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LA NOTTE DELL'AQUILA
La MGS-01 protagonista al Mondiale Endurance ad Albacete
Di Goffredo Puccetti - Foto Anima Guzzista

Da sempre le tappe più affascinanti del Campionato Mondiale di Endurance sono le sue gare più estreme, come le 24 ore o le 12 ore in notturna. Proprio una gara di quest'ultimo tipo, la 12 Horas Nocturnas de Resistencia di Albacete, svoltasi sabato 5 giugno, ha segnato una tappa importante per tutti gli appassionati di moto italiane e di Moto Guzzi in particolare.
Ben quattro erano infatti le marche italiane presenti al via: Benelli, Ducati, MV Agusta e... Moto Guzzi!
Sì, una MGS-01 veniva iscritta alla corsa con i colori del ClassicCo. Endurance Team di Madrid. Ciò che sembrava irrealizzabile solo qualche mese fa si è concretizzato grazie alla tenacia e alla straordinaria passione di Mauro Abbadini, titolare della Classic Co. concessionaria Moto Guzzi di Madrid che è riuscito a ottenere il prestito della MGS-01 da parte della Moto Guzzi e a prepararla per la gara in tempo record. A portare in pista l'Aquila di Mandello, assieme ai piloti Melo Berlanga e Paco Alarcon, è stato chiamato il "nostro" Gian Maria Liverani. Completava l'operazione Albacete la presenza degli amici di Anima Guzzista che hanno dedicato alla gara un servizio "live" con continui aggiornamenti sul loro sito internet (www.animaguzzista.com) per tutta la notte.
Riviviamo insieme l'atmosfera della fantastica gara di Albacete attraverso le parole dei suoi protagonisti, cominciando proprio da Gian Maria Liverani, appena sceso dalla MGS-01 dopo la prima sessione di prove del venerdì mattina:
“La prima sessione è andata bene. Sento di essere ancora molto lontano da quello che potrei dare. Stiamo lavorando sul setting dell'anteriore visto che montiamo per questa gara delle gomme che non erano state provate sulla moto. Questo fatto, unito alle modifiche alla forcella, causa delle reazioni impreviste in fase di inserimento in curva, ma adesso ci siamo quasi: le oscillazioni in curva sono sparite e le mie entrate in piega sono decisamente più fluide. Non mi lamento, anzi sono sinceramente stupefatto del comportamento della moto! Posso dirlo sinceramente? Forse ero prevenuto, ma con tutte 'ste storie sul cardano e coppia di rovesciamento mi aspettavo qualcosa di radicalmente diverso e invece il cardano non lo si sente assolutamente: la moto si guida esattamente come una moto a catena. E’ maneggevole e divertente. E’ stato più difficile adattarmi alla forcella da Endurance, con le piastre allargate per agevolare il cambio ruota rapido. I semimanubri me li sono ritrovati in una posizione davvero insolita, molto allargati. Certo i miei margini, su una moto sulla quale mi son seduto oggi per la prima volta, direi che sono ancora abbastanza ampi. Nella sessione notturna vedremo come ce la caviamo col correre di notte. Il team è eccezionale, così come l'atmosfera al box: più che una gara, per me è una vacanza stare in mezzo a questi ragazzi.”
Gian Maria è consapevole non solo delle difficoltà tecniche e fisiche di una gara di 12 ore notturna, ma anche del livello altissimo della competizione:
“Qui siamo al Mondiale di Endurance. Ci sono Team, diciamo i primi dieci della lista, con mezzi e piloti incredibili. Solo per darvi un'idea di cosa significhi per questi piloti l'impegno combinato di abilità, forza fisica e resistenza basti pensare che nel 2001 la Honda HRC, per ottenere una vittoria in questo campionato, mise in pista a Suzuka due superstar del calibro di Valentino Rossi e Colin Edwards! Ci sono qui Team per i quali è assolutamente normale un investimento di ventimila, trentamila euro a gara. E anche di più! Dal punto di vista tecnico, diciamo subito che le varie Yamaha e Suzuki, da 160 e passa cavalli reali alla ruota, sono su un altro pianeta. Un risultato soddisfacente sarebbe quello di far bene, al debutto, al livello delle altre italiane in pista.”
Scende la sera e le moto tornano in pista per la sessione di prove notturne. Una "prima volta" per il nostro Liverani:
“Beh, un certo effetto lo fa - commenta Gian Maria appena sceso dalla moto - insomma, ci sono sì i riflettori, ma ci sono anche dei punti dove arrivi sparato a staccare e i riferimenti non si vedono proprio! Lì ti accorgi di quanto valga l'esperienza di chi ha già dimestichezza con il tracciato e con la guida in notturna. Ad ogni modo, ho limato altri secondi al mio miglior tempo di stamattina. Ci stiamo divertendo e la moto va che è un orologio.”
