
Frequentando l’ambiente dei guzzisti, capita di
imbattersi in alcuni rappresentanti di questa categoria, o forse sarebbe
meglio chiamarla comunità, che nonostante siano molto felici di come
stanno andando le cose in quel di Mandello del Lario, con Breva, Griso e
Norge, oggetto di riscontri molto positivi, continuano ad apprezzare di
più i precedenti modelli.
Questi irriducibili, ad esempio, indicano spesso la V11 come una moto
che, senza alcune pecche di natura assolutamente veniale, può ancora
dire la sua. ll proprietario della special che andiamo ad analizzare è
uno di questi, visto che ha incaricato la Dromobike di Forlì di rendere
la propria moto ancora più esclusiva, anziché pensare di rivenderla per
acquistare qualcosa di più recente.
L’esemplare in questione è una cosiddetta Café Sport e, quindi, gode già
di un allestimento decisamente più ricco rispetto alla versione base.
Per questo motivo, gli interventi operati da Marco Florido, titolare del
marchio Dromobike, non sono stati moltissimi. Il proprietario della
special si è infatti rivolto a Marco per il suo gusto nella definizione
di simili oggetti, piuttosto che per la sua capacità di assemblatore.
Questa V11, pertanto, non assomiglia neanche lontanamente a quelle
specie di “cataloghi viaggianti” che si vedono in giro ai raduni.
L’opera di elaborazione si è piuttosto basata sul gusto di Florido che,
attraverso scelte cromatiche raffinate e un pizzico di quel tocco
old-style-racing che non guasta mai, è riuscito a ottenere un mezzo
davvero equilibrato.
L’unico elemento che non rispecchia questo risultato è il gruppo ottico
anteriore, leggermente troppo grosso e, soprattutto, posizionato troppo
in avanti rispetto al manubrio, dal quale è svincolato al fine di
migliorare la maneggevolezza.
Florido ci tiene comunque a sottolineare che, non appena la moto tornerà
sotto le sue “cure”, cercherà di rimediare al problema attraverso
l’adozione di un fanale più piccolo, posizionato di nuovo sotto la
strumentazione come sulle prime V11. La guidabilità ne risentirà un po’
ma, come si dice, anche l’occhio vuole la sua parte…
Nessun intervento radicale, dunque, anche se non si è badato solo
all’estetica, come testimonia l’impianto frenante anteriore, che adesso
conta su una coppia di dischi con pista in ghisa da 320 mm prelevati da
una Ducati 888 SP4.
Sempre rimanendo nella zona dell’avantreno, il parafango originale ha
lasciato il posto a quello in fibra di carbonio di un’Aprilia RSV Mille.
Dietro questa scelta, però, c’è un motivo pratico. L’unità di serie,
infatti, richiedeva un’operazione davvero lunga e complicata per essere
smontata, quindi, giacché la forcella Öhlins prevista
dall’equipaggiamento originale è la stessa della bicilindrica da un
litro di cilindrata della Casa di Noale, Marco ha pensato bene di
aggiornare questo componente che, oltretutto, ha il pregio di essere
anche più leggero.
Si è rimasti viceversa in famiglia per quanto riguarda la provenienza
dei coperchi valvole, sottratti a una Breva 1100 in virtù della loro
estetica più moderna e pulita. A tal proposito, la moto è stata
spogliata di tutto il superfluo nella zona sottostante la congiunzione
tra sella e serbatoio, vale a dire dove in origine c’erano i fianchetti
e la scatola filtro, entrambi rimossi per snellire “la vita” di questa
bella V11.

L’impianto di iniezione respira adesso attraverso due
filtri dell’aria K&N a tronco di cono, mentre, sempre per accentuare la
pulizia dell’insieme, l’impianto di scarico originale è stato sostituito
con un sistema scatolato due in uno della Quat-D, con l’aggiunta di un
terminale di tipo automobilistico.
