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LA PICCOLA SPORTIVA

Monografia della Ducati 60T

di Lauro Micozzi

 


Credo sia la prima motoleggera Ducati e senz’altro il primo modello sportivo. Questo motore, del tipo T3, deriva dal Cucciolo 48. Nel 1949 iniziò invece la produzione del modello 60 motore T3.
La 60 Sport è stata presentata nel 1950, con alesaggio per corsa di 42 x 43 mm, per una cilindrata effettiva pari a 59,5 cc e con un rapporto di compressione di 6,8:1. La potenza massima dichiarata è di 2,25 Cv a circa 5000 giri/minuto, con una punta massima raggiungibile pari a circa 60 Km/h. Il cambio è a pedale, a tre rapporti, con la spia meccanica delle marce sopra il carter motore, sul lato destro.
La distribuzione prevede due valvole in testa, con aste e bilancieri a trazione: il bilanciere viene cioè tirato verso il basso dalle aste, permettendo in questo modo alla valvola di aprirsi. Il fungo delle valvole ha un diametro di 18 mm, mentre lo stelo misura 4,70 mm.
Il carburatore è marcato Weber 15 FMC e la lubrificazione è a sbattimento: le mannaie dell’albero motore pescano l’olio nella coppa e, in questo modo, lo mandano sia sul cilindro che sul cambio.
All'interno del blocco motore c’è un foro supplementare che funziona anche da sfiato, con scarico a terra, quindi non era difficile rimanere con poco olio nella coppa! In quel caso ci si fermava, si sollevava la parte anteriore della moto in modo da far pescare olio alle mannaie e si percorreva un altro po’ di chilometri.
Questo motore non scalda molto. Sull'esemplare che vedete nelle immagini è stata fatta una piccola modifica: è stato chiuso il foro di cui parlavamo prima, così non si rimane senza olio; anzi, si può aggiungere olio fino all’altezza dell’asta della frizione, ovvero circa 150 grammi in più.
Per quanto riguarda lo sfiato, sono stati allargati di qualche millimetro i fori del passaggio delle aste sul blocco motore, sul cilindro e sulla testa, per poter inserire due piccoli tubi di acciaio e far così passare le aste del comando bilancieri all’interno di essi e permettere al motore di sfiatare sulla testa in modo da lubrificare anche il perno dei bilancieri che, altrimenti, lavorerebbero a secco.
In questo modo, è possibile risparmiare la fatica di qualche rabbocco con l'apposita e caratteristica pipa.
La frizione è in bagno di olio con dischi di acciaio e simil oro. La trasmissione primaria è a ingranaggi, il generatore è da 6V e 15W, le puntine sono platinate con anticipo fisso a 27° sotto il volano. Sullo stesso è predisposto un foro per accedere alle puntine. La biella è lunga 78 mm e sulla testa della stessa è ricavato un asse di accoppiamento di 17,5 mm con rullini liberi di 2,5 x 9 mm. Il piede di biella è collegato al pistone, da 42 mm di alesaggio, attraverso uno spinotto da 11,5 mm.
Il pistone ha due segmenti di compressione e un raschiaolio, il cilindro è in ghisa, mentre la testa è in lega di alluminio con la camera di scoppio riportata in ghisa. Sulla testa è montato un alzavalvola con leva sul lato sinistro del manubrio, così come sullo Scrambler, che serve anche per spegnere il motore.
 



Questo tipo di motore era ritenuto abbastanza affidabile per l’epoca. Il consumo medio è di circa 1,5 litri per 100 Km, mentre per il modello più piccolo, cioè quello di 48 cc, veniva dichiarato una percorrenza di circa 100 Km con un litro di benzina. Il telaio di questa motoleggera è in tubi di acciaio. La forcella è telescopica, a steli rovesciati, con molle interne e lubrificata tramite grasso. Nella parte inferiore del gambale vi è installata una boccola in teflon che funziona da guida, con 2 soffietti in gomma che, sulla moto in questione, mancano.
Il manubrio montato sull'esemplare riprodotto nelle immagini non è quello originale (l’originale è appoggiato a terra nella foto a sinistra).
Questo manubrio più sportivo appartiene infatti al modello Turismo Sport di 65 cc, dell’anno successivo.
Da notare i due ammortizzatori indipendenti: quello sotto la sella serve al guidatore, mentre quello sotto al sellino è per il passeggero.
I freni sono entrambi a tamburo laterale, mentre per quanto riguarda i pneumatici, sui depliant dell’epoca la misura risulta essere di 1,3/4-22”, ma sia sul libretto di circolazione che sulla moto sono 1,3/4-18”, ma c’è da dire che ciò non rappresenta certo una novità.
Nelle immatricolazioni di quell’epoca capitava ben altro. Una volta, io e il mio amico Mario Ciamberlini siamo andati a Roma per comprare un Falcone Sport della Moto Guzzi e sul libretto di circolazione risultava essere equipaggiato con un motore monocilindrico 500 cc a 2 tempi!
I cerchi di questa Ducati sono i Radaelli originali in acciaio, che sono stati ricromati. I perni delle ruote hanno le ghiere con sfere, come le biciclette dell’epoca. Su questa moto, però, le ghiere sono state sostituite con i cuscinetti, molto più affidabili e senz’altro bisognosi di una manutenzione assai inferiore. Il freno anteriore è comandato da un filo che scorre in una guaina, mentre per il posteriore c’è un’asta rigida.
Su questo esemplare è stata installata la catena racing di una 125 da GP che, di sicuro, regge la potenza di questo monocilindrico. La moto, munita di documenti originali, ha avuto un unico proprietario, pertanto valeva senz'altro la pena di procedere al suo restauro.
C’è da dire che il modello Cucciolo di 50 cc, dal quale fu poi derivata la 60 Sport, conquistò ben ventisette record mondiali e stabilì anche il record mondiale di percorrenza in 24 ore nella classe “fino a 100 cc”. Il telaio di questo esemplare, di colore nero, è contraddistinto con il n° 0029. Il serbatoio, verde con filetto oro, è caratterizzato da una cromatura con sotto una ramatura. Il numero riportato sul motore è 77879.
Infine, una curiosità: nell’anno in cui nacque questa 60 Sport, il concessionario Ducati di Macerata, Mario Fattorini, e la Società Scientifica Radiobrevetti Ducati offrirono al papa Pio XII un Cucciolo montato su telaio Lupetta.
La trasferta da Macerata a Roma, oltre al camioncino che trasportava il Cucciolo, fu effettuata anche da un folto corteo di appassionati motociclisti, tutti motorizzati con le Ducati 60, i Cucciolo 48 e i Guzzino Moto Guzzi.
Il trasferimento iniziò il sabato mattina alle ore 6 del 10 giugno 1950 e si concluse nella tarda serata di domenica. In quell’occasione nacque anche il primo Ducati Club Cucciolo, come dimostra la rivista Motociclismo del 29 giugno 1950.

 



 

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