
Filippo Barbacane è il classico tipo che non se ne
sta mai un momento fermo. Anzi, per sua stessa ammissione, quando se la
prende comoda, spesso e volentieri, non combina niente di buono. Come se
la vita, per lui, scorresse a una velocità superiore rispetto alla
maggior parte delle persone.
Ecco che, appena è stata presentata la Griso, a Filippo è subito venuto
in mente l’idea di stravolgerne la base meccanica per dar vita, diciamo
così, a qualcosa di particolare…
In special modo, il pescarese era fortemente incuriosito dal telaio che
caratterizza la muscle bike di Mandello del Lario. “Ricordo di essere
rimasto molto colpito la prima volta che ho visto la Griso dal vivo –
spiega Filippo - Le forme del telaio, infatti, lasciavano intendere
delle applicazioni molto interessanti, con questi tubi di grosso
diametro che confluiscono in due massicce piastre laterali.
Inizialmente, tuttavia, mi sembrava che questa struttura presentasse
qualche limite per via dell’impostazione abbastanza custom che hanno
dato alla moto. Invece mi sono dovuto ricredere…”
Pur interessato all’oggetto, dunque, Filippo ha messo momentaneamente da
parte l’istinto creativo fino a quando non ha avuto un esemplare, come
si suol dire, per le mani. In quell’occasione, infatti, si è accorto
che, in realtà, il potenziale era addirittura superiore alle sue
aspettative. E lì non ha saputo resistere: “Quando ho capito che le
piastre laterali non hanno una funzione portante e possono quindi essere
rimosse, mi si è accesa la classica lampadina sopra la testa! Secondo
me, infatti, le piastre appesantiscono molto la struttura e tolgono
quella connotazione un po’ rude che una Guzzi deve possedere. Questa
semplice modifica, dunque, mi ha fatto venire voglia di fare tutto il
resto…”
In realtà, l’idea di Barbacane è stata poi ripresa, seppur a fronte di
un concetto completamente diverso, dalla stessa Moto Guzzi per la
realizzazione della 940 Custom.
Un problema che, viceversa, Filippo ha individuato altrettanto
immediatamente è il fatto che il telaietto posteriore risulti integrato
nel telaio stesso, anziché esservi imbullonato come sui modelli
sportivi, limitando di fatto le possibilità di intervento senza andare a
compromettere l’originalità del mezzo: “Una delle mie prerogative,
quando vado a realizzare una special, è che le modifiche fatte non
vadano a intaccare la struttura del veicolo e che siano, a meno di casi
particolari, perfettamente reversibili.”
In questo caso, appunto, Filippo ha dovuto fare un’eccezione, tagliando
via il telaietto originale e realizzandone un altro più corto e alto, in
modo da ottenere una linea generale del mezzo molto più aggressiva
rispetto a prima.
A quel punto, però, il serbatoio originale non si sposava più con la
nuova impostazione, dunque è stato rifatto, realizzando un’unità in
fibra di vetro sottostante, incastrata all’interno dei tubi perimetrali
del telaio stesso, e una copertura esterna che riprende anche i
fianchetti sopra i cilindri. La particolarità di questa struttura è data
dal fatto di possedere quattro prese d’aria che alimentano una sorta di
air box sotto alla copertura del serbatoio, garantendo così aria fresca
all’impianto di alimentazione.
Il filtro originale e la relativa scatola sono stati infatti eliminati
in favore di due filtri singoli ad alta permeabilità della BMC a tronco
di cono. Filippo dichiara che, dai test effettuati, è emerso un aumento
tangibile della coppia a disposizione: “Provando la moto ci siamo
accorti che la spinta ai regimi intermedi è aumentata. Del resto, il
percorso che l’aria deve compiere per arrivare all’impianto di
alimentazione in presenza dell’air box originale è piuttosto complicato,
mentre adesso i corpi farfallati la ricevono addirittura con una certa
pressione, grazie a dei condotti che portano direttamente dalla
superficie anteriore del serbatoio ai filtri.”
Non era comunque sul motore che Barbacane voleva concentrare le sue
risorse, come testimonia la semplice sostituzione dell’impianto di
scarico originale con un altro della Quat-D (provvisto di centralina con
mappatura dedicata), installato più per motivi estetici, e legati al
considerevole risparmio di peso, che prestazionali.
