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MISCELA ITALIANA
Una 850 T5 trasformata in cafe racer
Di Giorgio Scialino


Il caffè italiano ha un aroma forte e deciso. Lo stesso si può dire di questa special nostrana, che si rifà alle blasonate Cafe Racer inglesi, moto che hanno contraddistinto un'epoca indimenticabile.
Gli elementi ci sono e anche il concetto è quello giusto per una moto di questo tipo.
Il grosso motore bicilindrico raffreddato ad aria, le ruote a raggi, il serbatoio sportivo allungato, la sella monoposto, l'assenza di carenatura e lo spirito ribelle.
Certo, le Cafe Racer sono nate in Inghilterra, ma le special realizzate in questo stile (che ha ormai da decenni superato i confini dell'Isola) non devono per forza essere approntate su meccanica inglese. L'unica cosa contestabile sono i freni a disco, ma questa è una moto degli anni Ottanta, quindi relativamente moderna, che si rifà allo spirito rocker di quei tempi. Si può a tutti gli effetti considerarla un tributo, realizzato con tanta capacità e pochi mezzi. Il proprietario/costruttore si chiama Michele Marziliano e, come sottolineato sui portanumeri, è nato nel 1980.
Fin qui niente di strano, quello che sicuramente non immaginate è la provenienza di questa special adatta a centauri vestiti di pelle nera: si tratta, infatti, di una 850 T5 che per anni ha rappresentato la dotazione della Polizia di Stato.
Indubbiamente, i suoi connotati sono radicalmente cambiati. All'epoca della sua commercializzazione, la T5 aveva una fama di moto onesta, ma da molti è stata descritta come “né carne né pesce”.
Questa, dunque, è senza dubbio la special del riscatto. Probabilmente, era destino che dopo tanti anni di onorato servizio, e tanti chilometri con parabrezza e borse al seguito, arrivasse per lei una sorta di reincarnazione in un mezzo decisamente più agile e aggressivo.
Michele ci spiega che le moto in stile Cafe Racer lo hanno sempre affascinato. Praticamente, per lui sono l'essenza stessa della moto: dinamiche, pratiche e senza niente di superfluo.
Poi, si possono sviluppare da soli, con buon gusto e fantasia, senza dover per forza di cose attingere a tutti i risparmi disponibili.
L'unica cosa certa nella realizzazione di questa moto era che dovesse essere una Moto Guzzi. Così, quando un amico meccanico gli ha proposto la soluzione dell'esemplare ex Polizia, Michele non ha avuto tentennamenti: ha preso la moto e se l'è portata a casa.
Come lui stesso ama sottolineare, la moto è fatta “in economia”: l'unica cosa che ha sforato il tetto massimo che si era imposto sono stati i preziosi cerchi a raggi Morad, ma rinunciare ai cerchi in alluminio su una special di questo genere era davvero impossibile.
 



 

Una volta spogliata la moto di tutte le sovrastrutture sono cominciate le valutazioni: si è salvato, naturalmente, il grosso bicilindrico, che continua ad alimentarsi attraverso due carburatori Dell'Orto VHBT da 30 mm, ora equipaggiati con filtri conici, ma anche la forcella con gli steli da 38 mm e l'impianto frenante di serie.
I nuovi cerchi a raggi hanno un diametro di 18”, anziché di 16” come quelli di primo equipaggiamento, e al retrotreno gli ammortizzatori Paioli oleopneumatici sono stati sostituiti da due unità regolabili prodotti dalla Koni.
Quasi tutte le parti di questa special provengono, comunque, dalla grande famiglia Moto Guzzi o dall'ambiente che gli ruota attorno.
Il cupolino della Le Mans, ad esempio, si sposa perfettamente con la linea generale e le sue forme tondeggianti fanno coppia con il codino in vetroresina Magni replica, conferendo alla moto quel tocco racing retró che la contraddistingue. Il serbatoio, invece, è quello della Daytona.
Le abbondanti sovrastrutture di serie sono in pratica completamente scomparse, compresi i fianchetti laterali; al loro posto ci sono adesso due semplici e bombate tabelle portanumero che snelliscono ulteriormente la parte centrale della special. La livrea bianca è stata un piccolo colpo di genio: essa conferisce pulizia e al tempo stesso eleganza alla moto, mettendone in massimo risalto le forme.
Perfettamente consone a questo tipo di contesto sono anche le rifiniture in verde inglese e i filetti dorati. Non convince molto, invece, il richiamo sui coperchi delle valvole.
Splendidi i terminali di scarico Mistral con il cono contrario a bocca grossa: per una voce da lottatore!
Completano l'insieme i semimanubri della Le Mans prima serie, la plancia strumenti artigianale con il contagiri montato in posizione decentrata e un piccolo tachimetro digitale. Valida anche la piastra antisvirgolo marchiata Tarozzi posta tra i due foderi della forcella.
E' Michele stesso a spiegarci che molti particolari sono ancora da definire e molte cose sono state realizzate in fretta, ma era imperativo che la moto fosse marciante per raggiungere Mandello in occasione delle Giornate Mondiali Guzzi 2007 e così è stato.
Ora che l'appuntamento è stato rispettato, ci sarà tutto il tempo per intervenire là dove necessario e per sviluppare tutte quelle idee che ancora non sono state poste in opera.





 


 

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