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CAFFE’ RISTRETTO

Di Lorenzo Miniati

Frequentando l’ambiente dei guzzisti, capita di imbattersi in alcuni rappresentanti di questa categoria, o forse sarebbe meglio chiamarla comunità, che nonostante siano molto felici di come stanno andando le cose in quel di Mandello del Lario, con Breva, Griso e Norge, oggetto di riscontri molto positivi, continuano ad apprezzare di più i precedenti modelli.
Questi irriducibili, ad esempio, indicano spesso la V11 come una moto che, senza alcune pecche di natura assolutamente veniale, può ancora dire la sua. ll proprietario della special che andiamo ad analizzare è uno di questi, visto che ha incaricato la Dromobike di Forlì di rendere la propria moto ancora più esclusiva, anziché pensare di rivenderla per acquistare qualcosa di più recente.
L’esemplare in questione è una cosiddetta Café Sport e, quindi, gode già di un allestimento decisamente più ricco rispetto alla versione base.
Per questo motivo, gli interventi operati da Marco Florido, titolare del marchio Dromobike, non sono stati moltissimi. Il proprietario della special si è infatti rivolto a Marco per il suo gusto nella definizione di simili oggetti, piuttosto che per la sua capacità di assemblatore.
Questa V11, pertanto, non assomiglia neanche lontanamente a quelle specie di “cataloghi viaggianti” che si vedono in giro ai raduni. L’opera di elaborazione si è piuttosto basata sul gusto di Florido che, attraverso scelte cromatiche raffinate e un pizzico di quel tocco old-style-racing che non guasta mai, è riuscito a ottenere un mezzo davvero equilibrato.
L’unico elemento che non rispecchia questo risultato è il gruppo ottico anteriore, leggermente troppo grosso e, soprattutto, posizionato troppo in avanti rispetto al manubrio, dal quale è svincolato al fine di migliorare la maneggevolezza.
Florido ci tiene comunque a sottolineare che, non appena la moto tornerà sotto le sue “cure”, cercherà di rimediare al problema attraverso l’adozione di un fanale più piccolo, posizionato di nuovo sotto la strumentazione come sulle prime V11. La guidabilità ne risentirà un po’ ma, come si dice, anche l’occhio vuole la sua parte…
Nessun intervento radicale, dunque, anche se non si è badato solo all’estetica, come testimonia l’impianto frenante anteriore, che adesso conta su una coppia di dischi con pista in ghisa da 320 mm prelevati da una Ducati 888 SP4.
Sempre rimanendo nella zona dell’avantreno, il parafango originale ha lasciato il posto a quello in fibra di carbonio di un’Aprilia RSV Mille. Dietro questa scelta, però, c’è un motivo pratico. L’unità di serie, infatti, richiedeva un’operazione davvero lunga e complicata per essere smontata, quindi, giacché la forcella Öhlins prevista dall’equipaggiamento originale è la stessa della bicilindrica da un litro di cilindrata della Casa di Noale, Marco ha pensato bene di aggiornare questo componente che, oltretutto, ha il pregio di essere anche più leggero.
Si è rimasti viceversa in famiglia per quanto riguarda la provenienza dei coperchi valvole, sottratti a una Breva 1100 in virtù della loro estetica più moderna e pulita. A tal proposito, la moto è stata spogliata di tutto il superfluo nella zona sottostante la congiunzione tra sella e serbatoio, vale a dire dove in origine c’erano i fianchetti e la scatola filtro, entrambi rimossi per snellire “la vita” di questa bella V11.



 

L’impianto di iniezione respira adesso attraverso due filtri dell’aria K&N a tronco di cono, mentre, sempre per accentuare la pulizia dell’insieme, l’impianto di scarico originale è stato sostituito con un sistema scatolato due in uno della Quat-D, con l’aggiunta di un terminale di tipo automobilistico.
Anche il parafango posteriore, che avvolgeva letteralmente sia la ruota che il forcellone, è stato tolto, così da alleggerire, sia materialmente che a livello estetico, la struttura della moto stessa.
Il medesimo risultato è stato ottenuto anche nella parte anteriore, attraverso l’eliminazione del cupolino che, però, una volta riposizionato il faro, verrà ripristinato, per garantire quel minimo di protezione aerodinamica che, quando si usa la moto tutti i giorni, con qualche trasferimento su strade extraurbane o sull’autostrada, fa sempre comodo.
Passando al motore, invece, a parte i pochi interventi elencati finora, ovvero filtri e impianto di scarico, il bicilindrico Guzzi è rimasto praticamente originale: Florido si è ripromesso di occuparsene durante il prossimo inverno, visto che, secondo lui, a livello estetico la moto non ha bisogno di ulteriori accorgimenti: “Questa special è già bella così e, continuando a metterci le mani sopra, non si può far altro che peggiorarla!” è stato il suo laconico commento…
Eppure, qualche piccolo intervento, a livello di semplice ritocco, per personalizzarne ulteriormente il look è stato fatto.
Vale per i cerchi, verniciati di color magnesio per intonarsi al meglio con le finiture di freni e sospensioni, per gli specchietti retrovisori della Far, in alluminio lucidato, decisamente più adatti rispetto agli originali verniciati di nero, e per il gruppo portatarga-fanale posteriore con gemma trasparente, di derivazione Aprilia, che snellisce molto il retrotreno, lasciando in bella evidenza le forme del bellissimo codone disegnato da Marabese.
Dorata è anche l’asta di reazione della trasmissione a cardano, che adesso è in ergal ricavato dal pieno con vari alleggerimenti lungo il suo sviluppo.
Stesso materiale per la cornice che abbellisce la strumentazione nella zona centrale, dove sono sistemate le varie spie. Questo accessorio è stato prima verniciato di nero, dopo di che una porzione è stata lucidata, creando un piacevole effetto visivo.
In realtà, comunque, c’è ancora una modifica che Florido intende apportare, prima di consegnare la moto in questione al rispettivo cliente, e riguarda i cerchi. Sono infatti in fase di lavorazione due unità a raggi che Marco ha realizzato appositamente, rispettando le misure riportate sul libretto di circolazione, visto che in commercio non esiste niente di simile.
Allo stesso modo, anche se siamo solo a livello di studio, si pensa di sostituire il forcellone originale con uno in alluminio di tipo scatolato, ma per quello bisognerà aspettare che torni la stagione più fredda…
Già così, tuttavia, Florido confessa che la moto non passa certo inosservata: “Ogni volta che vado in giro, la gente si ferma a guardarla e mi chiede di quale special si tratti. In realtà, la colorazione è praticamente originale ed è stata azzeccata dalla stessa Guzzi all’epoca della gestione Beggio-Aprilia; perciò rispondo con sincerità, dicendo che, a parte qualche piccola modifica, la moto è nata così come la si vede! Un’altra cosa curiosa che mi è successa riguarda i copriteste della Breva, che io ho montato al posto degli originali. Una persona mi ha mandato una e-mail, dopo che aveva visto la moto su Internet, chiedendomi come avevo fatto ad adattarli sul motore della V11. Gli ho risposto: basta comprarli! Talvolta, la paura della gente è quella di andare a compromettere i pezzi originali anche quando, in realtà, questa possibilità non sussiste.”
Come su ogni cafe racer che si rispetti, infine, a questa V11 sono state tolte le pedane per il passeggero, mentre il codone è stato dotato dell’apposita palpebra che lo trasforma in configurazione monoposto.
Perché il vero guzzista, secondo Florido, è innanzitutto innamorato della propria moto...



 


 

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