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VOCAZIONE SPORTIVA

La 900 Super Sport a coppie coniche
di Giorgio Scialino

 

Sorella maggiorata della 750 SS, è stata (e lo è ancora) in cima ai desideri di moltissimi smanettoni nei pittoreschi anni Settanta. Carisma e potenzialità si fondono alla perfezione in questo modello, la 900 Super Sport, che qui vediamo nell’insolita configurazione biposto. Rispetto alla concorrenza dell’epoca, le sue finiture apparivano sicuramente più spartane, ma questo non faceva che rafforzare il suo carattere. Una moto essenziale, indubbiamente sportiva e concepita per essere funzionale. Un prodotto italiano che ha carattere da vendere e che, a oltre trent’anni di distanza, mantiene immutato tutto il suo fascino. La configurazione più diffusa di questa moto è sicuramente la versione con la sella monoposto e il codino tondeggiante che celava al suo interno un vano portaoggetti accessibile mediante una cerniera. Non tutti, però, sanno che accanto alla monoposto senza compromessi c’era anche il modello biposto che, assolutamente identico per motorizzazione e quote ciclistiche, variava per la livrea nera, le ruote in lega e, soprattutto, per la sella biposto la cui configurazione ricordava quelle adottate sulle boxer Bmw di quel periodo. Presentata alla fiera di Milano del 1975, la 900 Super Sport mandò in fibrillazione il cuore di molti affezionati del Marchio bolognese. La preferita era chiaramente la versione monoposto, più in linea con la filosofia di Borgo Panigale: una moto che, a tutti gli effetti, non avrebbe stonato nel paddock di un circuito. Non è un caso, dunque, se con un modello derivato dalla 900 SS di serie, Ducati si fece apprezzare nelle gare di durata di quegli anni. Al suo debutto sul mercato, infatti, la 900 SS si distingueva per il peso contenuto, una stabilità eccezionale e un’ottima frenata. Tutti dati importanti, ma che agli occhi dei più facevano da corollario o da necessario supporto alla velocità massima dichiarata dalla Casa: 225 Km/h. A dimostrare quanto questo modello avesse fatto breccia nel cuore degli appassionati c’è l’esempio del proprietario della moto del nostro servizio. Si chiama Fiorello, abita in una frazione di Tolmezzo, una cittadina della Carnia, la zona pedemontana che si trova a una cinquantina di chilometri a nord di Udine. Ebbene, avendone la possibilità, all’epoca Fiorello non comprò solamente una 900 SS, ma due contemporaneamente, con numero di targa progressivo. Sembra una cosa insensata, ma è lo stesso proprietario a spiegarci la logica che lo ha portato a questa inusuale decisione.

 



“Ero già un ducatista dichiarato; infatti, da anni guidavo una Mark 3 Desmo 350, moto che mi ha dato tante soddisfazioni e qualche problema. Quando ho visto la 900 SS sono rimasto letteralmente folgorato: è stato amore a prima vista e la decisione di averla fu immediata. C’è da dire, però, che all’epoca la Ducati non era proprio un esempio di affidabilità. Tutti i miei amici, orientati verso i marchi nipponici, sostenevano che questo modello, così sportiveggiante e che vantava prestazioni eccezionali, certamente disponeva di un forte fascino, ma mi avrebbe lasciato a piedi nelle più svariate circostanze. Non volli sentire ragioni, anzi, la mia reazione esagerata fu quella di comprarne due! Così, dissi, se una si rompe avrò sempre l’altra e non dovrò rinunciare a guidare la moto dei miei sogni!” Messo così, il ragionamento non fa una piega. Fiorello si portò dunque a casa due Ducati 900 SS nuove e l’unica cosa che si concesse fu di non averle perfettamente uguali. Una era la versione più nota: sella monoposto con codino e livrea argento e blu elettrico. L’altra era quella che vi presentiamo nel servizio: sella biposto e seria livrea nera. Col senno di poi, e non senza soddisfazione, Fiorello ha comunque dovuto ricredersi, ammettendo che comprare due moto praticamente uguali era stata una scelta passionale e avventata, anche perché, grazie alla normale manutenzione prevista dalla Casa, le sue Super Sport non hanno mai dato un problema. Arrivato al traguardo dei 50.000 Km senza alcuna noia, dunque, ha deciso di venderne una e, contrariamente a quanto avrebbero fatto i più, ha ceduto la versione monoposto così, come ci spiega il proprietario, d’estate, di tanto in tanto, può ancora portare in città sua madre: un’anziana signora di montagna che ama fare un giretto in moto e si accomoda sulla sella indossando la gonna, con entrambe le gambe da un lato. A parte i tagliandi regolari, l’unico intervento operato sulla moto è stata la sostituzione degli ammortizzatori con due unità più soffici, scelta dettata dal peso contenuto del conducente che gli consente un comfort maggiore. Ormai Fiorello e la sua Ducati sono insieme da quasi trentacinque anni, hanno percorso oltre 76.000 Km e questa moto, che a detta di molti doveva per forza essere inaffidabile, continua a non perdere un colpo e a entusiasmarlo ancora ogni volta che la guida.

 

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