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LA MOTO DI DOUG

Una 888 SPS rivista e corretta

Di Giovanni Biffaroni, foto Claudio Buoncompagni

 

La recente storia della produzione di serie Ducati è ricca di modelli stradali che si sono ispirati ai mezzi da competizione che hanno dominato il campionato mondiale Superbike a partire dai primi anni Novanta. Si tratta delle così dette “race replica”, ossia di mezzi che si differenziano dalle “versioni base” per la stretta somiglianza tecnica con i rispettivi modelli da competizione.
Tra i tanti esemplari prodotti, per citarne solo alcuni, basti ricordare i vari modelli SP della famiglia 851-888, seguiti temporalmente dalle varie 916-996 SP e SPS, 998 R ecc. Tuttavia, c'è un modello che probabilmente può essere considerato come la più fedele race replica mai prodotta dalla Ducati: stiamo parlando della 888 SPS.
Questa moto, costruita e commerciailizzata nel 1992, rappresenta un modello di riferimento della produzione Ducati per due motivi distinti: il primo perché sia a livello di componentistica che di prestazioni costituisce probabilmente la moto di serie più vicina al modello racing del tempo; il secondo perché è stata prodotta solamente in 100 esemplari per celebrare la vittoria nel Mondiale Superbike ottenuta da Doug Polen l'anno precedente, come testimonia la targa d'argento posta sulla testa di sterzo: una vera rarità!
Se poi consideriamo che la maggior parte degli acquirenti di questo modello, che nel 1992 costava la bellezza di 28 milioni di lire, utilizzavano la moto a fini agonistici (campionato italiano Sport Production), capite bene che trovarne un esemplare perfettamente conservato, come quello oggetto del nostro articolo, è veramente difficile.
Stabilire quale sia la differenza fra l'888 SPS e la moto vittoriosa con Doug Polen nel 1991 è molto semplice: la minima possibile!
La moto in oggetto è stato venduta nell'aprile 1992 dal Motor Shop di Arezzo e da allora ha cambiato in tutto due proprietari fino ad arrivare al sottoscritto, che l'ha acquistata nel 2000.
In un primo tempo la moto è stata impiegata normalmente sulle strade di tutti i giorni, ma successivamente, soprattutto in considerazione della tipologia e del valore del mezzo, il suo utilizzo è andato progressivamente diminuendo fino a essere impiegata solo in occasione di qualche giretto domenicale, come si compete a un illustre modello da collezione.
Come potete vedere dalle foto, la moto è ben conservata e presenta, rispetto al modello originale, alcune varianti tecniche di pregio, che sono state apportate con lo scopo specifico di rendere la moto il più simile possibile alla versione da competizione. La base di partenza da cui è stata sviluppata la versione SPS (S sta per Special) è l'888 SP4, un mezzo già eccellente sia a livello ciclistico che di motore. A livello estetico, le due versioni sono praticamente identiche e differiscono solamente per i terminali di scarico, che sulla SPS sono dei Termignoni in fibra di carbonio anziché in acciaio, ma rispetto alla SP4, la SPS si differenzia anche per l'utilizzo di alcuni componenti meccanici di stretta derivazione racing.
Forma del codone e sponsorizzazione a parte, la SPS è un fedelissimo clone della moto del campione texano: identica l'architettura meccanica, così come la maggior parte dei componenti della ciclistica e degli accessori montati.
Il telaio è lo stesso della versione SP4 e sostanzialmente è identico a quello utilizzato sulla versione ufficiale da gara: il classico traliccio in acciaio al Cromo Molibdeno, rigorosamente bianco, con cannotto di sterzo fisso inclinato a 24° 30', avancorsa di circa 94 mm e interasse complessivo di 1430 mm.
In ordine di marcia, la SPS pesa circa 202 Kg, valore decisamente da riferimento se paragonato a quello delle antagoniste dell'epoca e sicuramente tutt'ora valido per una superbike stradale.
La sospensione posteriore viene azionata tramite un archetto regolabile in lunghezza, in modo da poter variare l'altezza del retrotreno. Il leveraggio progressivo su cui agisce questo elemento è dotato di un eccentrico di regolazione (come sulla versione SP4) che consente di variare la progressività d'intervento della sospensione posteriore, raffinatezza “tecnica” che testimonia l'estrazione spiccatamente “corsaiola” della moto.
Il forcellone, uguale per le due versioni, è in alluminio scatolato a sezione rettangolare ed è sostanzialmente lo stesso utilizzato su tutti i modelli della famiglia 851/888. In analogia a tutte le altre versioni monoposto prodotte anche sull'SPS il telaietto reggisella è realizzato in alluminio.
