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Prova su strada della Stelvio 1200 4V
Di Lorenzo Miniati


Finalmente è arrivata. Se c’è una caratteristica che accomuna tutte le novità del recente corso Moto Guzzi è quella di farsi attendere.
Griso ci aveva già fatto aspettare a lungo, prima con la versione a due valvole e poi con quella a quattro, mentre la MGS ci ha purtroppo lasciati a bocca asciutta, almeno per quanto riguarda la sua circolazione su strada.
Eccoci quindi a parlare di questa moto che rappresenta una mossa strategica molto importante, e per certi versi anche coraggiosa, da parte della Casa di Mandello del Lario.
L’ingresso e il confronto in un settore come quello delle maxienduro da turismo è al tempo stesso il rinnovamento di una tradizione lasciata in sospeso con il modello Quota, l’espansione della gamma in una nuova nicchia di mercato e l’accostamento diretto a una concorrenza molto forte come BMW.
C’era dunque grande attesa per questo debutto, che si è svolto sulle bellissime colline toscane tra Siena e Firenze, in corrispondenza peraltro di condizioni meteo oltremodo favorevoli rispetto alle previsioni dei giorni precedenti e a fronte di un itinerario che prevedeva sia asfalto che fuoristrada.
Un motivo in più per verificare la validità di un mezzo che, per sua natura, deve essere in grado di affrontare una nutrita serie di situazioni e percorsi diversi. Prima però di andare a vedere come se l’è cavata la Stelvio 1200 in occasione della presentazione ufficiale, diamo un’occhiata alla parte tecnica di questo progetto.

COM’E’ FATTA
Il motore che spinge questa nuova Guzzi è il bicilindrico a quattro valvole che equipaggia la versione più potente della Griso e che, in questa configurazione, è accreditato di 105 Cv e 11 Kgm di coppia. Valori di tutto rispetto, dunque, anche se leggermente inferiori, a livello assoluto, a quelle che sono le potenzialità di questa unità.
Evidentemente, sia per l’utilizzo cui è destinata, sia per mantenere un certo margine di affidabilità, i tecnici Moto Guzzi hanno preferito “volare” un po’ più bassi rispetto a quanto fatto con la Griso 8V (e a quanto dichiarato inizialmente, quando la Stelvio era ancora allo stadio di prototipo), privilegiando altri aspetti quali l’erogazione e il comfort di marcia.
Queste differenze sono naturalmente dovute anche all’inedito impianto di scarico di tipo due in uno che equipaggia l’erede della Quota (in regola con la normativa Euro 3 sull’inquinamento grazie a un voluminoso silenziatore), accordato a una diversa configurazione dell’aspirazione e a un nuovo set-up dell’iniezione.
Il propulsore, in questo caso, funge da elemento stressato del telaio tubolare, una struttura in acciaio ad alto limite di snervamento rinforzata nella zona del cannotto di sterzo e nei quattro punti di attacco del motore stesso.
Grazie a questo espediente, si sono potuti contenere gli ingombri, tanto che sia attraverso la vista laterale, sia una volta a bordo, la moto dà la sensazione di essere molto compatta, soprattutto nella zona centrale, quella di intersezione tra la sella e il serbatoio, tanto per capirsi.
Anche l’interasse e la geometria di sterzo, rapportata alla tipologia del mezzo, non sono poi così abbondanti come ci si potrebbe aspettare: 1550 mm tra i perni ruota e 27° di inclinazione del cannotto di sterzo, per un’avancorsa di 125 mm.
La Stelvio introduce alcune soluzioni tecniche di rilievo anche a livello di dotazione, come le ruote a raggi tubeless, impreziosite da una finitura anodizzata, la forcella con steli rovesciati da 50 mm e le pinze dell’impianto frenante anteriore a quattro pistoncini e attacco radiale, come sulle migliori sportive in circolazione. I relativi dischi sono invece da 320 mm davanti (due) e da 282 mm dietro (uno).
Il retrotreno è governato da un forcellone monobraccio con leveraggio progressivo (il ben noto Cardano Compatto Reattivo) che agisce su un monoammortizzatore con regolazione idraulica in estensione e con registro di precarico molla a pomello. L’escursione assicurata alle ruote è di 170 mm all’anteriore e 155 mm al posteriore.
Queste prevedono misure di 2,50x19” davanti e 5,50x17” dietro e calzano rispettivamente pneumatici da 110/80 e 180/55.
Inoltre, la sella offre la possibilità di variare la propria altezza tra gli 820 e gli 840 mm, in modo da adattarsi a piloti di diversa statura, mentre a lato del serbatoio, con apertura azionabile dal manubrio, è presente un piccolo vano portaoggetti.
Regolabile è anche il non troppo grande ma al tempo stesso funzionale parabrezza di serie che sovrasta il gruppo ottico anteriore, capace di un fascio luminoso potente e ben direzionato.
Per quanto riguarda le principali quote dimensionali, la luce a terra è di 210 mm, mentre il peso dichiarato in ordine di marcia è di 251 Kg, con una capacità del serbatoio del carburante pari a 18 litri, di cui 3,3 di riserva.
La Stelvio è disponibile nelle soluzioni cromatiche bianca, rossa e nera a un prezzo di 13.450 Euro su strada, anche se nelle prime settimane di commercializzazione verrà offerta in promozione a 12.990 Euro.
Naturalmente, a richiesta è disponibile una nutrita serie di optional: si va dal navigatore satellitare Tom Tom (proposto a 599 Euro), al sistema di antifurto (188 Euro), passando per le borse laterali, i paracilindri, il paracoppa, la protezione per il cardano, la borsa-marsupio da serbatoio e il completo da enduro dedicato. La versione con ABS, invece, sarà pronta solo tra altri sei mesi.
COME VA
La Stelvio scende dal cavalletto centrale grazie a un piccolo colpo di reni da parte di chi sta in sella, anche se i piloti di statura più bassa fanno bene a eseguire questa operazione stando di fianco alla moto, per non rischiare di perdere l’equilibrio.
 



