
Se siete andati all'ultimo Salone di Padova è
impossibile che non l'abbiate vista.
La special su base Ducati
realizzata dal mago dell'alluminio Ferruccio Codutti ha lasciato tutti a
bocca aperta, così come le sue precedenti due realizzazioni.
Un concentrato di design, manodopera ed esclusività tecnica: ecco cosa
rappresenta la moto dello specialista friulano.
A livello estetico, abbiamo già approfondito l'argomento sul nostro
mensile, mentre in questo articolo vogliamo affrontare espressamente gli
aspetti che hanno riguardato la messa in opera di questa special. Anzi,
a parlare sarà lo stesso Codutti, che in esclusiva ci ha raccontato per
filo e per segno tutti i passaggi che lo hanno portato al risultato
finale.
Un risultato che ha dell'incredibile.
Tanto per cominciare, Codutti non ha preso la classica carta e penna per
buttare giù dei bozzetti: aveva già tutto chiaro nella sua mente. Voleva
infatti dar vita a un mezzo completamente fuori dagli schemi, sia a
livello di impostazione tecnica che per quanto riguarda l'impatto
estetico.
Fin da subito, infatti, si è prospettata l'idea di adottare un
forcellone monobraccio anche all'avantreno, visto che al posteriore
compare quello, ormai divenuto un classico, dell'intramontabile 916. Per
mettere in pratica questa particolare soluzione, tuttavia, Codutti non è
ricorso a un telaio come quello della Bimota Tesi o delle più recenti
Vyrus, composto da due omega laterali in alluminio ricavato dal pieno,
ma ha voluto mantenere il classico traliccio di tubi in acciaio.
La parte anteriore della struttura originale è stata dunque modificata
pesantemente (anche se le principali quote sono rimaste invariate), sia
per consentire l'alloggiamento dell'ammortizzatore anteriore (la
forcella, come abbiamo detto, è sparita), che per far spazio ai nuovi
leveraggi costruiti parte in tubi e parte in elementi di alluminio
ricavato dal pieno, realizzati a mano da un fido collaboratore di
Codutti che sa interpretare immediatamente quali sono le sue intenzioni.
Da sottolineare come, al di là dell'ammortizzatore stesso, tutta la
sospensione sia stata impostata in modo tale da offrire ampie
possibilità di regolazione dell'assetto. Ai limiti del geniale, poi, è
il modo in cui il preparatore di Tavagnacco ha interpretato il ruolo
delle pinze freno anteriori ad attacco radiale, che in questo
particolare contesto hanno una funzione portante e costituiscono un
elemento stressato della ciclistica.
Il sistema di sterzata è reso possibile, oltre che dal complesso dei
tiranti che si dirama dal manubrio fino allo snodo posto sopra la ruota
anteriore e che viene comandato da un braccetto dislocato sulla destra
del veicolo, dal particolare tipo di mozzo ruota, di grandi dimensioni,
realizzato appositamente dalla Marvic su specifiche di Codutti. Per
ridurre al minimo i giochi, si è inoltre fatto ricorso a particolari
uniball e cuscinetti di tipo non commerciale e dal costo piuttosto
elevato che, a fronte di tolleranze estremamente contenute, garantiscono
in cambio la dovuta rigorosità all'avantreno.
Naturalmente, il contributo strutturale maggiore, in termini di
resistenza alle torsioni e alle flessioni, è dato dal massiccio
forcellone monobraccio in alluminio che abbraccia il motore andandosi a
fissare al telaio tramite due appositi prolungamenti verso il basso
dello stesso.
Al di là dell'innegabile fascino che suscita questa soluzione, va anche
detto che in questo modo si rendono completamente indipendenti le
funzioni di sterzata e sospensione, cosa che, viceversa, non accade
sulle moto dotate della tradizionale forcella telescopica.
In virtù del particolare mozzo della ruota anteriore, Codutti ha rifatto
anche la flangiatura dei dischi anteriori, sempre lavorando il suo tanto
caro alluminio.
