
Graziano Molendi ha quarantotto anni. Vive a Novi
Ligure e lavora a Milano. Per usare una sua definizione, da qualche
anno, è stato inghiottito da un buco nero. Non si fraintenda, non ne
sentirete parlare a “Chi l'ha visto”. Graziano è rintracciabile: abbiamo
il suo numero di casa e il cellulare.
La sua storia ha una struttura semplice: dopo aver posseduto moto di
ogni tipo nel corso della sua vita, decide, neanche troppi anni fa, che
è ora di entrare in pista. Parte così il più classico effetto domino:
girare in pista "lo prende" e, in più, sente parlare delle gare di
Endurance per moto d'Epoca che si svolgono a Cartagena, nel Sud-Est
della Spagna. Da quel momento, non pensa ad altro: vuole partecipare
anche lui, insieme a Mario, il suo socio e “diavoletto tentatore”.
Il fascino delle gare di Cartagena stuzzica la fantasia di Graziano:
partenza con le moto disposte a spina di pesce, dalla parte opposta
della pista rispetto ai piloti, i quali, all'abbassarsi della bandiera
del via, corrono a prendersi la moto. Poi ci sono le soste con il
rifornimento e il cambio di pilota, gli arrivi in notturna. La fantasia
non lo fa dormire la notte.
C'è la sua Moto Guzzi Le Mans II 1000 SP e c'è già anche la persona alla
quale può rivolgersi. Ormai Graziano è sparito dentro al buco nero.
Roberto Colombo è il titolare della concessionaria Moto Guzzi di Gorla
Maggiore: Moto Europa.
Un bel giorno, vede arrivare nella sua officina Graziano, Mario e la Le
Mans. Vogliono tirar via fanali, frecce e tutto ciò che di elettrico non
serve a una moto per correre in pista. Roberto li guarda, si avvicina
alla moto, toglie una candela, la guarda, la getta per terra in malo
modo e chiede: "Dov'è che vorreste andare voi in queste condizioni?"
Graziano e Mario sono disorientati. Si sentono come ragazzini ai quali
il professore riconsegna il compito di latino che ha così tanti segni
rossi da sembrar che sanguini.
In quel momento non sanno che stanno vivendo l'attimo nel quale anche
Roberto sta scomparendo nel buco nero.
Nasce infatti il sodalizio: si va a Cartagena e il latino ve lo insegno
io, sembra dire Roberto, che di soprannome fa "il Monza".
Così prendono forma, su percorsi paralleli, la special per correre e
l'amicizia. La moto riceve cure speciali, mentre ci si ritrova il
venerdì a fare bisboccia.
Albero motore del Daytona, bielle Carrillo, pistoni ribassati con due
fasce per la moto, pastasciutta, vino e fantasia di salumi per i
componenti di quello che ormai è un team a tutti gli effetti.
Sale la cilindrata della moto, sale la coesione in seno alla squadra e -
ineluttabilmente - anche il colesterolo. Oltre a Graziano, si dividono i
mezzi manubri Francesco Gaddi e Dino Colombo. Arrivano le prime
soddisfazioni: a Cartagena vincono il premio per la migliore assistenza.
La moto, di modifica in modifica, si presenta ora con il cambio a denti
dritti, il volano e gli ingranaggi della distribuzione in Ergal. Viene
alleggerito l'alternatore e vengono lucidati tutti gli organi in
movimento.

Adesso il motore ha la doppia accensione e i
carburatori Dell'Orto da 41,5 mm. Tolte le semi culle al telaio, la
ruota posteriore viene realizzata con il mozzo dell'anteriore,
costruendo delle flange per eliminare il parastrappi, così da ottenere
una significativa riduzione di peso e della massa in movimento. Due
ammortizzatori Koni dietro e la forcella Marzocchi davanti.
L'interasse viene accorciato adottando due piastre di sterzo costruite
in proprio, con i cuscinetti disassati per avere anche la possibilità di
regolazione.
Arriva anche la seconda moto. A una Guzzi 850 T3, ex Polizia, viene
offerta la chanche di nobilitare anni e anni di duro lavoro con il
profumo delle competizioni.
Di modifica in modifica, anche la seconda moto viene approntata,
privilegiando, rispetto alla prima, quelle caratteristiche di agilità
che ne faranno un'arma da preferire nei circuiti tortuosi. Attorno alle
due moto, nelle sere passate a pianificare le trasferte, sui circuiti
che vedono impegnati i componenti del Team Moto Europa, si sviluppa
quella coesione che è la regola - fortunatamente - che si ritrova in
tutte le squadre che partecipano alle gare per moto storiche. Così,
Graziano, Roberto, gli altri componenti della squadra e i loro
familiari, si trovano a vivere momenti di grande intensità emotiva.
Chiamarlo valvola di sfogo suona riduttivo, classificarlo invece come
aver avuto la capacità di crearsi attorno un mondo parallelo, per tanti
versi idilliaco, nei confronti della vita di tutti i giorni, potremmo
considerarlo un grande merito. Qui le moto non sono altro che la
struttura attorno alla quale aggregarsi, l'elemento fisico tangibile di
una sconfinata passione comune. E l'aggettivo "sconfinata" rende bene
l'idea, se è vero che è grande, se è vero che non è contenibile dentro
l'intimo del singolo e se è vero che questa passione ha la stessa
probabilità di esser contenuta nei confini di una singola squadra di
quanta ne abbia uno scolapasta di contenere l'acqua.
Nelle gare del Gruppo 5 si sfidano i team, ma se qualcuno è in
difficoltà viene aiutato. Qui non ci sono gli addetti stampa. I piloti
possono dire quello che vogliono senza dover imparare a memoria roba
che, in un intervista, suona né più e né meno come se recitassero "La
Vispa Teresa", comunicandoti anche la stessa carica emotiva...
Qui no. Qui se le cose vanno male si impreca, ci si sbucciano le nocche
delle mani e ci si puliscono le mani sporche d'olio ai pantaloni.
Non ci sono dietro mirabolanti squadre di ingegneri, sofisticati
software per la simulazione al computer; qui, se si parla di calcolo
degli elementi finiti, ci si preoccupa del fatto che è finito il salame,
cacchio!
Non ci sono schemi, le moto vengono migliorate di modifica in modifica,
per il puro gusto di lavorarci sopra e poi di andarle a provare.
Non sempre sullo stesso circuito, perché una sorta di turismo
motociclistico, la scoperta di nuove piste, fa parte di questo
bellissimo gioco.
Quindi si fa bisboccia, si sale di giri e si fa come fece un giorno
Roberto Colombo: volle "iniziare" la moto ai piaceri della carne,
dissacrando e, al tempo stesso, sublimando lo spirito che pervade
l'impegno del team. Prese il pistone, lo lubrificò con consumato
mestiere con il grasso della soppressa, e lo infilò nel cilindro.
E fu festa per tutti! Così, detto questo, se a Graziano - scomparso nel
buco nero - andate a chiedere che cosa fa nella vita, avrà il sacrosanto
diritto di rispondervi che, prima di tutto, è un pilota.
Il fatto che per vivere svolga un altro lavoro non vi sembra un
insignificante dettaglio?
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