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LA SCATOLA MAGICA
Smontaggio e revisione del cambio della serie "grossa"
di Stefano Ferrigno

Quando si parla di Moto Guzzi, spesso vengono alla mente moto grosse e imponenti, il suono di due bei cilindroni alettati e non ultimo il sonoro “clack” del cambio di marcia. Suoni e immagini che ormai sono entrati di diritto nell’immaginario collettivo, nonostante le ultime realizzazioni tendano a fornire un quadro diverso dell’anima Guzzista.
Proprio il cambio è stato oggetto, negli anni recenti, di numerosi interventi atti a migliorarne il funzionamento: probabilmente un’operazione più che necessaria, visto che tutti i modelli Moto Guzzi “big block”, dal 1971 ai giorni nostri, hanno sempre montato la medesima unità, indubbiamente efficace e robusta, ma egualmente poco precisa e silenziosa nell’inserimento dei rapporti.
Negli anni, i Guzzisti di tutto il mondo hanno imparato a convivere con questi problemi, che alla fine si sono trasformati in aspetti peculiari del tipo di moto, quei piccoli difetti, insomma, che contribuiscono a rendere perfetto un mezzo meccanico…
Con l’abitudine e il tempo poi non è difficile adottare la giusta tecnica per velocizzare e rendere più silenzioso il cambio di marcia, sia che ci si trovi a cavallo di una splendida V7 Sport, che di una moderna V11 Le Mans.
Ad onor del vero, tra le unità equipaggiate su queste motociclette esiste una differenza di fondo, ovvero il tipo di ingranaggi impiegati e la loro rapportatura. Già dalla seconda e terza serie della 850 Le Mans era, infatti, disponibile una unità modificata con ingranaggi a denti dritti e rapporti accorciati, che sarà poi di serie a partire dagli anni ’90 su tutti i 1100 a 2 valvole e i 1000 a 4 valvole, insieme a un parastrappi dell’albero ausiliario modificato.
Su alcune serie di Sport 1100 e Daytona RS sono stati comunque mantenuti gli ingranaggi elicoidali, mentre i rapporti di trasmissione variano da modello a modello e secondo il mercato d’esportazione.
In soldoni, si tratta di un cambio a 5 marce con ingranaggi sempre in presa a innesto frontale; vediamo nel dettaglio come operare per disassemblare e successivamente revisionare questo componente.
La struttura del bicilindrico di Mandello obbliga, ovviamente, a separare il gruppo termico dalla ciclistica, prima di potere rimuovere la scatola del cambio. È buona norma asportare l’olio motore attraverso l’apposito tappo prima ancora di allentare i fissaggi del motore, e, ugualmente, procedere con ordine al distacco dei cablaggi elettrici e di tutto ciò che può ostacolare le operazioni successive. Ricordiamo, allora, come sulla scatola del cambio siano presenti tre tappi con funzioni distinte: quello posto superiormente, dedicato all’immissione del lubrificante, quello posto inferiormente per lo scarico dello stesso e, infine, quello posto lateralmente, utile per verificarne il livello, dato che il giusto quantitativo (750 cc) arriva a lambirlo.
Il distacco della trasmissione si opera tramite l’apposita flangiatura e non necessita di particolari procedure.
La sequenza e le operazioni di smontaggio sono chiaramente uguali per tutti i modelli, qualunque sia il tipo di ingranaggi montati: piuttosto, la Casa prescrive l’utilizzo di alcuni attrezzi specifici che possono essere acquistati come ricambio, ma che possono essere facilmente autocostruiti nel caso si voglia ricorrere a tutti i costi alla mirabile arte del “fai da te” (e in questo il Guzzista è un professionista).
Essenzialmente, occorre bloccare la frizione e l’albero secondario del cambio per potere allentare i rispettivi dadi di fissaggio. Vediamo come fare.
È bene che tutta l’operazione cominci col selettore in posizione di “folle” e che, se disponiamo di un cavalletto con morsa, si ponga il gruppo del cambio in una posizione stabile e facilmente accessibile da ogni lato.

È conveniente asportare anche l’interruttore del folle e l’ingranaggio di comando del contachilometri con relativo supporto e sfera di fermo. Come detto, per procedere alla rimozione dell’albero secondario, la Casa prescrive l’utilizzo di attrezzi dedicati. Ad ogni modo, questo è bloccato in uscita sul lato esterno del carter da un grosso dado da 27 mm, dunque sacrificando una bussola di misura adeguata e saldandovi un tubo di impugnatura potremo facilmente agire su di esso.
