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LA MGS
IN UNGHERIA
Prosegue la “carriera agonistica” della MGS-01, la Moto Guzzi che molti vorrebbero vedere anche su strada, ma che per il momento (e forse per sempre) continua a calcare esclusivamente l’asfalto dei circuiti.
Dopo la clamorosa affermazione di Gianfranco Guareschi alla Bike Week di Daytona (di cui abbiamo parlato nel numero scorso), la creatura di Giuseppe Ghezzi ha fatto la sua seconda apparizione internazionale sul Pannoniaring, in Ungheria, in occasione della Speed Week. A guidarla, stavolta, sono stati gli alfieri del Team Millepercento, vale a dire il collaudatore Daniele Veghini, impegnato anche nel Campionato Supertwins, e il nostro tester Gian Maria Liverani.
Proprio quest’ultimo ci ha raccontato le varie impressioni raccolte a bordo della MGS in terra ungherese. Un resoconto dal quale è emerso, ancora una volta, il grande potenziale della Guzzi a quattro valvole, ma anche una certa difficoltà nel trovare, in tempi ragionevolmente brevi (vale a dire quelli messi a disposizione da un tipico weekend di gare), la messa a punto ideale.
Ma sentiamo dalle parole di Liverani come è andata questa partecipazione alla Speed Week 2006: “La MGS-01 l’avevo già provata altre volte, ma questa in particolare avevo avuto modo di guidarla solo una volta, a Misano, in condizioni completamente diverse rispetto a queste. Allora, infatti, la moto era stata appena assemblata e la temperatura superava di poco i 10°, mentre la moto è arrivata in Ungheria, dove sono state registrate temperature superiori ai 30°, con un discreto sviluppo sulle spalle.”
Cosa si può dire alla luce di questa comparativa a distanza?
“Diciamo che all’inizio, quando la moto fu messa in pista per la prima volta, abbiamo avuto qualche problema di messa a punto, com’era lecito aspettarsi. Tuttavia, anche qua, la base di partenza su cui ci siamo trovati a lavorare era tutt’altro che ideale.”
Dove si è concentrato, dunque, il lavoro di messa a punto?
“Il problema più grosso, appena abbiamo cominciato a girare sul Pannoniaring, riguardava la forcella, che in fase di frenata innescava un forte saltellamento della ruota anteriore, limitando notevolmente la velocità di inserimento in curva. Poi, in uscita, la moto lamentava anche una certa carenza in termini di trazione. Un problema che abbiamo risolto, diciamo al 60%, sostituendo la gomma posteriore con una di mescola più morbida. Dico questo perché, se da una parte il grip è effettivamente migliorato, dall’altra è calata drasticamente la durata del pneumatico stesso, a livelli che non ci consentivano di mantenere lo stesso ritmo per tutti e 10 giri previsti per la gara (ricordiamo che il circuito di Pannonia misura circa 5 Km, ndr). Per quanto riguarda la forcella, invece, grazie all’aiuto di Giorgio Tedioli, il tecnico che mi segue ormai da anni, siamo riusciti a trovare una taratura decisamente più efficace rispetto a quello di partenza. Il nostro terzo turno di prove è stato infatti quello più proficuo, sia dal punto di vista cronometrico che per quanto riguarda la soddisfazione e il feeling di guida. Lì ci siamo resi conto, una volta di più, del grande potenziale dell’MGS-01. Da questo punto in poi, però, ci sarebbe stato bisogno di interventi un po’ più specifici, che andrebbero effettuati prima, ovvero a casa, per poi lavorare su una base già vicina al set-up ottimale.
Fino ad oggi, siamo intervenuti solo a livello di tarature, mentre non abbiamo toccato altri componenti come le molle di forcella e ammortizzatore, la geometria di sterzo ecc. Per avere un quadro completo di come reagisce la ciclistica, invece, bisognerebbe senz’altro esplorare anche questi aspetti. Il motore, infatti, è forse l’elemento più a punto di tutto il pacchetto: il bicilindrico Guzzi spinge veramente bene e la moto va molto forte! Inoltre, l’erogazione non è mai brusca, quindi l’uscita dalle curve è dolce, delicata e non mette in crisi il pilota. Solo dove ci sono dossi o scollinamenti da percorrere a moto inclinata, la ruota posteriore tende a pattinare, altrimenti non ci sono problemi.”
Parliamo un po’ del circuito, che Liverani vedeva per la prima volta. E’ un circuito veloce? Ci sono frenate particolarmente impegnative? Come va interpretato?
“Non ci sono frenate violente – è la risposta di Gian Maria - a parte in un paio di punti dove si arriva in quarta marcia e si percorre la curva in seconda. La pista, a livello di tracciato, la trovo bellissima, anche se è molto selettiva, specie all’inizio, perché non ci sono riferimenti e si fa un po’ fatica a ricordarla tutta, data la sua lunghezza. Anche per quanto riguarda le vie di fuga, direi che si tratta di un circuito abbastanza sicuro, forse leggermente più stretto rispetto a quelli che abbiamo in Italia. Ci sono comunque un paio di punti veloci, come le due curve a destra che immettono nel rettilineo del traguardo, che sono davvero tra i più belli che abbia mai percorso in tanti anni di guida in pista.”
Tornando alla MGS, non è da escludere che un tracciato così particolare possa aver messo un po’ in crisi una moto così sensibile nella messa a punto.
“Certamente sì, ma va anche detto che, oltre a una differenza di tracciato (la moto era stata usata per l’ultima volta sulla pista di Magione ndr), c’è anche una differenza di pilota, visto che Daniele Veghini, il driver del Team Millepercento, pesa quasi 25 Kg meno di me! Era pertanto da mettere in conto che l’assetto fosse da rivedere per ottenere dei tempi sul giro di un certo tipo. Ci sarebbe stato da stupirsi del contrario. Sono tuttavia convinto del fatto che il lavoro che abbiamo effettuato possa portare dei giovamenti anche a lui. La moto ha guadagnato stabilità in frenata e trazione in uscita di curva, quindi penso che sia stato fatto un passo avanti.”
La MGS, è bene ricordarlo, presenta molte particolarità tecniche rispetto alle moto da corsa più diffuse, tra cui la presenza della trasmissione finale a cardano.
Molti si domandano quali effetti produca sulla guida questa soluzione.
“Non molti, a dire la verità – spiega Liverani - A parte nelle partenze da fermo, la MGS ha un comportamento molto simile a quello di una moto con trasmissione a catena, diciamo al 95%. Quello che viceversa dà ancora qualche problema è l’avantreno, affetto da un leggero sottosterzo. Nell’ultima fase dell’ingresso in curva, in pratica, la ruota anteriore tende a chiudersi e il pilota, nei casi più estremi, deve aiutarsi con il ginocchio per tenere su la moto. Una volta riusciti a mettere a posto anche questo aspetto, sono sicuro che con la MGS si possa andare davvero molto forte…”
C’è da credere alle parole di Liverani, visto che sia lui che Veghini, pur non avendo potuto giocare le proprie carte in gara a causa della rottura del carter della trasmissione finale, in prova hanno girato entrambi sul piede del 2’03”, quando un certo Andy Meklau, ex-pilota del Mondiale SBK che abita praticamente dentro il circuito di Pannonia, ha un record di 1’56” in sella a una quattro cilindri con 60 Cv in più e 40 Kg in meno dell’MGS…
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