EDITORIALE Non è solo perché siamo a gennaio, ma il vento che soffia su tutta l’Italia (diciamo anche su tutta l’Europa) è freddo, anzi glaciale. Non è infatti una questione meteorologica, ma di economia, di stipendi, di vendite. Il vento freddo spira su tutti i settori economici, e si parla sempre di minore occupazione, ordini inferiori, calo di vendite, crisi sistemica. Diciamo pure che bisognerebbe essere degli inguaribili ottimisti per guardare a questo 2012 appena iniziato con il sorriso. Ogni giornale, ogni singolo secondo di telegiornale ci catapulta in situazioni che parlano solo di depressione: a passare da quella economica a quella mentale ci vuole un attimo. Non è poi solo una questione di media e di informazione: ognuno di noi conosce direttamente o per sentito dire qualcuno che ha perso il lavoro oppure è in cassa integrazione; in questo caso, sembra quasi che la realtà sia anche peggiore di quella che viene rappresentata sulle pagine dei giornali. Il mondo delle moto non fa certo eccezione: negli ultimi mesi si sono accavallate le chiusure di marchi storici come Grimeca, Verlicchi e Malaguti; a questi, si devono sommare chissà quanti altri nomi meno conosciuti.
Crollano le vendite di scooter e moto di media cilindrata, tengono solo i marchi che, oltre ai prodotti, hanno anche una storia da raccontare. Guarda un po’, fra questi, c’è anche la vecchia Moto Guzzi, intorno alla quale le parole non sono “diminuzione delle vendite” e “cassa integrazione”, ma “incremento” e “piena occupazione”. Tutto questo, è chiaro a ogni appassionato, senza far miracoli, ma solo modelli onesti e che finalmente vanno bene e garantiscono la giusta affidabilità. Per capirsi, da Guzzi non è uscito il nuovo riferimento nel settore delle supersportive o il modello custom tecnologico e potente; si sono preoccupati di fare il giusto compito, di rimettere le cose a posto. Eppure è bastato, perché c’è una fascia consistente di pubblico che non cerca una moto, ma un marchio. Non è un caso se al successo di Moto Guzzi si accompagna la sconfitta di Aprilia che vanta in listino modelli che per tecnologia dovrebbero letteralmente far scomparire la sorella di Mandello. Eppure non è così: chi compra una Guzzi sa che acquista valore, sa che se un giorno dovesse rivenderla potrebbe ottenere indietro una buona parte di quello che ha speso, cosa che proprio non si può dire dei modelli prodotti da tanti altri costruttori. In questi momenti di crisi, sono cose che fanno la differenza, che cancellano anche il gap in termini di prestazioni e innovazione. In questo senso, una volta aggiustato il tiro con i modelli che sono usciti negli ultimi due anni, Guzzi ha riconquistato buona parte del suo vecchio e affezionato pubblico, quei cinquantenni e oltre che sono nati e cresciuti motociclisticamente con modelli come la Le Mans o la California. Certo, sarebbe bello anche attirarne di nuovi, ma per far questo ci vorrebbe proprio qualche novità significativa, una svolta decisa dopo un’infinità di decenni a forza di bicilindrico trasversale che ormai, anche solo a vederlo, fa tenerezza per quanto sembra archeologia industriale. Peso e ingombri di altri tempi: un propulsore che rende la vita difficile a qualsiasi modello, mentre un bicilindrico di moderna concezione potrebbe senz’altro rivelarsi ideale per lo sviluppo di chissà quante novità. Un piccolo passo, anche se non richiesto, è stato fatto con il nuovo motore della serie piccola: ora rimane da fare il passo più importante, con la presentazione del propulsore “grosso”, la novità che tutti attendono. Fra le tante notizie non proprio da sorriso che ci aspettiamo da questo nuovo anno, speriamo proprio che ne arrivi una splendida da Mandello: sarebbe un segnale forte, capace di “riscaldare” quest’anno che sembra così difficile da affrontare. |
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