|
LA PIETRA DI PARAGONE
Spartana ma non troppo:
ecco come ci è sembrata la nuova California Stone,
degna erede delle più famose custom prodotte a Mandello.
di Claudio Falanga
Eccomi impegnato nella prima prova della nostra nuova rivista. Ed
eccomi alle prese, dopo diverso tempo, con una cruiser Guzzi, tipologia di moto che nelle mie passate esperienze ha avuto grossa importanza. Ho attraversato un lungo periodo di predilezione per le sportive, ma ora, con l’arrivo della mezza età,
mi concedo di spaziare tra diversi generi e di riprovare emozioni mai sopite, grazie alla fortuna di aver fatto di una passione una professione. Ho quindi approfittato delle mie vecchie conoscenze di guzzista e mi sono fatto mettere a
disposizione dalla Motor System di Firenze una California Stone. Giunto nell’officina, posta in pieno centro della città di Dante, ritrovo con piacere Giuseppe e Claudio e, pronta per l’uso, lei: l’oggetto della mia prova.
L’impatto estetico è senz’altro positivo. La moto è essenziale, ma al tempo stesso elegante. Proiettata in avanti nelle forme - grazie al grosso serbatoio a
goccia, il largo manubrio, il “farone” tondo e la possente ruota da 18 pollici - la moto si equilibra solo con la presenza del pilota. La parte posteriore è sfuggente, ma ridimensionata dal
grosso parafango, sul quale si appoggia la parte della sella dedicata al passeggero. L’impostazione è classica con molte cromature i cerchi a raggi – che trovo sempre bellissimi e affascinanti – e in doppi ammortizzatori. Il richiamo è
allo stile “on the road”, ma soprattutto alla precedente Guzzi California, che ha fatto epoca e scuola persino negli States.
Mi avvicino sornione, come se dovessi farmi perdonare
un’assenza fin troppo lunga. Balzo in sella e accendo il motore. La moto si avvia sollecita grazie all’iniezione che porta immediati giovamenti nelle fasi d’avvio. Cerco di sistemarmi per accedere con i piedi al comando del cambio e mi
accorgo che non sono più abituato all’impostazione molto “seduta” delle California. Da tempo non ponevo le gambe avanti in corrispondenza delle braccia, sedotto, come ho detto, dalle moto sportive e da una posizione più aerodinamica.
Probabilmente nelle lunghe percorrenze questo dettaglio potrebbe inferocire le mie ernie del disco o forse no, però l’impatto non è positivo. Il cambio è a
bilanciere, ma al contrario della mia vecchia 850 GT è a sinistra e non rovesciato.
La moto brontola felice, prende giri con una certa rapidità e la sensazione di pesantezza che avevo avuto sulle prime si dissolve appena la moto si avvia. La
frizione sufficientemente morbida e i rapporti del cambio precisi aiutano a prendere confidenza col motore, mentre il largo manubrio e le manopole “cicciose” danno una sensazione di saldo controllo.
Devo essere sincero, il 1100 Guzzi ha un tiro notevole. Quando
apri, la possente coppia di 94 Nm a 5.000 giri si fa sentire. Essenziale per sfruttare bene le doti velocistiche è un corretto uso del cambio, ovvero non far calare di giri il motore. Il lavoro dei
tecnici di Mandello ha favorito quest’aspetto, con la riduzione della corsa e dei carichi d’innesto. E poi, in quanto a velocità massima, la Stone non è niente male con i suoi 200 Km orari
effettivi. Quando incontro le prime curve, ritrovo anche la proverbiale rigidità telaistica delle Guzzi. La moto, che va comunque guidata con una certa decisione, si comporta bene anche in presenza di fondo sconnesso. Certamente nei tornanti
più stretti non può competere con una supermotard, ma nel misto veloce può dire la sua e sicuramente dettar legge nella categoria.
Quello
che sulle prime mi aveva lasciato perplesso, invece mi ha lasciato stupito. Parlo...
Continua sul numero di febbraio 2002. CLICCA QUI PER ABBONARTI!!! Claudio
Falanga
|