A fine sessione si prova un ultimo cambio gomme in notturna. Il cambio gomme è uno dei momenti nei quali i meccanici sono chiamati a gestire le peculiarità della trasmissione a cardano della MGS-01 con freddezza e assoluta precisione: non si tratta infatti di dare un colpo di svitatore, sollevare una catena e via... Per la nostra rossa abbiamo un'asta di reazione da svitare e un gruppo posteriore da sfilare completo di coppia conica e cardano fino al giunto millerighe. Ovviamente ciò che si sfila va poi rimesso al suo posto... Della chirurgica operazione se ne incarica personalmente Mauro Abbadini il quale, terminata l'operazione, dichiara ufficialmente conclusa la prima giornata di prove e ci invita a tavola. Finalmente possiamo rilasciare un po' dell'enorme tensione accumulata in questa fantastica prima giornata.
Gli chiediamo le sue prime impressioni:
“Sono molto soddisfatto. L'affidabilità del motore è stata totale, assolutamente perfetta. Per quanto riguarda l'assetto, i problemi della mattina sono spariti. Resta il problema dei pneumatici: per ora non abbiamo ancora trovato la soluzione giusta con le Bridgestone, soprattutto all'avantreno. A parte questo, la soddisfazione è enorme: siamo qui, con un gruppo di amici a dire la nostra in un contesto incredibile. Il bilancio della prima giornata è quindi eccezionale: queste giornate costituiscono davvero un laboratorio di dati preziosissimi per lo sviluppo della MGS-01. Tutto il team è molto contento di quanto fatto fino ad ora.”
Difficile non condividere le impressioni di Mauro quando si vede la MGS-01 attorniata da fotografi e giornalisti che disertano i box degli altri team per assieparsi intorno a questa magnifica moto.
“Il gap trentennale di ricerca e sviluppo e di pratica in pista che separa il ClassicCo. Team con rivali del calibro dei team Ufficiali Suzuki Sert e Yamaha France - continua Mauro - non è nemmeno quantificabile. Nei box accanto al nostro si aggirano gli indiscussi padroni dell'Endurance, piloti e meccanici professionisti di quelli che ti intimoriscono già da quando vedi arrivare i loro tir nel paddock. Per adesso comunque non ci hanno intimorito e quei giri del nostro Gian Maria Liverani a 1.40” sono stati la miglior medicina per far passare la paura!”
Ma l'ottimismo e l'entusiasmo del venerdì sera avrebbero ricevuto una terribile doccia fredda l'indomani, con la notizia della mancata qualificazione di uno dei piloti del ClassicCo. Team.
Le regole dell'Endurance, infatti, prevedono dei tempi limite sul giro e una percentuale di distacco dal pilota che precede in classifica che non possono essere superati, pena la non ammissione in griglia. Ben tre team, impegnati nelle prove, non si presenteranno in griglia!
Mauro Abbadini chiede ai piloti l'impossibile: fare comunque la gara in due e tagliare il traguardo con la MGS-01!
Gian Maria ricorda il briefing di sabato mattina: “Quando Mauro mi ha dato la notizia della mancata qualificazione mi sono sentito in obbligo di dirgli la verità: si sarebbe trattato di un'impresa impossibile! I calcoli son presto fatti: si tratta di 6 ore di pista a testa, senza nemmeno il tempo di recuperare veramente tra un turno e l'altro. Anche a voler continuare ad oltranza, si rischia di finire a girare su tempi ridicoli, sopraffatti dalla stanchezza. Decidiamo comunque di partire, senz'altro, ma arrivare in fondo, francamente, mi sembrava al di là delle nostre possibilità.”
Il Team Manager Mauro Abbadini non si capacitava della mancata qualificazione di Paco: “Incredibile, la sfortuna ci perseguita. Dopo il doppio infortunio ai nostri primi piloti Teto e Xavier la settimana scorsa, ecco che arriva la mancata qualificazione di Paco! Paz-zesco! Solo qualche settimana fa, viaggiava su questa pista con una R6 di serie a 1.42 fisso e la mattina delle prove non è riuscito a ripetere i tempi che gli avevamo visto fare con la sua Bultaco! Non ci voleva proprio, ma chi corre sa che nelle gare ci sta anche questo: Paco non si è certo tirato indietro quando è stato chiamato ma per lui, che viene dalle due tempi, abituarsi in meno di una settimana alla corposa erogazione e al non meno corposo freno motore della MGS-01 è risultato troppo difficile: non è scattato quel feeling indispensabile tra pilota e moto che dona sicurezza al pilota e gli permette di osare al massimo.”
Lo choc della notizia al paddock era di breve durata e la decisione di proseguire, nonostante tutto, con soli due piloti, veniva condivisa da tutti.
