
Guzzi
Sport Jingushi, avete mai sentito questo nome? Be’, i guzzisti
giapponesi lo conoscono tutti. La fama del preparatore orientale è
diventata internazionale da quando la sua moto ha battuto la Guzzi del
famoso Dr. John nel 1992 ed è salito sul podio della Euro BoTT
Pro Twins, ad Assen, nel 1997.
La sua Guzzi gialla era testa a testa con Ducati e BMW… Lui ricorda:
“Fu una grande soddisfazione perché io usavo una Guzzi
due valvole, moto che nessuno considerava competitiva. Tanti appassionati
europei, non solo guzzisti, rimasero colpiti da quel risultato. In effetti,
da allora cominciarono ad arrivarmi richieste da Europa e America."
Mentre intervistiamo Jingushi, i giovani meccanici che lavorano con
lui chiedono continuamente suoi consigli. Jinsan (gli amici lo chiamano
così) ha naturalmente una "parola buona" per tutti.
Ci dice: “Sumimasen” (in giapponese "mi scusi"),
poi gentilmente e pazientemente rivolge la sua attenzione ai propri
collaboratori.
E’ come un'enciclopedia Guzzi vivente. Non a caso, anche i suoi
clienti lo cercano senza tregua. Già, ormai gli appassionati
arrivano da tutte le parti del Giappone. Jingushi è disponibilissimo,
chiacchiera sorridendo. Una persona semplice e squisita.
L’amore per la Guzzi, però, non è nato subito. Tanto
è vero che quando lavorava come meccanico di Fukudashokai (tutt’ora
importatore Moto Guzzi) era perplesso sulla prestazioni della moto italiana.
Disse subito: “Non è una moto vendibile in Giappone. Sulla
carta è pesante, ingombrante, la tecnologia è vecchia…"
Questa convinzione lo accompagnò per molto tempo (quasi un anno
mezzo). Ma poi, un giorno, andò con una Guzzi a Suzuka per vedere
una gara di moto. Il rumore e le vibrazioni di quel mezzo gli dettero
un gusto mai provato prima e, dopo un po', cominciò a divertirsi
anche nelle curve, tanto che, sotto il casco, mormorava: “Be’,
Non è poi così male come sembra…”
Così, pian piano, è venuto fuori l'appassionato che era
in lui. Come dice il proverbio giapponese: più si mastica, più
esce un buon sapore. Guzzi era proprio così, afferma ora.
“Le potenzialità del motore Guzzi sono enormi, bisogna
solo esaltare le sue qualità. - racconta - La base del motore
è robusta, basta toccare l’alesaggio, la compressione e
lo scarico, comunque poche cose, che si riesce a tirar fuori i cavalli
necessari. La ciclistica, viceversa, va modificata un bel po', soprattutto
se si desidera correre in pista. E' forse ancora questo il vero e proprio
tallone d’Achille delle Moto Guzzi.”
Il racconto prosegue con alcuni cenni storici: “Nel 1989, ho cominciato
a costruire il telaio in alluminio, perché il telaio standard
non permetteva di vincere le gare. All’epoca, vi dedicai gran
parte del denaro e tutto il tempo che avevo. Per questa Guzzi (indica
la Le Mans GSJ-R) mi sono veramente messo in gioco. Era il mio sogno…
anzi, era diventato il sogno dei miei clienti. In effetti, alcuni di
loro non mi chiedevano più di effettuare i tagliandi alle loro
moto, perché sapevano che ero occupato con questo progetto. Mi
lasciavano fare. Nel '91 e nel '92 arrivai secondo, mentre nel '96,
dopo diversi anni da protagonista, finalmente vinsi. La versione finale
di questa moto aveva un peso di soli 158 Kg (col pieno di benzina n.d.r.)
e una potenza massima di 110 Cv alla ruota. Mi ricordo che il giornalista
inglese Alan Cathcart provò la mia Guzzi e si complimentò
per la ciclistica: lui aveva già provato la famosa Guzzi del
Dr. John, ma quella non andava diritta nemmeno in rettilineo!”
Poi arrivano le trasferte fuori dal Giappone: "Nel '97 siamo andati
in Europa, ad Assen, e abbiamo partecipato a due gare. In entrambi i
casi siamo saliti sul podio (secondo e terzo posto n.d.r.). Questi risultati
hanno suscitato grande interesse, perché nessuno si aspettava
di vedere una Guzzi nelle prime posizioni."
Da allora sono passati diversi anni, la squadra di Jinsan non partecipa
più alle gare da bel po' di tempo. Come mai?
“La mia passione è tutt’ora incentrata sulle competizioni,
- ribadisce Jingushi - ma la nostra attività è diventata
piuttosto grande e non è facile trovare il tempo e le risorse,
anche se, per quanto mi riguarda, non vedo l'ora di progettare la prossima
moto da corsa.”
A proposito di moto da corsa, quando Jingushi ha costruito ed elaborato
la sua Guzzi, non ha disegnato il progetto sulla carta. Tutto è
scaturito dalla sua mente, dalla fantasia alla realtà. “Quello
che ho costruito - spiega - deriva dalla mia esperienza e per fortuna
ho sempre avuto la sensibilità giusta nel dare corpo alle mie
idee.”
