
E’ risaputo che attorno alle creature di Mandello
aleggi da sempre una folta schiera di appassionati e puristi. Quest’ultimi
riconoscono per filo e per segno ogni particolare del proprio mezzo e
sanno di che modello e di che anno è ogni pezzo che passa loro per le
mani.
Eppure, anche le Guzzi ispirano i loro cavalieri alla trasformazione in
qualcosa di diverso e non è raro vedere qualche esemplare realizzato con
il cuore, senza approcci vistosi e pacchiani, ma rispettando l’anima
intrinseca di queste moto.
E’ il caso di questa 850 GT del 1971, una moto vissuta e datata,
rivoluzionata in un mezzo totalmente diverso da quello che era in
origine, trasformata comunque in un tributo allo spirito Guzzi e capace
di trasmettere emozioni forti già al primo sguardo.
Il costruttore di questa special è T.B.W. (Tuning Bike World),
un’azienda lombarda di Sesto San Giovanni, e la moto appartiene ad
Alessandro Moranti, fratello di Alberto che è il nostro interlocutore e
ci spiega come è nata l’idea.
“Il progetto di costruire questa moto è nato quasi per scherzo
nell’inverno del 2005, davanti a un piatto di cassuela (tipico piatto
invernale milanese, ndr). L’idea era quella di creare un mezzo dai
connotati retrò, ma di chiara impostazione racer. Al tempo stesso, la
moto doveva risultare funzionale, adatta quindi a un uso quotidiano. Ne
è uscita una cafe racer di concezione grezza, ma rifinita con cura
assoluta in ogni dettaglio”.

Votandosi alla funzionalità del mezzo, si è scelto di
non rimanere legati al passato a oltranza. In questa moto, quindi,
convive un mix di passato e presente perfettamente amalgamato e in grado
di produrre un risultato estetico invidiabile.
Della datata 850 GT è rimasto il propulsore e il telaio: il primo è
stato smontato pezzo per pezzo e revisionato completamente. Inoltre, lo
staff di T.B.W. si è concesso qualche divagazione, niente di
trascendentale, solo il necessario per disporre di qualche cavallo in
più.
Il telaio, dal canto suo, è stato ritoccato dove ritenuto opportuno (la
modifica più visibile riguarda la parte posteriore dove i tubi a
sostegno del parafango sono adesso tronchi) e, infine, verniciato in un
grigio/argento chiarissimo che ne mette in risalto la forma essenziale.
Cardano e tamburo posteriore sono rimasti quelli di serie;
all’anteriore, invece, è apparso un singolo disco che ha il compito di
aumentare la sicurezza del mezzo.
I cerchi sono rimasti da 18” ma, come i mozzi, sono diventati di colore
nero, mentre le coperture sono previste nelle misure 130/80 dietro e
100/90 davanti.
Sempre all’avantreno è in forza una forcella telescopica Ceriani con gli
steli protetti da dei soffietti, come si usava negli anni ’60.
La piastra antisvirgolo a legare i due foderi e l’assenza del parafango
completano il quadro. Più in alto, due piastre artigianali in ergal e un
faro tondo ex-Ducati creano la coreografia giusta per i mezzi manubri,
di cui la special ora dispone.

Proseguendo all’indietro, emergono altri vistosi
dettagli “racer/vintage”: i coperchi delle punterie lucidati, i
collettori di scarico rivestiti in treccia (che si integrano
splendidamente nel contesto generale e conseguono un aspetto
aggressivo), i terminali di scarico a doppio cono realizzati
artigianalmente e inclinati verso l’alto, nonché la sovradimensionata
tabella portanumero che dichiara orgogliosamente l’anno in cui la moto è
uscita dalla fabbrica di Mandello del Lario.
Anche i filtri conici della K&N si integrano bene nel contesto, così non
è invece per la moderna batteria, che darebbe certamente meno
nell’occhio se fosse ricoperta da un contenitore di plastica nera o di
alluminio lucidato. Gli ammortizzatori sono stati revisionati dallo
staff T.B.W.
Frutto dell’ingegno della stessa squadra è anche la forma inusuale della
sella, scelta dopo attenta valutazione. Nella parte posteriore rialzata
del parafango si può scorgere traccia della conformazione originale
Guzzi ma, anche in questo caso, l’unità è stata ampiamente modificata.
Una considerazione a parte merita il serbatoio: deriva infatti dal
motocarro Ercole, prodotto a suo tempo dalla stessa Moto Guzzi. La sua
forma piacevole e la scelta cromatica si sposa perfettamente con le
linee di questa special.
C’è da segnalare, inoltre, che questo serbatoio gode di un lauto plauso
tra i guzzisti. Non è raro, infatti, vederlo adattato su qualche
bicilindrica di Mandello. Si può quasi asserire che per i guzzisti che
realizzano special rappresenti un classico, quasi quanto il serbatoio
dello Sportster rappresenta un classico per gli harleysti.
Anche il logo sul serbatoio, pur usufruendo dell’Aquila Guzzi, è stato
rimaneggiato.
I suoi tratti hanno intrinseco qualcosa di militaresco e questo
contribuisce ad accrescere la sobrietà e la determinazione del mezzo.
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