Ho due amici, il Nella e il Cesa. Li conosco da 17 anni e con loro ho passato le più belle avventure: dal servizio civile ai viaggi più strani e divertenti, alle serate a parlare o a piangere. Per le GMG 2011 non potevo che partire con loro. Li ho convinti ad andare fino a Mandello anche perché il Cesa è guzzista e io lo sono diventato grazie a lui. Che emozione quando si parte di notte: vuol dire che si va lontano. L’emozione cresce con l’alba, che inizia a illuminare un paesaggio deserto e tutto torna alla vita. All’autogrill di Firenze iniziamo a incontrare i primi guzzisti diretti a Mandello. Le previsioni parlano di oltre 17.000 partecipanti, intenzionati ad augurare buon compleanno a mamma Guzzi. Auguri perché c’è ancora chi crede nel bicilindrico di Mandello. Auguri a Carlo Guzzi, che per il Cesa è diventato pure santo dato che la sua mitica Florida carenata del 1991 con 100.000 Km non l’ha lasciato a piedi! Auguri a Giorgio Parodi e a Giovanni Ravelli, persone che non si sono mai arrese per raggiungere un sogno. Auguri a tutti noi guzzisti, che siamo andati ad ammirare un fuoco frutto di una passione infinita. Arrivare a Mandello del Lario è stato un crescendo di adrenalina, un’emozione incontenibile. Bandiere alle finestre, striscioni sulle ringhiere, moto di ogni genere, dal mitico Ercole a una California allestita come un caravan, alle moto da guerra, ai sidecar e alle Guzzi modificate di ogni epoca e tipologia. Quanti anziani con i loro Galletto, i Falcone tirati a lucido, quanti sorrisi e strette di mano, quante strombazzate! Appena arrivati ed effettuato il primo giro ci siamo resi conto che la Guzzi è nata in un posto bellissimo. Non esiste un’altra realtà simile. Abbiamo visto gente di mezza Europa e non solo, dato che hanno premiato persone provenienti da Stati Uniti e Australia. Migliaia di moto e di tende hanno invaso le aree che costeggiano il lago, compresi i prati all’interno delle rotonde! Che bello, poi, il museo! Che onore vedere il lavoro che c’è stato dalla prima moto costruita da Carlo Guzzi alla Normale, passando per la mitica 8 Cilindri e per non parlare della moto con gli sci. Visitare la fabbrica e vedere la catena di montaggio della propria moto è stato emozionante e ancora di più lo è stato vedere la galleria del vento. Sabato ci siamo presi un po’ di tempo per girare nei paesini che costeggiano il lago di Como. Poi ci siamo rituffati nel mondo Guzzi parlando con persone appassionate e ammirando moto uniche. La domenica mattina ci siamo svegliati sotto il diluvio. Giusto il tempo di fare colazione e abbiamo indossato le tute antipioggia per tornare a casa. Abbiamo percorso 450 Km sotto l’acqua, però ne valeva la pena. Sono stati tre giorni da leoni, conditi da emozioni così intense da far tornare il sole. Caro Claudio, non ci sarebbe bisogno di aggiungere alcun commento a questa lettera. Le parole parlano da sole e riassumono perfettamente lo spirito, la passione e le emozioni che i guzzisti amano vivere in sella alle loro moto. Vi scrivo in merito alla discussione sui motori “piccoli” di Casa Guzzi. Più che domandarmi per quale motivo il 750 abbia pochi cavalli, mi chiedo perché debba essere ancora in produzione un motore del genere. Con tutto il rispetto che ho per la Moto Guzzi (ricordo che ho una 850 GT del 1973, una V11 Cafè Sport del 2004 e una Stelvio del 2009), non capisco che senso abbia equipaggiare una moto così ben riuscita come la nuova V7 con un propulsore ormai meccanicamente superato, soprattutto se si pensa che in Casa Guzzi esiste un bellissimo e affidabile 850 dotato di Carc, che ha equipaggiato Breva e Griso e che poi è stato definitivamente accantonato. Non sarebbe più logico creare la serie piccola utilizzando un motore che contiene le caratteristiche di quelli grandi, come appunto il Carc, i materiali di costruzione, l’elettronica, ecc? Se si vuol parlare di rievocazione, è vero che la cilindrata più famosa della V7 è quella di 750 cc, però è anche vero che in effetti è nata con cilindrata di 700 cc e poi si è evoluta fino a 850, guarda caso proprio la cilindrata a cui ho accennato sopra. Credo che la V7 con il motore 850 darebbe più soddisfazione nelle vendite, perché l’acquirente Guzzi si troverebbe una moto con maggiore cavalleria, affidabilità e modernità. Caro Edoardo, non possiamo che essere d’accordo con le tue argomentazioni. L’unica cosa di cui non tieni conto è il fatto che i motori della serie piccola e il bicilindrico Guzzi di 850 cc munito di Carc non sono intercambiabili. Quindi, non sarebbe così facile, adesso, prendere una V7 e installarci sopra il motore della serie grossa, ma bisognerebbe rivedere tutto il progetto. Diciamo questo perché, a suo tempo, anche noi sottoponemmo la stessa questione ad alcuni responsabili tecnici della Casa di Mandello.