Tuttavia, le sorprese non finiscono qui. Come ci spiega lui stesso, il
cliente che gli ha commissionato questa moto gli aveva lasciato
praticamente carta bianca, imponendo come unico vincolo il fatto che il
mezzo risultasse in grado di trasportare anche un eventuale passeggero.
Dunque, Ferruccio si è potuto sbizzarrire a livello di forme modellando,
con la maestria che lo contraddistingue, la lamiera di alluminio. Ne è
venuta fuori una moto dal sapore futurista pur senza sconfinare nel
barocco. Anzi, le linee sono ben equilibrate ed esprimono al tempo
stesso eleganza, gusto e personalità.
Tornando alla promessa che ha fatto al proprietario di questa special,
Codutti, da grande amante della purezza estetica qual è, non è voluto
venire meno alla parola data, vista la spaziosa sella biposto, ma ha
comunque pensato di ideare le pedane del passeggero in modo che possano
essere ripiegate sotto il codone qualora non vengano utilizzate.
La cosa che stupisce di più di questa realizzazione è proprio la
capacità che Codutti ha avuto nel creare ex novo le varie parti del
veicolo facendo sì che queste assolvessero perfettamente la loro
funzione.
Ne è un esempio il serbatoio del carburante, che oltre a essere stato
modellato in modo scultoreo per contribuire al look moderno del mezzo,
ha il pregio di avere una ragionevole capacità e lasciare spazio per
l'alloggiamento dell'airbox, anch'esso naturalmente realizzato in
alluminio.
Lo stesso vale, poi, per il piccolo vaso d'espansione dell'acqua
posizionato sul lato sinistro del veicolo, sagomato ad arte per ridurre
al minimo i suoi ingombri e integrarlo, a livello di design, con gli
altri componenti, o la struttura scatolata all'interno della quale sono
contenuti i radiatori del circuito di raffreddamento, così configurato
perché la particolare sospensione anteriore ne impedisce una
collocazione di tipo tradizionale.
Al suo posto è stato infatti messo quello dell'olio, che va a riempire
lo spazio tra il forcellone anteriore e i rispettivi leveraggi.
Naturalmente, tutte le tubazioni relative agli impianti sono state
rifatte utilizzando, nel caso di quelle dell'acqua, ancora una volta
l'alluminio.

Anche il layout del sistema di scarico è stato configurato sulla base
della particolare impostazione del mezzo. In questo caso, Codutti si è
avvalso della collaborazione della Mivv che, su sue specifiche, ha
realizzato un impianto di tipo due in due dallo sviluppo piuttosto
complesso, che termina in due silenziatori a tromboncino uscenti sul
lato destro della moto.
Nonostante i molti componenti che si "affollano" intorno al motore,
comunque, i volumi della special di Codutti sono rimasti relativamente
compatti e ben proporzionati.
A questo contribuiscono anche le scelte cromate che caratterizzano con
il classico rosso Ducati il telaio e parte del motore; le ruote, il
forcellone posteriore e la struttura che accoglie i radiatori dell'acqua
sono in viola scuro, lasciando invece tutto il resto, sovrastrutture
comprese, con l'alluminio a vista. Tra queste ultime non c'è elemento
che non sia stato preso in considerazione, dai parafanghi al portatarga
passando per il copricatena.
Ferruccio ha voluto rivestire con l'alluminio anche la strumentazione,
che prevede un grosso contagiri al centro, un piccolo tachimetro sul
lato destro (entrambi a fondo bianco) e una serie di spie su quello
sinistro (derivate da quelle originali della 916). Il ponte di comando
risulta dunque dominato da un corto manubrio in due pezzi e da un
ammortizzatore di sterzo trasversale.
Il concetto di forma abbinata alla funzione si ritrova anche nei
convogliatori dell'aria anteriori, dislocati immediatamente sotto ai
gruppi ottici, anch'essi sapientemente sagomati per dare l'impressione
dello sguardo stesso della motocicletta.
Una delle principali difficoltà nel realizzare questo tipo di
sovrastrutture consiste nel saper rispettare una perfetta simmetria tra
la parte destra e quella sinistra.
