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LA COMBATTENTE

Analisi tecnica della nuova strafighter

di Giovanni Biffaroni, foto Claudio Buoncompagni

 



Giulio Malagoli è il project leader della Streetfighter, la nuova naked ad altissime prestazioni messa in campo da Ducati. Per gli addetti ai lavori, Malagoli rappresenta una vecchia conoscenza visto che, nonostante la sua giovane età, è sempre stato a capo dei progetti riguardanti le varie versioni del Monster, vecchio e nuovo.
Chi meglio di lui, dunque, poteva illustrarci il percorso tecnico che ha portato la Casa di Borgo Panigale a mandare in pensione i modelli a quattro valvole della celebre naked per essere sostituiti da un prodotto completamente nuovo, capace di prestazioni a dir poco notevoli?
Un biglietto da visita che, sulla carta, può generare anche qualche imbarazzo, ma che in pista, in occasione del lancio ufficiale, ha sciolto ogni dubbio, visto che la Streetfighter si è dimostrata ben bilanciata e molto meno difficile da domare di quanto si potrebbe pensare osservandola con il foglio della sua scheda tecnica in mano.
"Questo era esattamente l'obiettivo che ci eravamo posti, dunque si vede che il lavoro è andato nella direzione giusta. – esordisce Malagoli – Volevamo ottenere una moto sfruttabile nel senso più pieno del termine, tale da poter essere utilizzata da un'ampia tipologia di clienti: quelli che si muovono prevalentemente in città ma vogliono un mezzo distintivo e sufficientemente confortevole, quelli che cercano un mezzo per divertirsi su strada nel finesettimana e, infine, quelli che amano la guida in pista. La Streetfighter permette di fare bene tutte queste cose, perché ha una sella ben imbottita, il manubrio largo e un motore molto regolare, pur se potentissimo. Il potenziale di questo modello, infatti, è enorme e, quando ci sono le condizioni per poterlo fare, vale a dire in pista e con un pilota esperto a bordo, la componente relativa alla sicurezza non viene comunque meno, visto che la moto non intimorisce ma, semmai, diverte, secondo la perfetta filosofia Ducati. Per noi le moto ad alte prestazioni devono essere comunque gestibili dall'utente al quale è rivolto il prodotto stesso. Non tutti hanno le doti di un pilota professionista, dunque anche con una supersportiva stradale deve essere relativamente facile andare forte e trarre soddisfazione. Ecco, quindi, tanto per fare un esempio, il controllo della trazione."
Per quanto riguarda la base ciclistica, è evidente come i tecnici Ducati siano partiti dalla 1098, ma ben presto si sono resi conto che, una volta tolte le sovrastrutture, pur con una posizione di guida più avanzata per caricare l'avantreno con il peso del pilota, non si sarebbe raggiunta comunque la distribuzione statica dei pesi desiderata, che vede il 51% dei 169 Kg (167 nel caso della versione S) gravare sull'asse anteriore e il 49% su quello posteriore.
Per ottenere questo risultato, il serbatoio è stato notevolmente accorciato (2,5 cm) rispetto a quello della 1098, pur aumentando la sua capacità di un litro, e il manubrio è stato posizionato addirittura avanti agli steli della forcella, quando di solito avviene esattamente il contrario.
Come se ciò non bastasse, il telaio è stato modificato a livello di cannotto di sterzo, che ora prevede un'inclinazione di 25,6° (contro i 24,5° originali), e il forcellone è stato allungato di ben 3,5 cm, in modo da ottenere la trazione e la stabilità che serviva, mantenendo comunque un'ottima maneggevolezza grazie al manubrio largo e alla posizione di guida avanzata.
"Ho visto alcuni rimanere un po' perplessi di fronte alle principali quote ciclistiche, convinti che la moto fosse troppo lunga. In pratica, a parte la considerazione che in foto la Streetfighter appare più grande di quanto lo sia in realtà, quando l'hanno provata si sono ricreduti, apprezzandone anzi le ottime doti di guidabilità."
A riprova di quanto detto da Malagoli, c'è il fatto che, nella zona di congiunzione tra sella e serbatoio, la moto è praticamente larga come la testa del cilindro verticale, mentre se la si guarda dal punto di vista frontale, ci si accorge come gli unici elementi che escono dal profilo del telaio siano gli specchietti e il manubrio!
Il motore, invece, rappresenta un mix tra il basamento della 1198, che beneficia della tecnologia di fusione sottovuoto denominata Vacural, e la parte termica della 1098, rispetto alla quale ha "perso" solo 5 Cv, guadagnando però una curva di coppia ancora più lineare.
Un temperamento che è frutto esclusivamente del diverso sistema di aspirazione tra i due modelli e, naturalmente, di una mappatura dedicata della centralina che gestisce l'alimentazione.
"In realtà, la mappatura è stata semplicemente adeguata alle nuove caratteristiche dell'aspirazione. – spiega Malagoli – La grossa differenza l'hanno fatta proprio i condotti che portano l'aria all'airbox, che sulla Streetfighter risultano più corti rispetto a quelli della 1098. In questo modo, si crea una pressione inferiore all'interno dell'airbox stesso, che determina una diminuzione quasi trascurabile della potenza massima, ma al tempo stesso migliora la fluidità dell'erogazione."
In poche parole, la nuova naked Ducati va tutt'altro che piano rispetto alla sorella supersportiva, ma ha un comportamento più dolce e sfruttabile rispetto a quest'ultima.
 


