MENU

CON LA NORGE A NORD

Di Gianmarco Mirabile

I fiocchi di neve s’insinuano nello spiraglio lasciato aperto nella visiera per non farla appannare. I piedi sono quasi congelati, nonostante siano avvolti da strati di cotone, lana, Gore-tex, plastica per imballaggi coi pallini d’aria e nastro isolante. Le mani sono ghiacciate nella parte esposta all’aria della corsa, mentre la metà che impugna le manopole riscaldate è quasi viva. Quasi.
Busto e gambe tengono bene, ricoperti come sono di strati. Solo il collo soffre qualche spiffero d’aria gelida che s’insinua tra il passamontagna e lo scaldacollo. Il termometro nella strumentazione della Norge 1200 segna –9°C. Normale per chi scia, ma un po’ meno per chi va in moto. Almeno non all’Elefantentreffen.
Questo storico raduno (che si tiene nei giorni della merla, il periodo più freddo dell’anno), è ormai giunto alla sua cinquantunesima edizione nel 2007 e c’è servito come duro banco di prova per l’ammiraglia Moto Guzzi.
Un test estremo. Abbiamo voluto toccare con mano la bontà del progetto Norge e, per farlo, ci siamo imbarcati in un’avventura “sottozero” oltre i confini nazionali. Abbiamo volutamente strapazzato la Norge 1200 per far emergere eventuali anomalie o difetti che, con un utilizzo normale, verrebbero fuori solo dopo parecchia strada percorsa. Il risultato è che questa moto ci ha stupito parecchio, sia per l’affidabilità sia per la poliedricità d’utilizzo.
Seguiteci in questo viaggio: imbocchiamo l’autostrada diretti verso la Baviera. Il termometro segna +2°C. I primi fiocchi di neve li incontriamo in Italia, ma non ce ne preoccupiamo, perché l’asfalto rimane pulito. Siamo in due e a nostra disposizione abbiamo una Moto Guzzi Norge 1200 in versione base.
Gli unici optional installati sono il navigatore satellitare Tom Tom, la coppia di borse rigide laterali e le manopole riscaldabili. Una borsa a testa, caricata con solo l’indispensabile, tutto il resto addosso. Non serve altro quando la temperatura è così rigida.
Abbiamo subito avuto modo di verificare la capienza dei bauli laterali della Norge. Al loro interno, sono presenti due pratiche borse morbide dedicate e griffate col logo dell’Aquila, che riprendono approssimativamente la forma interna del baule stesso, che internamente è poco regolare per via delle maniglie.
La mia valigia è quasi completamente riempita dall’apparecchiatura fotografica, che è delicata e non può bagnarsi, così da lasciarmi giusto l’indispensabile. La borsetta morbida interna ruba, in vero, un po’ di spazio. La contropartita? E' sobria da portare in giro e pratica nelle operazioni di carico e scarico bagagli, o quando si apre la borsa, magari parcheggiati in autogrill, senza che cada nulla in terra.
La tenuta all’acqua delle borse è buona. Sono anche molto sicure, per la presenza dei due ganci di chiusura e del ferro che ne scongiura il distacco accidentale nel caso non siano agganciate bene. La chiave è unica, e con essa si aziona il blocchetto d’accensione, la serratura della sella, il tappo carburante e le serrature delle borse laterali. Molto pratica.
Sotto la sella trovano posto documenti, manuale d’istruzioni e qualche piccolo oggetto come il cellulare, che può essere ricaricato tramite la presa accendisigari a 12V. La trousse degli attrezzi è molto completa, ma non ci servirà durante il viaggio.
Sotto il tappo del serbatoio, è presente una furba linguetta in gomma che evita l’uscita di schizzi di carburante durante il rifornimento.
La strumentazione è completissima, sono presenti nel quadro, oltre alle classiche indicazioni, funzioni come la tensione della batteria, il cronometro e il led di cambio marcia. Avviamento a freddo con un colpetto di gas e il motore prende vita borbottando sornione.
Passo del Brennero. Il termometro nel cruscotto segna –9°C. E’ mezzogiorno e dovrebbe essere l’ora più calda. Ma siamo in alto. Ci fermiamo per acquistare la vignetta autostradale austriaca e siamo piacevolmente sorpresi dal fatto che qui le moto e le auto paghino in proporzione all’effettivo consumo del manto stradale. Niente discriminazioni anti-motociclistiche dunque, e paghiamo con piacere il bollino di 4,30 Euro per la vignetta di dieci giorni.
Ci dirigiamo verso Innsbruck, proseguendo sull’autostrada. Già che ci siamo, facciamo anche benzina ed effettuiamo il pieno con la verde a 91 ottani. Benzina con un numero d’ottano così basso, da noi, non si trova, e la Norge è stata tarata per funzionare correttamente con benzina a 95 ottani o superiore.