Non bisogna poi dimenticare che, all'età di 37 anni, Jingushi
ha anche corso in prima persona, riscuotendo discreto successo: “Quando
i miei clienti chiedono qualche modifica o vogliono fare una special,
cerco sempre di capire come e dove vogliono arrivare, grazie appunto
all'esperienza maturata sulla mia pelle. E' inutile spendere tanti soldi,
tutti i dati necessari sono qua (indica la testa)"
Jingushi è anche importatore ufficiale Ghezzi-Brian per il Giappone,
un marchio con il quale si trova decisamente in sintonia: “Mi
è stata data questa possibilità e stiamo facendo davvero
un ottimo lavoro insieme. In un certo senso li invidio, perché
la loro attività rispecchia ciò che volevo fare anch'io.
Loro partecipavano al campionato Supertwins come noi, poi hanno cominciato
a creare la loro moto stradale con la tecnologia e l’esperienza
maturata nelle corse.”
Ma allora cosa aspetta il maestro Jingushi a dar vita alla sua "creatura"?
“Beh, in effetti, è vero… Il fatto è che non
sono così bravo in affari come viceversa sento di esserlo come
tecnico.”
La dura legge del denaro, insomma. Ad ogni modo, la Le Mans GSJ1100R,
questa bella e fortunata Guzzi, ha fatto conoscere il nome Jingushi
in tutto il mondo. Questa moto ha debuttato nell'89 per partecipare
alla classe BoTT. Jinsan ricorda: “C’erano solo Bmw e Ducati.
Nessuno considerava la Guzzi una moto competitiva, ma io, che ne ero
veramente innamorato, decisi di partecipare per dimostrare le sue vere
potenzialità.”
Uno dei suoi risultati più prestigiosi è stata senza dubbio
la vittoria nei confronti della Guzzi by Dr. John, considerata all'epoca
la Guzzi più veloce al mondo. E' successo nel marzo del 1992,
in occasione della Bike Week di Daytona, categoria Protwins.
“Fu una gran sorpresa per loro - racconta Jinsan - perché
la moto del Dr. John aveva quattro valvole, mentre la mia soltanto due.
Abbiamo ottenuto il miglior giro di quasi un secondo più veloce
rispetto a loro…”
Allora quale sarà il prossimo obiettivo? “Vorrei raggiungere
i 130 Cv con alesaggio di 70 mm. Poi vorrei anche provare a montare
dei pistoni forgiati più leggeri. Certo, è un risultato
importante, ma credo di avere l'esperienza necessaria per raggiungerlo.
In ogni caso, dovrò costruire un telaio adatto a questa moto.
Mi piacerebbe costruire un telaio in acciaio come ha la Ducati. Noi
pensiamo sempre all'innovazione, ma l’acciaio è un ottimo
materiale se lo si usa correttamente, come appunto ha già dimostrato
Ducati.”

Jinsan
vuole insomma dimostrare la potenzialità del motore OHV, ma allo
stesso tempo aspetta con grande entusiasmo i nuovi modelli “Ho
sentito dire che Guzzi sta mettendo a punto il raffreddamento ad acqua
sul motore DOHC. Non vedo l’ora di vederlo.”
Ma cosa ne pensa il guru giapponese della gestione Aprilia?
“In generale, sta facendo un buon lavoro. Qualitativamente è
migliorata moltissimo, anche se qualcuno dice che ha perso il sapore
di Guzzi. Da parte mia non vorrei che si cominciasse a generalizzare,
perché Guzzi non somiglia a niente e nessuno.”
Qual è il modello che piace più a Mr. Jingushi? “Beh,
ancora oggi sono molto affascinato dalla serie California. Perché,
su strada, credo che dia più soddisfazione di tutte le altre
moto.”
Jingushi non sa parlare l’italiano, ma è stato più
volte in Italia, anche al raduno Guzzi di Mandello: “Mi sono divertito
molto, soprattutto perché gli italiani sono un popolo accogliente.
Anche se non parlo l’italiano, mi sono trovato subito a mio agio.
Torno in Italia almeno due volte l'anno.”
Bene, i lettori di Bicilindrica saranno contenti… anche se Jinsan
vuole aggiungere una cosa: “Guzzi sa costruire le moto, su questo
non c'è dubbio, anche se credo che abbia fatto bene a non seguire
la strada delle prestazioni pure. Sa di avere un'altra carta da giocare.
Ha infatti lasciato spazio alla tradizione e alla libertà del
singolo. In pratica, ogni guzzista può fare come vuole. Tanto
per fare un esempio, il 75% dei miei clienti cambia lo scarico. Ora,
nel mio negozio, trattiamo anche Ducati e Triumph, ma sono sempre innamorato
di Guzzi, soprattutto quando i miei clienti tornano in sella a una moto
di Mandello con un grande sorriso ed esclamano: le Guzzi sono gustosissime!
In quel momento sono veramente felice.”
La massima soddisfazione, insomma, è ancora il sorriso del cliente…

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