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VITA SPERICOLATA
di Lorenzo Miniati


Ormai lo dice ogni volta. Quando Marco Florido, della Dromo Bike di Forlì, inizia a realizzare una special particolarmente bella intavola i migliori propositi per tenerla e usarla come sua moto personale. Poi, però, inesorabilmente arriva l’offerta che gli fa cambiare idea e passa alla realizzazione della special successiva! E’ successo lo stesso anche con questa bella scrambler su base Guzzi che Florido ha voluto dedicare a Steve McQueen. La Guzzi Steve, questo il nome con il quale lo specialista romagnolo ha battezzato la sua ultima creazione, nasce infatti per celebrare la passione del celebre attore (che nel 1964 partecipò anche alla Sei Giorni di Enduro in rappresentanza degli Stati Uniti) per alcuni modelli Husqvarna, come confermato anche dai numeri 278 sulle tabelle. Nata come una SP, questa Guzzi si è trasformata, nelle mani di Florido, in una tuttoterreno come quelle che andavano di moda negli anni Settanta, sulla scia di successi cinematografici quali “La grande fuga” e “On any Sunday” (che in Italia uscì con l’assai meno poetico titolo “Il rally dei campioni”), dove McQueen era appunto protagonista. La bravura di Florido, in questo caso, è stata quella di caratterizzare questa moto in modo profondamente diverso rispetto a quelli che erano i canoni dei bicilindrici prodotti a Mandello del Lario, ottenendo comunque un risultato valido e, soprattutto, credibile. Il colpo d’occhio, infatti, è di quelli che fanno pensare a un modello prodotto in quegli anni, magari modificato, ma non certo a una special “inventata” di sana pianta. “Volevo rendere omaggio a una figura che mi ha sempre affascinato e, al tempo stesso, cimentarmi in un genere diverso dalle solite custom o cafe racer che ormai fanno tutti. – spiega Florido – Tecnicamente, dunque, l’aspetto più impegnativo è stato quello relativo all’assetto del veicolo, che andava rialzato in modo considerevole.” Per riuscirci, piuttosto che installare una coppia di ammortizzatori più lunghi, Marco ha in pratica spessorato tutto il gruppo sella-serbatoio, mentre all’avantreno ha prolungato artigianalmente gli steli della forcella di ben 100 mm. Poi, ha installato il serbatoio di una V7 Special e la sella di una Cagiva 125 modificata dalla Nisa (più corta), con l’aggiunta di parafanghi in acciaio del T3, con l’anteriore di tipo basso, proprio perché si tratta di una scrambler e non di una enduro. La livrea rossa con porzioni in alluminio lucidato (opera della Hot Paint) è la stessa, come già anticipato, della Husqvarna CR 400 che McQueen guidava nel film “On any Sunday”, cui era particolarmente affezionato. Nella caratterizzazione estetica gioca un ruolo fondamentale anche la scelta dei pneumatici. Florido ha deciso infatti di equipaggiare la sua Steve con delle gomme tassellate, l’anteriore delle quali colpisce per la sua imponenza. “Ho preferito lasciare i cerchi da 18” come riportato sul libretto di circolazione, – dice Marco – tuttavia volevo che l’avantreno spiccasse per solidità, secondo quanto previsto da questa tipologia di moto, pertanto compaiono le ruote in alluminio con il posteriore Borrani originale e l’anteriore della Italcerchi, entrambi con canale rinforzato.” Per adeguare il retrotreno alle esigenze della guida in fuoristrada, Florido ha montato gli ammortizzatori (che avrebbe preferito senza molla a vista) su appositi uniball che consentono di variarne a piacimento l’interasse. La coppia conica della trasmissione finale è quella da 6,32 che utilizzava la Polizia, vale a dire con rapportatura particolarmente corta, per esaltare lo spunto della moto alle basse velocità che si mantengono in fuoristrada, mentre il guscio del cardano è quello della V7 Sport, munito di apposito pozzetto per la lubrificazione. Per rendere il mezzo ancora più in sintonia, a livello tecnico ed estetico, con il periodo storico cui si riferisce, Marco ha inoltre montato un freno a tamburo posteriore, nonostante inizialmente fosse previsto un disco. Le pedane (ex Aermacchi) sono di tipo pieghevole, montate sui supporti originali in posizione invertita, con ulteriore possibilità di regolazione grazie alla scanalatura presente nella ghiera di fissaggio.



