Sono
fermo al semaforo. Davanti a me c'è la lunga salita che, da Firenze,
porta su una delle strade più gettonate dai motociclisti tosco-emiliani:
la mitica via Faentina.
A
un certo punto, avverto alle mie spalle il battito cupo e profondo tipico
dei motori Ducati a 2 valvole. Dopo pochi istanti vengo infatti affiancato
da un Monster 600 prima serie, il cui proprietario sembra avere un certa
fretta, a giudicare dalle continue "manate" sul gas, nonostante
sia lì fermo ad aspettare il verde. Vabbé, dico io, si
sarà ricordato di aver chiuso male la porta di casa…
Poi, però, il suddetto si volta verso di me e, con aria di sfida,
intensifica la frequenza e l'intensità delle sgassate. Lì
per lì non so se mettermi a ridere o far finta di niente, ma
poi, quasi senza rendermene conto, mi ritrovo con la prima infilata
e l'ago del contagiri che sale verso il fondo scala. Rosso… verde!
Lascio la frizione e proietto il busto in avanti, come si vede fare
in televisione a "quelli bravi", col risultato che una normale
partenza al semaforo si trasforma nello start di un Gran Premio. Dopo
poche decine di metri ho già inserito la seconda, mentre il mio
"avversario" è ancora alle prese con l'allungo della
prima marcia. La salita è circa a metà e io sto guadagnando
un leggero vantaggio. Non so se sono stato io particolarmente fortunato
nello spunto da fermo, oppure è "l'altro" ad aver avuto
qualche problema di tempismo nel mollare la frizione; sta di fatto che,
quando finisco di tirare la terza, ho entrambe le ruote davanti al monsterista.
La curva si avvicina, la velocità è già più
che sufficiente ad alleggerire la patente di diversi punti: meglio chiudere
il gas e farsi da parte, tanto, come si dice, la soddisfazione me la
sono tolta.
Come rallento, mi vedo inesorabilmente sfilare all'interno dall'accanito
inseguitore che, nel giro di poche curve, sparisce all'orizzonte. Certo,
deve essersi sentito il più forte, perché, da che mondo
è mondo, il vero motociclista lo si vede nelle curve e non in
rettilineo.
Ma in questo caso non era il confronto tra le mie e le sue doti di guida
a interessarmi, quanto quello tra i nostri bicilindrici. Già,
mi ero dimenticato di dirvi che tutto ciò è accaduto mentre
ero alla guida della nuova Breva 750, la piccola naked di Mandello,
appena ritirata dall'amico Giuseppe di Motor System, concessionaria
Guzzi di Firenze (Tel. 055 2476608).
Dopo il primo assaggio pubblicato sul numero 5, abbiamo infatti voluto
approfondire la conoscenza di questo modello che, in qualche modo, rappresenta
il ritorno sulle scene da parte del Marchio dell'Aquila a opera della
gestione Beggio-Aprilia.
Ebbene, se da una parte non possiamo far altro che confermare quanto
di buono era emerso in occasione del lancio ufficiale, dall'altra abbiamo
avuto modo di annotare piacevoli sorprese riguardo aspetti che all'inizio
c'erano sfuggiti.

La
prima cosa che colpisce della Breva sono le sue dimensioni estremamente
compatte. La moto è corta e non troppo alta, facile da inforcare
anche per chi non possiede gambe alla Alba Parietti. La posizione di
guida è raccolta, ma non per questo scomoda. Anzi, in sella ci
si sente subito a proprio agio. Il manubrio, non troppo largo, è
abbastanza avanzato rispetto al piano di seduta, in modo che il busto
risulti leggermente inclinato in avanti, senza però caricare
i polsi in maniera eccessiva.
Le pedane, poco ingombranti e rivestite in morbida gomma, offrono un
appoggio rassicurante, posto a un'altezza che scongiura problemi di
luce a terra, ma anche precoci indolenzimenti delle ginocchia.
Quest'ultime, infatti, vanno a "incastonarsi" perfettamente
nel profilo sagomato del serbatoio, offrendo di conseguenza un'ampia
superficie di contatto tra uomo e macchina che accresce il senso di
controllo e integrazione. Anche la sella è piuttosto avvolgente
nella parte posteriore, oltre ad essere rivestita con un piacevole tessuto
tecnico che impedisce al pilota di scivolare indietro durante le accelerazioni.
Le manopole, infine, sono snelle e di ottima impugnatura, tutto un altro
mondo rispetto alle classiche "spugnone" dei modelli passati.
