Compagna di Viaggio

di Marco Rainero


Ebbene sì, lo confesso, sono stato contagiato anch'io dalla Moto Guzzi. Fin dai primordi della mia esperienza motociclistica, cinquantini e 125 a parte, sono sempre stato un convinto sostenitore che il bicilindrico fosse il motore a misura di motocicletta. 
E cos", dopo l'esordio nel mondo delle moto "vere" con un glorioso Morini 3 1/2 Sport, c'è stato un lungo capitolo composto di ben cinque "boxer" di origine teutonica (e va bene, non sono un purissimo di moto italiane, ma perlomeno non ho giapponesi nella mia fedina moto-penale). Poi la folgorazione! Da come mi era piaciuta vedendola per strada, non ho potuto fare a meno di cercare, trovare e acquistare una Ducati 350 Junior che ho affiancato per un periodo all'ultima BMW della serie, per poi accasarmi successivamente con la desmodromica attuale. Di qui nasce l'interesse che, seppur tardivamente, mi ha coinvolto con la Casa bolognese, facendomi peraltro conoscere via via, a cominciare dai componenti di questa redazione, molti personaggi, illustri e non, di questo ambiente.
No, fino a che non è nata Bicilindrica, la Moto Guzzi non è mai stata per me oggetto di culto e di conoscenza approfondita. E' vero, prima del Morini i rudimenti pre-motociclistici li ho appresi con uno Stornello 125 (Guzzi, appunto), e durante quel remoto periodo ho avuto anche occasione di guidare - per non più di qualche decina di chilometri - un esemplare della mitica V7 Special. 
In tempi molto più recenti mi è poi capitato di testare, sempre per Bicilindrica, una California Stone. Ma ben più determinante è stata la conoscenza di Giuseppe Ghezzi, durante una visita alla sede della Ghezzi & Brian. 
E' da quel periodo, credo, che mi deve essere penetrato nel sangue un certo bacillo che piano piano si è, a mia insaputa, sviluppato fino a manifestarsi improvvisamente in maniera palese in occasione della prova oggetto di questo articolo. 
A questo punto, siccome mi rendo conto che a un appassionato guzzista abbonato a Bicilindrica ben poco importino i miei trascorsi motociclistici, è tempo che mi dia da fare per descrivere al meglio le mie impressioni alla guida dell'850 T che ci è stata gentilmente messa a disposizione dalla concessionaria Motor System di Firenze. 
Ma perchè la Redazione di una rivista dedicata alla Casa dell'Aquila affida una Guzzi in prova a uno che proprio di quella marca ne ha una ben relativa affinità? In effetti è la maniera migliore per suscitare delle impressioni di guida genuine, senza che queste siano influenzate da precedenti retaggi o radicati convincimenti. Bisogna dire, innanzi tutto, che la moto, immatricolata nei primi mesi del 1975, non è perfettamente originale come mamma Guzzi l'ha fatta. La modifica più appariscente è rappresentata dall'istallazione dell'impianto frenante a tre dischi, con sistema di frenatura integrale - preso in prestito da una successiva S3 - che va a sostituire, incrementandone le prestazioni, il disco singolo anteriore e il tamburo posteriore, peraltro già sensibilmente più performanti (...)

 

 

 

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