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DA COSTA A COSTA
Era una bella idea, non troppo originale e, se vogliamo, neanche tanto eccezionale: partire in moto dal Tirreno, raggiungere l'Adriatico e tornare indietro. Nell'arco della stessa giornata. L'impresa, sognata, immaginata, fantasticata a lungo, si era poi persa per mesi nel cassetto delle cose che prima o poi avremmo fatto, con l'intima e avvilente convinzione che l'occasione sarebbe capitata chissà quando e che forse sarebbe rimasta allo stadio di piccolo e irrealizzato sogno. Non si trattava - è vero - di andare da Roma a Tokio con la Vespa, come fece Roberto Patrignani, ed è anche vero che, in passato, era capitato di andare in moto a Misano per il Mondiale Superbike, partendo da Pisa, che proprio sul mare non è ma poco ci manca. Allora perché sognare una cosa in fin dei conti abbastanza normale? C'era una postilla nel sogno fantastico che agli occhi di Lorenzo Miniati e ai miei rendeva l'impresa quantomeno curiosa: andare sull'Adriatico, fare il bagno, non fare la doccia, rimettersi in moto, raggiungere di nuovo il Tirreno e fare di nuovo il bagno, mescolando la salsedine dei due mari! La classica idea da scommessa, la bischerata che prima o poi nella vita va fatta. Idea nata, infarcita di "si potrebbe fare così, si potrebbe fare cosà" ma poi abbandonata. Un vero peccato. Poi però è arrivata l'occasione, quella circostanza che ti pone davanti alla scelta: lo vuoi fare davvero o sei solo un chiacchierone? C'è una Breva V1100 rossa fiammante, c'è il ventiquattresimo raduno delle Aquile Millenarie a San Benedetto del Tronto e c'è il tour organizzato dalla Vemar a Capalbio. La Breva è la biglia e i due eventi sono le sponde; non c'è che da mettersi in viaggio. Ritiro la moto il sabato prima del giorno fissato per la partenza, presso la redazione, a Firenze, e faccio conoscenza con quella che sarà l'elemento centrale dell'impresa. Nel breve tragitto tra Firenze e Pisa scopro subito le doti di elasticità e trattabilità del nuovo motore, ma scoprirò ben presto che non avrà finito di stupirmi. E' domenica mattina, sono le cinque e mezzo e si parte.
Nelle borse capienti ci sono un po' di effetti personali, l'antipioggia e l'attrezzatura fotografica minima. Seguirò la superstrada da Pisa a Firenze, poi l'autostrada per Roma fino a Valdichiana. Da lì di nuovo la superstrada fino a Foligno. La Breva scorre che è un piacere: è la lama affilata di un coltello che, idealmente, taglierà l'Italia a metà. La temperatura, in questa domenica di giugno un po' incerta, non supererà mai i quindici gradi, ma sono vestito bene; un po' d'arietta fresca aiuterà a tenermi ben sveglio. Cerco di mantenere una buona velocità di media, nei limiti del codice, anche perché l'interesse è provare la Breva sul suo terreno più congeniale, il turismo. Il motore gira che è un piacere, si può rallentare senza scalare anche nella marcia più alta e poi riprendere senza strappi. Le vibrazioni sono tollerabilissime sia sulle pedane che sul manubrio e questo fa sì che anche gli specchietti mantengano una leggibilità di tutto rispetto. Foligno è raggiunta poco prima delle nove, mi aspetta il passo di Colfiorito e nuove sorprese. Sì, perché è qui che la Breva mi stupisce. Nei tornanti che non conosco mi permette di tutto: se sono più larghi di come mi sarei aspettato accelero a centro curva e lei segue la traiettoria senza scomporsi e senza ondeggiare. Ciclistica, motore e il nuovo sistema cardanico svolgono bene il loro compito. Così come se la curva è cieca e chiude di più di quanto avessi creduto, mi è permesso addirittura di frenare e scalare "in corso d'opera". Ma il gusto arriva nella serie di esse a vista subito dopo il valico: entro abbastanza allegro e, nella rapida sequenza di curve destra-sinistra-destra, scende in piega con un'agilità insospettabile per una Moto Guzzi da duecentotrentacinque chili a secco. Ci prendo gusto e oso di più, anche se non cerco di verificare se è vero che la luce da terra è scarsa e si tocca con il cavalletto come si è sentito dire. Lo scopo è fare il turista, non ho la tabella numero quarantasei, e non sono un fenomeno. Ma mi diverto come un matto e mi gusto il feeling con la moto che cresce curva dopo curva. Mi lascio alle spalle Macerata e arrivo verso le dieci in vista dell'Adriatico. Eccolo il mare ed ecco finalmente il sole. Da qui c'è qualche chilometro di autostrada che corre lungo coste splendide. La moto si scompone poco anche quando, uscendo dalle gallerie, vengo investito da raffiche di vento. San Benedetto del Tronto: sono arrivato. Telefono a Guido Ranalli, il mio contatto con le Aquile Millenarie, e mi viene incontro per guidarmi al raduno.