Questo nostro errore (o maltrattamento volontario per scovare il pelo nell’uovo, che non c’è…) non ha creato nessun tipo d’inconveniente. Il fatto, però, di viaggiare costantemente sotto lo zero, ha fatto sì che s’inserisse lo starter automatico in più occasioni. Questo portava il regime di minimo a 2000 giri/min, anziché i consueti 1000.
Per evitare il traffico della tangenziale di Monaco, decidiamo di procedere verso nord sulla statale 15, in direzione Rosenheim.
Col minimo a duemila giri, sembra di avere tra le gambe un motore a gasolio. La moto va avanti da sola. Una sensazione piacevole con questo clima, perché ciò si rivela un aiuto quando attraversiamo i paesini tra auto e semafori, con le mani, bloccate dalla morsa del gelo, che faticano a dosare i comandi.
I Km scorrono e la temperatura si mantiene costantemente, per tutta la percorrenza del territorio teutonico, tra –5 e –7°C. Sulla 15, per un tratto comincia a nevicare e la strada s’imbianca.
Testiamo, così, il grado di tenuta delle gomme sulla neve fresca, agendo sul freno posteriore durante la marcia. I colpetti sul pedale dati dall’ABS ci avvertono che il limite è arrivato. Le gomme hanno un buon grip e procediamo sicuri fino a Landshut, dove riprendiamo finalmente l’autostrada in direzione Passau.
Siamo parecchio stanchi e infreddoliti. Infieriamo allora sul comando del gas procedendo a velocità elevata perché il sole volge al tramonto e non vediamo l’ora di arrivare alla meta.
Le manopole riscaldabili si possono regolare su tre posizioni di temperatura tramite un tastino che si aziona con l’indice sinistro. Alla gradazione più alta, quando si è sottozero, le mani si gelano ugualmente, ma il palmo che stringe la gomma è piacevolmente vivo per il caldo sprigionato dalla manopola stessa. La sensazione è un po’ quella del gelato fritto al ristorante cinese: bollente fuori e “gelato” dentro.
Solo che qui è l’opposto. Scherzi a parte, vi basti sapere che avremmo gradito un bel paio di copri manopole per trattenere il caldo.
Stiamo comunque parlando di condizioni estreme, perché fin quando la temperatura resta sopra lo zero, il caldo delle manopole è più che sufficiente. In sella, chi sta più comodo è il pilota. Almeno questa è la sensazione unanime che abbiamo avuto dopo aver cavalcato per molte ore. Ci si alternava alla guida e chi si stancava prima era sempre il passeggero. Il pilota ha il busto leggermente proteso in avanti ad impugnare i manubri e questo aiuta la guida quando si procede spediti.
La sella è ampia e ben sagomata, con il piccolo supporto lombare che aiuta a star più comodi e a non sconfinare nello spazio del passeggero. La porzione dedicata al pilota è altresì bassa, così anche i meno dotati di statura toccano agevolmente coi piedi in terra. A noi, invece, la sella bassa è servita il sabato, quando ci siamo ritrovati a dover sgambettare coi piedi sul ghiaccio per mantenere la moto verticale. La porzione di sella per il passeggero è ben disegnata, ma dopo tutte quelle ore seduti l’avremmo preferita maggiormente sviluppata in senso longitudinale.
Infatti, il fondoschiena del passeggero scivola indietro e va a battuta con il rialzo che c’è al termine della sella. Ma c’è da considerare anche il fatto che, nel nostro viaggio, eravamo ricoperti di strati in abbondanza, quasi come due “omini” della Michelin, quindi l’abitabilità di qualsiasi sella ci sarebbe parsa modesta. Il passeggero gode di comodi maniglioni vicino al piano seduta. In alternativa, può aggrapparsi anche alle maniglie delle borse. Le pedane sono posizionate correttamente per guidatore e passeggero: non affaticano le gambe.
Quelle del pilota contribuiscono, insieme al manubrio, a scaricare il peso del corpo dalla schiena, con gran beneficio per la spina dorsale e il comfort. Le vibrazioni sono inesistenti per il passeggero. Il pilota avverte un leggero vibromassaggio alle pedane sopra i quattromila giri. Nulla d’insopportabile, comunque.
Col cupolino regolato nella posizione più bassa, lo sguardo del pilota è sopra il plexiglas, così da avere una visione nitida anche nel caso in cui il parabrezza sia sporco di sale o neve, com’è capitato a noi. In questa posizione, la protettività è eccellente fino a 200 Km/h indicati (di più non siamo riusciti a forzare sulle autobahn tedesche, nonostante l’assenza di limiti). L’aria viene deviata efficacemente molto sopra la testa del pilota e anche le spalle sono ben riparate dall’ampia sezione frontale della carenatura.
Pilota e passeggero non avvertono dunque nessuna turbolenza, né frontalmente, né sulla schiena. Il tester più alto (quasi due metri di stazza), lamenta il fatto che, sopra i 140 Km/h, il casco viene investito da una leggera turbolenza che lo fa oscillare. Forse alzando la posizione del parabrezza avremmo risolto il problema, ma non abbiamo avuto modo di provare.


