MENU

VI SVELO UN SEGRETO

Così lavora Ferruccio Codutti

Di Lorenzo Miniati

 

Se siete andati all'ultimo Salone di Padova è impossibile che non l'abbiate vista.
La special su base Ducati realizzata dal mago dell'alluminio Ferruccio Codutti ha lasciato tutti a bocca aperta, così come le sue precedenti due realizzazioni.
Un concentrato di design, manodopera ed esclusività tecnica: ecco cosa rappresenta la moto dello specialista friulano.
A livello estetico, abbiamo già approfondito l'argomento sul nostro mensile, mentre in questo articolo vogliamo affrontare espressamente gli aspetti che hanno riguardato la messa in opera di questa special. Anzi, a parlare sarà lo stesso Codutti, che in esclusiva ci ha raccontato per filo e per segno tutti i passaggi che lo hanno portato al risultato finale.
Un risultato che ha dell'incredibile.
Tanto per cominciare, Codutti non ha preso la classica carta e penna per buttare giù dei bozzetti: aveva già tutto chiaro nella sua mente. Voleva infatti dar vita a un mezzo completamente fuori dagli schemi, sia a livello di impostazione tecnica che per quanto riguarda l'impatto estetico.
Fin da subito, infatti, si è prospettata l'idea di adottare un forcellone monobraccio anche all'avantreno, visto che al posteriore compare quello, ormai divenuto un classico, dell'intramontabile 916. Per mettere in pratica questa particolare soluzione, tuttavia, Codutti non è ricorso a un telaio come quello della Bimota Tesi o delle più recenti Vyrus, composto da due omega laterali in alluminio ricavato dal pieno, ma ha voluto mantenere il classico traliccio di tubi in acciaio.
La parte anteriore della struttura originale è stata dunque modificata pesantemente (anche se le principali quote sono rimaste invariate), sia per consentire l'alloggiamento dell'ammortizzatore anteriore (la forcella, come abbiamo detto, è sparita), che per far spazio ai nuovi leveraggi costruiti parte in tubi e parte in elementi di alluminio ricavato dal pieno, realizzati a mano da un fido collaboratore di Codutti che sa interpretare immediatamente quali sono le sue intenzioni.
Da sottolineare come, al di là dell'ammortizzatore stesso, tutta la sospensione sia stata impostata in modo tale da offrire ampie possibilità di regolazione dell'assetto. Ai limiti del geniale, poi, è il modo in cui il preparatore di Tavagnacco ha interpretato il ruolo delle pinze freno anteriori ad attacco radiale, che in questo particolare contesto hanno una funzione portante e costituiscono un elemento stressato della ciclistica.
Il sistema di sterzata è reso possibile, oltre che dal complesso dei tiranti che si dirama dal manubrio fino allo snodo posto sopra la ruota anteriore e che viene comandato da un braccetto dislocato sulla destra del veicolo, dal particolare tipo di mozzo ruota, di grandi dimensioni, realizzato appositamente dalla Marvic su specifiche di Codutti. Per ridurre al minimo i giochi, si è inoltre fatto ricorso a particolari uniball e cuscinetti di tipo non commerciale e dal costo piuttosto elevato che, a fronte di tolleranze estremamente contenute, garantiscono in cambio la dovuta rigorosità all'avantreno.
Naturalmente, il contributo strutturale maggiore, in termini di resistenza alle torsioni e alle flessioni, è dato dal massiccio forcellone monobraccio in alluminio che abbraccia il motore andandosi a fissare al telaio tramite due appositi prolungamenti verso il basso dello stesso.
Al di là dell'innegabile fascino che suscita questa soluzione, va anche detto che in questo modo si rendono completamente indipendenti le funzioni di sterzata e sospensione, cosa che, viceversa, non accade sulle moto dotate della tradizionale forcella telescopica.
In virtù del particolare mozzo della ruota anteriore, Codutti ha rifatto anche la flangiatura dei dischi anteriori, sempre lavorando il suo tanto caro alluminio.
Tuttavia, le sorprese non finiscono qui. Come ci spiega lui stesso, il cliente che gli ha commissionato questa moto gli aveva lasciato praticamente carta bianca, imponendo come unico vincolo il fatto che il mezzo risultasse in grado di trasportare anche un eventuale passeggero.
Dunque, Ferruccio si è potuto sbizzarrire a livello di forme modellando, con la maestria che lo contraddistingue, la lamiera di alluminio. Ne è venuta fuori una moto dal sapore futurista pur senza sconfinare nel barocco. Anzi, le linee sono ben equilibrate ed esprimono al tempo stesso eleganza, gusto e personalità.
Tornando alla promessa che ha fatto al proprietario di questa special, Codutti, da grande amante della purezza estetica qual è, non è voluto venire meno alla parola data, vista la spaziosa sella biposto, ma ha comunque pensato di ideare le pedane del passeggero in modo che possano essere ripiegate sotto il codone qualora non vengano utilizzate.
La cosa che stupisce di più di questa realizzazione è proprio la capacità che Codutti ha avuto nel creare ex novo le varie parti del veicolo facendo sì che queste assolvessero perfettamente la loro funzione.
Ne è un esempio il serbatoio del carburante, che oltre a essere stato modellato in modo scultoreo per contribuire al look moderno del mezzo, ha il pregio di avere una ragionevole capacità e lasciare spazio per l'alloggiamento dell'airbox, anch'esso naturalmente realizzato in alluminio.
Lo stesso vale, poi, per il piccolo vaso d'espansione dell'acqua posizionato sul lato sinistro del veicolo, sagomato ad arte per ridurre al minimo i suoi ingombri e integrarlo, a livello di design, con gli altri componenti, o la struttura scatolata all'interno della quale sono contenuti i radiatori del circuito di raffreddamento, così configurato perché la particolare sospensione anteriore ne impedisce una collocazione di tipo tradizionale.
Al suo posto è stato infatti messo quello dell'olio, che va a riempire lo spazio tra il forcellone anteriore e i rispettivi leveraggi. Naturalmente, tutte le tubazioni relative agli impianti sono state rifatte utilizzando, nel caso di quelle dell'acqua, ancora una volta l'alluminio.




