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Nel rispetto della tradizione Bisognerebbe aver visitato la fabbrica di Mandello ogni giorno degli ultimi 100 anni per apprezzare fino in fondo il lavoro che il Gruppo Aprilia ha portato avanti. di Alan Cathcart
Il
braccio destro del presidente Beggio, il 41enne Roberto Brovazzo, ha
attentamente, se non addirittura amorevolmente, restaurato la
Fabbrica, che costituisce a tutti gli effetti parte del patrimonio
culturale italiano. Al suo interno, gli ambienti sono stati
completamente ammodernati con nuovi macchinari e attrezzature,
permettendo a un totale di quasi 300 operai di costruire ben 9.000
moto nel 2002, raddoppiando di fatto la produzione rispetto
all'ultimo anno prima della gestione Aprilia: non troppo lontano dal
tetto delle 20.000 unità che Brovazzo si è prefisso come prossimo
obiettivo. L'importante è che ciò accada prima che il pi prestigioso Marchio motociclistico italiano cominci a soffrire di eccessivo immobilismo, com'è purtroppo successo nel caso della Norton in Inghilterra; sembra invece che la gestione Aprilia abbia gettato le basi per quella che potrebbe essere la pi clamorosa resurrezione da parte di una Casa motociclistica, forse addirittura superiore a quella che ha visto protagonista l'Harley-Davidson.
La
Moto Guzzi è pertanto in buone mani, come è stato possibile
apprezzare all'ultimo Salone di Monaco, dove lo stand della Casa di
Mandello era affiancato a quello Aprilia, nell'evidente intento di
far capire come il marchio con l’Aquila abbia intenzione di
tornare quello di una volta, magari presentando una gamma
completamente rinnovata a partire dal prossimo Salone di Milano. La
rassegna tedesca, tuttavia, non ha soltanto fornito un'idea sulle
strategie in Casa Guzzi, ma ha mostrato anche quali sono le idee
concrete per il prossimo futuro, grazie all'esposizione di tre nuovi
modelli, ognuno profondamente diverso dall'altro.
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