Come si compete ad un mezzo di questa estrazione, le sospensioni sono rigorosamente delle Öhlins racing completamente regolabili sia nell'idraulica che nel precarico molla.
La forcella, versione a piedino “lungo”, ha steli di 42 mm senza riporto al TiN (non era un trattamento utilizzato in quegli anni) e 120 mm di escursione, e monta delle molle con una costante elastica particolarmente elevata che la rendono molto rigida nell'uso stradale.
Trattandosi in pratica della stessa unità installata sulla moto da gara, la qualità costruttiva dei componenti interni è di assoluto livello, con ampio impiego di materiali leggeri come l'alluminio. La scorrevolezza è ottima e il rigore direzionale che è in grado di imprimere all'avantreno è da riferimento. Per queste sue particolari caratteristiche, nonostante gli anni, è ancora un componente ricercato e apprezzato da molti preparatori che si accingono a realizzare una special.
Anche l'ammortizzatore posteriore è completamente regolabile: garantisce 110 mm di escursione e ha il serbatoio d'espansione separato, posizionato dentro il codone. Come nel caso della forcella, anche l'ammortizzatore monta una molla particolarmente rigida che penalizza notevolmente il comfort di marcia sui fondi un pò sconnessi; tuttavia bisogna pensare che questo mezzo è nato nell'ottica di targare una vera moto da corsa il cui terreno ideale non sono le strade di tutti i giorni, ma l'asfalto dei circuiti!
Confrontando la taratura di base delle sospensioni della 888 SPS con quella di una Ducati Hypersport di ultima generazione, si può notare come in passato ci fosse una maggiore propensione per gli assetti particolarmente rigidi, scelta legata prevalentemente a una sostanziale differenza del comportamento delle gomme e del loro modo di essere sfruttate.
Sia la carenatura che il codone del nostro esemplare sono stati sostituiti con degli analoghi elementi in vetroresina (gli originali sono preziosamente custoditi in garage) e si differenziano nella livrea solo per il fatto che i portanumeri bianchi sono stati spostati dai fianchi della carena a quelli del codone; in pratica, è stato realizzato lo stesso look della versione racing del 1993.
Anche il plexiglas è stato sostituito con quello di un modello racing che si presenta più alto del modello di serie e più protettivo. I supporti delle pedane sono stati sostituiti con altri di tipo racing in ergal ricavato dal pieno anodizzato nero, mentre l'intero sottocodone, portatarga compreso, è stato sostituito con uno di alluminio realizzato artigianalmente. L'utilizzo di questo componente ha permesso di alzare la targa e “snellire” la parte posteriore della moto, conferendo al retrotreno un aspetto decisamente più “pistaiolo”.
I parafanghi invece, sia anteriore che posteriore, realizzati in fibra di carbonio, non hanno subito modifiche e sono rimasti quelli originali.
Anche il serbatoio è quello originale ed è interamente realizzato in fibra di carbonio, come quello installato sulla versione racing. Rispetto a quello in metallo montata sulla SP4 quello della SPS è provvisto di innesti rapidi per le tubazioni del carburante e consente un considerevole risparmio di peso. Il tappo, di tipo a sgancio rapido, è in alluminio e riporta stampato il mitico elefantino del marchio Cagiva che testimonia in modo inequivocabile il periodo in cui il marchio bolognese apparteneva ai fratelli Castiglioni.
Per rendere la moto ancora più vicina alla versione da competizione, i cerchi originali in alluminio prodotti dalla Brembo, sono stati sostituiti con dei pregiati Marchesini in magnesio a tre razze, direttamente prelevati da una 888 Racing del 1992. Il posteriore ha un canale da ben 6,25”, mentre l'anteriore un più classico 3,50”.
Per poterli installare sono state apportate alcune modifiche. In primo luogo il perno ruota posteriore, originalmente di 17 mm, è stato sostituito con uno di 20 mm, in modo da utilizzare i cuscinetti ruota del racing (quest'operazione ha comportato l'allargamento dell'asola presente sul forcellone) e anche il sistema del tendicatena è stato sostituito con uno dotato di pattini di alluminio interamente ricavati dal pieno.
Anche il disco freno posteriore è stato sostituito con quello da 180 mm della versione racing assieme alla relativa pinza freno Brembo e alla staffa di supporto. Il sistema antisaltellamento è rimasto quello originale, fatta eccezione per la piastrina di ancoraggio al carter motore sostituita con una in fibra di carbonio.
 