 



Anche il layout del sistema di scarico è stato configurato sulla base della particolare impostazione del mezzo. In questo caso, Codutti si è avvalso della collaborazione della Mivv che, su sue specifiche, ha realizzato un impianto di tipo due in due dallo sviluppo piuttosto complesso, che termina in due silenziatori a tromboncino uscenti sul lato destro della moto.
Nonostante i molti componenti che si "affollano" intorno al motore, comunque, i volumi della special di Codutti sono rimasti relativamente compatti e ben proporzionati.
A questo contribuiscono anche le scelte cromate che caratterizzano con il classico rosso Ducati il telaio e parte del motore; le ruote, il forcellone posteriore e la struttura che accoglie i radiatori dell'acqua sono in viola scuro, lasciando invece tutto il resto, sovrastrutture comprese, con l'alluminio a vista. Tra queste ultime non c'è elemento che non sia stato preso in considerazione, dai parafanghi al portatarga passando per il copricatena.
Ferruccio ha voluto rivestire con l'alluminio anche la strumentazione, che prevede un grosso contagiri al centro, un piccolo tachimetro sul lato destro (entrambi a fondo bianco) e una serie di spie su quello sinistro (derivate da quelle originali della 916). Il ponte di comando risulta dunque dominato da un corto manubrio in due pezzi e da un ammortizzatore di sterzo trasversale.
Il concetto di forma abbinata alla funzione si ritrova anche nei convogliatori dell'aria anteriori, dislocati immediatamente sotto ai gruppi ottici, anch'essi sapientemente sagomati per dare l'impressione dello sguardo stesso della motocicletta.
Una delle principali difficoltà nel realizzare questo tipo di sovrastrutture consiste nel saper rispettare una perfetta simmetria tra la parte destra e quella sinistra.
Ecco come Codutti sintetizza questo aspetto: "Se lo sai fare, è semplicissimo! A parte gli scherzi, non ci sono metodi particolari, io ho avuto questo dono e mi ritengo fortunato. Va comunque specificato che, alla base di tutto, c'è una grande conoscenza dei metalli, delle loro caratteristiche e dei relativi processi di lavorazione. In un certo senso, ormai, si può dire che l'alluminio me lo sono fatto amico!"
Codutti ci spiega anche che il proprietario di questa moto aveva espresso il desiderio che a livello di design fossero adottate linee spigolose piuttosto che tondeggianti, come su una precedente realizzazione dello specialista friulano anch'essa dotata di monobraccio anteriore.
Così, Ferruccio si è ispirato alle linee del caccia americano F17, famoso per essere invisibile ai radar. "La moto doveva rappresentare qualcosa di moderno e retrò al tempo stesso. Non volevo avvicinarmi allo stile di KTM, fin troppo avveniristico, per questo ho affiancato linee squadrate a molti alleggerimenti eseguiti attraverso dei semplici fori tondi, come usava una volta."
Ancora una volta, è doveroso sottolineare come sulla moto di Codutti non sia stato lasciato davvero nulla al caso. Ogni componente del veicolo ha infatti una sua precisa collocazione, come la batteria, i vari cablaggi dell'impianto elettrico e il già citato vaso d'espansione del circuito di raffreddamento, visto che l'obiettivo è quello di far omologare il veicolo in Germania.
