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CAMBIO DI IDENTITA’
Una 1100 Sport irriconoscibile
Di Stefano Ferrigno

Sfidiamo chiunque, tra i più affezionati lettori di Bicilindrica o appassionati Moto Guzzi, a riconoscere la moto di questo servizio.
Vi diamo un indizio: non è la prima volta che questa special compare sulle nostre pagine, anche se le sue sembianze erano decisamente differenti, perché da quando è stata acquistata questa moto è andata incontro a diverse evoluzioni, o meglio rivoluzioni, ad opera dell'inarrestabile proprietario, che di nome fa Gabriele e di mestiere il preparatore.
Il tutto in quel fantastico scenario che è la Sardegna, isola dal clima ottimale per far vivere tutto l'anno la passione a due ruote.
L'austera 1100 Sport acquistata ormai più di dieci anni fa è stata adattata negli anni per soddisfare i pruriti da pista e la ricerca di un mezzo esclusivo e particolare, ma pur sempre in regola per circolare su strada.
L'evoluzione non si è mai arrestata e, come dicevamo, non ha seguito un cammino lineare, ma ha portato negli anni a risultati assai differenti tra loro, tanto da renderli irriconoscibili l'uno dall'altro.
Questa ultima versione è però quanto di più radicale ed estremo sia mai stato realizzato. Il veicolo è stato completamente smontato in modo da poter procedere, parallelamente, con lo sviluppo dei singoli componenti che ne avrebbero dovuto caratterizzare la forma e la sostanza.
Facciamo subito un rapido sommario, a corredo delle fotografie. L'obiettivo era ben definito: con la MGS-01 nel cuore, ma senza voler scimmiottare nessuno, la nuova Guzzi doveva necessariamente avere, secondo Gabriele, una sospensione posteriore ad azionamento progressivo di nuovo disegno, una carrozzeria completamente inedita di tipo monoscocca e, infine, il massimo livello di alleggerimento possibile attraverso l’eliminazione di tutto il superfluo.
Come già detto, poi, oltre ad andare bene in pista, la moto doveva anche potersi utilizzare concretamente, senza cioè diventare uno sterile manichino.
La messa a punto è iniziata dalla definizione delle nuove quote ciclistiche, con un interasse di 1440 mm e un angolo di inclinazione del cannotto di sterzo di 24°.
All’atto pratico, partendo dal telaio originale, si è provveduto a modificarne la parte anteriore e la posizione del cannotto di sterzo, mentre il telaietto reggisella è stato realizzato ex novo artigianalmente utilizzando tubi d’acciaio inox da 20 mm di sezione.
L’effetto che ne deriva è notevole, al pari della resistenza agli agenti atmosferici, mentre il peso è di soli 1,8 Kg, nonostante il materiale non sia dei più leggeri. Con la stessa tecnica è stato costruito il compatto telaietto anteriore che supporta la leggerissima e microscopica strumentazione digitale Koso, ricchissima di informazioni e assai precisa.
Anche il cupolino è vincolato alla medesima struttura e, per facilità di manutenzione, è stato separato in un secondo tempo dal resto delle sovrastrutture.
Queste ultime, infatti, erano inizialmente nate in una soluzione monolitica, pertanto sono state divise in due porzioni collegate tra loro da leggerissima viteria in ergal.
Il gruppo delle sovrastrutture è stato realizzato completamente a mano e in atmosfera libera, partendo da una serie di componenti separati (codone, coperchio serbatoio e cupolino) prelevati dalla normale produzione aftermarket.
Una volta scelti oculatamente i diversi pezzi e apportate le eventuali modifiche estetiche e dimensionali, si è proceduto a collegarli tra loro utilizzando della fibra di vetro con piccoli inserti in carbonio nei punti più sollecitati.
Come si può notare dalle foto, la parte di carrozzeria che collega la zona del serbatoio al cupolino presenta una superficie curva piuttosto elaborata, resasi necessaria (non senza difficoltà realizzative) a causa della disparità dimensionale tra i due componenti.
Con le dovute e accurate finiture, il risultato è decisamente appagante per l’occhio, soprattutto grazie alla minuziosa lavorazione delle superfici che ha eliminato ogni traccia d’irregolarità del profilo.
Come abbiamo detto, poi, la moto è intesa per circolare anche sulle strade aperte al traffico, per cui anteriormente è stato installato un piccolo proiettore di tipo poliellissoidale, protetto da uno schermo in lexan dall’insolito contorno quadrato. Posteriormente, secondo la nuova tendenza che ne vede l’installazione al di fuori della sagoma del codone, è invece presente un fanalino con tecnologia a led.



