MENU

4 è meglio di 2
Progetto Daytona (seconda parte)
Di Stefano Ferrigno

Mentre le linee guida del progetto Daytona erano state ormai tracciate, l’asfalto dei circuiti era calcato da numerosi prototipi sperimentali che, a partire dal 1987, portarono a un’ulteriore evoluzione del neonato bicilindrico plurivalvole.
Principalmente, si andava alla ricerca di maggiori prestazioni, elevando il regime di rotazione del propulsore, attraverso la sperimentazione di diverse misure caratteristiche, di concerto con l’adozione di disparate configurazioni di scarico e differenti mappature dell’iniezione. Furono sperimentate nuove soluzioni anche sulla ciclistica, con nuove quote del telaio e persino con un avantreno dotato di una forcella con sola funzione di guida e la sospensione affidata a un monoammortizzatore a essa accoppiato. La potenza dei prototipi da competizione era di poco inferiore ai 130 cavalli e alla vigilia degli anni ’90 tutto sembrava pronto per la costruzione in grande serie di una nuova bicilindrica sportiva italiana.

Purtroppo però, erano anche gli anni della grossa crisi Moto Guzzi: l’obsolescenza iniziava ad avvolgere gli storici modelli della Casa di Mandello e la grossa riduzione delle vendite da una parte riduceva i fondi a disposizione, mentre dall’altra imponeva una veloce commercializzazione di nuovi prodotti.
Fu proprio questo fattore a determinare un cattivo inizio per l’operazione Daytona: il ritardo con cui la supersportiva arrivò nelle vetrine dei concessionari fece sì che quando fu finalmente disponibile per gli appassionati in trepidante attesa, la concorrenza avesse ormai già fatto le sue mosse vincenti.
Molti dei potenziali acquirenti nel 1992, dopo 3 anni dalla presentazione del prototipo “definitivo”, erano andati perduti e nel contempo il mondo delle bicilindriche era stato scosso dall’arrivo della moderna e prestante Ducati 851, già in fase di muta verso l'evoluzione 888.
Inoltre, nonostante la lunga gestazione, al momento della definitiva commercializzazione sussistevano ancora molti dubbi sulla effettiva configurazione finale del veicolo.
Le uniche certezze erano date dalla cilindrata di 992 cc, ottenuta con misure caratteristiche di 90 x 78 mm e dalla ciclistica che seguiva le linee guida del progetto originale, ma con le dovute modifiche dettate dalla produzione in serie: le piastre di supporto laterali erano pressofuse, mentre il reparto sospensioni prevedeva componenti convenzionali, non a livello delle concorrenti del tempo.
La pur ottima forcella Marzocchi M1R faceva il paio con un monoammortizzatore Koni, mentre i cerchi da 3,5’’ e 4,5’’ permettevano di montare una gommatura anacronistica e appena sufficiente per le prestazioni del nuovo bicilindrico (col grosso limite del 160/60-18 al posteriore).
Allo stesso tempo, per permettere il montaggio di un cerchio più largo, era stato necessario lasciare l’albero di trasmissione “scoperto”, alla stregua di quanto avveniva sui campi di gara.
La massima incertezza regnava sul reparto alimentazione: addirittura in un primo tempo la moto venne concepita per essere equipaggiata sia con una coppia di carburatori che con l’iniezione elettronica. Il grosso problema era dover trasformare una moto da competizione in una stradale di grande serie: la necessità di silenziare adeguatamente il bicilindrico e le più restrittive norme sull’inquinamento facevano a pugni con la potenza erogata e con il raffreddamento del propulsore (affidato principalmente all’estesa alettatura dei cilindri).
Di concerto si rendeva necessaria la contemporanea variazione della fasatura della distribuzione per permettere al motore di girare “pulito” a ogni regime. Di fatto, in Moto Guzzi si trovavano a fronteggiare un problema di più difficile soluzione rispetto a quanto fatto dal Dr. John, che non aveva vincoli al suo estro, se non la disponibilità di fondi.
Fatto sta che le Daytona commercializzate vennero tutte equipaggiate con un sistema di iniezione elettronica Weber-Marelli e con un innovativo sistema di scarico dotato di una camera di compensazione centrale che sarebbe stata adottata anche sui modelli successivi.
