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ATTO DI FEDE
Una moto speciale per un personaggio altrettanto speciale
Di Marco Rainero

C’è un certo scompiglio al parco in riva al lago in quel di Mandello, poco dopo che sono iniziati ad arrivare i primi partecipanti alle GMG. “Hai visto, te lo dicevo, l’hanno fatta!”, “Allora è vero, l’hanno omologata!”, “Aspetta, fammela vedere”, “Ma quanto costa?”, “Le faccio subito un paio di foto”.
La notizia, cioé che quella che stiamo ammirando sia la vera MGS-01 omologata per circolare su strada, ovviamente, non è vera.
Ma, allora, da dove proviene tutto questo scalpore? In effetti, una MGS, o qualcosa che le somiglia a prima vista, con tanto di fari, frecce, specchietti e targa, sta facendo bella mostra di sé. Poi, però, i più attenti, dopo aver adeguatamente finito di accarezzare con lo sguardo le sovrastrutture della carrozzeria, iniziano ad analizzare tutto il resto.
“Ma queste piastre… e il forcellone… anche il telaio, ma sì, questa è una Centauro rielaborata!”. Qualcuno, deluso, la battezza subito la “MGS taroccata”.
Ma lo stupore per la bellissima realizzazione non può esaurirsi così, deve essere individuato l’esecutore. Lì nei paraggi si sta, infatti, beando di tutta questa ammirazione l’ideatore e fautore della trasformazione. Non possiamo perderci questa ghiotta occasione. Con sollievo scopriamo che, pur di nazionalità austriaca, come testimoniato dalla targa della moto, parla benissimo l’italiano, compresi molti difficili termini tecnici. Fissiamo per il giorno seguente una più dettagliata descrizione del lavoro fatto, proponendo anche, date le previsioni di pioggia, il ricovero al coperto nel nostro stand della sua opera. L’indomani non ci porta solo la prevista – e tanta – pioggia, ma anche una sorellina della finta MGS con tanto di allestimento pistaiolo. Scopriamo, così, la vera storia di queste moto.
Johannes Maria Bauer – in italiano sarebbe Gian Maria (che strano, non ricorda qualcosa anche a voi l’abbinamento di questo nome con la MGS-01?) - austriaco dei dintorni di Vienna, è uno di quegli appassionati motociclisti che non saprebbero neppure dirti quando lo sono diventati. E poi, con la naturale evoluzione, l’interesse si è sempre più focalizzato sui prodotti del mitico stabilimento di Mandello del Lario.
Inesorabilmente, tale situazione è rimasta immutata anche quando, un bel giorno, il nostro protagonista ha preso i voti ed è diventato monaco benedettino. Anzi, il monastero al quale è stato destinato, alla fine, ha accolto di buon grado un monaco con il pallino delle due ruote (tanto da riservargli una stanza da adibire alla stregua di officina), in quanto l’appartenenza al rango di motociclista è un ottimo richiamo nei confronti dei colleghi centauri anche riguardo le celebrazioni più strettamente spirituali.
 

Nel frattempo, entrambi si occupano di reperire, principalmente tramite internet, tutti i pezzi che necessitano alle loro Centauro per le modifiche della parte ciclistica, meccanica e per completare la carrozzeria stessa. I due amici intraprendono, a questo punto, due diverse strade per quanto riguarda l’utilizzo futuro delle special ottenute: Johannes preferisce dotare la sua di tutti gli accorgimenti necessari a una prossima omologazione per la circolazione su strada; Erwin procura, invece, alla propria creatura un allestimento più consono all’utilizzo in pista.
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Ma malandrino fu il giorno in cui Moto Guzzi presentò la MGS-01: da allora il desiderio di poterne avere una omologata gli è cresciuto talmente a dismisura che, riscontratane al momento l’impossibilità, l’unica soluzione possibile è stata quella di crearsene un fac-simile.
Ben presto Johannes, che ha un proprio sito internet (www.guzzipfarrer.at), tramite il forum di www.world-of-guzzi.de si rende conto di non essere il solo ad avere contratto questa “malattia”. Conosce, infatti, “Erminio”, al secolo Erwin Komarek, anche lui di Vienna, e dopo appena una settimana, per l’esattezza il primo di ottobre 2004, nella già citata stanza/officina del monastero, iniziano i lavori.
Non avendo entrambi impellenti vincoli dettati da stretti legami familiari, da quel momento, tutti i fine settimana, nonché le intere vacanze, vengono dedicati alla realizzazione del progetto.
Prima di tutto si deve creare la carrozzeria. Sembra facile predisporre uno stampo per modellare la fibra di vetro! Già, forse per un carrozziere esperto, ma per i due appassionati principianti i momenti di sconforto sono stati tanti. “Niente è impossibile” era il motto ricorrente di Erwin, e volta per volta l’uno spronava l’altro. Così, prima un modello in gesso da limare, scartare, stuccare e lucidare; poi un calco, composto di più pezzi combacianti, tramite il quale viene prelevata la forma, infine i primi tentativi con la fibra di vetro.
Un giorno, a causa di un errore, è stato necessario gettare via tutto il lavoro svolto e ricominciare da capo.
A metà aprile di quest’anno, dunque, la carrozzeria della MGS era finalmente pronta: scomposta in due soli pezzi, cupolino e gruppo serbatoio/sella/codone, e prodotta unicamente in fibra di vetro, senza la necessità di alcuna intelaiatura supplementare di rinforzo

