Filippo
Barbacane è ormai una vecchia conoscenza di Bicilindrica e, prima
ancora che questa rivista iniziasse le sue pubblicazioni, lo era di
SuperMoto Italiane.
Sue sono alcune tra le più belle special su base Guzzi mai viste
in circolazione e a lui si deve probabilmente un certo rilancio del
tuning italiano nei confronti dei bicilindrici di Mandello. Gli esemplari
allestiti da Barbacane, infatti, non sono mai banali, né tanto
meno fini a se stessi. Nascono sempre per un motivo, un'ispirazione
o, come dice lui stesso, una "visione".
L'ultima volta che ho visto Filippo è stato in occasione del
Salone di Milano 2003 quando, non senza sorpresa e un pizzico di amarezza
da parte mia, mi ha detto di aver chiuso con le special per dedicarsi
prevalentemente alla commercializzazione di una linea di accessori dedicati,
attività senza dubbio meno dispendiosa e nella quale ha probabilmente
visto maggiori possibilità di sviluppo rispetto all'elaborazione
di moto intere.
Tuttavia, una volta entrato alla Fiera di Padova, e più precisamente
nell'area dove vengono esposti gli esemplari iscritti al concorso per
la miglior realizzazione, ho capito che i preparatori sono personaggi
poco "affidabili" e che certe promesse sono fatte apposta
per essere disattese… Lo stile inconfondibile di Barbacane era
infatti riconoscibile su una delle moto più ammirate del contest,
una creatura a metà strada tra un semplice esercizio di stile
e una custom a dir poco estrema.
Ecco un altro dei pregi di Filippo: durante la sua "carriera"
ha saputo evolversi, tracciando un percorso di affinamento delle proprie
capacità. Dal repertorio tradizionale, si è spinto progressivamente
fino alle interpretazioni più ardite, come ad esempio la Bellerofonte,
un incredibile intreccio di tubi d'acciaio stretti attorno a un bicilindrico
Guzzi, senza nemmeno l'ombra di una sospensione o di un impianto frenante
(eccezion fatta per un piccolo disco posteriore…).
Insomma, il marchio Firestarter Garage, di cui Barbacane è al
tempo stesso autore e interprete, ha saputo guadagnarsi stima e rispetto
in un ambiente tutt'altro che generoso, facendo leva sulla qualità
delle proprie idee piuttosto che sulla quantità dei mezzi impiegati.
Ne è testimonianza diretta la special di cui parlavamo poco fa
(battezza Rossopuro, come la linea di accessori prevista da Filippo),
allestita all'insegna di un raffinato minimalismo. Forme e colori giocano,
infatti, sull'equilibrio tra appariscenza e razionalità, fantasia
e concretezza.
Per dirla con parole di Barbacane: "L’idea era quella di
costruire un mezzo alternativo alle varie custom americane e giapponesi
che si vedono in giro ai saloni e alle fiere più importanti.
Volevo dimostrare che le Guzzi non hanno nulla da invidiare alle altre
marche e che, lavorando nella direzione giusta, si possono ottenere
risultati ancor più originali".
Pur non avendolo specificato, va infatti da sé che anche quest'ultimo
"prodotto" sia motorizzato con un bicilindrico di Mandello,
e più precisamente con il 1100 raffreddato ad aria della V11.

A
proposito di motore, sentite cosa ne pensa Mr. Firestarter: "Molti
credono che il bicilindrico Guzzi sia un limite, se non addirittura
un difetto, mentre non si rendono conto che in realtà è
un pregio, una caratteristica da sfruttare a proprio vantaggio. La sua
architettura dà infatti risalto alla ciclistica, permettendo
soluzioni più radicali, sia dal punto di vista estetico che da
quello strutturale. Nella fattispecie, ho cercato di ottenere un impatto
visivo tale da far sembrare le ruote separate da tutto il resto, come
se il motore fosse sospeso nel vuoto".
In effetti, la massa del veicolo è quasi interamente concentrata
nel mezzo, con una leggera prevalenza per l'avantreno, anche se col
pilota in sella questo equilibrio dovrebbe stabilirsi in modo quasi
perfetto.
Ad ogni modo, non si è trattato solo di questioni legate al design,
il discorso intavolato da Barbacane ha avuto, fin dall'inizio, dei precisi
vincoli tecnici: "Giusto per complicarmi la vita, mi sono imposto
di non montare alcun tipo di accessorio aftermarket, realizzando tutto
artigianalmente. E' stata una scelta motivata da due aspetti fondamentali:
da una parte volevo che il risultato finale fosse quanto più
possibile originale, inedito, come la maggior parte delle mie realizzazioni;
dall’altra, però, l’intenzione era quella di porre
in risalto i nuovi accessori che sto realizzando con il nuovo marchio
Rosso-puro, dedicati esclusivamente a Moto Guzzi e che saranno presenti
anche su internet (all’indirizzo www.rossopuroitalia.it n.d.r.).”
