
Se c’è una cosa che dà soddisfazione al motociclista
è, manco a farlo apposta, guidare la moto. Bella forza, direte voi,
manco avessi scoperto l’acqua calda...
Sì, è vero, ma se c’è una cosa che dà ancor più soddisfazione
all’appassionato delle due ruote è guidare una moto di cui conosce
tutto, o quasi. Di solito, questa condizione la si raggiunge col passare
del tempo, ovvero dopo che la moto è stata comprata, provata, riprovata,
smontata e rismontata, fino a che il suo proprietario non ne apprezza e
riconosce ogni più piccolo particolare. Stavolta, però, il discorso si è
sviluppato in maniera inversa: dopo essere stato nel quartier generale
della Marabese Design, e aver apprezzato i disegni del progetto Griso,
dai bozzetti fino agli studi più avanzati, e dopo essere stato
protagonista di un lungo tragitto in sella alla nuova Breva V1100 (che
con la Griso condivide gran parte della parte meccanica, compreso il
sistema a cardano reattivo integrato nel massiccio forcellone di
alluminio), in pratica mi sono ritrovato in sella alla tanto attesa
naked di Mandello del Lario che sapevo quasi più che cose di lei che
della mia stessa moto. Come dite? Se ho provato un senso di frustrazione
per il mancato effetto-sorpresa?
No, tutt’altro! Casomai esaltazione nel percepire i vari comportamenti
di un mezzo mai guidato prima, capendone immediatamente le motivazioni.
Vi faccio un esempio: sulla Breva mi ero accorto di come sia la
trasmissione che l’impianto di iniezione elettronica avessero fatto un
notevole passo avanti rispetto alla precedente V11. In effetti, anche
sulla Griso, questi miglioramenti sono nettamente avvertibili e, per
quanto possibile, lo sono in misura ancora superiore, forse per via del
peso più contenuto.
E’ questa, secondo me, la chiave di volta del nuovo progetto di Casa
Guzzi, il segreto, se così vogliamo chiamarlo, che sta alla base della
sua grande guidabilità. Prima però, facciamo un piccolo passo indietro.
La presentazione si è svolta a Mandello, secondo un programma
piacevolmente informale che aveva come obiettivo quello di porre al
centro dell’attenzione la moto stessa e non i vari aspetti di contorno
quali sfarzose conferenze stampa, cene di gala ecc, quelle avrebbero
avuto spazio alla Triennale di Milano, durante l’incontro previsto pochi
giorni più tardi e al quale hanno preso parte i più alti vertici del
Gruppo Piaggio (trovate il resoconto nelle pagine precedenti).
A presenziare il breve commento introduttivo, all’interno
dell’affascinante “Sala Trofei” della fabbrica di Mandello, ci sono il
responsabile marketing Fulvio Parisatto, il direttore tecnico Roberto
Restelli e l’amministratore delegato Daniele Bandiera, il quale chiude
la serie di interventi con una sintetica ma orgogliosa nota su quanto è
stato fatto in Moto Guzzi a partire dall’insediamento della nuova
gestione. “La Casa di Mandello rappresenta un marchio che trasmette
emozione e l’emozione si trasmette con i fatti e non con le parole. - è
l’esordio di Bandiera - Per questo sono felice che la stampa sia qui per
sostenere la prova di una nostra nuova moto. Ci tengo però a
sottolineare che se ciò è stato possibile lo si deve al fatto che oggi
Moto Guzzi dispone di una squadra di persone creata ad hoc interamente
dedicata a questo marchio. Breva 1100 è stato il primo prodotto di
questo gruppo, Griso è il secondo. E’ grazie a queste due moto che,
dalle 4.000 unità prodotte nel 2004, pensavamo di raggiungere le 5.000
nel 2005, ma in realtà supereremo probabilmente i 6.000 pezzi.”

Poi, l’amministratore delegato dà il via libera al
test dinamico, non prima però di aver ricordato che le Griso previste
per la presentazione sono ancora degli esemplari di preserie e che la
vera e propria messa in produzione avrà luogo verso la fine del mese di
settembre, con consegna presso i concessionari a partire da ottobre, al
prezzo di 11.990 Euro chiavi in mano.
Una volta nel piazzale interno alla fabbrica, dove sono state radunate
tutte le moto, a ognuno vengono consegnate le chiavi e una cartina
stradale che riassume l’itinerario che da Mandello ci porterà fino al
Montespluga, a quota 1.908 metri sul livello del mare.
Un percorso di circa 80 Km ricco di curve e di paesaggi davvero
suggestivi che sembra fatto apposta per saggiare le doti di una moto
come la Griso, né custom al 100%, né sportiva dal carattere estremo. Il
primo impatto, ovvero quello estetico, è forte, di quelli che non
possono lasciare indifferenti. Ci sono alcuni elementi della moto, come
il silenziatore di scarico, i collettori e il tappo del serbatoio,
volutamente sproporzionati rispetto al resto.
Una sproporzione che, anziché degenerare nell’esagerazione fine a se
stessa, dà viceversa carattere all’insieme, come mai era stato fatto
prima su una Moto Guzzi. Scendendo nei particolari, poi, ci si accorge
di come la cura riservata a certi dettagli (e sono molti) sia di gran
lunga superiore al passato.
Pur trattandosi di un veicolo di preserie, infatti, la moto appare
davvero ben rifinita, tanto che è un piacere rimanere lì ad osservarla
cercando di scoprire fino all’ultima “chicca” (una su tutte, il faro
posteriore a led con l’Aquila incisa al suo interno).Tuttavia, il tempo
stringe ed è giunta l’ora di mettersi in marcia. A motore spento,
comunque, la Griso riserva ancora delle sorprese.
