stato allestito il manichino di una moto funzionante che è stato utilizzato per mettere a punto la cosiddetta vestizione del mezzo. “Anche in questa fase, però, bisogna tenere conto di alcune esigenze tecniche, – puntualizza Giuseppe – come, ad esempio, la sezione dei condotti che portano l’aria al radiatore e all’aspirazione o la porzione di carenatura posta sotto al motore, che funge anche da vasca di recupero dell’olio per l’uso in pista.” Va da sé che al posto del radiatore dell’olio presente sulla versione stradale, sulla Alba racing ci sarà quello dell’acqua, il cui posizionamento sarà facilitato, nonostante la maggiore superficie, dall’assenza di numerosi componenti dell’impianto elettrico presenti viceversa nel codino sulla moto di serie, mentre il radiatore dell’olio troverà posto all’interno del cupolino (privo, ovviamente, del gruppo ottico), con modalità che Ghezzi definisce innovative. Giunti alla definizione della livrea, Giuseppe ha voluto che la Alba fosse caratterizzata dai suoi colori storici (ovvero il blu) per quanto riguarda il telaio, mentre le sovrastrutture sono state verniciate in rosso, come una tipica moto sportiva italiana richiede, con alcune porzioni di nero dovute alla fibra di carbonio a vista.
Un particolare che, invece, hanno notato in pochi è il fatto che Giuseppe abbia posto particolare attenzione alla definizione della posizione di guida e alla sua possibilità di regolazione. “Che la moto risulti relativamente comoda era un’altra delle priorità che ci eravamo imposti. Non è nella natura di un mezzo spinto dal bicilindrico Guzzi avere una caratterizzazione estrema, senza contare che ai fini della competitività nelle gare Endurance il comfort rappresenta un vantaggio. Perciò, sia i manubri che le pedane possono essere regolati su varie posizioni a partire da una base che, su strada, si rivela piacevolmente equilibrata.” Abbiamo chiesto a Ghezzi anche come si trovi, dopo aver lavorato prima per una piccola azienda, la Ghezzi-Brian, e poi per una realtà importante a livello internazionale come il Gruppo Piaggio, in una dimensione meno industriale, ma comunque ben strutturata come la Millepercento. “Nei cinque anni che ho trascorso tra Guzzi e Piaggio ho acquisito l’esperienza necessaria che in questo momento mi permette di sapere cosa bisogna fare e cosa non bisogna fare per costruire una moto come si deve dall’inizio alla fine. I primi tempi, magari, sopperivo con la fantasia alla carenza di mezzi, mentre in seguito ho imparato ad apprezzare il supporto della tecnologia. Alla Millepercento cerchiamo di unire le due cose e a tal proposito voglio ringraziare i ragazzi che hanno lavorato insieme a me per dare vita alla Alba: si chiamano Giacomo, il disegnatore, Stefano, il meccanico, Silvio, il modellista, e naturalmente Stefano Perego, il titolare. Gente che pur di finire la moto in tempo per il Salone di Milano ha lavorato anche dalle sette di mattina fino alle dieci di sera!” Un’ultima domanda non poteva che riguardare il nome dato a questo modello. Al di là di qualsiasi polemica, infatti, l’alba arriva dopo la notte e, in tema di tempi bui, sulla Moto Guzzi di riferimenti ne sono stati fatti tanti ultimamente! Eppure, Giuseppe smentisce prontamente questa ipotesi: “Il nome Alba deriva da Albacete, ovvero il circuito dove la MGS ha corso la sua ultima gara di Endurance a livello mondiale, nel 2004. E’ stata adottata l’abbreviazione per motivi di marketing, ma solo per questo. In pratica, la Alba raccoglie il testimone agonistico della MGS da dove quest’ultima si è fermata, ovvero in Spagna. Perciò, non si tratta di un riferimento polemico, ma di un augurio affinché una storia che a me sta molto a cuore riprenda il suo corso.” E Alba sia, allora, affinché la luce di un nuovo giorno illumini le sorti di questo modello.
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