A livello estetico, la 1.000 venne notevolmente migliorata rispetto a quanto visto sui modelli di preserie: la obsoleta carena intera decorata con grafiche povere in bianco e rosso lasciò il posto a una mezza carena monocromatica dalla forma assai intrigante, corredata da un nuovo gruppo ottico trapezoidale, in vece dell’originario dozzinale faro quadrato.
Il codone fu rimpiazzato da un’unità imponente, ma originale e ben proporzionata nelle forme e dotata di due “coreografiche” prese d’aria laterali.
Sebbene la Daytona rappresentasse chiaramente una notevole evoluzione rispetto alle “vecchie” sportive di Mandello, in termini di guidabilità, prestazioni e finiture, purtroppo, come abbiamo più volte ripetuto, il confronto con la più diretta concorrenza fu impietoso.
La potenza massima di poco superiore ai 90 cavalli (93 a 8.000 giri) era sulla carta paragonabile a quella della Ducati 851, ma le qualità globali della moto bolognese erano indubbiamente superiori, figlie di un progetto totalmente nuovo e della continua e proficua esperienza sui campi di gara.
Sul mercato di larga scala le Daytona non riscossero il successo sperato: le unità vendute furono poche centinaia all’anno, in tutto un migliaio tra il 1992 e il 1995.
Chi scrive ha il ricordo di un’affascinante Daytona rossa vista tante volte passando davanti a un concessionario, estate e inverno, all’alternarsi delle stagioni; a tutt’oggi quel concessionario non esiste più e non v’è certezza che quella moto sia mai stata venduta.
Tuttavia, i pochi esemplari consegnati andarono per la maggior parte in buone mani, cioè furono adottati da un buon numero di appassionati che le portarono sui campi di gara, con ottimi risultati. Infatti, non era certo un compito difficile riportare allo stato “brado” un animale da pista come la Daytona: con un lavoro inverso a quello dei progettisti Guzzi, l’elaborazione del motore e della ciclistica portava ad avere potenze superiori ai 120 cavalli con pesi nell’ordine dei 170 chilogrammi, valori di tutto rispetto ancora oggi.
Una buona mossa commerciale della Moto Guzzi in quegli anni, seppur letale per la linea Daytona, fu l’introduzione dei modelli 1100 Sport: una versione più economica della sportiva di Mandello, equipaggiata con un classico bicilindrico due valvole e vera erede della gloriosa Le Mans.
Mentre il comune appassionato ripiegò sulla ben più accessibile e sfruttabile 1.100, la Daytona assurse, nella metà dei ’90, a modello elitario di estrazione sportiva, con la versione Racing, preludio per la definitiva evoluzione della specie, la Daytona RS. La ricetta prevedeva la soluzione di tutte quelle problematiche legate alla prima versione: in primis l’adozione di un cerchio da 17’’ anche al posteriore e la modifica della trasmissione finale, che tante gatte da pelare aveva dato ai pionieri del 1.000 quattro valvole.
La RS portò anche significativi aggiornamenti al propulsore: nuova fasatura delle camme, bielle Carrillo operanti su un nuovo albero motore alleggerito e pistoni ad alta compressione per la termica. Nuove prese dinamiche per l’aspirazione e iniezione aggiornata che insieme a un più efficiente sistema di lubrificazione permettevano di raggiungere una potenza record di oltre 100 cavalli.
Modifiche di dettaglio furono introdotte per la ciclistica, mentre le sospensioni furono sostituite con delle ottime White Power completamente regolabili.Allo stesso modo, l’impianto frenante fu aggiornato con i dischi in ghisa flottanti da 320 mm della Brembo.
La Daytona aveva finalmente tutto ciò che competeva a una sportiva del suo calibro, sebbene il peso rimanesse troppo elevato (220 Kg) per una supersportiva, ma ancora in ritardo, dal momento che, nel 1996, la concorrenza aveva fatto passi da gigante ed era chiaro che Guzzi aveva ormai perso il treno. Ma è innegabile che oggi chi possiede una di queste motociclette custodisce un pezzo di storia, nonché la miglior sportiva mai realizzata vicino al lago di Como, prima dell’avvento della rivoluzionaria MGS-01, naturalmente.

CLICCA QUI PER ABBONARTI A BICILINDRICA

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO

 

EDITORIALE

ABBONAMENTI
ARRETRATI
MERCHANDISING

LINKS

E-MAIL

 
TORNA ALLA HOME PAGE


 

WWW.MOTOITALIANE.IT

© 2001-2009 Moto Italiane - Diritti Riservati