Ben altra sorte è toccata alla parte ciclistica. Partiamo
dall’avantreno: nonostante la Griso di serie si faccia apprezzare per il
gran feeling di guida che sa trasmettere al pilota, Filippo ha voluto
ribadire il concetto installando all’avantreno una massiccia forcella
Marzocchi con steli da 50 mm. In pratica, si tratta della stessa unità
che equipaggia le MV Agusta F4 e Brutale.
A corredo, sono state realizzate delle nuove piastre di sterzo da colui
che insieme a Barbacane ha dato vita al marchio Rossopuro: Paolo
D’Alcini. In questo modo, la rigorosità dell’anteriore non è più in
discussione, mentre dietro è stato inserito un ammortizzatore in
alluminio della Bitubo (modello 3R) tarato appositamente e provvisto di
tutte le regolazioni del caso.
Un'altra delle prerogative di Filippo era quella di dotare la moto di
cerchi a raggi. Al di là del rapporto di collaborazione che lo lega alla
Alpina, infatti, Barbacane desiderava che la sua special fosse
caratterizzata da un aspetto, per quanto sportiva, comunque classico.
“Già con una mia realizzazione precedente, ribattezzata Anima, avevo
cercato di ottenere il giusto compromesso tra soluzioni tecniche al
passo con i tempi, ma impatto estetico pulito ed equilibrato. Tuttavia,
alla fine mi era venuta fuori una moto dal gusto moderno, mentre con
questa penso di aver centrato meglio l’obiettivo che mi ero preposto.”
Tornando agli aspetti puramente tecnici, Filippo si è dovuto impegnare
non poco per adattare una coppia di cerchi Alpina sulla Griso, visto che
quest’ultima ha un forcellone monobraccio e dunque una ruota posteriore
a sbalzo, mentre l’azienda di Lomagna (LC) non produce un simile
articolo. Si sono dovute dunque adattare delle unità originariamente
progettate per la V11, visto che questo modello ha comunque la stessa
larghezza del canale, sia davanti (3,50”) che dietro (5,50”), rispetto
alla Griso.

“Come ho spesso avuto modo di sottolineare - spiega
Filippo - cerco sempre di lasciare inalterata la struttura delle moto
che trasformo, sia a livello di quote ciclistiche che di bilanciamento
dei pesi, concentrandomi prevalentemente sulla parte estetica. Pur
trattandosi di special, infatti, non conviene mai andare a modificare i
dati riportati sul libretto di circolazione.”
L’impianto frenante è stato considerevolmente aggiornato attraverso
l’introduzione di una coppia di pinze Brembo anteriori ad attacco
radiale (in accordo con i nuovi piedini forcella ricavati dal pieno) e
altrettanti dischi della Alth da 320 mm. Il tutto è poi completato da
una pompa radiale al manubrio della Brembo, così come per il comando
idraulico della frizione, e da condotti in treccia metallica.
La posizione di guida, contravvenendo in parte alla razionalità del
modello originale, prevede adesso dei mezzi manubri (realizzati ex novo)
di chiara impostazione sportiva al posto della larga e comoda unità di
serie.
Si tratta di una scelta per certi versi rischiosa, visto che il manubrio
della Griso rappresenta un elemento di forte caratterizzazione. Ad ogni
modo, Barbacane ha saputo interpretare molto bene il concetto di racer
classica attraverso questa special, pur non escludendo che, un domani,
possa comunque tornare al manubrio largo.
Anche le pedane sono state costruite di sana pianta, senza contare che
D’Alcini ha dovuto fare i conti, in termini dimensionali, con una
leggera asimmetria tra le due, non apprezzabile ad occhio nudo, ma
comunque determinante ai fini del loro posizionamento.
Queste unità sono inoltre provviste di fori supplementari per offrire
una vasta possibilità di regolazione e rappresentano il prototipo di un
prodotto definitivo che, molto probabilmente, comparirà presto
all’interno del catalogo Rossopuro. Lo stesso vale per l’asta di
reazione della trasmissione e le protezioni per le candele, tutte in
alluminio ricavato dal pieno, mentre i coperchi che coprono i corpi
farfallati dell’iniezione sono in alluminio tagliato al laser, sempre di
matrice Rossopuro.