Una factory bike, quindi, con il compito di risvegliare l’istinto
per l’elaborazione, il gusto per le cose uniche, tutte caratteristiche
che hanno sempre fatto parte del patrimonio guzzista, ma che, forse,
necessitavano di una nuova fonte di ispirazione.
“Esatto, l’obiettivo era proprio di dare la possibilità
a chi possiede una Guzzi di avere le stesse opportunità di customizzazione
rispetto a chi possiede moto di altre marche, motivo per cui, secondo
me, le custom italiane non sono ancora apprezzate al pari di quelle
americane o giapponesi, soprattutto dai giovani”.
Ecco, dunque, che tutta la componentistica relativa alla ciclistica,
se si esclude l’ammortizzatore posteriore Öhlins, fa capo
a costruttori nostrani, a partire dal telaio made in Ghezzi & Brian
(per la quale Barbacane ha curato la definizione estetica del progetto
Kimera), passando per la forcella Paioli e l’impianto frenante
misto (pinze Brembo e dischi Braking a margherita).
Tutto il resto è, come avrete forse capito, frutto dell’abilità
tecnica di Barbacane, il quale ha impiegato circa un mese per dar vita
alla Rossopuro, intervenendo soprattutto a livello estetico-strutturale,
visto che il motore è rimasto praticamente di serie… o
quasi.
Il tecnico pescarese non ha infatti saputo resistere alla tentazione
di realizzare un impianto di scarico ad hoc che, se da una parte lascia
qualche dubbio sulla sua eventuale omologazione, dall’altra suscita
un innegabile senso di attrazione.
Se vogliamo dirla tutta, non v’è neppure traccia di parafanghi,
frecce, targa o specchietti, ma non è certo pensando al grado
di rispondenza o meno al codice della strada che Filippo si è
accinto a realizzare la sua creatura. E’ già tanto, infatti,
se troviamo i gruppi ottici (l'impianto elettrico è stato praticamente
ridotto all'osso), di cui l'anteriore Higway Hawk e il posteriore PJ,
quest'ultimo dislocato al termine della capriata che "corre"
lungo il forcellone monobraccio, opera dello stesso Filippo.
Ugualmente “Made in Barba-cane” il telaietto posteriore
e la muscolosa monoscocca in vetroresina, nella quale sono integrati,
oltre al serbatoio, la sella (o ciò che ne assolve il compito…),
la strumentazione (composta unicamente da un piccolo tachimetro digitale)
e i fianchetti sotto i quali si nascondono gli iniettori e i corpi farfallati
dell'iniezione.
Il resto è un tripudio di alluminio, acciaio e cromo che termina,
alle due estremità, con le imponenti ruote a raggi. Niente titanio
o fibra di carbonio, dunque, ma metalli facili da reperire e da lavorare,
a scapito di qualche Kg in più sulla bilancia.
Idem per le lavorazioni: tutte le varie lucidature sono "home made",
inoltre, spesso e volentieri, i materiali sono stati lasciati al naturale.
L'unico ad essere sfuggito a questa filosofia è il telaio, verniciato
con un speciale trattamento a polvere.
Ma torniamo ai cerchi. Quello anteriore ha il canale da 4 pollici, il
mozzo in alluminio ricavato dal pieno e calza un pneumatico da 130/70,
mentre quello posteriore ha il canale da ben 9 pollici e monta una gigantesca
gomma da 250/70! Per gli amanti dei numeri, poi, entrambi dispongono
di 40 raggi ciascuno e mantengono il classico diametro di 18",
tenendo fede alla tradizione Moto Guzzi. La posizione di guida conta,
invece, su un manubrio Fly Bar sorretto da una coppia di riser Rossopuro
by Firestarter che a loro volta sono fissati a una piastra di sterzo
di medesima paternità.
Anche le pedane fanno parte della nuova linea di accessori inaugurata
da Filippo e, insieme alla protezione per le candele e al copri mozzo
posteriore, completano la definizione di questa special. Come al solito,
i vari cavi e le tubazioni sono fatti passare in modo da disturbare
il meno possibile la pulizia di insieme e concentrare l'attenzione sul
vero protagonista della scena: il motore. Pur essendo quello che ha
ricevuto il minor numero di attenzioni, è lui quello che salta
subito all'occhio guardando la special di Barbacane, a riprova di quanto
dicevamo all'inizio. La moto è come se gli facesse da cornice,
lasciando che tutta la sua esuberanza dimensionale appaia sotto forma
di due grossi cilindri cromati. Due possenti spalle (ho detto spalle…),
che sembrano sorreggere tutto il resto. Altro che limite o svantaggio,
il bicilindrico trasversale a V di 90° è come un bel quadro:
non ti stancheresti mai di guardarlo!

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