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SPALLE GROSSE
Una special essenziale dagli specialisti della TBW
Di Giorgio Scialino

E’ risaputo che attorno alle creature di Mandello aleggi da sempre una folta schiera di appassionati e puristi. Quest’ultimi riconoscono per filo e per segno ogni particolare del proprio mezzo e sanno di che modello e di che anno è ogni pezzo che passa loro per le mani.
Eppure, anche le Guzzi ispirano i loro cavalieri alla trasformazione in qualcosa di diverso e non è raro vedere qualche esemplare realizzato con il cuore, senza approcci vistosi e pacchiani, ma rispettando l’anima intrinseca di queste moto.
E’ il caso di questa 850 GT del 1971, una moto vissuta e datata, rivoluzionata in un mezzo totalmente diverso da quello che era in origine, trasformata comunque in un tributo allo spirito Guzzi e capace di trasmettere emozioni forti già al primo sguardo.
Il costruttore di questa special è T.B.W. (Tuning Bike World), un’azienda lombarda di Sesto San Giovanni, e la moto appartiene ad Alessandro Moranti, fratello di Alberto che è il nostro interlocutore e ci spiega come è nata l’idea.
“Il progetto di costruire questa moto è nato quasi per scherzo nell’inverno del 2005, davanti a un piatto di cassuela (tipico piatto invernale milanese, ndr). L’idea era quella di creare un mezzo dai connotati retrò, ma di chiara impostazione racer. Al tempo stesso, la moto doveva risultare funzionale, adatta quindi a un uso quotidiano. Ne è uscita una cafe racer di concezione grezza, ma rifinita con cura assoluta in ogni dettaglio”.

 

Votandosi alla funzionalità del mezzo, si è scelto di non rimanere legati al passato a oltranza. In questa moto, quindi, convive un mix di passato e presente perfettamente amalgamato e in grado di produrre un risultato estetico invidiabile.
Della datata 850 GT è rimasto il propulsore e il telaio: il primo è stato smontato pezzo per pezzo e revisionato completamente. Inoltre, lo staff di T.B.W. si è concesso qualche divagazione, niente di trascendentale, solo il necessario per disporre di qualche cavallo in più.
Il telaio, dal canto suo, è stato ritoccato dove ritenuto opportuno (la modifica più visibile riguarda la parte posteriore dove i tubi a sostegno del parafango sono adesso tronchi) e, infine, verniciato in un grigio/argento chiarissimo che ne mette in risalto la forma essenziale.
Cardano e tamburo posteriore sono rimasti quelli di serie; all’anteriore, invece, è apparso un singolo disco che ha il compito di aumentare la sicurezza del mezzo.
I cerchi sono rimasti da 18” ma, come i mozzi, sono diventati di colore nero, mentre le coperture sono previste nelle misure 130/80 dietro e 100/90 davanti.
Sempre all’avantreno è in forza una forcella telescopica Ceriani con gli steli protetti da dei soffietti, come si usava negli anni ’60.
La piastra antisvirgolo a legare i due foderi e l’assenza del parafango completano il quadro. Più in alto, due piastre artigianali in ergal e un faro tondo ex-Ducati creano la coreografia giusta per i mezzi manubri, di cui la special ora dispone.
 

Proseguendo all’indietro, emergono altri vistosi dettagli “racer/vintage”: i coperchi delle punterie lucidati, i collettori di scarico rivestiti in treccia (che si integrano splendidamente nel contesto generale e conseguono un aspetto aggressivo), i terminali di scarico a doppio cono realizzati artigianalmente e inclinati verso l’alto, nonché la sovradimensionata tabella portanumero che dichiara orgogliosamente l’anno in cui la moto è uscita dalla fabbrica di Mandello del Lario.
Anche i filtri conici della K&N si integrano bene nel contesto, così non è invece per la moderna batteria, che darebbe certamente meno nell’occhio se fosse ricoperta da un contenitore di plastica nera o di alluminio lucidato. Gli ammortizzatori sono stati revisionati dallo staff T.B.W.
Frutto dell’ingegno della stessa squadra è anche la forma inusuale della sella, scelta dopo attenta valutazione. Nella parte posteriore rialzata del parafango si può scorgere traccia della conformazione originale Guzzi ma, anche in questo caso, l’unità è stata ampiamente modificata.
Una considerazione a parte merita il serbatoio: deriva infatti dal motocarro Ercole, prodotto a suo tempo dalla stessa Moto Guzzi. La sua forma piacevole e la scelta cromatica si sposa perfettamente con le linee di questa special.
C’è da segnalare, inoltre, che questo serbatoio gode di un lauto plauso tra i guzzisti. Non è raro, infatti, vederlo adattato su qualche bicilindrica di Mandello. Si può quasi asserire che per i guzzisti che realizzano special rappresenti un classico, quasi quanto il serbatoio dello Sportster rappresenta un classico per gli harleysti.
Anche il logo sul serbatoio, pur usufruendo dell’Aquila Guzzi, è stato rimaneggiato.
I suoi tratti hanno intrinseco qualcosa di militaresco e questo contribuisce ad accrescere la sobrietà e la determinazione del mezzo.


 

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