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Prova su strada della Guzzi Breva 750 ie
di Lorenzo Miniati

Clicca qui per l'anteprimaSono fermo al semaforo. Davanti a me c'è la lunga salita che, da Firenze, porta su una delle strade più gettonate dai motociclisti tosco-emiliani: la mitica via Faentina.
A un certo punto, avverto alle mie spalle il battito cupo e profondo tipico dei motori Ducati a 2 valvole. Dopo pochi istanti vengo infatti affiancato da un Monster 600 prima serie, il cui proprietario sembra avere un certa fretta, a giudicare dalle continue "manate" sul gas, nonostante sia lì fermo ad aspettare il verde. Vabbé, dico io, si sarà ricordato di aver chiuso male la porta di casa…
Poi, però, il suddetto si volta verso di me e, con aria di sfida, intensifica la frequenza e l'intensità delle sgassate. Lì per lì non so se mettermi a ridere o far finta di niente, ma poi, quasi senza rendermene conto, mi ritrovo con la prima infilata e l'ago del contagiri che sale verso il fondo scala. Rosso… verde!
Lascio la frizione e proietto il busto in avanti, come si vede fare in televisione a "quelli bravi", col risultato che una normale partenza al semaforo si trasforma nello start di un Gran Premio. Dopo poche decine di metri ho già inserito la seconda, mentre il mio "avversario" è ancora alle prese con l'allungo della prima marcia. La salita è circa a metà e io sto guadagnando un leggero vantaggio. Non so se sono stato io particolarmente fortunato nello spunto da fermo, oppure è "l'altro" ad aver avuto qualche problema di tempismo nel mollare la frizione; sta di fatto che, quando finisco di tirare la terza, ho entrambe le ruote davanti al monsterista. La curva si avvicina, la velocità è già più che sufficiente ad alleggerire la patente di diversi punti: meglio chiudere il gas e farsi da parte, tanto, come si dice, la soddisfazione me la sono tolta.
Come rallento, mi vedo inesorabilmente sfilare all'interno dall'accanito inseguitore che, nel giro di poche curve, sparisce all'orizzonte. Certo, deve essersi sentito il più forte, perché, da che mondo è mondo, il vero motociclista lo si vede nelle curve e non in rettilineo.
Ma in questo caso non era il confronto tra le mie e le sue doti di guida a interessarmi, quanto quello tra i nostri bicilindrici. Già, mi ero dimenticato di dirvi che tutto ciò è accaduto mentre ero alla guida della nuova Breva 750, la piccola naked di Mandello, appena ritirata dall'amico Giuseppe di Motor System, concessionaria Guzzi di Firenze (Tel. 055 2476608).
Dopo il primo assaggio pubblicato sul numero 5, abbiamo infatti voluto approfondire la conoscenza di questo modello che, in qualche modo, rappresenta il ritorno sulle scene da parte del Marchio dell'Aquila a opera della gestione Beggio-Aprilia.
Ebbene, se da una parte non possiamo far altro che confermare quanto di buono era emerso in occasione del lancio ufficiale, dall'altra abbiamo avuto modo di annotare piacevoli sorprese riguardo aspetti che all'inizio c'erano sfuggiti.

