
Me ne innamorai subito della V11. Mi bastò vederla su una rivista e, pian piano, diventò un’ossessione: dovevo averla.
Dapprima fu la versione naked, poi si insinuò l’idea della Le Mans, così affascinante e retrò da non poter fare a meno di acquistarla. Così, nell’ottobre del 2003, mi portai a casa una bellissima V11 LM del 2001 color champagne con pochissimi chilometri.
Mi promisi di non toccarla mai, vista la sua bellezza, e di lasciarla sempre originale. Una promessa durata ben poco. Già dopo qualche mese, infatti, avevo realizzato alcune modifiche che poi, nel tempo, sono sparite una volta avuto chiaro il quadro dei lavori che volevo fare.
Sono sempre stato affascinato dalla vecchia Le Mans 850 e dalla sua colorazione (oltre che dalle scritte ”Moto Guzzi” in rilievo sul serbatoio).
Così ho deciso di replicarne la livrea, con la quale ho coperto lo spento color champagne in omaggio a “sua maestà”. Oltre alla colorazione, ho concentrato i miei sforzi sulla semicarenatura che, per carità, è bellissima, ma io l’ho sempre trovata un tantino ingombrante.
Allora ho iniziato un lavoro pressoché infinito, perché l’idea era di stringerla in qualche modo, ma doveva essere in tutto e per tutto simile all’originale; cioè, solo un occhio “allenato” se ne doveva accorgere. Alla fine, così è stato, o almeno è la sensazione che ho quando la guardo, anche se qualche ritocchino lo farei ancora.
Sono partito creando un primo stampo in vetroresina, dal quale ho poi realizzato una copia dell’originale in gesso; su di essa ho effettuato le varie modifiche, dopo di che ho costruito un nuovo stampo in vetroresina e, finalmente, la carena stessa.
Oltre a essere più stretta, quest’ultima doveva consentire l’installazione dei semimanubri al di sotto della piastra di sterzo, cosa che sono riuscito a fare solo in parte, essendo rimasto uno spazio un po’ troppo preciso.
Per questo ho acquistato e montato di recente dei semimanubri Tommaselli pluriregolabili, in modo da riuscire a trovare la posizione giusta.
Un’altra parte del lavoro ha riguardato la strumentazione, che è stata spostata dalla piastra di sterzo e ora alloggia in posizione fissa, sopra il faro, all’interno del cupolino, con un nuovo supporto anch’esso da me realizzato in vetroresina e con tutte le spie a led. Per far questo è stato necessario modificare il telaietto anteriore in modo da far entrare i due strumenti originali Veglia.
Poi, mi sono spostato sul retrotreno, dal momento che ho sempre trovato la V11 un po’ troppo “seduta”.
Per dargli un’impostazione più racing, ho sollevato il posteriore di qualche centimetro, tagliando e risaldando il telaietto reggisella con l’aggiunta di due pezzetti di tubo in acciaio dello stesso diametro. Il tutto risulta eseguito a regola d’arte e solo confrontando la moto con un’altra V11 si riesce a notare questa differenza.

Ho asportato il parafango posteriore, che ho sempre trovato piuttosto bruttino e troppo avvolgente, mentre quello anteriore proviene da una Ducati Paul Smart Limited Edition, adattato alla forcella della V11 tramite due semplici staffe da me realizzate.
Un altro intervento ha riguardato le pedane del passeggero: gli attacchi al telaietto posteriore sono infatti stati asportati per rendere più pulita la zona posteriore e, visto che ho montato uno scarico della Quat-D, mi è stato possibile installare le pedane stesse in una posizione più bassa e avanzata, che rende più confortevole la vita del passeggero.
Adesso, i supporti delle pedane sono avvitati tramite piccole staffe direttamente alle piastre laterali del telaio, dette “prosciutti”, e questo consente al passeggero di stendere un po’ di più le gambe e di aiutarsi nelle frenate, vista la mancanza di qualsiasi altro appiglio.
I “prosciutti” sono stati verniciati di nero, così come il copri-motorino d’avviamento, mentre la piastra di sterzo, i coperchi valvole e il coperchio alternatore sono stati semplicemente lucidati.
Poi troviamo un bel po’ di accessori aftermarket: le pedane arretrate della RossoPuro, gli specchietti con frecce incluse, l’asta di reazione del cardano in ergal, le frecce posteriori, la pompa di tipo radiale della Performance Technology sia per il freno anteriore che per la frizione, un po’ di viti in ergal anodizzato rosso e, per rendere la moto un po’ più agile, il cuscinetto di sterzo che diminuisce di un grado l’inclinazione del cannotto.
Il portatarga l’ho realizzato io stesso in fibra di carbonio, anche se prima o poi verrà sostituito con qualcosa di più retrò, che si sposi meglio con il resto della moto.
Per quanto riguarda il motore, esso è sostanzialmente originale: lo scarico, come detto, è un Quat-D, gestito da una centralina Power Commander, e il filtro aria è un K&N a pannello, mentre le candele sono le Iridium della NGK.
La voglia, ovviamente, sarebbe quella di proseguire i lavori e andare a ritoccare un po’ il motore dotandolo di accensione a doppia candela, albero a camme, rapporto di compressione più alto e alleggerimento del volano.
Un altro intervento che vorrei fare è la sostituzione del mono, che è un po’ la vera pecca della moto, e montare un paio di cerchi a raggi dell’Alpina. Tuttavia, queste modifiche è bene farle con calma. Uso la moto quotidianamente e, specialmente adesso, non me ne posso separare: mi porta pure a lavoro!
Oltre a questa special, mi sono cimentato anche nella “costruzione” del sito www.tramas.it, nel quale ho raccolto tante informazioni tecniche e foto di appassionati come me.
CLICCA
QUI PER ABBONARTI A BICILINDRICA
CLICCA
QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO