
Domanda da un milione di dollari: quale location
poteva scegliere la Moto Guzzi per presentare la nuova Bellagio 940?
Beh, c’è chi sperava nell’omonimo hotel situato nel centro di Las Vegas,
teatro del film “Ocean’s Eleven”, ma vi assicuriamo che anche
l’incantevole cittadina sulle rive del Lago di Como, nel vertice
superiore del cosiddetto Triangolo Lariano, non ha scontentato nessuno.
Del resto, trovare le strade adeguate per la prova di una motocicletta
nel deserto del Nevada sarebbe stato un problema…
Viceversa, nel territorio dove la Moto Guzzi è nata e cresciuta c’è
stata, oltre alla possibilità di ammirare paesaggi suggestivi, anche
l’occasione per percorrere un tratto del vecchio circuito del Lario,
famoso per le gare che vi si disputarono tra il 1921 e il 1939, con
decine di migliaia di persone a fare da spettatori.
Un percorso che gli stessi collaudatori della fabbrica di Mandello
effettuano un’infinità di volte all’anno durante i test delle moto che
andranno poi in produzione. La Bellagio, quindi, non ha certo fatto
eccezione. Lo si capisce dalla sua impostazione che, per quanto
caratterizzata da un’estetica custom, rivela contenuti di matrice
sportiva. A livello strutturale, infatti, l’ultima nata in Casa Guzzi
appare ben supportata da una ciclistica all’altezza della situazione,
che la rende piacevolmente predisposta nei confronti di una guida
divertente ed efficace.
Dunque, non lasciatevi ingannare dalle apparenze. Al di là della
posizione di guida comoda, del look retró e della filosofia scarna ed
essenziale, la Bellagio rappresenta una gradevolissima moto stradale con
la quale, all’occorrenza, si può andare anche forte, più di quanto ci si
possa immaginare osservandola da ferma.
L’impatto estetico, infatti, è quello di un mezzo in diretta concorrenza
con il marchio Harley-Davidson, come ha più volte ammesso la stessa
compagine Guzzi durante la conferenza stampa prima del test.
A differenza dei prodotti del famoso brand americano, però, la nuova
bicilindrica di Mandello non ha una luce a terra che limita gli angoli
di piega a 25°…
Lo si scopre dopo pochi chilometri percorsi in sella. Anzi, sulle prime,
la posizione delle pedane sembra perfino troppo alta e arretrata, poi
però, non appena il ritmo comincia a salire, ci si rende conto del
perché. Se è infatti vero che la sistemazione del pilota conta su un
piano di seduta comodo, grazie alla sella non molto bassa (dalla
pronunciata sagomatura), e su un manubrio dall’impugnatura larga, dritta
e piacevolmente arretrata, le doti dinamiche che la Bellagio mette in
mostra sono tali da indurre subito il conducente a spingere con la punta
dei piedi sulle pedane per avere la massima sensibilità nella guida e al
tempo stesso scongiurare imbarazzanti contatti con l’asfalto da parte
delle sue stesse scarpe. Questo vale sia nel misto stretto, tipico del
comprensorio prealpino lombardo, che sul veloce, vedi la bellissima
superstrada che costeggia il Lago di Como tra una galleria e l’altra.
L’agilità e il rigore, che la Bellagio esibisce rispettivamente in
questi due contesti, hanno del sorprendente e rappresentano il frutto
diretto del lavoro che da qualche anno si sta svolgendo all’interno
della fabbrica Guzzi per rinnovare la gamma.
Prima la Breva e la Griso, poi la Norge e la 1200 Sport, adesso la
Bellagio. Tutti mezzi che mantengono più di quanto promettono.
Tanto per intenderci: anche rispetto alla più sportiva versione della
California, siamo letteralmente su un altro pianeta…
Gran parte del merito è, ovviamente, del nuovo motore da 940 cc. Un
bicilindrico che, pur tenendo fede alla tradizione, si presenta con
rinnovato vigore e grande margine di utilizzo, come confermano, al di là
dei 75 Cv di potenza e degli 8 Kgm di coppia dichiarati, le sensazioni
emerse nelle gustose accelerazioni tra un tornante e l’altro del
glorioso circuito del Lario, accompagnati dalla grintosa tonalità di
scarico dell’impianto di tipo due in uno in due, con doppio silenziatore
sovrapposto sul lato sinistro, e supportati dalla pressoché perfetta
spaziatura del cambio a 6 rapporti.

Le prestazioni della Bellagio si sono rivelate
davvero equilibrate: né troppe, né troppo poche.