 

Come si è detto, sia riguardo la ciclistica che il propulsore, vi sono state la adeguate modifiche e aggiornamenti: le sospensioni anteriori e posteriori sono diventate Öhlins, i cerchi PVM, il cambio è stato trapiantato con quello della V11 a 6 marce ed è stato adottato un filtro dell’aria K&N “a più ampio respiro” e una eprom personalizzata privatamente. Infine, l’intero impianto di scarico è stato disegnato e realizzato dalla Mistral, con collettori da 50 mm di diametro, misura che, in abbinamento alle valvole maggiorate di 2 mm, è stata programmata in previsione di una maggiore cubatura che sarà aumentata fino a circa 1200 cc. Per quanto riguarda il completamento del capitolo carrozzeria, gli obblighi di legge sono stati soddisfatti con l’apposizione, anteriormente, degli specchietti completi di indicatori di direzione e, posteriormente, del gruppo fanale/frecce/portatarga, entrambi di provenienza Ducati 999.
Il faro anteriore è stato “chiesto in prestito” a un Leonardo Aprilia. Per il plexiglas, è stato fresato il bordo superiore di quello in dotazione alla V11 Le Mans, mentre la sella è un’opera artigianale in pelle, visto che il neoprene non sarebbe stato accettato in fase di omologazione. Alla fine, visto che il design è senz’altro ispirato alla MGS-01, ma in realtà l’opera se ne differenzia, anche il nome prende spunto dall’originale, ma con una personalizzazione: MGS-01 Corvile, dove si sintetizzano significativamente i concetti di “corsa” e “civile”.
La versione da pista, curata da Erwin, differisce da quella del suo amico monaco dalla cilindrata, già incrementata a 1200 cc, dall’impianto di scarico con i collettori di 42 mm di diametro, studiato e realizzato da Termignoni, dal serbatoio solidale alla moto e non alla carrozzeria per ragioni di sicurezza e rapidità di smontaggio, dalla strumentazione, dalla sella in neoprene e, logicamente, dalla mancanza dei dispositivi imposti per la libera circolazione, con tanto di gomme slick.
L’attività agonistica di Erwin si svolge nell’ambito di un campionato Open di moto naked, presso il Pannonia Ring in Ungheria, al quale partecipa con il Racing Team Berger Motorsport (www.berger-motorsport.com), in competizione con moto del tipo Ducati Monster S4, Aprilia Tuono, Kawasaki Z750, Suzuki SV1000, Honda Hornet 900, ecc. Prima Erwin correva con una Guzzi Daytona e al momento, con la MGS-01 Corvile, si trova al 4° posto della classifica, pur se penalizzato da un gap di circa 30 cavalli rispetto alle altre. Infine, allo scopo di ripagare tutta la pazienza occorsa, nonché i tanti sforzi impiegati, compresi quelli monetari, i nostri amici hanno deciso di commercializzare la loro opera, ma soltanto nella carrozzeria – quella in fibra di vetro, per intenderci – regolarmente omologata dagli uffici della motorizzazione austriaca.
 

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