Sono il possessore di una Breva 1200 acquistata nuova nell’ottobre 2010. La moto mi soddisfa in quanto ha risposto in modo adeguato alle mie aspettative. Trovo però che vi sia un difetto di tipo tecnico che, se eliminato, potrebbe assicurare una migliore fruizione delle possibilità offerte da questo modello. Mi riferisco alla rapportatura del cambio a sei marce, che trovo molto corta, in particolar modo per quanto riguarda la sesta marcia, decisamente migliorabile con la semplice (credo) sostituzione del relativo ingranaggio. In pratica, oltre i 120 Km/h la moto chiede con insistenza la “settima”! Se ci si spinge a regimi di rotazione ancora più elevati, arrivando a 160 Km/h, il motore manifesta chiaramente il fatto di soffrire la marcia troppo corta. Notate bene che questo avviene anche viaggiando in due con parabrezza e borse originali (che, tra la altre cose, vanno molto bene). La mia domanda è: esiste la possibilità di sostituire l’ingranaggio in questione senza mettere a repentaglio la funzionalità del cambio e del mezzo? Se sì, dove potrei rivolgermi tenendo conto che vivo in Piemonte? Infine: è possibile che i collaudatori della fabbrica Moto Guzzi non abbiano mai fatto un giro su una Breva 1200? La cosa è davvero macroscopica e di immediata percezione se si conoscono le doti del bicilindrico Guzzi nelle cilindrate maggiori.
D. Machetti Risponde Stefano Ferrigno Purtroppo con i nuovi motori, almeno per ora, c’è poco da giocare con le rapportature. Delle vecchie Guzzi esistevano numerose versioni di cambi e coppie coniche, la cui combinazione consentiva di trovare la configurazione preferita, specie a seguito di elaborazioni. Tra l’altro, data la ancora scarsa diffusione degli ultimi modelli, come la tua Breva, dubito che sarebbe facile recuperare componenti usati, per cui dovresti (qualora fosse possibile) ricorrere a componenti nuovi, dal costo decisamente elevato rispetto all’entità della problematica. A questo riguardo occorre rilevare come la rapportatura venga scelta per offrire la migliore resa del propulsore in funzione delle sue specifiche caratteristiche di erogazione. Rispetto al passato, infatti, i nuovi motori Guzzi sono maggiormente orientati all’uso dei regimi medio-alti. Tuttavia, sui modelli più turistici come Breva e Norge, era forse il caso di prendere in considerazione una sesta “di riposo”, piuttosto che la ricerca delle massime prestazioni. Voglio complimentarmi con voi per i dieci anni della “nostra” rivista: un bel traguardo che continua e, sono sicuro, continuerà ancora con maggior successo! Mi permetto però un piccolo appunto: in questo lungo periodo non si è quasi mai trovato lo spazio per parlare dei modelli enduro stradali (Stelvio a parte). Infatti, si è scritto poco o niente per quanto riguarda la Quota 1000, la Quota 1100, la NTX, la TT e le special derivate (a parte gli articoli nella sezione tecnica per la Quota e la NTX). Promettetemi che nel 2012 ne vedremo delle belle! Daniele Zanuso (abbonato dal 1° numero - Magni Sfida 1000 e Airone 250 Turismo) Caro Daniele, innanzitutto grazie per i complimenti. Non è sempre facile realizzare un servizio sui modelli Moto Guzzi da enduro per via della loro diffusione non particolarmente ampia. In ogni caso, apprezziamo il tuo suggerimento e in futuro cercheremo di porre rimedio a questa mancanza. Desidero ringraziare pubblicamente Claudio Guareschi e il figlio Gianfranco, noto ai più con il simpatico diminutivo di Guaro, dell’omonima concessionaria Moto Guzzi in quel di Parma, per la disponibilità manifestata in occasione di un problema meccanico emerso sulla mia Norge 1200 del 2008. Una seria anomalia al cardano è stata risolta dalla famiglia Guareschi, supportata dalla Moto Guzzi: un intervento che si è rivelato importante, e che è stato realizzato senza alcun onere a carico mio. Se è vero che non sono affatto sorpreso della disponibilità e professionalità della famiglia Guareschi, verso i quali rinnovo il mio sentito “grazie”, sono rimasto invece colpito dalla professionalità palesata da Moto Guzzi. Non posso quindi che rinnovare il mio apprezzamento per il Marchio, sottolineando la giusta strada intrapresa verso la fidelizzazione del cliente.
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