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FUORI DAL CORO

L’incredibile Storia di un Guzzino 65
Di Giorgio Scialino

Sulle pagine di Bicilindrica, di Guzzini se ne sono visti tanti: restaurati, conservati e in varie versioni, ma quello che vi presentiamo qui esce veramente dal coro. Siamo certi che a molti farà affiorare un sorriso, mentre per altri rappresenterà la pietra dello scandalo.
Non ce ne vogliano i puristi e gli estimatori del grande marchio italiano che ci accomuna nella stessa passione, ma un Guzzino così, sicuramente, non si era mai visto. Come recita il titolo è assolutamente fuori dagli schemi, tanto che vale la pena di ripercorrerne le tappe.
Questa piccola Moto Guzzi di 65 cc appartiene ad Armando Alata, un arzillo settantaseienne di Buia, un comune a nord di Udine, ed è sempre stato suo dal 1947 ad oggi, cioè da quando Armando aveva sedici anni.
Ha superato abbondantemente il mezzo secolo ed è sopravvissuto al tremendo terremoto del 1976, tenendo fede al detto che le Moto Guzzi (anche le più piccole) sono indistruttibili.
Armando è un appassionato di moto sportive. Lo è adesso e lo era anche da ragazzino, sebbene il panorama che offriva il mercato di allora fosse alquanto scarno, specialmente se confrontato con quello dei giorni nostri.
All’epoca, il nostro amico non era propriamente un guzzista, anzi, per dirla tutta, il suo sogno nel cassetto era rappresentato dalla Laverda 75 cc a quattro tempi e parte delle buste paga che portava a casa ogni mese veniva messa al sicuro sotto al cuscino del suo letto, finché la somma non fosse stata sufficiente per acquistare il tanto agognato modello.
Quello che, tuttavia, non aveva previsto era l’interessamento del padre che – avendo notato l’impegno che metteva nel lavoro e le rinunce che affrontava per poter un giorno avere la moto – gli fece trovare in casa l’oggetto dei suoi desideri per il Natale dell’anno successivo.
Il guaio fu che per il genitore Laverda o Guzzi non faceva differenza, sempre moto erano, e così il giovane Armando si trovò dinnanzi alla prima Moto Guzzi 65 venduta nel comune di Buia, proveniente dalla storica concessionaria Nadali di Udine.
Chiaramente, il ragazzo non se la sentì di dire al padre che avrebbe preferito il 75 della Laverda e accettò di buon grado il Guzzino.
Quello che gli altri non sapevano, però, era che già allora stava pensando al modo di renderlo più sportivo. Le modifiche iniziarono di lì a poco, in sordina e a piccole dosi.
La prima fu il cambio a pedale “Velox” prodotto dalla Parena, una ditta che ai tempi era famosa per aver sviluppato questa soluzione su vari tipi di motoleggera.
Poi, fu il turno del manubrio “abbassato” e, di seguito, l’intervento giudicato più importante: un kit dell’epoca dedicato specificatamente a questa motoleggera che comprendeva testa, cilindro, pistone e tubo di scarico completo di silenziatore, tutto marchiato Alata.
Naturalmente, anche il carburatore venne aumentato e il diametro del diffusore passò da 13 a 15 mm.



 

L’ultimo tocco che Armando, allora adolescente, diede al suo mezzo per renderlo più performante fu l’adozione dei “compassi” per la sospensione posteriore (apparsi sull’evoluzione del Guzzino, ovvero sul Cardellino, a partire dal 1954), in modo da poter intervenire sulla regolazione frenandone il ritorno.
Per tanti anni, la motoleggera ha fatto splendidamente il suo dovere, poi cominciò a essere usata meno, ma il proprietario non si separò mai da lei.
Alla fine degli anni Novanta, poi, ha subìto un restauro sommario, ma è stato nel 2006 che Armando ha deciso di trasformarla in maniera “corsaiola”.
Aveva sentito parlare di un club friulano di cinquantini sportivi (il Clan Piccoli Bastardi) e ha dunque tentato di entrare a farne parte.
Naturalmente, il suo tentativo è stato subito smascherato, era chiaro che il suo mezzo aveva ben poco in comune con gli “stesini” degli anni Sessanta e Settanta, ma la tenacia e la simpatia di questo anziano e determinato appassionato motociclista hanno fatto sì che diventasse praticamente un socio onorario.
La versione attuale del Guzzino Racer, come lo chiama Armando, comprende una moltitudine di dettagli e di parti uniche.
Partiamo dal serbatoio in alluminio realizzato artigianalmente che fa il verso alle vecchie Guzzi da competizione, con tanto di sagoma rialzata sul dorso e scanalature per gli avambracci sui lati.
Il tappo carburante è a esagono interno e per svitarlo si usa la chiave della candela.
La sella è stata costruita adattandola alle esigenze del pilota, mentre le pedane sono arretrate e il parafango posteriore è stato accorciato.
Su tutte le superfici più ampie (compresa la forcella a parallelogramma in lamiera stampata e la sospensione posteriore) sono stati praticati dei vistosi fori di alleggerimento (il cui compito principale è sottolineare il carattere corsaiolo del mezzo).
Dulcis in fundo, due particolari veramente degni di nota: il volano esterno che richiama esteticamente uno dei più famosi monocilindrici Guzzi, quello orizzontale di 500 cc, e il piccolo freno anteriore a cartella laterale, ora munito di presa d’aria e di fori di sfogo.
Una trasformazione radicale per un pezzo d’annata, certo, tuttavia operata con i criteri dell’epoca e senza l’ausilio di alcun pezzo moderno.
Il colore non poteva che essere rosso vivo, con l’unica concessione di qualche inserto color argento filettato di nero.



 


 

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