In realtà, pur avvalendosi della collaborazione del marchio Quat-D,
anche l’impianto di scarico segue le specifiche di Barbacane, il quale
ci spiega il perché del silenziatore posto sotto la sella: “Questo
layout non costituisce certo una novità, tuttavia io non l’avevo mai
adottato prima, dunque ho voluto provare, cercando comunque di dargli
un’interpretazione inedita. Volevo, infatti, che lo scarico sembrasse
parte integrante del codone. Per rendere più compatto il retrotreno,
inoltre, le luci di stop sono vincolate al silenziatore stesso.”
Il risultato è quello di una moto che sembra estremamente più corta e
piccola rispetto al modello originale e Filippo assicura che, in
movimento, questa sensazione viene ulteriormente amplificata.
A questo contribuisce anche la parte anteriore, con il faro dalla forma
ovale (di derivazione scooteristica) e la strumentazione di serie
maggiormente incassati rispetto alla configurazione prevista dalla Casa
madre.
Quest’ultimo tocco, ha completato la profonda trasformazione subita
dall’estetica generale, che non ha però perso di equilibrio, acquisendo
anzi maggior originalità e carattere.
Ricordiamoci che stiamo parlando della Griso, una moto il cui design non
è mai stato messo in discussione, cosa che accresce ancora di più il
valore del lavoro fatto da Barbacane: “Le moto che realizzo devono avere
una certa continuità nella linee. Voglio cioè che il codone, il
serbatoio e il faro siano ben accordati tra di loro, come se fossero
stati pensati da una mente unica, anche se magari non è così. Non ci
devono essere, in pratica, elementi che si discostano dagli altri.”
Riguardo lo stile del veicolo, comunque, Barbacane ribadisce il fatto
che tutto è partito dalla possibilità di eliminare dal telaio della
Griso le vistose piastre laterali. Se ciò non fosse stato fattibile, lui
stesso avrebbe probabilmente percorso un’altra strada.
“Gli ultimi modelli Guzzi, purtroppo, non tengono conto del lavoro che,
in un secondo momento, svolgono le persone come me. Le moto di adesso
sono infatti caratterizzate da soluzioni tecniche ed estetiche su cui è
molto difficile intervenire. Le piastre laterali della Griso ne sono un
esempio. Se non fossero state amovibili avrebbero costituito un vincolo
pesante intorno al quale dover lavorare. E’ chiaro, però, che sarebbe
troppo chiedere alla Casa di Mandello di impostare un progetto in base
alle mie esigenze!”
Il discorso di Barbacane non è del tutto fuori luogo. Se un’azienda si
concentrasse su soluzioni più semplici e meno definitive, lasciando
margine ai preparatori, potrebbe risparmiare sulla produzione. Inoltre,
con una maggior presenza di specialisti e produttori di accessori
dedicati alla Moto Guzzi, si vedrebbero più moto con lo stemma
dell’Aquila sulle riviste di settore, invogliando magari un maggior
numero di clienti ad acquistarle.
Sono cose che il marketing di una Casa come quella di Mandello del Lario
dovrebbe senz’altro prendere in considerazione, così come il fatto di
prendere spunto da personaggi come Barbacane per la realizzazione di
futuri modelli.
Per quanto lo riguarda, Filippo crede che, con quest’ultima special,
abbia dato vita a uno dei suoi migliori esemplari: “La sensazione che ho
è quella di aver raggiunto un risultato molto equilibrato, come se la
moto potesse, con i dovuti accorgimenti per l’industrializzazione,
essere prodotta in serie. Il livello delle finiture, infatti, è lo
stesso di un modello che esce dalla fabbrica. Mi ritengo dunque molto
soddisfatto.”
In tema di anticipazioni, Barbacane ci confida che la sua prossima
fatica potrebbe riguardare ancora la Griso, interpretata stavolta
secondo i canoni custom portati all’estremo. Nel caso, ve ne daremo
ovviamente notizia…
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