 

La carenatura protegge bene anche le gambe e i piedi dall’aria della corsa, anche nella versione base da noi testata. La Norge 1200 è una moto turistica, ma ha dimensioni davvero compatte per essere ammessa nella categoria delle vere ammiraglie. Le sue ridotte dimensioni sono da considerarsi come un grosso vantaggio nell’ottica di un utilizzo a 360°, dai viaggi a lungo raggio all’utilizzo cittadino, coi relativi problemi di spazio e parcheggio.
La maneggevolezza è eccellente, sia alle basse che alle alte velocità. E’ uno dei punti forti di questa moto, che si fa condurre con scioltezza e risulta poco stancante. E’ agile in città e facilmente manovrabile anche con un passeggero non leggerissimo.
Risente in velocità (solo sopra i 150 Km/h indicati) del forte vento laterale e della scia dei TIR, forse a causa della portanza aerodinamica data dall’ampia sezione frontale offerta dal cupolino, che fa sentire l’avantreno molto leggero. Nulla di preoccupante o d’incontrollabile comunque, anche perché noi ci siamo andati giù davvero pesanti con la manetta del gas. In caso d’utilizzo normale, queste reazioni non avvengono.
La moto è comunque godibilissima e non sfigurerebbe neppure tra i cordoli di un circuito, ma forse adesso stiamo esagerando...
La verità è che si va molto forte senza accorgersene e solo il tachimetro pareggia i conti con la reale velocità a cui si viaggia. Sembra di essere seduti in Business Class. Tutto è silenzioso, pratico, comodo e facile. Gran bella moto.
Sono circa le 18:00 e il nero della notte ha preso il sopravvento sulla luce del sole. Siamo in sella da quasi nove ore. Mani e piedi sono le parti del corpo che risentono maggiormente del freddo patito. Siamo provati dai 750 Km percorsi al gelo e non vediamo l’ora di trovare un posto per dormire. La Norge trotta regolare e infaticabile. Imbocchiamo l’uscita 112 dell’autostrada che porta a Passau e ci dirigiamo verso Solla, il luogo che ospita “la fossa degli elefanti”, dove si tiene l’Elefantentreffen. La strada è bagnata, ma pulita dalla neve.
Siamo troppo stanchi e infreddoliti per proseguire, così troviamo rifugio e un posto caldo per la notte a circa 15 Km da Solla, in un paese chiamato Schöllnach. La Gasthaus Muckenthaler è una locanda a gestione familiare, dove siamo stati coccolati per quanto riguarda cibo, disponibilità e pernottamento.
Sul taccuino annoto alcune impressioni di guida. Il cambio è morbido e preciso. Se si adotta una guida tranquilla è un po’ rumoroso, ma quando lo stile di guida si fa più sciolto, il cambio diventa silenziosissimo.
La frizione a secco si fa sentire a motore freddo, poi lo sferragliamento si attenua, ma non scompare completamente con la leva tirata. Lo sforzo per azionare quest’ultima è sopra la media, normale considerando il fatto che le molle spingidisco devono sopportare l’attrito di molti Kgm di coppia. Da moto di alta qualità qual è, il comando idraulico della frizione e i freni hanno i tubi in treccia aeronautica di serie.
Le leve al manubrio e i comandi a pedale sono regolabili. Il cardano CA.R.C. (Cardano Reattivo Compatto) è dolcissimo negli apri-chiudi: sembra di avere la catena. Il motore è fluido, rotondo, elastico, progressivo e ce n’è sempre abbastanza. Inserisci la sesta, ti scordi del cambio, e vai dove vuoi, contando sul fatto che in questo rapporto si può scendere fino a velocità “cittadine” senza problemi.
