A


MENU

LA MGS C’E’
Gianfranco Guareschi e il suo trionfo a Daytona
Di Lorenzo Miniati

Gianfranco ce l’ha fatta. E’ il primo pilota ad aver riportato alla vittoria la Moto Guzzi in una competizione internazionale. Daytona è forse il palcoscenico storicamente più importante dell’intero panorama motociclistico. Vincere lì, significa essere uno vero, uno di quelli che scrive il proprio nome negli annali.
Verrà ricordata a lungo l’impresa di Guareschi, perché sulla sua MGS-01 non c’era solo lui, ma tutti i guzzisti che da troppi anni speravano di rivedere un bicilindrico di Mandello in una competizione blasonata e per di più sul gradino più alto del podio.
Un’attesa che è finalmente terminata all’interno del catino più famoso degli Stati Uniti, il tempio del motorismo a stelle e strisce. Gianfranco l’ha voluto fortemente questo trionfo, anche se per coronare l’impresa è stato agevolato dall’aiuto della stessa Moto Guzzi.
E’ proprio Guareschi a raccontarci, col suo solito entusiasmo, come sono andate esattamente le cose: “L’idea di andare a correre a Daytona con la Guzzi MGS-01 è iniziata quasi per scherzo. Ero andato a Padova per le premiazioni del Campionato Italiano Velocità, visto che nella passata stagione avevo concluso al terzo posto. Quando mi hanno chiesto i miei programmi per la stagione 2006 ho risposto che avrei fatto il Campionato Supertwins e che, se fossi riuscito a mettere insieme tutti i presupposti necessari, mi sarebbe piaciuto andare a Daytona. Il giorno dopo però, sui giornali hanno scritto solo: Guareschi a Daytona con la MGS! Da lì è iniziato, tra virgolette, un film, con continui contatti tra noi e la Moto Guzzi, dove cercavamo di valutare la fattibilità di questa impresa. Siamo stati indecisi fino all’ultimo, poi, dopo tanta indecisione, abbiamo colto, come si suol dire, la palla al balzo e ci siamo buttati. L’accordo prevedeva che noi, attraverso la nostra concessionaria di Parma, ci occupassimo della moto, vale a dire l’MGS con cui avevo già corso nel 2005, e Moto Guzzi mettesse a punto la spedizione del materiale. Per quanto riguarda la logistica, infatti, se ne è occupata la Piaggio USA.”
Molti sanno quanto sia costosa un’operazione del genere, quindi il supporto di Moto Guzzi è stato importante: “Certo, è stato importantissimo, anche se poi, per quanto riguarda l’organizzazione in pista, abbiamo fatto tutto da soli.”
Gianfranco è infatti partito insieme a suo cugino e a un suo amico. I tre italiani sono andati in Florida con in testa una cosa sola: vincere. Perché a Daytona, se arrivi secondo, non sei nessuno, ma se vinci, la cassa di risonanza è tale che fa il giro del mondo.
“Già che siamo andati fin là – continua Gianfranco- ci siamo iscritti a due categorie. Così, ho fatto la Battle of The Twins Formula One, che è la più libera di tutti, e la Sound of Thunder, dove si può correre con qualsiasi moto con due e tre cilindri. Per quanto riguarda la Battle of the Twins, che sarebbe l’equivalente della nostra Supertwins, in america il regolamento è un po’ diverso rispetto al nostro. In pratica si può correre con bicilindrici superiori a 1.000 cc con qualsiasi livello di preparazione, purché siano raffreddate ad aria, mentre i motori raffreddati ad acqua non possono superare i 1.000 cc e devono essere allestiti in formula Superstock come, tanto per fare un esempio, la Ducati 999S. Invece, nella Sound of Thunder, come dicevo prima, è tutto libero, basta che corrano moto a due e tre cilindri, anche eventuali Superbike.”
Guareschi parla del clima di grande interesse che si è subito creato intorno alla sua MGS.
“E’ stato bello, perché in America le moto, più sono grosse e più piacciono. Poi, dal momento che la Piaggio USA non importava la MGS-01 prima della mia vittoria a Daytona, le persone che la vedevano rimanevano bocca aperta perché non l’avevano mai vista prima!”
Questo per sottolineare l’importanza che rivestono le competizioni per un marchio come Moto Guzzi.

