MENU

L'INGEGNERE DI PISTA

di Matteo Viganò

 

Vi ricordate quando, qualche anno fa, la vostra motocicletta non funzionava più così bene come i primi giorni? In quei casi, i più esperti si rimboccavano le maniche, prendevano la cassetta degli attrezzi, smontavano il carburatore, pulivano il filtro, cambiavano le candele, e, dopo qualche ora di lavoro in garage, la moto sembrava nuova. Quelli meno esperti, invece, portavano il loro mezzo dal meccanico di fiducia, generalmente una persona di poche parole, con le mani sempre costantemente sporche di grasso, che faceva con abilità e rapidità quello che anche loro avrebbero voluto saper fare. Oggi però i tempi sono cambiati e sono molti quelli che si lamentano perché, con il passare degli anni, come in quasi tutti gli aspetti della vita, anche nelle motociclette l’elettronica è penetrata sempre più, arrivando a ricoprire un ruolo ormai fondamentale. Tutto sembra diventato complicato, servono strumenti di diagnosi computerizzati da collegare alla centralina e ci sono decine di parametri da regolare per mettere a punto un motore che, una volta, con un cacciavite, due chiavi e un po’ di esperienza, si poteva regolare perfettamente. Sono questi i piccoli svantaggi che si devono pagare per avere moto più sicure, potenti, affidabili, insomma più simili ad aerei che non a biciclette con un motore. D’altro canto, tutta questa tecnologia introdotta nei veicoli moderni ha fatto sì che quei problemi dei quali è sconosciuta la causa siano imputati sempre e solo all’elettronica, che, come ogni cosa sconosciuta, fa paura a quei meccanici che, per attitudine mentale o per mancanza di capacità, non si sono adeguati alla modernità. Sicuramente, infatti, fino a pochi anni fa, realtà come l’iniezione elettronica o il controllo di trazione erano impossibili anche solo da concepire, soprattutto a causa delle dimensioni dei componenti elettronici necessari. Invece, grazie all’evoluzione tecnologica e al cosiddetto “downsizing”, o rimpicciolimento, anche in uno spazio ristretto e minimizzato come quello di una motocicletta è ora possibile inserire veri e propri computer. Arrivare a un tale livello di innovazione è stato possibile soprattutto grazie agli enormi investimenti che le case costruttrici hanno fatto nel mondo delle corse. E’ proprio in questo universo, parallelo alla strada, che sono stati testati tutti quei congegni che oggi equipaggiano le moto di serie: dall’acceleratore ride-by-wire alla gestione del freno motore, fino al sistema antispin. All’interno delle squadre corse, da alcuni anni ormai, non ci sono più solo piloti e meccanici incredibilmente esperti e rapidi, bensì si trovano figure che girano costantemente accompagnate dal loro computer portatile. A differenza dei colleghi, non hanno né una tuta in pelle né tantomeno le mani sporche, però hanno un ruolo importante quanto il loro. Anzi, forse anche di più. Una moderna moto da corsa, perché si possa definire tale, non può più essere nemmeno avviata senza che ci sia al fianco il suo ingegnere di pista. Infatti, tutte le centraline elettroniche nascoste tra cruscotto e cupolino, contengono al loro interno migliaia di informazioni vitali per il corretto funzionamento della moto, poiché regolano carburazione, iniezione, anticipo e/o ritardo dell’accensione della candela e apertura della valvola a farfalla, tanto per citare alcuni parametri, ma l'elenco potrebbe continuare! Tutto ciò dà in parte ragione a coloro che sostengono che, con tutta questa elettronica, sia ormai diventato complicatissimo mettere a punto un mezzo veloce e competitivo. Tolte le carene in vetroresina dalle moto che scendono in pista oggigiorno, si possono vedere metri di cavi che collegano le centraline a decine di sensori sparsi sostanzialmente dappertutto. Alcuni rilevano temperature, pressioni, velocità, accelerazioni; altri sono dedicati alla diagnostica o al miglioramento delle prestazioni, altri infine si occupano della sicurezza del veicolo e del suo conducente. Per dirla breve: anche solo accendendo la moto, le centraline di acquisizione dati sono in grado di memorizzare migliaia di byte di informazioni digitali, che è poi possibile interpretare tramite l’utilizzo di programmi specifici. Già a livello dilettantistico, si fa uso di questi sistemi di acquisizione per controllare i parametri del motore e migliorare le prestazioni generali del veicolo, senza però approfondire veramente e/o sfruttare al massimo le potenzialità che questo strumento mette a disposizione, come invece si fa nei team veramente organizzati. Il lavoro che si richiede al responsabile dell'acquisizione dati è un compito di grande importanza e non si limita alla gestione del motore: ormai, i margini di miglioramento vanno sempre più assottigliandosi e non basta più avere un buon occhio sulla carburazione del motore per dare al proprio pilota un mezzo veloce e competitivo.