Una riserva di Hp che anche l’utente medio riesce a sfruttare con
soddisfazione senza sudare sette camicie e, soprattutto, senza rischiare
l’osso del collo, visto che le sospensioni, pur caratterizzate da un
affondamento piuttosto limitato, svolgono egregiamente il loro compito,
così come i freni.
I due dischi anteriori da 320 mm, e le rispettive pinze flottanti a 4
pistoncini contrapposti, assicurano, infatti, un’ottima potenza, mentre
il disco posteriore da 282 mm, con pinza a due pistoncini paralleli,
brilla per efficacia, alle alte come alle basse velocità.
Più che una custom, dunque, sembra di guidare una naked. Gran parte del
merito è senza dubbio dell’ormai celebre trasmissione finale a Cardano
Reattivo Compatto (brevetto Moto Guzzi) che traduce la forza del nuovo
bicilindrico da 940 cc a doppia accensione in una spinta vellutata,
senza mai influenzare il comportamento del veicolo.
Anche in questo caso, la presenza di un monoammortizzatore (al posto di
due unità singole) che agisce sul retrotreno attraverso un leveraggio
progressivo, tradisce la veste americaneggiante della Bellagio.
Dove, viceversa, ci saremmo aspettati qualcosa di più è a livello di
finiture. Viste da vicino, infatti, le moto allestite per il test
apparivano un po’ trascurate nell’assemblaggio e nella cura di certi
dettagli.
I collettori di scarico, ad esempio, sembravano di qualità discutibile,
così come alcune soluzioni tecnico-estetiche riservate alla parte
meccanica. Non è certo nello stile di Moto Guzzi un simile
atteggiamento, né tanto meno ciò che ci si aspetta da una moto che costa
11.600 Euro chiavi in mano.
A tal proposito, siamo comunque stati ampiamente rassicurati dai tecnici
e dai responsabili del marketing della Casa di Mandello, in quanto gli
esemplari testati erano ancora equipaggiati con componentistica di
preserie, mentre il modello che andrà in produzione verrà allestito con
elementi nettamente più raffinati, a cominciare dai particolari cromati,
che, sulle moto in prova erano in plastica e, invece, su quelle di serie
saranno in metallo.
Detto questo, va viceversa sottolineato il pregio di altri elementi
quali, ad esempio, la strumentazione derivata dall’unità che equipaggia
la Griso, ma personalizzata con una grafica dal gusto retró, con i
numeri del tachimetro disposti radialmente, come sui modelli degli anni
Cinquanta.
Un po’ duro, invece, si è rivelato il comando della frizione, che può
comunque contare su una discreta modulabilità.
In termini dimensionali, va poi apprezzato il lavoro svolto dai tecnici
Guzzi nell’avere saputo rendere piacevolmente compatta una moto che, per
quanto essenziale, vanta misure da taglia large, come dimostrano i 224
Kg a secco, i 19 litri di capacità del serbatoio (di cui 4 di riserva) e
il generoso pneumatico posteriore da 180 mm.
Per quanto concerne l’inquinamento, infine, la Bellagio rispetta, così
come praticamente tutti i modelli della gamma Moto Guzzi, i parametri
Euro 3. Ciò è stato possibile grazie anche alla presenza della sonda
Lambda sull’impianto di scarico.
Diciamo che questo prodotto è senz’altro godibile e valido dal punto di
vista dinamico, anche se resta qualche dubbio, finiture a parte, sulla
sua effettiva collocazione all’interno del mercato. Secondo la dirigenza
Guzzi questa moto dovrebbe far concorrenza alla Harley-Davidson, oltre a
rappresentare una sorta di evoluzione del progetto California, che ormai
da troppi anni non viene aggiornato significativamente.
L’obiettivo non è facile, dunque, anche se il Gruppo Piaggio ha le
spalle larghe a sufficienza per permettersi il lusso di costruire un
mezzo di questo tipo senza l’assillo dei numeri. Forse, se anziché
utilizzare una buona dose di componentistica preesistente, si fosse
investito nella realizzazione di elementi dedicati, la Bellagio avrebbe
avuto un appeal ancora superiore e, in quel caso, l’ipotesi che gli
aficionados della California potessero “migrare” verso questo modello
sarebbe apparsa più verosimile.
Resta il fatto che, a livello di guida, il passo in avanti rispetto alla
celebre custom Guzzi è stato davvero notevole e, tanto per intenderci,
gli angoli di piega raggiungibili sono ben superiori ai 25°: gli
harleysti sono avvisati...
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