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La prima cosa che colpisce della Breva sono le sue dimensioni estremamente compatte. La moto è corta e non troppo alta, facile da inforcare anche per chi non possiede gambe alla Alba Parietti. La posizione di guida è raccolta, ma non per questo scomoda. Anzi, in sella ci si sente subito a proprio agio. Il manubrio, non troppo largo, è abbastanza avanzato rispetto al piano di seduta, in modo che il busto risulti leggermente inclinato in avanti, senza però caricare i polsi in maniera eccessiva.
Le pedane, poco ingombranti e rivestite in morbida gomma, offrono un appoggio rassicurante, posto a un'altezza che scongiura problemi di luce a terra, ma anche precoci indolenzimenti delle ginocchia.
Quest'ultime, infatti, vanno a "incastonarsi" perfettamente nel profilo sagomato del serbatoio, offrendo di conseguenza un'ampia superficie di contatto tra uomo e macchina che accresce il senso di controllo e integrazione. Anche la sella è piuttosto avvolgente nella parte posteriore, oltre ad essere rivestita con un piacevole tessuto tecnico che impedisce al pilota di scivolare indietro durante le accelerazioni. Le manopole, infine, sono snelle e di ottima impugnatura, tutto un altro mondo rispetto alle classiche "spugnone" dei modelli passati.
L'avviamento è prontissimo: basta girare la chiave su ON, premere start e il bicilindrico lariano comincia a galoppare come un giovane puledro. La tonalità di scarico è tutto sommato gradevole, meno castrante del previsto, nonostante il rispetto delle normative Euro 2 e, se non altro, mantiene una timbrica riconoscibile. Dopo pochi minuti, si è già raggiunta la temperatura di esercizio, potendo così approfittare di un po' di accelerazione in più.
Il motore esprime il meglio di sé tra i 3.000 e i 5.500 giri. La coppia è generosa, anche se il bicilindrico Guzzi non è rapidissimo nel prendere giri. La zona gialla inizia a quota 7.000, con quella rossa dopo altri 1.000, ma in tutta sincerità non c'è motivo di insistere oltre la prima, anche se il "piccolo" 750, una volta "lanciato", sfodera discrete doti di allungo.
Rispetto al Nevada, che avevo provato qualche tempo fa, siamo comunque su un altro pianeta, sia come prestazioni che in termini di ampiezza della fascia di utilizzo.
La frizione non è poi così dura come me la aspettavo, ma quello che mi ha davvero stupito è il cambio. La prima marcia entra attraverso un innesto quasi impercettibile, tanto che a volte non si è nemmeno sicuri di averla inserita. Insomma, i vecchi "clank" della serie "Non l'hai messa dentro, finché non l'hai messa dentro" (chi non ha capito la citazione vada a noleggiarsi American Pie), sono soltanto un ricordo, e anche le reazioni indotte dalla coppia di rovesciamento dell'albero motore non infastidiscono più di tanto.
Su strada, infatti, la Breva scorre via che è un piacere, in barba alle decine di automobilisti fermi nel traffico. Il peso contenuto (182 Kg a secco, anche se in marcia sembrano ancora meno) e l'ampio raggio di sterzo permettono di disimpegnarsi alla grande nello slalom tra i classici veicoli incolonnati, senza nessun tipo di problema dovuto all'ingombro del motore o dei doppi scarichi laterali (mai vista una Guzzi così stretta).
La ciclistica, dal canto suo, offre un comportamento sincero e intuitivo, adatto anche a qualche gita fuori porta in giubbotto e guanti di pelle.
Il singolo disco anteriore, che sulla carta mi aveva fatto sorgere qualche dubbio, si è dimostrato più che sufficiente, così come il comportamento della forcella (dall'apparenza piuttosto esile), ben tarata e scorrevole quanto basta per affrontare sia il pavé del centro che le buche della statale.
Dal canto loro, i doppi ammortizzatori posteriori sfatano il luogo comune che vuole queste unità estremamente cedevoli, buone solo all'equipaggiamento di custom senza troppe pretese in termini di guida. Ebbene, con la Breva ci si può togliere anche la soddisfazione di una bella tirata nel misto senza che il retrotreno lamenti reazioni anomale.
In curva, il comportamento è infatti più che buono, dominato dalla sensazione di un avantreno agile e preciso, probabile conseguenza della gommatura da 110/70 al posto della classica 120/70 normalmente impiegata sulle cilindrate da 600 cc in su.
Proprio lo sterzo mai pesante e il disimpegno con il quale la Breva si lascia condurre, sia nelle manovre da fermo che a velocità di crociera, fanno subito pensare a una felice compatibilità con le esigenze del pubblico femminile, alle quali la naked di Mandello del Lario sembra rispondere a gran voce. Ciò non toglie che anche i maschietti possano apprezzare la facilità e il controllo offerto da questa entry level.
Certo, la protezione aerodinamica non è il massimo, soprattutto negli eventuali trasferimenti autostradali, ma nell'utilizzo in città la situazione rimane in ambiti accettabili.
Anche la strumentazione, per quanto completa e razionale, a mio avviso meriterebbe un piccolo restyling per via dell'estetica francamente datata, mentre gradevoli sono gli indicatori di direzione trasparenti al posto delle classiche gemme gialle, che spesso appesantiscono la livrea.
Oltre al sobrio grigio "grigna", come quello protagonista della nostra prova, la Breva prevede, infatti, altri due eleganti accostamenti cromatici: il rosso metallizzato e il nero "ollare", che ben si addicono allo stile semplice, ma non per questo banale, delle sue forme.
Nulla a che vedere, insomma, con le linee possenti e muscolose della nuova versione di 1.100 cc, presentata all'ultimo Salone di Milano. Una vera ammiraglia che, dopo aver preso confidenza con la "sorellina minore", non vediamo l'ora di provare!

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