 

“Per rendere al meglio la caratterizzazione, – prosegue Florido – è stato fondamentale trovare gli accessori giusti, come il portatarga in gomma, le fascette passacavo in acciaio, l’interruttore di avviamento vintage, il cosiddetto ingrassatore per lubrificare il cavo della frizione, l’interruttore della luce di stop a lamelle che agisce direttamente sul cavo del freno posteriore, il piccolo portaoggetti sul lato sinistro, il portapacchi e la protezione in alluminio per la coppa dell’olio.” Quest’ultima è stata prima realizzata e poi regalata a Florido da Davide Rossi, che tanti successi ha raccolto nell’ambito delle gare per moto d’epoca in sella alle Moto Guzzi preparate da Carlo Cagnani, altro nome famoso in questo contesto. Allo stesso modo, Marco va particolarmente fiero del cavalletto, ancorato molto in avanti rispetto alla configurazione originale in modo da non interferire con la trasmissione finale una volta chiuso, acquisendo addirittura un layout “a scomparsa”. L’impianto di scarico è un particolare che caratterizza in modo importante la parte estetica. Florido l’ha ottenuto tagliando e saldando i collettori originali e facendoli passare entrambi sul lato destro della moto, a confluire in un unico terminale dotato di classica paratia per il calore. Il faro anteriore, protetto da una griglia metallica, è quello di una Guzzi TT 125 che Florido ha scelto con il preciso obiettivo di avere la chiave di accensione inserita su di esso, come usava una volta, mentre il manubrio non ha una provenienza precisa e deriva da uno dei tanti pellegrinaggi di Marco nei mercatini di tutta Italia. La strumentazione è costituita dal solo tachimetro Moto Guzzi anche se, in realtà, Florido intendeva montare un contagiri Smiths per impreziosire ancora di più la sua Steve. Tornando al personaggio cui è dedicata questa Guzzi, sul serbatoio compare la riproduzione dell’autografo di McQueen circa il quale Marco ha una storia divertente da raccontare: “Sono andato su internet per trovare l’originale, solo che mi sono imbattuto in una vera e propria moltitudine di pagine web in cui comparivano altrettante firme diverse, tutte spacciate per autentiche! Alla fine, ho scelto l’unica certificata da un’agenzia americana che, a quanto ho capito, era in qualche modo collegata all’attore.” Inizialmente, Florido aveva previsto anche l’installazione di una protezione per i cilindri come quella montata su alcuni V7, ma poi, per non appesantire troppo la linea generale, ha preferito lasciare solo quelle per le candele, costituite da un semplice tubo in acciaio che contorna le teste del propulsore. Al momento, le tabelle portanumero sono in fibra di vetro, anche se in realtà dovevano essere realizzate artigianalmente in alluminio, come appunto sulla Husqvarna di Steve McQueen. Per quanto riguarda la parte meccanica, il bicilindrico di Mandello da un litro di cilindrata impiega la ormai classica preparazione che caratterizza quasi tutte le special firmate Dromo Bike, vale a dire pistoni “compressi”, valvole maggiorate, bielle lucidate, albero motore alleggerito e bilanciato, ingranaggi del cambio lavorati e carburatori Dell’Orto da 40 mm con cornetti d’aspirazione in alluminio, per una potenza massima di 90 Cv. Tornando ai dettagli estetici, invece, geniale è la scritta Moto Guzzi sul serbatoio che riprende un po’ i caratteri dello storico marchio Gilera. Volutamente sovradimensionati, gli indicatori di direzione con supporti snodati in metallo sono di provenienza Honda CB Four, mentre i commutatori sul manubrio sono gli originali di una Cagiva SST sverniciati. Al di là della maestria con cui Marco ha sviluppato un tema così interessante, a colpirci è stata l’effettiva efficacia del mezzo che, in mano allo stesso Florido, ha dimostrato di possedere ottime doti dinamiche, sia su asfalto che in fuoristrada, a testimonianza del fatto che talvolta, per ottenere una moto bella da usare e da vedere, non bisogna necessariamente puntare su contenuti moderni, ma si può fare anche con uno sguardo rivolto al passato.





 


 

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