Mentre il nostro Gian Maria si preparava al giro di riscaldamento, un fotografo italiano lo ha provocato, senza troppa convinzione: "Hey, Gian Maria: se arrivate a fine gara in due, ti pago una cena!"
Gian Maria rievoca la partenza: “Che emozione! Noi da una parte, le moto spente dall'altra, la corsa a piedi e poi via! Sono partito abbastanza bene. Ero in 24esima posizione con una Suzuki dietro di me e basta, visto che i tre team qualificatisi rispettivamente al 26esimo, 27esimo e 28esimo posto non si sono poi presentati in griglia. Mi sono tenuto larghissimo e ho passato all'esterno una buona manciata di moto per poi continuare subito a un ritmo indiavolato. Alla fine del primo turno ero stremato! Ho saputo in seguito che quando gli amici di Anima Guzzista mi hanno visto al primo cambio erano sconvolti dalla mia stanchezza! Oddio - pensavano - e se questo è già cotto così dopo un'ora, figurati se arriva a domani! Effettivamente la stanchezza del primo turno è stata notevole. Più che altro ho patito le difficoltà col cambio, che infatti poi abbiamo dovuto sostituire. Ai box mi dicevano: ah, il cambio Guzzi è un po' duretto, è normale, ti ci devi abituare! Sarà, ma intanto il mio alluce diventava grosso come un pallone da rugby!”
Le prime ore trascorrevano senza intoppi e la Moto Guzzi arrivava a insidiare, per diversi giri, la sedicesima posizione, grazie a due piloti che ignoravano la stanchezza.
E’ Bruno Scola, già meccanico all'ultimo Bol D'Or al quale partecipò una Guzzi Ufficiale a Le Mans nel 1972, e presente ad Albacete a sostenere gli amici del ClassicCo. a raccontarci quel momento della gara: “Io dicevo a tutti di stare tranquilli. Tutti che si chiedevano: ma come fanno ad andare avanti a questo ritmo? Tranquilli! La stessa adrenalina che tiene in piedi noi, tiene in piedi anche loro, cosa credete? Anzi, in una gara come questa è proprio adesso che si sono assestate le posizioni che i piloti si ingarellano, vedono il loro diretto avversario, capiscono chi esattamente gli sta davanti e lo puntano e, se va bene, lo passano!”
L'analisi di Bruno Scola veniva confermata da un paio di sorpassi da brivido, in staccata, di Gian Maria ai danni della Ducati 999R del Team Auto-Ferro 2002. La velocità nei cambi ai box contribuiva a mantenere l'ottima posizione della MGS-01.
Intanto la MV Agusta Burger King era la prima italiana a cedere nella massacrante prova per un guasto al radiatore dell'olio. Abbandonavano anche le R1 inglesi del Team Phase One e degli spagnoli del Folch Endurance, due scuderie prestigiose e blasonate.
Più staccata ancora la Suzuki del team francese EMPP che avrebbe anche lei abbandonato a tre ore dalla fine.
Ma la sfortuna decideva di accanirsi ancora un po’ sul ClassicCo. Team costringendo alla sostituzione dell'intero gruppo cambio:
“Gian Maria e Melo ci avevano detto dell'indurimento alla leva, il cambio si stava surriscaldando - spiega Mauro Abbadini - e pensavamo di "cavarcela" smontando il preselettore e raffreddando il cambio con dell'olio nuovo. Ma due giri dopo eravamo di nuovo nella stessa situazione e così abbiamo deciso per il cambio completo. Dal punto di vista della gara, non ci voleva proprio, ma dal punto di vista tecnico è stato un ennesimo successo ai box, con la moto ridotta in pezzi e rimontata in meno di un'ora. Poi, onestamente questa pausa ha permesso ai due piloti di riposarsi! Insomma, nessuno glielo diceva e tutti avremmo accolto il loro braccio alzato senza discutere; eravamo già oltre metà gara e quanto avevano fatto era già eccezionale. Ma ecco, quando sei lì che albeggia, e vedi che la Ducati è sempre lì, che gli altri abbandonano e tu no... Insomma sulle facce di tutti si leggeva un solo obiettivo: arrivare fino in fondo!”
Quando mancavano ancora quattro ore alla fine della gara, un episodio molto bello si è verificato nel paddock.
“Dall'inizio della gara stavamo sugli stessi tempi del Team Spagnolo AutoFerro 2002, con la Ducati 999R - racconta Mauro Abbadini - e quindi seguivamo con attenzione ogni loro cambio, così come loro seguivano i nostri del resto! Al 231esimo giro abbiamo visto la Ducati rientrare ai box. I giri passavano e non usciva più. Intanto noi recuperavamo una buona metà dei giri persi per la sostituzione del cambio. A un certo punto è arrivato un ragazzo del team Ducati a spiegarci che avrebbero abbandonato: rottura del perno di attacco del forcellone al telaio. Loro non avevano né saldatrice né fresatrice. Non ci abbiamo pensato su un momento e gli abbiamo messo a disposizione il nostro equipaggiamento e così sono ripartiti. Con ancora una decina di giri di vantaggio su di noi, però! A fine gara gli avremmo rosicchiato altri sei giri, ma non ce l’abbiamo fatta a recuperarli. Francamente, in quel momento non ho pensato se erano davanti o dietro. Ho visto solo degli amici, che da otto ore battagliavano con noi, che stavano per abbandonare...”