Le sospensioni sono ok per il turismo. In coppia, abbiamo indurito il precarico del mono, tramite il registro a pomello, per smorzare (con successo) gli ondeggiamenti che s’innescavano nei curvoni autostradali. La forcella è regolabile nel precarico, mentre il mono si può regolare anche in estensione. Nelle dure condizioni climatiche in cui si è svolto il nostro test, le gomme di serie si sono rivelate all’altezza in ogni frangente.
Abbiamo solo impiegato un po’ di tempo per prendere confidenza col pacchetto moto-gomme e per percepirne il limite di aderenza, che comunque si è rivelato molto elevato, visto l’utilizzo su neve, ghiaccio e asfalto bagnato pieno di sale.
Il peso (246 Kg a secco dichiarato) non si avverte particolarmente, nemmeno nelle manovre da fermo, complice un probabile baricentro posizionato molto in basso. L’ABS funziona egregiamente e ci ha salvati da caduta certa in svariate occasioni su fondo viscido.
Purtroppo, non ha la funzionalità “miracolo”, per cui sul ghiaccio e sulla neve non c’è santo che tenga: se non c’è grip, l’ABS può davvero poco. La moto ci è per questo caduta sul ghiaccio diverse volte e si è rivelata molto robusta. Le borse hanno assorbito quasi completamente l’impatto col suolo e si sono solo graffiate un po’.
Il manubrio è il secondo punto della Norge che entra in contatto col suolo. Oltre a graffiare i contrappesi, abbiamo rotto il pallino finale della leva freno. Qualche lieve graffio su specchi e deflettori (la parte di carena che devia l’aria dalle spalle del pilota). Carene e bauli laterali, a parte i graffi, non hanno riportato rotture. Questo a garanzia di un’ottima qualità, anche dopo l’uso improprio cui abbiamo sottoposto la Norge.
Il Tom Tom è moderno e dotato di diverse chicche che faranno la gioia degli appassionati di tecnologia. E’ dotato di auricolare con ricevitore Bluetooth che può essere collegato anche al telefonino, così da poter seguire le istruzioni di navigazione o rispondere a una telefonata. E’ però posizionato in basso (sulla piastra di sterzo) e guardarlo significa distogliere lo sguardo dalla strada. Meglio utilizzare l’auricolare. A –9° C, però, quest’ultimo si è ghiacciato e non funzionava...
Il mattino seguente, la prima cosa che vediamo è la neve che cade copiosa. Circa 50 cm di neve ricoprono il manto stradale e la Norge, che ha dormito in un parcheggio all’addiaccio. La nostra meta è lontana (15 Km), considerato il fondo così viscido. Siamo a secco di carburante e nella serratura del tappo serbatoio dev’essere entrata dell’acqua che si è ghiacciata. La chiave non s’infila completamente né gira. Scaldiamo la chiave con l’accendino e, quando è ben calda, la infiliamo nella serratura e il problema si risolve. Una banalità con climi così rigidi.
A metà giornata, la nevicata continua, ma la strada per Solla diventa quasi praticabile. Il quasi è d’obbligo, perché il viavai di macchine, sidecar e moto ha formato quel paciugo di neve che è comunque molto viscido, ma mai quanto il ghiaccio. Effettuiamo il rifornimento e decidiamo di rischiare.