A differenza di quanto si potrebbe pensare osservandola dall’esterno,
dove salta agli occhi una discreta lunghezza del mezzo, la prima
sensazione che coglie il pilota una volta montato in sella è viceversa
quella della larghezza.
A dominare il ponte di comando è, infatti, l’imponente manubrio è il
gigantesco, seppur basso, serbatoio del carburante. La posizione di
guida che ne deriva è piuttosto aggressiva, col busto inclinato in
avanti e le gambe divaricate, mentre le pedane non sono eccessivamente
arretrate, anche se per garantire la necessaria luce a terra risultano
abbastanza alte.
La strumentazione di bordo, poi, è bella, compatta e ben leggibile, con
il tachimetro digitale retroilluminato di rosso e il contagiri a fondo
nero più le varie spie di servizio. Tutto è pronto, insomma, non ci
resta che premere start, tirare la frizione e infilare la prima...
Il motore della Griso prende vita al primo colpo mentre, come già
accennato all’inizio, se non fosse per un precedente “incontro” con la
Breva 1100, si rimarrebbe stupiti da quanto morbido e preciso sia il
cambio (appena un po’ rumoroso), così come il resto della trasmissione,
mentre la leva della frizione richiede ancora mani ben allenate, pena
qualche indolenzimento ai tendini a fine giornata.
Durante i primi Km, che percorriamo lungo il lago di Como, si procede ad
andatura piuttosto blanda, attraverso la quale si ha comunque la
possibilità di apprezzare l’ottima risposta da parte dell’impianto di
iniezione elettronica, che consente al bicilindrico di Mandello di
riprendere velocità anche dai regimi più bassi senza strappi e al minimo
tocco sul gas.

Poco prima di Chiavenna, a circa metà della strada
che ci porterà a destinazione, il ritmo si fa più sostenuto. In una
delle tante gallerie che caratterizzano la zona, proviamo ad allungare
un po’. Scalata una marcia e aperta completamente la manetta, la Griso
fa la voce grossa, portando in fretta e senza la minima flessione l’ago
del contagiri fino a quota 7.500, regime in prossimità del quale
conviene passare al rapporto successivo, senza insistere fino
all’intervento del limitatore.
Prima di quella soglia, infatti, il V-twin che equipaggia la Griso ha
già espresso il meglio di sé, con una spinta energica ma non travolgente
(gli 88 Cv dichiarati, insomma, ci sono tutti), che fa della costanza e
della linearità i suoi punti di forza, tanto che in poco spazio si
riescono a vedere velocità vicine ai 200 Km/h (segno che di strada ne fa
eccome!), anche se a 150 la pressione dell’aria è già talmente forte da
rendere difficile il mantenimento di medie più elevate (com’è anche
comprensibile su una moto priva di carenatura).
Per contro, l’ultimo tratto dell’itinerario che ci accompagnerà fino al
Monte-spluga è caratterizzato da un susseguirsi di curve fin troppo
strette che, anche se non mettono in reale difficoltà il lungo interasse
della Griso (1.554 mm), di certo non rappresentano il suo habitat
naturale.
Questo nonostante la maneggevolezza messa in mostra dalla nuova Guzzi
sia quasi sorprendente, se rapportata a un mezzo di circa 230 Kg a
secco, e il merito è di un “pacchetto” che prevede pneumatici al top, i
Metzeler Rennsport, e un ottimo bilanciamento dei pesi (48% anteriore e
52% posteriore).
Anche le sospensioni, naturalmente, fanno la loro parte: quelle della
Griso risultano tendenzialmente rigide, soprattutto dietro, ma ben
accordate con il tipo di guida richiesta.
Un piccolo sacrificio in termini di comfort che ripaga attraverso il
permanente contatto delle ruote con l’asfalto, oltre che con un
avantreno solido e preciso sul veloce.
Il luogo migliore per godersi questa moto è dunque nei tratti con curve
da terza e quarta marcia, come quelle che portano da Madesimo al Lago di
Montespluga, dove si riesce a far leva sulla generosa coppia a
disposizione (9 Kgm, il valore dichiarato, pari al 3% in più rispetto
alla Breva per via delle migliorie apportate agli impianti di
aspirazione e scarico) e sulle possibilità offerte dalla ciclistica,
grazie alle quali le manovre di inserimento, percorrenza e uscita di
curva avvengono in modo intuitivo e senza particolare sforzo.
Per lo stesso motivo, la frenata è caratterizzata da un’azione non così
repentina come su una supersportiva, mentre non manca in quanto a
potenza assoluta e modulabilità (particolarmente buona la risposta
dell’impianto posteriore).
In fase di trazione, poi, la muscolosa naked di Mandello si distingue
ancora una volta per la grande neutralità della trasmissione, nel senso
che non soffre assolutamente degli effetti giroscopici dovuti all’albero
motore longitudinale (come le vecchie Guzzi), né dà luogo a variazioni
d’assetto per via della coppia di rovesciamento.
Detto questo siamo giunti all’Hotel Vittoria, dove ci attendono i
tecnici che si prenderanno cura delle Griso prima del rientro,
effettuato ad andatura pressoché turistica, in quel di Mandello.
Direi che come primo assaggio non poteva andare meglio. La lunga attesa
per questo modello, che aveva fatto la sua prima apparizione circa tre
anni fa (anche se allora era equipaggiato con un motore a quattro
valvole), è stata assolutamente ripagata.
Tra i presenti al lancio ufficiale c’è addirittura chi sostiene che, dal
punto di vista dinamico, la Griso è perfino più bella di quanto non lo
sia a motore spento, il che la dice davvero lunga... Solo un consiglio:
se avrete modo di provarla, o meglio ancora di comprarla, usate un casco
integrale, non un jet per fare i fighetti come è capitato al
sottoscritto...
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