Durante le feste del dopo gara i suoi meccanici gli faranno una bonaria ramanzina: “Va bene la gentilezza, Mauro, ma la prossima volta pensaci per una decina di giri prima di prestare la roba!”
Alle 9:01 la Moto Guzzi MGS-01 Corsa del ClassicCo. Endurance Team tagliava il traguardo! Ventunesima classificata su 28 Team iscritti alla gara e 24 schierati in griglia, subito dietro alla Ducati 999R. Una gara massacrante per tutti i team, epica e incredibile per Melo Berlanga e Gian Maria Liverani che la portavano a termine in due.
Gian Maria, ormai ribattezzato "Livernau", stremato ma entusiasta commenta:
“Un'esperienza unica! L'En-durance è davvero qualcosa di speciale. La passione dei ragazzi del ClassicCo. e di Anima Guzzista è contagiosa! Come abbiamo fatto ad arrivare in fondo ancora non lo so! Ad ogni sosta ai box arrivavamo massacrati, poi l'entusiasmo del Team si trasformava in adrenalina, il dolore spariva e la consapevolezza di essere protagonisti di un qualcosa di magico ha fatto il resto. Lo so, lo so che avevo detto che sarebbe stato impossibile, ma una volta iniziata la corsa l'idea di abbandonare non mi ha mai sfiorato. Sai cosa vuol dire per un pilota vedere che c'è sempre gente al muretto a incitarti?! A ogni passaggio! Grandissimi. E poi, guidare una Guzzi... Sì, ti coinvolge: anche alla fine, quando andavamo verso il palco per le premiazioni, sono partiti degli applausi per noi! Dal palco poi ci hanno chiamato perché non mancasse lo champagne per festeggiare anche nel nostro box, come se in un certo senso avessimo vinto anche noi! Credo di aver vissuto un esperienza che non dimenticherò facilmente.”

“Incredibile, incredibile! - Mauro Abbadini è visibilmente soddisfatto del risultato - sono contentissimo! Era nata come una scommessa, e l'abbiamo vinta. La moto che fino a qualche mese fa era considerata un prototipo con un motore del quale si paventavano chissà quali problemi è una splendida realtà e i tempi in gara, per dodici ore al livello di rivali come la Ducati 999R, sono una cosa eccezionale per un debutto. Sono contento anche per Giuseppe Ghezzi che raccoglierà e svilupperà i risultati di questa massacrante settimana di test. La prova in pista è infatti lo strumento fondamentale per la ricerca e sviluppo delle moto sportive, e la mole di dati messa a disposizione degli ingegneri di Moto Guzzi è considerevole. La partecipazione della MGS-01 a questa gara, è avvenuta quasi di nascosto: ti dico solo che alla Guzzi ho chiesto la moto in prestito per uso fiera tre settimane fa! Ora speriamo che questo sia solo l'inizio e che questo buon risultato possa essere ripetuto e migliorato in futuro. Se guardiamo ai tempi, senza il problema al cambio e con delle gomme migliori saremmo stati tre, quattro posizioni sopra e magari arrivavamo a giocarcela con la Benelli Tornado, che è stata la migliore delle italiane, per la quattordicesima posizione. Ma ripeto, considerando che abbiamo gareggiato con solo due piloti, entrambi al debutto in una gara di Endurance, su una moto che non conoscevano è stata una gara fantastica e il merito va al team di ragazzi incredibili, veloci, attenti e precisi che non hanno mai perso un colpo per tutta la notte... Ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno aiutato a rendere ciò possibile.”
In realtà, sono gli appassionati guzzisti di mezzo mondo a dover ringraziare Mauro Abbadini: la sua impresa, raccontata in tempo reale sul web grazie alla nonstop sul sito Anima Guzzista, ha scatenato il passaparola degli appassionati e, a fine gara, i messaggi di incoraggiamento per la Moto Guzzi arrivavano non solo da tutta Italia, ma anche dal Canada, dalla Francia, dalla Germania, dall'Olanda e dagli USA.
In questi tempi così incerti per il futuro dell'Aquila di Mandello, ci auguriamo che la magica notte di Albacete non resti un fatto isolato ma sia il prologo di nuove avventure, sui circuiti di tutto il mondo per la splendida MGS-01 e che sia di stimolo per le nuove sfide che attendono la Moto Guzzi del futuro.

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