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L’ INDECISO
So che è una frase già adoperata altre volte, sia da noi che dagli altri, ma quando ho visto la moto in questione non ho saputo trattenermi. Avete presente il film “Viaggio di Nozze” con Carlo Verdone e Claudia Gerini, i coatti romani che ogni tre per due se ne escono con: “O famo strano?” Beh, è la stessa cosa che deve aver pensato il proprietario di questa special. A lui le cose, tra virgolette, “normali” non devono proprio piacere. Che so, una Golf come automobile, un appartamento in un palazzo di cinque piani, un lavoro da impiegato… No, al suddetto non interessa uniformarsi agli altri, anzi, è attratto da tutto ciò che si distingue, tanto che se non trova la cosa che lo soddisfa… se la costruisce! O meglio, se la fa costruire su sue precise indicazioni, ed ecco il risultato. Nella fattispecie, sembra che il nostro amico, una volta approdato alla corte di Marco Florido, autore materiale dei lavori, fosse un po’ indeciso sul da farsi. Non sapeva, infatti, se far restaurare un Falcone Moto Guzzi o se dar vita a una Indian, entrambi sue grandissime passioni. Alla fine, non prevalendo né l’una né l’altra soluzione, il verdetto deve essere stato: “Le voglio tutte e due… ma in una moto sola!” Della serie il cliente ha sempre ragione, Florido si è messo subito all’opera, ma sentiamo dalle sue stesse parole come ha vissuto questa insolita esperienza: “Questa moto appartiene a un personaggio stranissimo, animato da due grandi passioni: una per la Guzzi e una per la Indian. In pratica, ha voluto fare una miscela di tutte e due, prendendo il meglio da ognuna. E’ venuto da me dopo che per lui avevo già realizzato altri lavori.” La base di partenza è stata, dunque, quella di un nuovo Falcone militare, acquistato l’anno scorso al mercatino di Imola. In pratica, però, di quest’ultimo è rimasto solo il motore e la parte anteriore del telaio. E’ stato, infatti, installato un monoammortizzatore centrale cannibalizzato da un Honda CBR.
La scelta è ricaduta su questo modello perché, lavorando molto inclinata, serviva una sospensione piuttosto dura e, a detta di Florido, questa unità assolve bene il suo compito. Per far sì che la sella seguisse l’andamento delle linee generali è stata, poi, modificata la parte posteriore del telaio. “La sella è artigianale, mentre il giro sella è originale Guzzi. - spiega Marco - Il serbatoio proviene, invece, da una Yamaha Drag-Star 650, mentre la consolle è un ricambio after-market per Harley David-son. Poi è stato montato un forcellone, compreso di ruota, che deriva da un Honda Rebel. Anche la marmitta era originariamente prevista come accessorio per Harley Davidson.” Tra le altre particolarità, salta agli occhi il grande paramotore, abbinato ai classici tre fanali che richiamano le linee guida delle Indian anni ’30 e ’40. A livello ciclistico, invece, si è cercato di adattare il mezzo ai giorni nostri, attraverso l’adozione di un freno a disco anteriore. Il telaio è stato poi modificato per rendere più agevole la rimozione e l’inserimento del motore (operazione altrimenti piuttosto complicata). Se si esclude una normale revisione per garantirne la dovuta affidabilità, il monocilindrico Guzzi è rimasto inalterato. Ma torniamo agli accessori: “Il manubrio è artigianale, - prosegue Florido - ed è largo ben 90 cm, mentre i parafanghi sono in lamiera, tagliati e saldati a mano: peseranno 10 Kg l’uno! A parte gli scherzi, avevamo provato a farli in resina, ma il proprietario li ha voluti in ferro. Abbiamo poi montato dei blocchetti elettrici al manubrio un po’ più moderni, delle pedane che non c’entrano niente con il Falcone originale, i vari fianchetti e il paracatena…
Ci sono volute circa 70-80 ore di lavoro. In termini di mesi, la moto mi è stata portata a ottobre ed è stata ultimata a febbraio. Ad ogni modo, quando si ha a che fare con lavori di questo tipo, non si tratta mai di un’attività continuativa, molto dipende dalla reperibilità dei pezzi e dal tipo di lavorazioni necessarie.” Tra le altre chicche, il clacson anni Trenta e le leve al manubrio, allungate artigianalmente perché quelle originali non si trovano più. I fanali e le frecce sono invece particolari normalmente in commercio. La parte più impegnativa del lavoro, comunque, secondo Florido è stata “... quella di amalgamare tutto questo gran casino di pezzi in un unico oggetto! C’è da considerare, infatti, che quasi niente andava bene così com’era. Tutto è stato modificato e adattato all’occorrenza, portando via un sacco di tempo.Ad ogni modo, i parafanghi, il serbatoio e la sella sono stati gli elementi più impegnativi. Come ho detto, poi, il telaio è stato convertito al monoammortizzatore, prima ce n’erano due laterali, mentre il forcellone è stato dotato di una capriata di rinforzo artigianale. Sono tutti lavori che richiedono un po’ di pazienza, anche se alla fine si fa tutto!” Per quanto riguarda la guidabilità, invece, il forlivese ammette che questa è una moto più da vedere che da guidare, considerando che farà al massimo i 110 Km all’ora… Già a 90 Km/h, infatti, la moto ti avverte che non è il caso di andare oltre perché comincia a vibrare come un frullatore! “Se la guidi per andare a spasso, però, ti dà delle gran belle soddisfazioni.” E’ il suo commento prima di ingranare la prima e mettersi in marcia su quella che potremmo definire come la prima… GuzzIndian!
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