È ora possibile rimuovere il coperchio posteriore della scatola cambio, dopo aver rimosso il corpo esterno del comando frizione con il relativo cuscinetto reggispinta e svitato tutte le undici viti a brugola poste sul perimetro del carter; non è necessario nessun estrattore, al massimo l’ausilio di un martello di gomma.
All’interno del coperchio così rimosso sono presenti il preselettore col relativo registro, oltre ovviamente a tutti i cuscinetti, eventualmente da rimuovere previo riscaldamento del carter.
Tornando alla scatola così aperta, si andrà a sfilare l’asta porta forchette e quindi la forchetta della 5ª velocità con il relativo manicotto e ingranaggio. A questo punto, volendo si possono estrarre anche gli elementi relativi alle altre quattro marce, o altrimenti sfilare tutto il gruppo dell’albero secondario completo di ingranaggi.
In quest’ultima ipotesi, occorrerà preventivamente asportare la molla e il nottolino ferma marce, nonché il dispositivo per l’indicatore del folle.
Si potranno estrarre, dunque, l’albero secondario completo di tutti i suoi componenti (meno quelli della quinta che vanno comunque rimossi preventivamente), l’albero primario e il tamburo scanalato con la relativa asta di guida. Può sembrare superfluo osservarlo, ma in particolare sui modelli dotati d’ingranaggi a denti elicoidali, l’estrazione, come la successiva inserzione dei due alberi, è molto facilitata se gli stessi sono mantenuti insieme e ingranati tra loro.
Si può dunque allentare la ghiera di fissaggio del corpo interno frizione che fissa il manicotto centrale della frizione all’albero ausiliario. Anche in questo frangente, sarebbero necessari appositi attrezzi per bloccare il gruppo frizione e agire sulla ghiera stessa, dotata di scanalature frontali.
Volendo procedere con il fai-da-te, per agire sulla ghiera è sufficiente una chiave a denti frontali; non disponendo di una adatta, non avremo bisogno che di un tubo metallico di diametro e spessore adeguato (ovvero del diametro della ghiera) e di un disco conduttore frizione usato.
Fresando un’estremità del tubo, sino a lasciare su di esso i denti della misura necessaria, e saldandovi poi un manico o una bussola, potremo facilmente agire sulla ghiera, mentre l’altro utensile sarà semplicemente costituito dal disco frizione su cui saldare un manico in cui infilare una leva di adeguata lunghezza.
Una volta rimossa la ghiera e la rosetta di sicurezza potremo procedere all’estrazione del componente, agendo con un martello di gomma (leggeri colpi in successione) in modo da fare arretrare l’albero frizione sino alla sua fuoruscita, facendo attenzione all’anello di tenuta in gomma.
Gli elementi principali del cambio sono ora separati e si può procedere allo smontaggio dei singoli alberi: il primario, il secondario e quello ausiliario della frizione appena rimosso.
Incominciando dall’albero primario, le ruote dentate sono tenute in sede da una boccola bloccata da un nottolino di fermo su cui si può agire con un piccolo punteruolo o cacciavite: la boccola potrà essere così disimpegnata ruotandola rispetto alle scanalature. Oltre alle ruote dentate troviamo un cuscinetto a rullini, un rasamento e, attenzione, una piccola molla precaricata che agisce sul nottolino in questione. Avremo così la possibilità di asportare la ruota della quinta marcia e potremo eventualmente sfilare la pista interna del cuscinetto a rullini con un estrattore.
Il rasamento di cui si è accennato è necessario perché l’albero, prima di essere rimontato nella scatola, deve essere spessorato in modo che, tra il cuscinetto di quest’ultima e quello sul coperchio, ci sia una misura pari a 167,1÷167,2 mm.
Per ottenere tale misura, occorre agire proprio sui rasamenti che sono forniti nelle misure da 2 a 2,4 mm (ma possono sempre essere realizzati alla bisogna…), da installarsi tra il cuscinetto della scatola e quello reggispinta sull’albero.