Ci dirigiamo verso “La Fossa”. Fa talmente freddo, che il fiato all’interno della visiera si ghiaccia, costringendoci a tenerla aperta. Così facendo, però, i fiocchi di neve, che sono tanto belli da vedere, puntano direttamente gli occhi: un calvario, se unito al pungente freddo! La ruota posteriore disegna sulla schiena e sul casco del passeggero una striscia formata da schizzi di fango e sale. Avremmo gradito un parafango posteriore maggiormente protettivo o un portatarga più sporgente. Ma col bauletto montato il problema non si pone.
Arriviamo alla meta e notiamo con piacere che la gente è attirata dalla Norge. In molti si avvicinano alla moto per ammirarla da vicino e fotografarla. Ci fanno mille domande su come va e alcuni ci dicono di aver visto solo la nostra al raduno. Scopriremo al rientro che ce n’era anche una rossa.
Il meteo ci è avverso, siamo colti da una piccola tormenta di neve. Dirigiamo verso il campo base e, durante il tragitto, le condizioni del manto stradale passano da neve soffice e un’aderenza che, perlomeno, ti consente di tenere i piedi sulle pedane, a ghiaccio infido e scivoloso. Sette chilometri in due ore e mezza. In salita, la gomma posteriore slittava, mentre in discesa, appena toccavi il freno eri in terra.
In pianura si fatica a tenere la moto dritta, perché la ruota motrice, slittando, la intraversa di continuo. E davanti non è che aderisce meglio… Una condizione difficile per uomini e mezzo. La Norge però non ci ha mai traditi, s’è sempre avviata al primo colpo dopo cadute e notti all’addiaccio. Il limite semmai era quello umano, per la stanchezza e il freddo.
Domenica mattina apriamo gli occhi e, con sorpresa, scopriamo che gli spazzaneve hanno ripulito le strade. Si torna a casa. L’asfalto autostradale è bagnato e pieno di sale. Procediamo a una velocità compresa tra i 140 e i 170 Km/h.
L’unica cosa che ci fa parzializzare la manetta sono le gelide raffiche di vento laterale che ci spostano con violenza dalla traiettoria e ci costringono a inclinare la moto per procedere dritti.
Siamo non molto distanti da Monaco. Solo che procedere “in piega” sul dritto, con l’asfalto bagnato, non è gradevole. La Norge in questo frangente si è comportata in modo prevedibile e onesto.
I blocchetti elettrici sono moderni e funzionali. Si azionano bene anche coi guanti invernali. Gli specchi retrovisori vibrano solo sopra i 140 indicati e, nella moto che avevamo in prova, stavano perdendo la specchiatura sotto il vetro che la ricopre, probabilmente a causa delle severe condizioni climatiche. Avremmo gradito un pratico sportellino nel cruscotto per riporre il biglietto dell’autostrada. Lo spazio dietro la carena c’è, può essere un’idea per sfruttarlo. Il cavalletto centrale richiede uno sforzo elevato per essere azionato. Quello laterale è perfetto: comodo da estrarre da seduti in sella, stabile e sicuro.
Esame di maturità passato, dunque? Dopo oltre duemila Km di maltrattamenti, possiamo affermare che la Norge 1200 ha passato a testa alta questo test.


 


 

CLICCA QUI PER ABBONARTI A BICILINDRICA

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO

 

EDITORIALE
LETTERE
INDICE RIVISTA
MERCATINO

ABBONAMENTI
ARRETRATI
MERCHANDISING

LINKS

E-MAIL

 
TORNA ALLA HOME PAGE


 

WWW.MOTOITALIANE.IT

© 2001-2009 Moto Italiane - Diritti Riservati