L'avviamento è prontissimo: basta girare la chiave su ON, premere
start e il bicilindrico lariano comincia a galoppare come un giovane
puledro. La tonalità di scarico è tutto sommato gradevole,
meno castrante del previsto, nonostante il rispetto delle normative
Euro 2 e, se non altro, mantiene una timbrica riconoscibile. Dopo pochi
minuti, si è già raggiunta la temperatura di esercizio,
potendo così approfittare di un po' di accelerazione in più.
Il motore esprime il meglio di sé tra i 3.000 e i 5.500 giri.
La coppia è generosa, anche se il bicilindrico Guzzi non è
rapidissimo nel prendere giri. La zona gialla inizia a quota 7.000,
con quella rossa dopo altri 1.000, ma in tutta sincerità non
c'è motivo di insistere oltre la prima, anche se il "piccolo"
750, una volta "lanciato", sfodera discrete doti di allungo.
Rispetto al Nevada, che avevo provato qualche tempo fa, siamo comunque
su un altro pianeta, sia come prestazioni che in termini di ampiezza
della fascia di utilizzo.
La frizione non è poi così dura come me la aspettavo,
ma quello che mi ha davvero stupito è il cambio. La prima marcia
entra attraverso un innesto quasi impercettibile, tanto che a volte
non si è nemmeno sicuri di averla inserita. Insomma, i vecchi
"clank" della serie "Non l'hai messa dentro, finché
non l'hai messa dentro" (chi non ha capito la citazione vada a
noleggiarsi American Pie), sono soltanto un ricordo, e anche le reazioni
indotte dalla coppia di rovesciamento dell'albero motore non infastidiscono
più di tanto.
Su strada, infatti, la Breva scorre via che è un piacere, in
barba alle decine di automobilisti fermi nel traffico. Il peso contenuto
(182 Kg a secco, anche se in marcia sembrano ancora meno) e l'ampio
raggio di sterzo permettono di disimpegnarsi alla grande nello slalom
tra i classici veicoli incolonnati, senza nessun tipo di problema dovuto
all'ingombro del motore o dei doppi scarichi laterali (mai vista una
Guzzi così stretta).
La ciclistica, dal canto suo, offre un comportamento sincero e intuitivo,
adatto anche a qualche gita fuori porta in giubbotto e guanti di pelle.
Il singolo disco anteriore, che sulla carta mi aveva fatto sorgere qualche
dubbio, si è dimostrato più che sufficiente, così
come il comportamento della forcella (dall'apparenza piuttosto esile),
ben tarata e scorrevole quanto basta per affrontare sia il pavé
del centro che le buche della statale.
Dal canto loro, i doppi ammortizzatori posteriori sfatano il luogo comune
che vuole queste unità estremamente cedevoli, buone solo all'equipaggiamento
di custom senza troppe pretese in termini di guida. Ebbene, con la Breva
ci si può togliere anche la soddisfazione di una bella tirata
nel misto senza che il retrotreno lamenti reazioni anomale.
In curva, il comportamento è infatti più che buono, dominato
dalla sensazione di un avantreno agile e preciso, probabile conseguenza
della gommatura da 110/70 al posto della classica 120/70 normalmente
impiegata sulle cilindrate da 600 cc in su.
Proprio lo sterzo mai pesante e il disimpegno con il quale la Breva
si lascia condurre, sia nelle manovre da fermo che a velocità
di crociera, fanno subito pensare a una felice compatibilità
con le esigenze del pubblico femminile, alle quali la naked di Mandello
del Lario sembra rispondere a gran voce. Ciò non toglie che anche
i maschietti possano apprezzare la facilità e il controllo offerto
da questa entry level.
Certo, la protezione aerodinamica non è il massimo, soprattutto
negli eventuali trasferimenti autostradali, ma nell'utilizzo in città
la situazione rimane in ambiti accettabili.
Anche la strumentazione, per quanto completa e razionale, a mio avviso
meriterebbe un piccolo restyling per via dell'estetica francamente datata,
mentre gradevoli sono gli indicatori di direzione trasparenti al posto
delle classiche gemme gialle, che spesso appesantiscono la livrea.
Oltre al sobrio grigio "grigna", come quello protagonista
della nostra prova, la Breva prevede, infatti, altri due eleganti accostamenti
cromatici: il rosso metallizzato e il nero "ollare", che ben
si addicono allo stile semplice, ma non per questo banale, delle sue
forme.
Nulla a che vedere, insomma, con le linee possenti e muscolose della
nuova versione di 1.100 cc, presentata all'ultimo Salone di Milano.
Una vera ammiraglia che, dopo aver preso confidenza con la "sorellina
minore", non vediamo l'ora di provare!

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