Ecco come Codutti sintetizza questo aspetto: "Se lo sai fare, è
semplicissimo! A parte gli scherzi, non ci sono metodi particolari, io
ho avuto questo dono e mi ritengo fortunato. Va comunque specificato
che, alla base di tutto, c'è una grande conoscenza dei metalli, delle
loro caratteristiche e dei relativi processi di lavorazione. In un certo
senso, ormai, si può dire che l'alluminio me lo sono fatto amico!"
Codutti ci spiega anche che il proprietario di questa moto aveva
espresso il desiderio che a livello di design fossero adottate linee
spigolose piuttosto che tondeggianti, come su una precedente
realizzazione dello specialista friulano anch'essa dotata di monobraccio
anteriore.
Così, Ferruccio si è ispirato alle linee del caccia americano F17,
famoso per essere invisibile ai radar. "La moto doveva rappresentare
qualcosa di moderno e retrò al tempo stesso. Non volevo avvicinarmi allo
stile di KTM, fin troppo avveniristico, per questo ho affiancato linee
squadrate a molti alleggerimenti eseguiti attraverso dei semplici fori
tondi, come usava una volta."
Ancora una volta, è doveroso sottolineare come sulla moto di Codutti non
sia stato lasciato davvero nulla al caso. Ogni componente del veicolo ha
infatti una sua precisa collocazione, come la batteria, i vari cablaggi
dell'impianto elettrico e il già citato vaso d'espansione del circuito
di raffreddamento, visto che l'obiettivo è quello di far omologare il
veicolo in Germania.
Al momento mancano solo gli specchietti retrovisori, peraltro già
previsti, e il collaudo finale, dopo di che il fortunato proprietario
potrà godersi questa moto sulle strade di tutti i giorni, con o senza
passeggero, visto che il prossimo step in programma riguarda la
realizzazione di un codone monoposto che non prevede una semplice
copertura della porzione di sella dedicata al passeggero, ma un vero e
proprio elemento fatto appositamente e intercambiabile con quello
attuale.
Interrogato in merito al tempo che è stato necessario per realizzare
questa special, Codutti preferisce cambiare discorso, facendoci capire
che queste sono cose che rimarranno tra lui e il cliente, visto che non
è certo ai fini di lucro che si è lanciato in questa avventura, ma
piuttosto per la grande passione e l'amicizia che lo lega al
proprietario del mezzo.
In ogni caso, da quando ha iniziato a lavorare su questa moto, che in
origine era un Monster S4, fino alla sua esposizione alla Fiera di
Padova è trascorso circa un anno, anche se Codutti ammette che molto
tempo è stato risparmiato grazie all'esperienza maturata sulla
precedente realizzazione di impostazione analoga.
L'autore di questa bellissima special rivela anche quale sia stato il
complimento più bello ricevuto proprio in occasione della rassegna
veneta: "La cosa che mi ha dato più soddisfazione è stata vedere le
persone che rimanevano a guardare la moto per decine di minuti e poi si
giravano verso di me dicendo semplicemente: non ho parole!"
Ci sono state comunque anche manifestazioni di stima che Codutti ha
ricevuto dagli addetti ai lavori, specie per la particolare soluzione
adottata sulle pinze dei freni anteriori.
"Dal punto di vista tecnico è l'elemento che ha colpito di più. In
effetti, non sarebbe stato possibile senza l'avvento delle pinze
radiali, ma molti ingegneri delle varie case costruttrici mi hanno detto
che loro non ci avevano pensato. In realtà, con questa soluzione ho
semplicemente voluto semplificare l'avantreno eliminando le piastre che
sorreggevano le pinze, come era sull'altra moto, con il monobraccio
davanti che avevo fatto in precedenza."
Codutti pone comunque l'accento sul fatto che, in ogni caso, una special
come questa deve essere ben visualizzata dal suo creatore prima di
essere realizzata: "Alcune soluzioni tecniche, come ad esempio le pedane
del passeggero di tipo a scomparsa, non possono essere improvvisate,
perché bisogna prima predisporre il telaio. Per operare una
trasformazione simile bisogna quindi studiare tutto a tavolino e, poi,
si può passare alla parte pratica..."
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