Ci sono già un sacco di moto (saranno alla fine circa quattrocento). Quello che colpisce subito è l'atmosfera di cordialità che si respira. Sembra di conoscersi da una vita e vengo colpito anche da un fatto abbastanza insolito: le Aquile Millenarie sono un gruppo di giovanissimi, ben puntellato da qualche colonna storica un po' più in su con l'età. La Breva, nella sua ancor poco diffusa colorazione rossa, è ammiratissima; mi metto un po' in disparte e mi gusto la scena dei radunisti e semplici e incuriositi passanti che non possono fare a meno di fermarsi ad ammirarla. Per oggi almeno è la mia moto e tutto ciò mi rende orgoglioso. Il raduno è in una piazza, al centro c'è una bella fontana e l'acqua gioca con il sole che ha deciso inderogabilmente di essere presente. Scatto un po' di foto, e mi soffermo sulle mie Guzzi preferite: una V7 Special che sembra essere uscita adesso dal concessionario e una 750 S3, serbatoio nero e fregi verdi, dall'aspetto nettamente più vissuto. Dopo la sfilata è il momento delle premiazioni: a premiare è Guido Ranalli, omonimo e zio del giovane che mi ha accolto e accompagnato, nonché Diret-tore della Divisione Prodotti Speciali della Casa di Mandello. Il raduno si fregia della presenza di un gruppo di guzzisti olandesi, di un belga che non manca all'appuntamento da tanti anni e, tra tanti, veniamo premiati anche noi di Bicilindrica, con tanto di applausi, coppa e apprezzamenti per la rivista. La Breva rimane al centro dei discorsi anche quando Guido senior, chiamiamolo così per distinguerlo, mi dice che ci si sta occupando di riportare le Forze Armate in sella alle Guzzi; mi anticipa che presto i Corazzieri disporranno di questa moto, benedetti dal loro Colonnello, alto quasi un metro e novanta, che ha trovato questa moto perfettamente abitabile. Anche i Carabinieri sono in procinto di tornare alle Guzzi ed esiste già una versione, allo stadio di prototipo, carenata, per la Polizia. Io della Breva sono entusiasta, ne parlo con il mio interlocutore con aggettivi lusinghieri a valanga e lui sorride: ha l'espressione di chi è ben cosciente delle potenzialità della moto ed ha fiducia nel futuro dell'Azienda. Mi anticipa l'allestimento di una versione enduro, tipo Bmw serie GS, e mi racconta di Tonino, il primo che ha acquistato la Breva a San Benedetto, che va dicendo a tutti di non aver mai speso meglio i propri soldi in vita sua. Si va a pranzo, sono seduto al tavolo proprio con il mitico Tonino. I convenevoli sono brevi: mi racconta di essersi innamorato della moto dopo averla vista con le borse laterali al Salone di Milano. Ordinarla è stato un attimo, aspettarla per tutti quei mesi è stato un po' più penoso. La paragona alla sua California e dice che non c'è paragone, soprattutto viaggiando (molto) e con la moglie al seguito. Si mangia del buon pesce, ma l'orologio è inesorabile: faccio in tempo a mangiare gli antipasti e il risotto che è già ora di rimettersi in sella. Saluto, faccio i complimenti a tutti per l'organizzazione del raduno, prometto di tornarci l'anno prossimo e via, verso la mia idea meravigliosa, come diceva uno che rimetteva i capelli in testa ai calvi. Andatura slow, individuazione di spiaggia, parcheggio della moto, spogliarello, vestiti cacciati dentro alle borse laterali e via! Finalmente il tuffo nelle acque azzurre dell'Adriatico. Nuotata breve, rigenerante, un'asciugata un po' approssimativa e via.
Di nuovo la Breva, di nuovo la strada ed una nuova meta. Faccio la stessa strada che all'andata, godo di nuovo sul passo appenninico, ma questa volta devio per Siena e Grosseto. Il viaggio fila via che è un piacere, salvo imbattermi nel traffico che risale nella corsia opposta alla mia marcia nella stretta statale che unisce le due città toscane. Perdo un sacco di tempo e, partito alle due e mezzo da San Benedetto, con qualche inderogabile breve sosta lungo la via, arrivo a Grosseto alle otto. Il sole sta tramontando, il pensiero che mi frulla nel casco è che non è il caso di tuffarsi nel Tirreno a quell'ora, ho fatto circa ottocento chilometri, sono un po' stanco, accaldato e sono atteso a cena dai responsabili della Vemar. Così attuo il programma minimo di riserva: raggiungo Marina di Capalbio, scendo dalla moto, mi levo gli stivali, arrotolo i pantaloni e metto i piedi nell'acqua. Meno male non c'è nessuno a vedermi. Testimone solo quella moto fantastica che assiste muta alla scena e il sole che ormai sta tramontando. Sono quasi contento, mi rimetto i calzini, gli stivali e raggiungo finalmente l'agriturismo, gli amici della Vemar, la doccia che mi rimette al mondo e una cenetta gustosa a base di cacciagione. A tavola è sempre la Breva il centro dei discorsi e dell'ammirazione di tutti. E' ormai mezzanotte quando finalmente vado a letto e mi addormento come un sasso. La mattina dopo mi aspetteranno ancora ottanta chilometri di tour nello splendido entroterra della Maremma, la visita alla fabbrica dei caschi e il rientro. Anche tra le colline toscane, con il serbatoio pieno e le borse laterali, la V1100 danza che è un piacere; dietro di me c'è uno con la Bmw R 1150: mi impegno e in due o tre curve lo vedo sparire negli specchietti. Sono io che sono bravo? E' lui che è un fermo? La risposta certa e costante è l'agilità della mia moto. In tutto mille e cento chilometri, il display del cruscotto mi informa che il tempo effettivo di guida è stato di circa quattordici ore... di puro godimento su questa moto che la Guzzi ha il dovere di far conoscere il più possibile a tutti i motociclisti. Guidatela e ve ne innamorerete.
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