 



Il montaggio del cerchio anteriore ha comportato l'eliminazione del rinvio del contachilometri e l'adozione di una coppia di dischi flottanti in ghisa Brembo serie oro con flangia di ancoraggio da 80 mm di diametro e campanatura da 35 mm. Anche il perno ruota anteriore è stato sostituito con uno racing di 20 mm.
Oltre ai dischi freno, anche il resto dell'impianto frenante è stato modificato: le pinze Brembo originali sono state sostituite con due splendide PA 34/30, sempre prodotte dalla ditta italiana, ma ricavate dal pieno e la pompa originale da 16 mm è stata sostituita con una radiale Brembo ricavata dal pieno con pompante da 18 mm. Infine, sono state installate delle tubazioni in treccia metallica (le originali erano in gomma). Così costituito, l'impianto frenante risulta identico a quello che veniva montato sulla versione da competizione.
Guardando il ponte di comando si può notare che anche la pompa della frizione è stata sostituita con una Brembo radiale da 16 mm ricavata dal pieno ed è stato montato un comando gas della Domino che ha integrato l'interruttore di sicurezza dello spegnimento motore.
La modifica si è resa necessaria perché con l'adozione della pompa freno radiale non c'era più lo spazio sufficiente per alloggiare l'interruttore originale; il commutatore per le luci, invece, è rimasto quello di serie.
Fatta accezione per la rimozione del tachimetro-contachilometri, il cruscotto è rimasto originale. E' stato solamente rivestito con una pellicola di carbonio per chiudere di fatto l'alloggiamento del contachilometri, che è stato rimosso.
Per tenere comunque sotto controllo velocità e distanza percorsa è stato montato un piccolo strumento digitale multifunzione della Sigma Sport (con fondo scala a 300 Km/h), che consente anche di memorizzare la velocità media e quella massima raggiunta. Lo strumento è stato montato su di un piccolo supporto in carbonio fissato direttamente alla base di sterzo.
Se, come detto all'inizio, le differenze estetiche tra l'888 SPS e il modello SP4 da cui deriva sono minime, la stessa cosa non si può dire per il motore: qui la differenza diventa netta.
In questa versione, lo splendido bicilindrico a “L” raffreddato a liquido con distribuzione a comando desmodromico bialbero a camme in testa con quattro valvole per cilindro ha subìto molti interventi, sia a livello di alimentazione e di scarico che di distribuzione.
L'impianto d'accensione-iniezione è lo stesso per i due modelli: si tratta del ben noto Magneti-Marelli gestito da una centralina P8 con eprom programmabile. Il motore viene ancora alimentato tramite due corpi farfallati da 45 mm dotati di doppio iniettore per cilindro, tuttavia, sulla versione SPS, a far respirare la scatola filtro ci sono due prese dinamiche che convogliano il flusso d'aria fresca direttamente al di sotto del filtro aria, realizzando così una leggera sovralimentazione.
Il gruppo termico, i cilindri, i pistoni e le teste sono nuovi rispetto a quelli montati sulla versione SP4. Le teste hanno valvole di diametro maggiore, 34 mm all'aspirazione contro 33 mm e 30 mm contro 29 mm per quanto riguarda lo scarico. Anche le camme presentano una differente fasatura: quelle di aspirazione sono le stesse della 888 Racing del 1992 e portano a una fasatura di 53°-73° e alzata di 11 mm contro l'originale 44°-73° e 10 mm, mentre quelle di scarico sono state prelevate dalla versione Racing del 1991 e hanno una fasatura di 77°- 42°.
Per sostenere l'incremento di potenza di cui questo motore è capace, le bielle standard sono state sostituite con delle Pankl in acciaio a fusto ad H, che presentano, inoltre, una foratura longitudinale nel fusto per garantire una maggiore portata d'olio allo spinotto e al cuscinetto del piede di biella.
Per quanto riguarda gli altri componenti del motore, come carter, banco, cambio, frizione ecc, non si segnalano differenze di rilievo rispetto al modello SP4.
Così configurato, il motore della SPS è in grado di erogare alla ruota la bellezza di 119 CV a 10.600 giri, con una coppia massima di 8,85 Kgm a 7250 giri, valori impressionanti se pensiamo che si tratta di un propulsore di 16 anni fa e comunque montato su di una moto regolarmente omologata per la circolazione stradale.
Se pensate che l'888 ufficiale di quegli anni si attestava intorno ai 133 Cv alla ruota è facile rendersi conto di quanto il modello SPS fosse realmente vicino al modello da competizione.
