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In questo numero di BICILINDRICA...



IN CIMA ALLA VETTA

Prova della nuova Stelvio 1200 NTX
di Franco Bartoli, foto Thomas Maccabelli


La Stelvio NTX rappresenta la variante accessoriata della versione Base, inaugurando, nello stesso tempo, una serie di migliore tecniche che hanno l’obiettivo di risolvere alcune pecche del primo esemplare, soprattutto a livello di erogazione.
Infatti, questo modello, a cui Moto Guzzi aveva affidato il ruolo di competitor nell’importante e profittevole mercato delle enduro stradali, evidenziava un notevole flessione della curva di coppia verso i 4000 giri, proprio laddove essa svolge un ruolo fondamentale in un bicilindrico di queste caratteristiche, rendendo l’utilizzo non sempre godibile.
Questo difetto, insieme a un prezzo di vendita non certo basso, ha limitato fortemente il successo del prodotto che, dopo un solo anno dalla sua presentazione, si è dovuto prestare a un’importante e profonda revisione, che ora prevede un nuovo profilo delle camme, una nuova configurazione della centralina, nonché un air-box di volume maggiore.
A scapito dei primi....
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SIDE BY SIDE

Un Cardellino in versione a tre ruote
di Giorgio Scialino

Grazie alla sua enorme diffusione, alla sua robustezza e alla grande affidabilità, il Guzzino (e anche il Cardellino) è stato oggetto di numerose elaborazioni e di vari adattamenti da parte di ingegnosi tecnici privati, per lo più autodidatti.
Ci sono stati comunque anche interpretazioni e utilizzi impensabili proposti sia dalla Casa Madre che allestiti da intraprendenti concessionarie.
Tra questi è doveroso segnalare la motozappa con il motore Guzzino, ma anche la trasformazione da due a quattro tempi ad opera di alcuni privati.
A testimonianza del fatto che, all’epoca, il piccolo Moto Guzzi era tra i mezzi più diffusi e anche tra i più adattabili alle varie esigenze, ci sono moltissime trasformazioni artigianali in motofurgoncino sopravvissute fino ai giorni nostri.
Un’altra versione, allestita da parte di intraprendenti concessionari, fu il Guzzino dedicato...
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FUORI I MUSCOLI

Analisi tecnica del motore Big Bore della Millepercento BB1 (seconda parte)
di Gianpaolo Riva per MTE


L’angolo compreso tra i gambi delle due valvole presenti in ciascun gruppo termico del motore Big Bore è pari a 8° (4° rispetto all’asse del cilindro). Per richiamare in sede le valvole stesse anche a elevati regimi di rotazione (la BB1 ha il limitatore posto a circa 8000 giri/min), vengono usate ben tre molle concentriche, di cui due realizzate con un filo a sezione circolare, mentre una, molto particolare, è sempre a elica cilindrica, ma è costituita da un filo che ha sezione rettangolare.
Il loro montaggio avviene tramite il classico sistema con semiconi opportunamente dimensionati, che tengono in posizione il piattello superiore costruito in titanio. Il considerevole carico generato dalle tre molle quando queste vengono compresse sollecita notevolmente i bilancieri, le aste, i bicchierini e anche l’albero a camme, sottoposto a flessione. Quest’ultimo è stato perciò completamente riprogettato, adottando un diametro base maggiore rispetto a quello utilizzato sul medesimo componente montato sul motore Guzzi convenzionale.
Per contenere attriti e usure, poi, sulle punterie
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