Al momento mancano solo gli specchietti retrovisori, peraltro già previsti, e il collaudo finale, dopo di che il fortunato proprietario potrà godersi questa moto sulle strade di tutti i giorni, con o senza passeggero, visto che il prossimo step in programma riguarda la realizzazione di un codone monoposto che non prevede una semplice copertura della porzione di sella dedicata al passeggero, ma un vero e proprio elemento fatto appositamente e intercambiabile con quello attuale.
Interrogato in merito al tempo che è stato necessario per realizzare questa special, Codutti preferisce cambiare discorso, facendoci capire che queste sono cose che rimarranno tra lui e il cliente, visto che non è certo ai fini di lucro che si è lanciato in questa avventura, ma piuttosto per la grande passione e l'amicizia che lo lega al proprietario del mezzo.
In ogni caso, da quando ha iniziato a lavorare su questa moto, che in origine era un Monster S4, fino alla sua esposizione alla Fiera di Padova è trascorso circa un anno, anche se Codutti ammette che molto tempo è stato risparmiato grazie all'esperienza maturata sulla precedente realizzazione di impostazione analoga.
L'autore di questa bellissima special rivela anche quale sia stato il complimento più bello ricevuto proprio in occasione della rassegna veneta: "La cosa che mi ha dato più soddisfazione è stata vedere le persone che rimanevano a guardare la moto per decine di minuti e poi si giravano verso di me dicendo semplicemente: non ho parole!"
Ci sono state comunque anche manifestazioni di stima che Codutti ha ricevuto dagli addetti ai lavori, specie per la particolare soluzione adottata sulle pinze dei freni anteriori.
"Dal punto di vista tecnico è l'elemento che ha colpito di più. In effetti, non sarebbe stato possibile senza l'avvento delle pinze radiali, ma molti ingegneri delle varie case costruttrici mi hanno detto che loro non ci avevano pensato. In realtà, con questa soluzione ho semplicemente voluto semplificare l'avantreno eliminando le piastre che sorreggevano le pinze, come era sull'altra moto, con il monobraccio davanti che avevo fatto in precedenza."
Codutti pone comunque l'accento sul fatto che, in ogni caso, una special come questa deve essere ben visualizzata dal suo creatore prima di essere realizzata: "Alcune soluzioni tecniche, come ad esempio le pedane del passeggero di tipo a scomparsa, non possono essere improvvisate, perché bisogna prima predisporre il telaio. Per operare una trasformazione simile bisogna quindi studiare tutto a tavolino e, poi, si può passare alla parte pratica..."


 



 

CLICCA QUI PER ABBONARTI A MONDO DUCATI

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO

ABBONAMENTI
ARRETRATI
MERCHANDISING
MERCATINO

INIZIATIVE
LIBRI
LETTERE
LETTORI
TEAM

AUDIO
SFONDI
LINKS

NEWSLETTER
E-MAIL

 
CLICCA QUI PER TORNARE ALLA HOME PAGE


 

WWW.MOTOITALIANE.IT

© 2001-2009 Moto Italiane - Diritti Riservati