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SPECIAL D’ANNATA
Una GTV 500 trasformata in Dondolino con pezzi d’epoca
Di Lorenzo Miniati


Quando parliamo di special spesso e volentieri ci riferiamo a un modello particolarmente recente, visto che di solito i preparatori e i produttori di accessori e parti speciali si sbizzariscono non appena esce una nuova moto.
E’ anche vero, tuttavia, che il mondo Guzzi è pieno di esempi relativi ad appassionati che, a partire da un modello degli anni Ottanta, hanno tirato fuori bellissime interpretazioni sul tema dei bicilindrici di Mandello del Lario.
In questo caso, però, siamo di fronte a un mezzo che di primavere ne ha quasi sessanta!
“Questa moto potrebbe fare inorridire un po’ i cultori dell’originalità dei mezzi storici, in quanto la mia proposta è una vera e propria special d’epoca. – spiega Fabrizio Di Bella, artefice della trasformazione di cui stiamo parlando – La base sulla quale è stata costruita, diversi anni or sono, con l’intento di partecipare alla Milano-Taranto, era quella di una GTV, che poi è stata dotata di alcune parti di derivazione Dondolino. Quest’ultimo rappresenta in pratica la versione corsaiola del Condor.”
Tra le modifiche compare anche una testata Velox a doppio tubo che aveva la prerogativa di racchiudere le molle delle valvole in modo da evitare la classica nebulizzazione dell’olio di lubrificazione che, oltre a imbrattare il pilota, rischiava di finire anche sul pneumatico posteriore, cosa non certo auspicabile, soprattutto durante una gara di durata così impegnativa come la Milano-Taranto, dove la strategia era fondamentale.
La moto in questione non è stata restaurata, ma si è conservata fino ai giorni nostri in ottime condizioni. Anche i pezzi che sono stati mixati al suo allestimento originale fanno parte della stessa epoca e non sono stati replicati, eccezion fatta per qualche piccolissimo dettaglio, come ad esempio, per ovvi motivi, le parti in gomma, vedi manopole e poggiapiedi.
La cilindrata del motore è pari a 500 cc, mentre il volano di serie, la classica affettatrice Moto Guzzi, è stato cospicuamente alleggerito in aggiunta alla sostituzione del cambio di serie con quello che equipaggiava il Dondolino.
La moto è molto leggera e, stando alle dichiarazioni del boss della Classic Farm, pesa circa 135 Kg.
Una delle sue particolarità è quella di avere un impianto di scarico a sonorità variabile. Un po’ come avviene oggi con i moderni dB-killer, questa Moto Guzzi è munita dei cosiddetti “chiusini” che abbassandosi, tramite un’apposita levetta, davanti all’uscita dei silenziatori smorzano le emissioni acustiche.
“In configurazione aperta, - è ancora Di Bella a parlare - questa GTV ha una voce intensa, baritonale, con gli scoppi ben scanditi di un motore che fa 4000 giri al regime di potenza massima. Insomma, una tonalità decisamente inadatta alla circolazione su strada, soprattutto con i tempi che corrono. Dunque, è preferibile mantenere i chiusini in posizione bassa finché non si è lontani dai centri abitati. Tra l’altro, senza di essi, il motore allunga anche un po’ di più e, probabilmente, sarebbe capace di raggiungere anche i 6000 giri, ma non ho mai voluto verificare questa possibilità per non compromettere la parte meccanica. Una volta, per sbaglio, sono arrivato fino a 5000 giri, ma ricordo di essere tornato a casa notevolmente preoccupato: un fuorigiri con queste moto può significare piegare tutta la distribuzione, con danni considerevoli.”
 



 

Per quanto riguarda le prestazioni, il mezzo supera agevolmente i 140 Km/h e, probabilmente, anche se non capita certo spesso durante il suo utilizzo tradizionale, è capace di sfiorare i 160 Km/h, grazie anche alla rapportatura, notoriamente piuttosto lunga, della quarta marcia.
“Diciamo che è una moto molto piacevole da guidare. Certo, non ha un avviamento facilissimo e bisogna essere un po’ smaliziati per metterla in moto, ma una volta scaldata a dovere non crea problemi di sorta e il motore ha un funzionamento alquanto regolare. L’utilizzo su strada, visto che è dotata di impianto luci e regolarmente targata, è dunque indicato per le passeggiate nel misto, dove bisogna utilizzare poco il cambio, il che equivale a rimanere in terza, ed è possibile fare leva sull’ottima agilità del mezzo in accordo con una discreta spinta ai bassi e medi regimi.”
Un dettaglio non originale è rappresentato dal contagiri, che è uno Smiths più recente rispetto al veicolo che, in origine, montava uno Jaeger, così come il Condor, solo che quest’ultimo risultava essere un po’ troppo delicato.
“Questa moto rappresenta in un certo senso l’ultimo modello Moto Guzzi con la forcella a parallelogramma che, comunque, è abbastanza efficace e non penalizza la maneggevolezza. Ha i freni in lega leggera di tipo laterale che, grazie anche al peso contenuto e all’apporto del freno motore, svolgono un lavoro discreto.”
Il serbatoio dell’olio è sopra a quello della benzina, una soluzione molto cara alla Moto Guzzi, che identifica la maggior parte dei modelli da corsa di quel periodo.
“Una conseguenza di questa caratteristica è che quando il pilota si allunga sul serbatoio viene investito da una buona dose di calore proveniente appunto dal lubrificante, il che, durante l’inverno, può essere anche piacevole, ma d’estate...”
Il monocilindrico progettato da Carlo Guzzi ha in ogni caso l’indole di un vero “mulo”, nel senso che risulta molto affidabile per essere una moto del 1949 e a questo contribuisce senz’altro l’ottimo circuito di lubrificazione del motore stesso, che contiene ben 4 Kg d’olio.
L’anno al quale abbiamo fatto riferimento rappresenta quello in cui la moto è stata targata e immatricolata come GTV, appunto.
Alcuni particolari, dunque, sono addirittura antecedenti, a cominciare proprio dai serbatoi di olio e benzina, mentre altri sono successivi.
“Si tratta di una sorta di ibrido che adesso può lasciare un po’ perplessi, - conclude Di Bella - mentre all’epoca era in realtà molto diffuso. Il motivo è presto detto e lo abbiamo anticipato all’inizio: andare a fare una gara lunga come la Milano-Taranto con una moto dotata di valvole scoperte sarebbe stato un vero calvario. I piloti, dunque, erano soliti effettuare delle modifiche, mantenendo la base meccanica, quella che garantiva le prestazioni, del modello da corsa e viceversa, inserendo alcuni elementi dei modelli stradali, per aumentare l’affidabilità e, se vogliamo, anche il comfort, che in una competizione di quel tipo era molto importante.”
E’ chiaro che, al giorno d’oggi, non si vedono in giro molte moto di questo tipo, però fa piacere constatare come ci siano appassionati che investono notevoli somme nel recupero di oggetti così particolari.
Guzzi è senz’altro uno dei pochi marchi che possono vantare simili espressioni di passione, dall’alto dei suoi oltre ottanta anni di “età” e della sua incredibile storia agonistica.




 


 

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