 


Piccole variazioni al set-up del veicolo possono fare la differenza tra un risultato buono, mediocre, o addirittura disastroso, quando la strategia stabilita è completamente errata. Infatti, oltre al controllo del propulsore, il compito dell’ingegnere di pista continua con l'analisi delle sospensioni e dello stile di guida del pilota. Nel mondo delle competizioni, piloti, team e case costruttrici sono arrivati a livelli di competitività così elevati che anche solo modificare un parametro può significare vincere o perdere. E' proprio il responsabile dell'acquisizione dati che stabilisce quale sia quel parametro e, tramite l'analisi delle informazioni scaricate dalla moto, capisce (o crede di capire!) quali siano i veri limiti del pilota e del suo mezzo. Leader assoluta nel settore dell’elettronica applicata agli sport motoristici, l’italiana Magneti Marelli è da ormai diversi anni presente sui veicoli che dominano il campionato di Formula 1, il Mondiale Rally, la MotoGP e anche ovviamente il campionato Superbike. Negli anni, quest’azienda ha saputo sviluppare non solo l’elettronica che consente ai veicoli di funzionare, ma anche tutti i sensori, le centraline e i cablaggi, cioè veri e propri sistemi di telemetria, con i quali è possibile acquisire dati e analizzarli con software altamente innovativi e specifici, sviluppati appositamente. Solo una persona con un alto livello di preparazione tecnica, come un ingegnere di pista, è però in grado di lavorare per davvero sui dati scaricabili dalle centraline, trasformando quelle serie di numeri apparentemente insignificanti in importanti informazioni utili per meglio capire tutto ciò che avviene sulla moto. E’ una figura che deve lavorare in perfetta sintonia con meccanici e pilota: infatti, partendo dalle sensazioni di quest’ultimo, che riferisce come si comporta il suo veicolo in pista, è in grado di analizzare i dati raccolti, utilizzandoli per la messa a punto con la stretta collaborazione del capo meccanico. Nonostante un ruolo così indispensabile, in Italia sono poche le iniziative volte a formare queste importanti figure professionali. Coloro che sono intenzionati a fare carriera in questo settore, devono solo sperare che qualche collega più esperto sia disposto a cedere parte del suo sapere e che qualche team manager magnanimo consenta loro di apprendere, permettendogli di seguire la stagione assieme alla sua squadra. Infatti, come in molti altri settori lavorativi, anche e soprattutto nel campo delle competizioni motoristiche è l’esperienza il fattore che distingue quelli bravi dalla massa. Le nostre università, sicuramente tra le prime al mondo come livello di preparazione teorica, non consentono ai propri alunni di ottenere quella esperienza pratica sul campo che è invece indispensabile nel mondo del lavoro e perciò sono ancora troppo lontane da un ambiente così particolare come quello delle corse, dove la teoria segue la pratica e non viceversa. Senza dubbio, come si può intuire già dal nome, un ingegnere di pista è tale grazie agli studi in ingegneria. Generalmente queste figure professionali sono laureate in ingegneria meccanica, con indirizzo specifico sui veicoli terrestri. Questo perché l’elettronica è solo un mezzo, il migliore senza dubbio, per giungere allo sviluppo delle prestazioni, e non invece il fine come potrebbe pensare chi non conosce bene questo lavoro. Partendo dalle elevate conoscenze di tipo meccanico, dalla cinematica e dinamica del veicolo, passando per lo studio dei motori e concludendo con analisi matematiche approfondite, è possibile portare avanti un miglioramento sempre più marcato delle prestazioni, anche quando migliorare significa “limare” i centesimi di secondo dal tempo sul giro. Ma più è risicato il margine di perfezionamento e più bisogna spendere, in termini di investimenti economici e umani, per migliorare. Ecco perché è importante, per le scuderie che hanno ambizioni elevate, avere non solo moto veloci, piloti esperti e meccanici abili, ma anche e soprattutto ingegneri dalle molteplici competenze. Infatti, solo con l’aiuto dell’elettronica si possono aiutare i piloti ad andare più forte, facendoli sentire a proprio agio con la moto e permettendo loro di essere più rilassati, grazie ai numerosi sistemi di controllo e aiuto nella guida disponibili al giorno d'oggi. Puntare sui giovani è il più grande investimento che si possa fare, per consentire quel ricambio generazionale costante e far sì che le conoscenze accumulate dai più esperti non si perdano quando questi ultimi decidono di farsi da parte. Aiutare i giovani piloti a entrare nelle competizioni va bene, ma allo stesso tempo bisogna investire anche nelle figure che affiancano i piloti, meccanici e ingegneri. Solo consentendo a questi ultimi di apprendere sarà possibile avere persone esperte e competenti che faranno, in breve, la differenza.

 

CLICCA QUI PER ABBONARTI A MONDO DUCATI

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO

ABBONAMENTI
ARRETRATI
MERCHANDISING
MERCATINO

INIZIATIVE
LIBRI
LETTERE
LETTORI
TEAM

AUDIO
SFONDI
LINKS

NEWSLETTER
E-MAIL

 
CLICCA QUI PER TORNARE ALLA HOME PAGE


 

WWW.MOTOITALIANE.IT

© 2001-2009 Moto Italiane - Diritti Riservati