 

Non appena si gira la chiave di accensione, il cruscotto prende vita eseguendo l’ormai classico check di controllo.
L’avviamento del motore è assistito elettronicamente, dunque basta premere il pulsante start senza toccare nient’altro e il bicilindrico di Mandello si accende al primo colpo, accompagnato dal classico accenno di inclinazione sul lato destro, per via dell’albero motore che ruota in senso longitudinale, e da una tonalità di scarico che, nonostante il grosso silenziatore satinato e il rispetto della normativa Euro 3, non appare poi così mortificata.
La sistemazione a bordo del conducente è tra le più confortevoli mai sperimentate su una Guzzi: il busto rimane quasi perfettamente eretto e il bacino è ben inserito nel corpo macchina, con le ginocchia né troppo piegate né troppo dritte.
Il manubrio è posto alla giusta distanza dal piano di seduta e i comandi, sia i vari pulsanti sui blocchetti elettrici che le leve del freno anteriore e della frizione, sono facilmente raggiungibili, con quest’ultime dotate di regolazione per quanto riguarda la distanza dalle manopole.
Una volta mossi i primi metri, a colpire è la sensazione di essere collocati piuttosto in alto, anche se questo input scompare progressivamente, lasciando spazio a un piacevole e confortante senso di controllo del mezzo.
Infatti, se da fermi e nelle manovre a bassissima velocità, i 251 Kg di peso si fanno un po’ sentire, non appena si superano i 30 Km/h la Stelvio si trasforma, replicando in modo quasi sorprendente quanto abbiamo già avuto modo di apprezzare su Breva e Norge.
Soltanto nei tratti particolarmente veloci, come quelli autostradali, la maggiore altezza da terra e un’aerodinamica non certo favorevole ad andature particolarmente sostenute fanno sì che la moto necessiti di una certa forza per essere accompagnata in curva, mentre nei tratti misti, dove si usano prevalentemente la seconda e la terza marcia, l’efficacia della ciclistica è assolutamente apprezzabile.
A proposito di cambio, in occasione della nostra prova l’unità a sei marce che equipaggia il “quattro valvole” Guzzi ha mostrato un funzionamento esemplare: rapido e preciso negli innesti, oltre che molto morbido nella sua azione, e coadiuvato da una frizione altrettanto efficace.
In generale, il motore della Stelvio è apparso più equilibrato rispetto a quello della Griso 8V. Il passaggio dai bassi agli alti regimi, adesso, è meno accentuato, a vantaggio di una guida meno esasperata.
Certo, volendo, qualche ulteriore cavallo in più nella prima parte dell’erogazione non guasterebbe, ma questo non significa che senza tirare ogni singola marcia fino al limitatore non si riesca ad andare forte!
Su strada basta infatti rimanere nella fascia centrale dell’arco di utilizzo per mantenere un passo di tutto rispetto, parola di chi ha avuto l’occasione di ritrovarsi a dover spostare il peso del corpo sulla sella, come si usa fare sulle supersportive, senza mai superare i 6000 giri, ma con il tachimetro digitale fisso su numeri a tre cifre e, soprattutto, potendo contare su una progressione e una spinta in uscita di curva tutt’altro che soporifera.
