
Quando la mattina del sabato ci siamo avvicinati a
Mandello, in occasione dell’edizione 2005 delle Giornate Mondiali Guzzi,
ero sicuro che si stava prospettando un vero e proprio disastro.
Non si può dire, infatti, che piovesse; il verbo “piovere” non rende
l’idea di quello che è successo la mattina del 17 settembre.
Un vero e proprio diluvio si stava abbattendo nella zona, da Lecco fino
a Mandello, tant’é che, con l’auto, eravamo costretti a procedere a non
più di 30/40 Km/h. Dentro di me pensavo: “Non ci sarà nessuno, è
impossibile, chi vuoi che sia così matto da andare in moto con un tempo
simile?”
La risposta l’ho avuta nelle vicinanze di Mandello, quando la strada
entra nelle gallerie, qualche chilometro prima di arrivare alla sede
della Moto Guzzi. Decine di moto ferme in attesa non dico che spiovesse,
ma che la “doccia” si trasformasse in qualcosa di umanamente, e
motociclisticamente, sopportabile.
Una seconda risposta l’ho avuta arrivando sul lungo lago, là dove era
stato allestito il Villaggio Guzzi, con vicino l’area adibita a
campeggio: decine di tende che “galleggiavano” sull’umido e il fango,
centinaia di moto parcheggiate in ogni dove.
La verità è che noi guzzisti siamo proprio matti e che niente ci può
fermare. Pensate un po’ se avessero organizzato un raduno Honda o Harley
Davidson: chi di loro avrebbe affrontato un tempo simile, con tutti i
bollettini meteorologici che da giorni avvisavano dell’arrivo di un week
end terribile. Diecimila moto è la stima che è stata fatta delle
presenze alle GMG 2005. Una domanda: se c’era il sole, in quanti saremmo
stati?

Tantissimi stranieri, una marea di francesi,
tedeschi, austriaci, svizzeri, ma anche inglesi, per non dimenticare
quella coppia di australiani che, un mese prima del raduno, hanno
spedito la moto in nave, hanno fatto il viaggio in aereo, e si sono
presentati a Mandello in sella alla loro Guzzi.
Inutile dire che hanno vinto loro la coppa per i partecipanti arrivati
da più lontano!
Ma anche noi italiani non abbiamo scherzato, con tantissime presenze da
tutta Italia e folte rappresentanze da Calabria e Sicilia. Se infatti
qualcuno si stupisce di quanti chilometri deve fare un tedesco per
arrivare a Mandello, è bene ricordare che da Trapani, così a occhio,
sono circa 1.400 chilometri, come dire che fa meno strada un
motociclistica proveniente dalla Norvegia!
Tutti bravi, quindi, tutti stoici: eh sì, perché la pioggia non si è
limitata al sabato mattina, ma è stata una compagna continua, anche se
non proprio desiderata, di tutti e tre i giorni in cui si è articolato
il raduno, compresa la domenica pomeriggio, quando tutti, dopo le
premiazioni di rito, sono ripartiti verso casa, ovviamente sempre sotto
la pioggia.
Un vero peccato, perché il programma era ricco e prevedeva, oltre alle
solite visite allo stabilimento e al museo, parate storiche, concerti,
prove gratuite della nuova Griso, una scuola guida per le donne, fuochi
d’artificio e tanti premi.
A proposito di fabbrica e museo, devo dire che tutte le volte che entro
dentro la sede della Moto Guzzi ho un tuffo al cuore: che nel 2005 si
possano produrre moto in un contesto così vetusto, direi quasi
archeologico, mi sembra quasi incredibile.

Certo, lì tutto parla di storia, ma sinceramente il
tutto mi sembra inconciliabile con le necessità tecnologiche di una
fabbrica moderna. Muri scrostati, vetri tenuti con lo scotch, ma non
solo: se si riesce a buttare un occhio dentro lo stabilimento, si
intravedono vecchi macchinari, luci fioche, una situazione che fa
veramente tenerezza.
Stesso discorso per il museo e le moto che vi sono conservate: queste
meriterebbero ben altro spazio e visibilità. Aziende che hanno un terzo
della storia della Moto Guzzi hanno musei bellissimi e spaziosi, con le
moto valorizzate come si meritano, mentre a Mandello queste sono
affastellate, poco curate, e con lacune molto gravi. Mancano infatti
tanti modelli importanti della storia Guzzi, così come manca un filo
logico nell’esposizione delle stesse moto.
Bene, anche se tutto ciò non c’entra niente con il raduno, nessuno può
fare a meno di notare una situazione simile, anche perché la fabbrica è
il primo biglietto da visita di qualsiasi azienda.
Per fortuna, ci sono i guzzisti, quelli fedeli e incrollabili, ma anche
quelli che, avendo avuto la possibilità di provare la Griso, si sono
detti entusiasti della nuova moto: l’atmosfera, infatti, era positiva e
tanti facevano a gara per ricordarsi quand’era stata l’ultima volta che
Guzzi aveva presentato due novità nello stesso anno!
La ciliegina sulla torta, ovviamente, sarebbe la produzione della
versione stradale della MGS, ma sembra proprio che non ci sia intenzione
di seguire questa strada.
Non si può avere tutto, è vero, quindi accontentiamoci della vitalità,
della vivacità, dell’ottimismo che sono scaturiti da questo bell’evento.
Che sia di buon augurio per la nostra Aquila!
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