Anche il parafango posteriore, che avvolgeva letteralmente sia la ruota
che il forcellone, è stato tolto, così da alleggerire, sia materialmente
che a livello estetico, la struttura della moto stessa.
Il medesimo risultato è stato ottenuto anche nella parte anteriore,
attraverso l’eliminazione del cupolino che, però, una volta
riposizionato il faro, verrà ripristinato, per garantire quel minimo di
protezione aerodinamica che, quando si usa la moto tutti i giorni, con
qualche trasferimento su strade extraurbane o sull’autostrada, fa sempre
comodo.
Passando al motore, invece, a parte i pochi interventi elencati finora,
ovvero filtri e impianto di scarico, il bicilindrico Guzzi è rimasto
praticamente originale: Florido si è ripromesso di occuparsene durante
il prossimo inverno, visto che, secondo lui, a livello estetico la moto
non ha bisogno di ulteriori accorgimenti: “Questa special è già bella
così e, continuando a metterci le mani sopra, non si può far altro che
peggiorarla!” è stato il suo laconico commento…
Eppure, qualche piccolo intervento, a livello di semplice ritocco, per
personalizzarne ulteriormente il look è stato fatto.
Vale per i cerchi, verniciati di color magnesio per intonarsi al meglio
con le finiture di freni e sospensioni, per gli specchietti retrovisori
della Far, in alluminio lucidato, decisamente più adatti rispetto agli
originali verniciati di nero, e per il gruppo portatarga-fanale
posteriore con gemma trasparente, di derivazione Aprilia, che snellisce
molto il retrotreno, lasciando in bella evidenza le forme del bellissimo
codone disegnato da Marabese.
Dorata è anche l’asta di reazione della trasmissione a cardano, che
adesso è in ergal ricavato dal pieno con vari alleggerimenti lungo il
suo sviluppo.
Stesso materiale per la cornice che abbellisce la strumentazione nella
zona centrale, dove sono sistemate le varie spie. Questo accessorio è
stato prima verniciato di nero, dopo di che una porzione è stata
lucidata, creando un piacevole effetto visivo.
In realtà, comunque, c’è ancora una modifica che Florido intende
apportare, prima di consegnare la moto in questione al rispettivo
cliente, e riguarda i cerchi. Sono infatti in fase di lavorazione due
unità a raggi che Marco ha realizzato appositamente, rispettando le
misure riportate sul libretto di circolazione, visto che in commercio
non esiste niente di simile.
Allo stesso modo, anche se siamo solo a livello di studio, si pensa di
sostituire il forcellone originale con uno in alluminio di tipo
scatolato, ma per quello bisognerà aspettare che torni la stagione più
fredda…
Già così, tuttavia, Florido confessa che la moto non passa certo
inosservata: “Ogni volta che vado in giro, la gente si ferma a guardarla
e mi chiede di quale special si tratti. In realtà, la colorazione è
praticamente originale ed è stata azzeccata dalla stessa Guzzi all’epoca
della gestione Beggio-Aprilia; perciò rispondo con sincerità, dicendo
che, a parte qualche piccola modifica, la moto è nata così come la si
vede! Un’altra cosa curiosa che mi è successa riguarda i copriteste
della Breva, che io ho montato al posto degli originali. Una persona mi
ha mandato una e-mail, dopo che aveva visto la moto su Internet,
chiedendomi come avevo fatto ad adattarli sul motore della V11. Gli ho
risposto: basta comprarli! Talvolta, la paura della gente è quella di
andare a compromettere i pezzi originali anche quando, in realtà, questa
possibilità non sussiste.”
Come su ogni cafe racer che si rispetti, infine, a questa V11 sono state
tolte le pedane per il passeggero, mentre il codone è stato dotato
dell’apposita palpebra che lo trasforma in configurazione monoposto.
Perché il vero guzzista, secondo Florido, è innanzitutto innamorato
della propria moto...
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