 

Anche il “Guaro” è d’accordo: “Per quanto riguarda il mercato americano, sono sicuro che la vittoria ha avuto una discreta importanza. Tutti gli importatori hanno un loro stand durante la Bike Week di Daytona, e la Piaggio USA aveva chiaramente uno stand Moto Guzzi, dove tra l’altro veniva presentata la Griso, con la possibilità di effettuare dei test ride. Col fatto che siamo arrivati primi hanno giustamente sfruttato la cosa.”
Poi Gianfranco torna a parlare del perché l’arrivo della MGS abbia cambiato la sua vita di pilota.
“La vittoria con questa moto ha un sapore speciale, perché ha coinvolto tutta la mia famiglia, visto che mio padre è concessionario Guzzi da 50 anni. Mi sono detto: dopo tanti anni di corse su varie marche di moto è giunto il momento che facciamo qualcosa per noi, approfittando anche del fatto che, oltre alla MGS, Guzzi ha presentato altri tre nuovi modelli negli ultimi tempi e quindi c’è aria di rilancio.”
Da personaggio vulcanico qual è, Guareschi ha anche una sfilza di curiosi aneddoti da raccontare sulla trasferta in terra statunitense: “E’ un mondo completamente diverso rispetto all’Europa per quanto riguarda le competizioni. Poi devo dire la verità: 150.000 moto non le avevo mai viste tutte insieme, anche se il 90% di queste erano Harley Davidson. Le corse americane, comunque, presentano notevoli differenze rispetto alle nostre. In pista è più o meno tutto uguale, mentre fuori è come trent’anni fa. Noi eravamo sotto un capannone, visto che non esistono box in muratura e anche i team ufficiali allestiscono dei gazebo che separano gli uni dagli altri attraverso una semplice fettuccia. Là ho visto la Yamaha e la Honda di fianco, con i meccanici che appoggiavano i pezzi per terra a un metro di distanza dal gazebo accanto. In Europa, una cosa del genere è impensabile: non appena una moto rientra al box si abbassa la saracinesca per occultarla alla vista degli avversari. Là i piloti mangiano tutti insieme, anche se dopo, in pista, se le danno di santa ragione. Inoltre, in America tutto è incentrato all’insegna dello spettacolo per il pubblico, che con un solo biglietto può andare in tribuna o scendere ai box per incontrare i piloti, che non se ne stanno chiusi nei loro motorhome, come nella MotoGP, ma se ne vanno in giro come persone qualsiasi. Questa cosa la trovo molto bella.”
Ancora un’ultima considerazione, a posteriori, sulla gara di Daytona. Secondo noi, si è trattato di un’impresa rischiosa, nel senso che un viaggio così lungo, con tutte le incognite del caso, poteva anche tradursi in una cocente delusione. O no?
“In effetti, ci ho pensato. E’ andato tutto fin troppo bene: quattro gare, due vittorie e due secondi posti. Ci confrontavamo su un circuito che non avevo mai visto, per di più contro avversari come le Buell ufficiali, che si sono presentate con due bilici di 20 metri e due piloti veri, tra cui il britannico Jeremy McWilliams, che fino allo scorso anno era in MotoGP. Bastava davvero poco per raccogliere un risultato di nessuna importanza. Eppure è andata così, segno che la moto è valida e noi abbiamo giocato bene le nostre carte. Non immaginate l’orgoglio dei miei clienti quando mi affidano le loro Guzzi sapendo quello che ho fatto a Daytona. E’ come se tutti si fossero sentiti partecipi di questo trionfo.”
La vittoria ha avuto più risonanza in Italia che in America.
“Gli Stati Uniti sono un paese talmente grande che fuori dal circuito la gente non sa neppure cosa c’è dentro. Basta pensare al fatto che non viene neppure effettuato il cerimoniale del podio, ma una semplice premiazione nella cosiddetta Victory Lane. Questo non vale solo per la Battle of the Twins, ma per tutte le classi, anche per la 200 Miglia Superbike AMA.”
L’ultima domanda non può che essere riferita alla possibilità di rivedere di nuovo la MGS numero 88 a Daytona il prossimo anno. “Vediamo, come si dice: quando passa la cometa, passa una volta sola. A parte gli scherzi, quest’anno è andata molto bene. Ci andava di fare questa cosa, e dal momento che Guzzi ci ha dato una mano ufficialmente, non si poteva dire di no. E’ andata bene, ripeto, pertanto ringrazio la Guzzi per il supporto che ci ha dato. L’anno prossimo, chi lo sa… Magari il motore che stiamo sviluppando (il padre di Guareschi e l’Ing. Mariani stanno lavorando a un motore due valvole con raffreddamento a liquido che dovrebbe debuttare tra poco sulla moto di Gianfranco ndr) andrà talmente bene che ci riproveremo, oppure sarà la stessa Guzzi che deciderà di supportarci nuovamente. Vedremo, adesso voglio soltanto godermi questo momento…”
Bravo Guaro, i guzzisti di tutto il mondo faranno altrettanto.
 


 

CLICCA QUI PER ABBONARTI A BICILINDRICA

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO

 

EDITORIALE
LETTERE
INDICE RIVISTA
MERCATINO

ABBONAMENTI
ARRETRATI
MERCHANDISING

LINKS

E-MAIL

 
TORNA ALLA HOME PAGE


 

WWW.MOTOITALIANE.IT

© 2001-2009 Moto Italiane - Diritti Riservati

 


www.motoitaliane.it
© 2001-2005 Moto Italiane - Diritti Riservati