UNA GUZZI DA CORSA
Non sono molti gli esempi di Guzzi competitive nei recenti
campionati internazionali, ma per fortuna le eccezioni non mancano.
di Alan Cathcart
traduzione di Lorenzo Miniati

raceco_1.jpgPeccato sia finita in questo modo, ma fino all’ultimo stavo davvero disputando una bella gara. Così dicendo non voglio certo sminuire il valore dell’australiano Paul Lewis, con cui ho battagliato per circa 90 Km sotto una pioggia torrenziale a Thruxton, nella terza tappa del campionato mondiale Bears del 1995, prima di cadere a causa di un contatto con quest’ultimo, nel tentativo di agguantare la terza posizione. A vincere in quell’occasione fu il “turbo trattore” di Loopy Louey, ovvero il più veloce bicilindrico Guzzi mai costruito. Si tratta della Daytona Raceco preparata da Amedeo Castellani, una moto che riprende lo spirito del mitico Dr. John, avendo vinto numerose gare e, nel ‘95, il campionato britannico BoTT.

Devo confessare di essere sempre stato un grande tifoso del “Fantino Terribile”, così è soprannominato Louey, fin da quando ho potuto ammirare spettacolare il suo stile di guida, vedendolo in azione all’Oran Park di Sydney nel 1979. Allora Loopy era in sella a una Morbidelli 125, con la quale stava per aggiudicarsi il titolo australiano, sicuramente più adatta alla sua statura di quanto non fosse la Suzuki Gamma 500 con la quale successivamente venne a gareggiare in Europa. Una volta terminata la parentesi come pilota ufficiale della classe 500 GP con il team Heron Suzuki, il piccolo Louey ha saputo guadagnarsi fama e popolarità nel campionato BoTT, lui che in passato era quello che sviluppava le moto con le quali gli altri vincevano. Fu proprio Paul a trasformare la Quantel-Cosworth in una macchina capace di battere le Ducati, arrivando fino a sconfiggere Marco Lucchinelli sulla desmo ufficiale a Daytona nel 1986, prima che Roger Marshall prendesse il suo posto e vincesse il tradizionale appuntamento americano due anni dopo. In quell’occasione Louey era il favorito, ma la rottura del motore (arrivata quando si trovava in testa alla corsa) consegnò la vittoria nelle mani di Marshall. Si arriva così al 1991, quando Lewis regalò a John Britten il primo podio internazionale dopo anni di tentativi, grazie al secondo posto conquistato alle spalle della 888 ufficiale di Doug Polen, sempre a Daytona. Non si capisce come mai un personaggio in gamba come Mr. Britten non si fosse reso conto del vantaggio in termini di peso che avrebbe ottenuto ingaggiando Louey come pilota. Ad ogni modo, nel ’95 Lewis vince finalmente il titolo BoTT britannico in sella alla Guzzi Raceco.

raceco_2.jpgIn quel periodo, il più famoso preparatore Guzzi in Inghilterra era Amedeo Castellani, il cui legame con la Casa di Mandello del Lario risaliva alla tenera età di 13 anni, in seguito all’acquisto di un Dingo 50. L’ex-fotografo professionista aveva comprato la sua prima Guzzi bicilindrica nel 1981 per usarla in un servizio fotografico. In seguito, però, il gusto di guidarla prese il sopravvento, tanto da decidere di lasciare la propria professione per dedicarsi esclusivamente all’elaborazione di quel tipo di moto. La Raceco è stata fondata nel 1985, una volta consolidata la reputazione di Amedeo come uno dei più capaci preparatori non solo per quanto riguarda le Guzzi, ma anche per altre marche: si è infatti occupato anche di alcune importanti macchine da corsa e della Ducati 900SS di Chris Clarke con la quale Ian Cobby vinse per due volte il titolo britannico della classe BoTT (1993/94).

Malgrado ciò, le Guzzi sono sempre state il vero amore di Amedeo, che da buon discepolo di John Wittner (il Dottore), al quale deve un decennio di buoni consigli (compresi quelli relativi alla psicologia dei piloti!), era inevitabile che finisse per “trafficare” sui bicilindrici di Mandello. Dopo aver preparato il prototipo con telaio Magni e motore 8 valvole Daytona destinato all’importatore australiano Ted Stolarski, che Owen Coles portò in gara con successo nel 1990, Castellani decise di costruire il suo Guzzi otto valvole che mise le ruote in pista per la prima volta nel 1992, grazie all’aiuto degli importatori britannici Three Cross, i quali contribuirono anche al successivo sviluppo. Dopo essere finito secondo nel campionato britannico BoTT nel 1993 e 1994, Castellani ebbe la brillante idea di ingaggiare Paul Lewis per la stagione successiva. Quest’ultima si rivelò davvero un’ottima mossa: con sette vittorie su otto gare Louey ha meritatamente conquistato il primo titolo della Guzzi Raceco.

raceco_3.jpgOltre a Thruxton, una delle più belle gare disputate da Lewis è stata la successiva tappa di Brands Hatch, dove ha ingaggiato una furiosa battaglia contro i britannici Andrei Stoud e Stephen Brigg, passando più volte al comando prima che la Guzzi rompesse il basamento, costringendolo a fermarsi ai box accompagnato dall’applauso dei 50,000 spettatori ormai cotti dal sole. Davvero memorabile.

Dopo aver osservato le straordinarie preformance della Guzzi Raceco mi ritenevo in grado di prevederne il comportamento, ma quando Amedeo mi ha offerto l’opportunità di provarla a Mallory Park mi sono accorto che mi sbagliavo. E’ ancora meglio di quanto mi aspettassi! Il miglior complimento che io possa fare al “turbo trattore” di Loopy Louey, riferendomi a tutte le Guzzi provate in precedenza, compresa l’otto valvole by Dr. John con la quale Doug Brauneck vinse il titolo Americano, è che la Raceco è ancora più potente, decisamente più facile guidare e ha una migliore maneggevolezza, mentre per quanto riguarda la trasmissione è addirittura fuori dai miei termini di paragone: si tratta della prima bicilindrica Guzzi che cambia le marce come qualsiasi altra moto “normale”!

raceco_4.jpgNessuno di queste caratteristiche è tuttavia dovuta al patrimonio tecnico di John Wittner: Castellani ha semplicemente potuto contare su un ulteriore lustro di sviluppo. Partendo da una Daytona acquistata nel 1992 con circa 15.000 chilometri al suo attivo (e che pesava 215 Kg), Castellani e il suo meccanico Max Datta hanno progressivamente alleggerito la loro Special fino al limite di 175 Kg (con olio ma senza benzina). “Abbiamo tolto un sacco di peso tra le stagioni ‘93 e ’94. Prima ci siamo occupati principalmente del motore”, dice Amedeo “Avremmo potuto arrivare anche fino a 160 Kg, ma sarebbe stato troppo costoso, viceversa, prendendo Louey come pilota abbiamo colto i classici due piccioni con una fava.” La Raceco utilizza un forcellone posteriore a parallelogramma by Dr. John in abbinamento a un monoammortizzatore Koni. L’avantreno è stato inoltre modificato portando l’inclinazione del cannotto di sterzo da 26 a 24 gradi e impiegando una forcella a steli rovesciati della White Power con speciali piastre di sterzo che determinano un’avancorsa di 100 mm.

Ma è stato il motore ad aver ricevuto...

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Alan Cathcart
traduzione di Lorenzo Miniati

 


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