UNA FURIA DI NAKED
La naked più esclusiva del momento è motorizzata con il possente bicilindrico Guzzi di 1100 cc, ma nasce sotto le insegne della Ghezzi & Brian.
di Lorenzo Miniati

Sono passati solo sei anni da quando il nome Ghezzi & Brian è apparso per la prima volta sui fianchi di un serbatoio, eppure questo marchio conta già un discreto numero di estimatori.

Segno che nel motociclismo di oggi, tutto strategie e analisi di mercato, c’è ancora spazio per le idee, la fantasia, il talento e, soprattutto, l’entusiasmo e la passione. Per rendersi conto di ciò basta osservare da vicino una qualsiasi (nel senso di singolo esemplare) delle “creature” G&B. Ogni particolare, ogni soluzione tecnica denota una cura diversa dalla normale produzione di serie. In un certo senso, è come se Ghezzi pensi alle sue moto con la stessa mentalità di chi poi le compra. Avendo la fortuna di conoscerlo personalmente, posso garantirvi che tutte le migliorie presenti sui modelli in questione sono il frutto di una ricerca costante, spesso accompagnata da verifiche “sul campo” (alle quali, seppur sporadicamente, abbiamo partecipato anche noi).

Ne viene fuori una sorta di “Special della porta accanto”, che una volta in azione lascia ancora più impressionati per la validità e l’efficacia che riesce a esprimere. La Furia rappresenta tutto questo e anche qualcosa in più. All’Atelier lombardo va infatti il duplice merito di aver realizzato una naked non banale nell’era post-Monster (esperimento ripetutamente fallito dalle più importanti Case costruttrici), e di esservi riuscito partendo da un motore Guzzi. Per questo l'opportunità di provarla in anteprima assoluta (il primo esemplare è stato assemblato la notte antecedente al test) ci ha inorgoglito non poco.

Oltre ad essere indiscutibilmente bella, la Furia ha dalla sua un patrimonio genetico da fare invidia alle più blasonate sportive in circolazione, come ha dimostrato muovendo i suoi primissimi “passi” in circuito. Tutt’altro che intimidita dai continui zig-zag di Magione, la naked lombarda si è resa protagonista di prestazioni oltremodo disinvolte, tanto da indurre spesso il pilota di turno a prolungare la propria permanenza in pista.

Dal canto suo, il bicilindrico lariano ha sfoderato performance di tutto rispetto, con insospettabili capacità di allungo. Se infatti si è soliti cambiare intorno agli 8.000 giri (soglia oltre la quale un normale Guzzi due valvole non ha più molto da offrire), non ci si rende conto che insistendo si ha la possibilità di sfruttare la parte migliore dell’erogazione.

In pista, questa caratteristica rappresenta un motivo in più per adottare una guida esaltante e aggressiva, cercando di sfruttare fino all’ultimo Km/h i piuttosto lunghi rapporti del cambio; ma in strada credo sarebbe preferibile disporre di una curva di potenza più piatta (e ampia), in modo da privilegiare l’immediata risposta del motore al comando del gas. Del resto la parte ciclistica non conosce limiti di sorta. La velocità di ingresso in curva è fenomenale e, una volta guadagnata la corda, la Furia mantiene la traiettoria con una precisione e una neutralità d’assetto sconosciuta alla maggior parte delle naked in commercio.

Per quanto riguarda il motore...

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Lorenzo Miniati

 


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