Grazie a questi numeri, la moto è in grado di raggiungere i 270 Km/h effettivi e di accelerare da 0 a 100 Km/h in 2,7 secondi. Rispetto al modello SP4, l'aumento di potenza è netto: si parla di oltre 10 Cv in più alla ruota!
Per trovare una Ducati targata più potente bisogna attendere qualche anno ed arrivare alla messa in produzione della 996 R, già equipaggiata con il nuovo motore Testastretta.
Come già visto per la parte ciclistica, anche il motore della nostra moto è stato oggetto di alcune attenzioni. In primo luogo, tutto l'impianto di scarico originale è stato sostituito con un bellissimo Termignoni “Spaghetti” con collettori da 45 mm, lo stesso montato sulla versione Racing.
Si tratta di una vera e propria “opera d'arte” in quanto il tubolare di acciaio inox 304 ha uno spessore di soli 0,8 mm e il peso complessivo del collettore si aggira intorno ai 2,5 Kg. I rispettivi terminali sono in carbonio e, rispetto agli originali, sono molto più alti e arrivano a rasentare la parte finale del codone, a cui sono ancorati tramite due staffe di alluminio.
In carbonio (come sulla versione da gara) sono invece gli altri due supporti che collegano la parte bassa dei silenziatori al telaietto reggisella.
Oltre allo scarico, anche i pistoni originali sono stati cambiati a favore di due splendidi Omega stampati ad alta compressione e la frizione di serie è stata sostituita con una antisaltellamento completamente in alluminio.
Per adeguare la carburazione a queste modifiche è stata realizzata una eprom “ad hoc” la cui base di partenza è costituita dalla mappatura utilizzata sulla versione Racing del 1991; si è ottenuto così un motore che nel comportamento è veramente molto simile a quello della moto da corsa, fatta eccezione per una maggiore dolcezza d'erogazione, dovuta principalmente alla presenza di masse in rotazione leggermente più pesanti, come ad esempio il volano dell'impianto elettrico.
Così configurato, il propulsore è arrivato ad erogare circa 128 Cv ruota a 10.500 giri, un valore che, abbinato a un peso complessivo in ordine di marcia di circa 175 Kg, fa di questa motocicletta un'autentica Superbike targata.
E' sorprendente come il motore, nonostante la cubatura limitata a soli 888 cc, abbia una prontezza di risposta all'apertura dell'acceleratore degna di una cilindrata decisamente superiore e, allo stesso tempo, sia in grado di allungare senza alcuna incertezza fino a 11.500 giri.
Questo bicilindrico bolognese è capace di sparare fuori dalle curve con una progressione travolgente, tanto che è difficile, spalancando con decisione il gas, evitare che la ruota anteriore si alzi da terra.
La cosa che sorprende ancora di più, tuttavia, è che nonostante si tratti di un vero motore da corsa, concepito per dare il meglio di sé a gas spalancato, esso è in grado di portarti a spasso anche nel traffico cittadino.
L'unico neo è dato da una certa tendenza a “strappare” al di sotto dei 3500 giri, fenomeno in parte anche amplificato dalla rapportatura finale originale (15/36) decisamente lunga. In poche parole, un motore sorprendente che a tanti anni di distanza dalla sua realizzazione è ancora in grado di sbalordire chi ha la fortuna di provarlo.
Anche dal punto di vista ciclistico bastano poche curve per capire la vera natura di questa moto: un vero cavallo di razza nato per correre e vincere, che se pure al prezzo di un certo impegno fisico, è capace di regalare una guida fra le più gratificanti in assoluto.
Una delle caratteristica principali che ancora oggi la differenzia da molti altri modelli è l'eccezionale motricità che il retrotreno è in grado di garantire in uscita di curva e che consente di aprire il gas con netto anticipo rispetto a molte concorrenti quadricilindriche del tempo.
Anche il comportamento dell'avantreno è da riferimento, preciso e rigoroso trasmette al pilota una fiducia totale che consente di affrontare in tutta sicurezza anche i curvoni veloci da oltre 200 Km/h e di arrivare a inclinazioni da capogiro.
In poche parole, questa 888 SPS è la moto che ogni ducatista sportivo dovrebbe avere nel proprio garage per sentirsi un po' come Doug Polen ogni volta che la mette in moto.
Unica nota dolente: lo scarso numero degli esemplari prodotti!


 



 

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