Il discorso fatto in relazione alla maneggevolezza, poi, vale anche in fase di frenata: il doppio disco anteriore e le pinze ad attacco radiale non hanno un intervento particolarmente aggressivo, com’è giusto che sia visto anche l’eventuale utilizzo in fuoristrada, ma garantiscono comunque una riserva di potenza rassicurante e ben modulabile, che neutralizza efficacemente la massa del mezzo.
A migliorare ulteriormente la situazione contribuisce anche il valido comportamento dell’impianto posteriore, che stabilizza l’assetto nell’ultima parte di frenata e risulta talvolta provvidenziale sui tratti sterrati.
Per quanto riguarda le sospensioni, invece, l’ammortizzatore ci è sembrato un po’ troppo morbido, soprattutto in previsione di un eventuale passeggero o con bagagli al seguito.
Quando si adotta uno stile di guida aggressivo, infatti, la moto, una volta scesi in piaga, tende a schiacciarsi un po’ troppo, avendo bisogno di qualche frazione di secondo, in corrispondenza di qualche piccolo ondeggiamento, per ritrovare l’equilibrio dinamico.
Decisamente più rigorosa la forcella che sulle prime sembra addirittura troppo sostenuta, ma che in realtà ben si accoppia con i trasferimenti di carico prodotti dall’impianto frenante.
Nel complesso, dunque, possiamo dire che la Stelvio 1200 propone ottimi elementi a favore del mototurismo a medio e lungo raggio: anche le vibrazioni, da sempre “compagne inseparabili” dei bicilindrici di Mandello, si mantengono entro limiti ampiamente accettabili, mentre la protezione aerodinamica è sufficiente: a 130 Km/h il casco del pilota viene investito da una discreta corrente d’aria, anche se questa situazione si verifica con il parabrezza nella sua posizione più basse e, purtroppo, non abbiamo avuto modo di verificare di quanto migliori il riparo una volta alzato.
Completa e ben leggibile è invece la strumentazione, che offre la possibilità di consultare diversi parametri agendo comodamente attraverso un pulsante collocato sul lato sinistro del manubrio.
Si tratta dunque di un prodotto ben concepito, completo nella dotazione e valido dal punto di vista dinamico, almeno per quanto riguarda questa prima presa di contatto.
I suoi punti di forza sono sicuramente l’agilità della ciclistica e il comfort di marcia, mentre alcuni nostri colleghi hanno puntato il dito contro una leggera carenza di spinta da parte del motore ai bassi regimi.
Non avendo avuto modo di fare una comparazione con la rivale diretta della Stelvio, la BMW GS, non siamo in grado di esprimere delle considerazioni in proposito, ma possiamo comunque dire, al di là della nostra ovvia passione per le moto costruite a Mandello, che questa nuova moto ci ha positivamente impressionato, sia per come è fatta sia per come va.
Adesso la parola passa ai guzzisti, che possono già provarla presso i concessionari ufficiali.



 


 

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