 

Sotto la copertura in vetroresina, e in posizione tradizionale, è presente il piccolo serbatoio della benzina (appena 11 litri).
Si tratta di un componente in lamiera dotato di filtro in pressione e pompa del carburante esterni. Assai brillantemente è stata risolta la questione del rabbocco: il tappo carburante è stato realizzato in ergal ricavato dal pieno insieme a un raccordo tra il serbatoio in lamiera e la carrozzeria, sul quale è avvitato.
L’aspirazione si avvale della presenza di un airbox in fibra di carbonio, approntato anche questo con i metodi tradizionali (tessuto e resina stesi sopra un modello solido).
Dall’estetica discreta, la cassa filtro assicura un volume di circa 15 litri, idoneo per la corretta respirazione del grosso bicilindrico.
Il collegamento con l’atmosfera è garantito da due condotti tubolari che si raccolgono in un convogliatore collocato sotto al cupolino, in posizione nascosta ma prossima a un punto di ristagno: in questo modo si ottiene un moderato effetto di sovralimentazione dinamica rispetto al normale flusso aspirato.
Il propulsore è una vecchia conoscenza che non ha subìto stravolgimenti rispetto alle precedenti “edizioni” di questa special.
Per ottimizzarne la resa, testate e collettori di aspirazione sono stati lavorati per eliminare le imperfezioni dovute alla produzione in serie, mentre la distribuzione vede l’adozione di un albero a camme modello KS, di organi di trasmissione in ergal a denti dritti e di valvole di aspirazione e scarico rispettivamente di 47 e 40 mm di diametro.
I cavi dell’accensione sono stati sostituiti con dei più performanti Dyna dall’interno in carbonio, mentre frizione e volano hanno subìto un calibrato alleggerimento.
Lo sfiato del motore è stato riposizionato, adottando inoltre dei tubi in treccia di acciaio inox dotati di raccordi in ergal. In ultima analisi è stato migliorato anche il raffreddamento, riposizionando il radiatore del lubrificante, tramite nuove flange autocostruite, e utilizzando anche in questo caso dei nuovi raccordi aeronautici.
L’impianto di scarico segue un inedito schema 2 in 1, con collettori a sezione variabile crescente (45, 52 e 60 mm) che culmina nell’evocativo e grintoso terminale a megafono.
Per adeguare l’alimentazione alle nuove potenzialità del motore, l’iniezione elettronica è stata modificata grazie a una nuova mappatura della relativa centralina.
Le sospensioni vedono la presenza, all’anteriore, di una forcella Showa a steli rovesciati da 43 mm di diametro con riporto al TiN, che ha ricevuto sapienti cure per migliorarne la resa quali la calibrazione e la modifica dei passaggi dell’olio e dei relativi pompanti.
Posteriormente, troviamo una modifica degna di nota: abbandonato lo schema Cantilever, la sospensione è stata trasformata in una unità progressiva grazie alla costruzione di una serie di leveraggi tra l’ammortizzatore e il forcellone. Il monoammortizzatore WP è stato adattato alle mutate necessità conseguenti al nuovo schema della sospensione, dimostrando tra l’altro un ottimo rendimento.
Ovviamente, anche il forcellone è stato convenientemente adattato per l’installazione dei diversi leveraggi. Come da copione, la stretta ruota posteriore originale è stata sostituita con un cerchio Marchesini da 5,5” di larghezza e 17” di diametro, privo di parastrappi, su cui trova spazio una gomma da 180/55, mentre il freno di dietro è stato modificato realizzando ad hoc un nuovo supporto pinza in alluminio verniciato a polvere e completato da un disco Magni da 230 mm con pista frenante in ghisa.
Anteriormente fa bella mostra di sé una coppia di dischi flottanti da 320 mm di diametro e 6 mm di spessore con pista in acciaio al carbonio e flangia in lega leggera, accoppiati alle pinze Brembo di serie, dotate di guarnizioni d’attrito con mescola sportiva.
I comandi di cambio e freno posteriore sono stati realizzati ex novo a mano, andando a posizionare le pedane molto più in alto rispetto alla moto di serie.
Ciò ha comportato la realizzazione di un nuovo e complesso rinvio del selettore delle marce, perfettamente efficiente ed esente da impuntamenti o giochi eccessivi.
Come si compete a una simile realizzazione, poi, buona parte della bulloneria “importante” è stata aggiornata con componenti in titanio. La verniciatura in rosso corsa multistrato è stata realizzata da RKO Design, mentre parte dei lavori di saldatura sono stati effettuati dalla Hardcore Custom, due atelier specializzati dell’hinterland cagliaritano.
Il resto dei lavori è stato svolto direttamente dal proprietario, Gabriele, non nuovo a costruzioni di questo tipo: chi lo volesse contattare per eventuali informazioni o maggiori ragguagli su questa special può raggiungerlo telefonicamente (GG-Motostore di Cagliari – Tel. 070 491064).


 


 

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