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In questo numero di BICILINDRICA...



PIETRA PREZIOSA

La Griso secondo Filippo Barbacane
di Lorenzo Antonelli


La Diamante è oltraggiosamente bianca, giusto un bordino rosso a darle tridimensionalità, con la scocca spigolosa e il motore che sembra fluttuare abbarbicato nella compatta (e ampiamente rivista) geometria del solido telaio.
A guardarla dal fianco destro restituisce sensazioni visive tipiche delle moderne naked d’assalto, vertiginosamente caricate sull’anteriore e minimali nel futuristico design.
Ma il passo lungo, esageratamente lungo, oltre a essere sinonimo di stabilità, ne tradisce la provenienza lombarda, in quel di Mandello.
Un’occhiata al cardano, poi, fuga qualsiasi dubbio: è una Moto Guzzi, come non se ne sono mai viste prima!
Dai grossi cilindri si diramano i due collettori di scarico che, avvolgendo il blocco motore in maniera sinuosa (e invertita rispetto alla Griso di serie), convergono in un terminale per nulla invasivo, quasi nascosto, a sublimare l’essenzialità delle forme. Il fianco sinistro, poi, è un tripudio di spazi ....
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FORZA TRE

Abbiamo provato le novità Moto Guzzi per il 2009
di Lorenzo Miniati - foto Fabrizio Porrozzi

Roma - La Capitale ha fatto da teatro alla presentazione delle novità più importanti che la Casa di Mandello del Lario ha introdotto nel 2009, vale a dire V7 Café Classic, Griso 8V Special Edition e la nuova Nevada.
Tre modelli molto diversi tra loro che, tuttavia, sottolineano un obiettivo comune. Nonostante le varie traversie che ormai rappresentano una costante nell’attività della Moto Guzzi, infatti, il marchio dell’Aquila (o meglio un gruppo di persone che lavorano per esso) non molla.
Parlando con i tecnici e i responsabili di questi tre progetti, è emersa infatti la passione per un lavoro che continua a dare i suoi frutti, pur se minato da innumerevoli difficoltà (vedi la cronica carenza di budget e, non per ultima, la chiusura dello stabilimento) e ormai contaminato da una certa rassegnazione.
Ciononostante, comunque, ecco tre nuove...
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ESAGERIAMO!

Analisi tecnica del motore che equipaggia la Millepercento BB1. (prima parte)
di Gianpaolo Riva per MTE


Sembra una Griso, ma osservando i gruppi termici, che su un motore Guzzi sono ben in vista, si nota che la BB1 nasconde con estrema difficoltà la radicale differenza dal veicolo da cui deriva. Questa differenza è sintetizzata da un numero: 1420 cc, ovvero la cilindrata degna di un motore di origine americana (BB1 infatti significa Big Bore 1). L’esagerato propulsore, che dà il nome anche alla motocicletta, ha però origini lombarde e più esattamente brianzole ed è stato pensato da tre persone mosse da una grande passione.
La prima si chiama Giovanni Mariani, un ingegnere “ammalato” di motori motociclistici (e non solo), “papà” di questo fenomenale propulsore.
La seconda si chiama Giuseppe Ghezzi
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