Per disassemblare l’albero secondario sarà sufficiente sfilare, dal lato libero dello stesso, la ruota dentata della prima marcia con gli elementi relativi (la gabbia a rulli, un anello in gomma e il manicotto scorrevole con boccola). Per liberare gli altri elementi occorre intervenire dal lato opposto dell’albero sul dado di tenuta con filettatura destrorsa, avendo precedentemente serrato l’elemento in morsa; all’uopo sarebbe meglio utilizzare esclusivamente una pistola pneumatica, data l’elevata coppia di serraggio del dado. Si possono dunque estrarre gli ingranaggi della 4a, 3a e 2a velocità, facendo attenzione all’ordine degli elementi intermedi, ovvero i rispettivi manicotti scanalati, gabbie a rulli e rasamenti. Anche qui occorre, in fase di rimontaggio, prestare attenzione allo spessoramento dell’albero: montata la ruota della 4a marcia col relativo rasamento, a seguire vanno inserite le rosette di aggiustaggio in modo da avere una quota di 144,7÷145,2 mm tra esse e la ruota della 5a marcia. Ovviamente, tale quota sarà da verificare, una volta rimontato il cuscinetto a rulli sull’albero lato 4a velocità, e andrà richiuso il tutto col dado di tenuta.
A questo punto, si dispone di tutti gli elementi del cambio ed è possibile effettuare alcune verifiche strutturali e di usura.
Gli ingranaggi predisposti alla trasmissione di elevate coppie a elevate velocità sono spesso soggetti a fenomeni erosivi, come il noto pitting. Sarà dunque opportuno controllare tutte le superfici di contatto dei denti onde verificare la presenza di zone abrase o altrimenti danneggiate.
Ancora, tutti gli organi di contatto su cui avviene scorrimento vanno esaminati per controllare lo stato di piste e scanalature, al pari dei rispettivi denti di innesto, che devono presentare spigoli vivi e superfici lucide.
Tutti i cuscinetti non dovranno presentare anomalie negli elementi di contatto, né nelle piste di rotolamento.
Dando per scontato che su nessun componente siano presenti gravi danni strutturali, o cricche da fatica a lungo termine (per la verifica delle quali sarebbero peraltro necessari strumenti non alla portata dell’appassionato o di piccole officine), si passerà dunque al controllo geometrico di tutti gli alberi e della loro linearità, assieme all’assenza di distorsioni nelle forchette di comando.
Le operazioni di rimontaggio risulteranno assai facilitate se si è sin qui proceduto in maniera metodica e soprattutto ordinata. La presenza di minuteria, e comunque di un elevato numero di componenti, richiede, infatti, la massima accortezza nel riporre tutti i pezzi in modo da poterli riassemblare nell’ordine corretto. Dal punto di vista della metodologia, infatti, il riassemblaggio del gruppo cambio non necessita di particolari attenzioni, dato che si procede secondo una sequenza esattamente inversa a quella di smontaggio.
Nell’era della fotografia digitale, un buon stratagemma per avere sempre tutto sottocontrollo è quello di effettuare alcuni scatti durante l’intervento, così da potere eventualmente risalire al corretto posizionamento dei componenti rimossi: in un componente delicato come il cambio, difatti, è bene che nulla sia lasciato al caso o al montaggio “a tentativi”.
Inoltre, visto che comunque tutta l’operazione è lunga e complessa, vale la pena di sostituire tutte le parti accessorie, come guarnizioni, rondelle di tenuta e coppiglie.
Per lo spessoramento dei due alberi principali si farà riferimento a quanto già esposto, mentre ulteriore precauzione andrà posta nel riassemblaggio del tamburo selettore.
Questo andrà riposizionato insieme al coperchio della scatola, facendo particolare attenzione a che il tamburo scanalato comando cambio sia messo in posizione di folle (raccomandazione già espressa all’inizio), onde permetterne il libero inserimento.
A questo punto, occorrerà aggiustarne il gioco assiale, finché l’inserimento delle marce non risulti agevole in ogni condizione. Se l’innesto, invece, risulta difficoltoso, occorre smontare di nuovo il coperchio e spessorare adeguatamente il tamburo, ovvero: intervenire sul gioco tra scatola e tamburo se si riscontra difficoltà di innesto della 1a e 3a velocità e tra tamburo e coperchio se invece ciò si verifica inserendo la 2a e 4a velocità.
La somma dei due giochi deve risultare complessivamente di 0,2÷0,3 mm, ripartita in modo da ottenere il buon funzionamento del cambio, facendo attenzione a considerare anche lo spessore della guarnizione; i rasamenti sono disponibili negli spessori 0,6; 0,8; 1 e 1,2 mm.
Vi è poi eventualmente da regolare il gioco del preselettore tramite l’apposita vite a registro eccentrico: in particolare la leva delle marce deve compiere, dalla posizione di riposo, una medesima escursione verso l’alto e verso il basso (vale a dire deve avere un comportamento simmetrico nel salire e nello scendere di marcia).

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