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GUSTO CLASSICO

di Lorenzo Miniati - foto Paolo Grana

 

E' nel 1994 che un gruppo di appassionati romani decidono di riunirsi sotto le insegne della Classic Racer. Questo marchio, omonimo a quello di una celebre rivista specializzata inglese, è stato registrato nel nostro paese dal presidente di quello che poi, strada facendo, è diventato un vero e proprio motoclub, Alessandro Giorgio. E' proprio lui a raccontarci la storia di questa realtà così particolare, figlia di una passione fortissima per il motociclismo classico e di un'organizzazione altrettanto meticolosa. "All'inizio eravamo solo degli amici che correvano in moto. – spiega Giorgio – Oltre a me c'erano Marco Acquarelli, Daniele Parravano, entrambi ottimi tecnici, e Fabrizio Dapollonio. Ognuno di noi aveva un garage nel quale portava avanti i propri lavori, ma nessuno condivideva questa attività con gli altri. La mancanza di una sede unica, dunque, ha fatto nascere l'esigenza di strutturarci in modo più articolato: così è nato il club. Da quel momento, Parravano è stato nominato meccanico ufficiale e, anziché andare noi da lui, era lui a stare nella nostra sede. Il locale stesso è di proprietà di Dapollonio, che naturalmente ce lo ha messo a disposizione in cambio di un affitto da amico. L'ambiente è diviso in varie zone, affinché, oltre alla parte tecnica, ci fosse anche la possibilità di portare avanti l'attività ricreativa." Gli interni del Classic Racer Club, infatti, assomigliano a un pub inglese degli anni Settanta. Una sorta di salotto buono dove fare due chiacchiere sorseggiando una birra e sfogliando una rivista e dove l'officina occupa un'area a parte, ben delimitata dal resto. A questa, naturalmente, ha accesso solo il meccanico, anche se chi sta al di là della "barricata" può osservare il suo lavoro attraverso un vetro, come in una sorta di nursery. Le moto che prendono forma, dunque, rappresentano un po' le creature di ogni singolo membro del club e il meccanico è l'ostetrica. Il 90% delle moto dei soci del club sono italiane, con larga prevalenza di Ducati. Non c'è una regola scritta, né tanto meno un veto che impedisce ai nuovi adepti di accedere a questo gruppo in base alla moto che possiede, ma è chiaro che bisogna essere in qualche modo simpatizzanti per i mezzi classici, piuttosto che di quelli moderni. Nella sede del club, vengono organizzate cene, effettuati scambi di pezzi di ricambio e accessori (come in una sorta di piccolo mercatino interno) e discussi i futuri progetti, oltre naturalmente a portare avanti la manutenzione e l'allestimento delle moto con le quali correre. E' inoltre presente una ricca libreria, dove è custodita una collezione di riviste e libri che spazia dagli anni Sessanta a oggi, utile non solo allo svago, ma anche al restauro e alla verifica tecnica dei mezzi appartenenti ai soci del club. "Il club rappresenta anche un modo per poter ammirare le nostre moto sempre pulite e in perfetta efficienza piuttosto che coperte da teli polverosi in ambienti umidi. Diciamo che, in un certo senso, è come avere un piccolo museo."

 


Oltre alle moto ci sono anche le coppe che i membri del club hanno vinto, o raccolto, in tanti anni di attività. Giorgio è infatti un appassionato di questo genere di cose e ogni tanto acquista ai mercatini o su internet interi lotti di trofei d'epoca, dal momento che, come dice lui stesso: "Qualcuno ha comunque lavorato e magari rischiato la vita per vincerli, dunque è giusto conservarli. Inoltre, oggi non li fanno più come una volta." A tal proposito, un'iniziativa che Alessandro vorrebbe portare avanti consiste proprio nell'organizzazione di un trofeo interno al motoclub in cui tutti i partecipanti vengono premiati con delle coppe fatte realizzare appositamente. "Si tratta di un piccolo sogno, solo che richiede un investimento non trascurabile, quindi dobbiamo cercare di mettere a posto un po' di cose." Sempre in ambito di trofei, Giorgio ne possiede uno particolare, custodito anch'esso all'interno della sede del club. Si tratta della biella e del pistone della 916 con cui Carl Fogarty vinse il campionato del mondo Superbike nel 1994. Sono un dono di Massimo Bordi, ex direttore tecnico della Casa di Borgo Panigale, con il quale Alessandro vanta un rapporto di amicizia di vecchia data. La domanda che abbiamo fatto a Giorgio, a questo punto, è relativa al come siano riusciti, lui e i suoi amici, a realizzare quello che per tutti gli appassionati rappresenta una sorta di piccolo sogno nel cassetto, ma che quasi nessuno riesce a far avverare. "Noi ci siamo riusciti perché, prima di tutto, abbiamo tantissima passione per le moto classiche. Ovviamente, sono stati necessari grandi sacrifici, perché non si tratta di un'attività a buon mercato. Però, tutti noi spendevamo comunque dei soldi per le nostre moto, anche se in modo dispersivo. Così, abbiamo cercato di unire le forze, andando a spendere di meno. Del resto, il club non ha scopo di lucro, ma deve servirci come un divertimento e come mezzo attraverso il quale ottenere dei servizi. Ecco perché, oltre all'attività agonistica in pista, abbiamo affiancato quella tecnica e burocratica, che permette ai soci di iscrivere la propria moto al Registro Storico in modo rapido e di programmarne la manutenzione prima di un appuntamento in cui utilizzarla." Il Classic Racer Club conta al momento una trentina di iscritti, anche se l'obiettivo è quello di non allargare troppo la cerchia dei soci, secondo la regola che un'eventuale nuova candidatura deve essere approvata all'unanimità. Basta cioè un parere contrario e l'aspirante adepto non entra a far parte del gruppo. La sede rimane operativa durante tutto l'arco della settimana, anche se i membri sono soliti ritrovarsi ogni mercoledì sera. Gli argomenti di cui parlare possono essere molti: il restauro di una moto, la reperibilità di un pezzo di ricambio, le prossime gare alle quali partecipare. Una realtà invidiata, sia a livello locale sia nazionale, che racchiude in sé tanti aspetti diversi di una stessa passione. Ogni membro del club, a eccezione di Parravano, fa in realtà un altro lavoro, ma l'organizzazione è degna di una struttura tutt'altro che amatoriale. "Il nostro sogno era quello di concentrare in un unico posto tutto ciò che ci piace e ci appassiona del mondo motociclistico. – conclude Giorgio – Di idee da sviluppare ce ne sarebbero ancora molte, ma servirebbero giornate di quarantotto ore e una persona impegnata a tempo pieno per il Club; invece è e deve rimanere uno svago, non un lavoro, né tanto meno un'attività commerciale."

 

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