 



Naturalmente, anche l'impianto di scarico ha influito sul carattere del bicilindrico Testastretta Evoluzione. La Streetfighter è infatti caratterizzata da un sistema di tipo 2 in 1 in 2 con valvola parzializzatrice posizionata nella zona di intersezione tra i collettori e due sonde Lambda, una per cilindro, per avere un controllo ancora più accurato della combustione.
"Il grosso diametro dei tubi – spiega Malagoli – è dovuto principalmente a fattori estetici. A livello di prestazioni, infatti, questo impianto e quello della 1098 si equivalgono. Entrambi, tra l'altro, hanno i catalizzatori posti all'interno dei silenziatori."
Nell'ottenere questo risultato, i gruppi termici (parliamo di valvole, alberi a camme, pistoni, condotti delle teste e quant'altro) non sono stati toccati. Lo stesso vale per componenti della ciclistica quali la forcella e il monoammortizzatore, anche se quest'ultimo lavora in modo diverso per via del forcellone più lungo.
A parità di taratura, questo significa che la sospensione posteriore risulta più morbida del 8% rispetto a quella della 1098.
Un grosso lavoro a livello tecnico è stato comunque necessario per esigenze legate al design, come ormai siamo sempre più abituati a vedere sui moderni progetti e come ci spiega lo stesso Malagoli: "Nel dar vita alle forme di questa moto, Damien Basset ha dovuto tenere in considerazione tutta una serie di fattori legati essenzialmente alla presenza di componenti tecnici che su una supersportiva come la 1098 stanno sotto la carenatura e che, viceversa, su una naked vanno celati alla vista. Tutto ciò ha richiesto un grosso impegno e ha coinvolto due aspetti fondamentali: l'impianto di raffreddamento e l'impianto elettrico. Il primo è stato notevolmente sviluppato rispetto a quello della 1098, visto che sulla Streetfighter vi sono due radiatori dell'acqua, posti uno sull'altro in senso verticale, e uno scambiatore di calore acqua-olio, nascosto dal puntale, che si sviluppa sotto al cilindro anteriore. Il secondo, invece, è stato spostato dal lato sinistro del motore, come sulla 1098, a un apposito spazio ricavato nel codone, dove alloggiano la batteria, la centralina, i fusibili, i relais, il teleruttore, il regolatore di tensione, dotato tra l'altro di apposite prese d'aria in entrata e uscita, il motorino della valvola di scarico, la connessione per il DDA (Ducati Data Analyzer, ndr) e, sulla versione S, quella per il DTC (Ducati Traction Control, ndr). Nel fare tutto questo, poi, abbiamo cercato di lasciare in vista il minor numero di cavi e tubi possibile. Devo dire che non è stato un lavoro facile!"
Sulla versione Base della Streetfighter non è presente il controllo della trazione e non è neppure possibile installarlo in un secondo momento, mentre è comunque già predisposta per il sistema di acquisizione dati, acquistabile sotto forma di una chiavetta USB dedicata dove vengono immagazzinati i dati.
Tra i particolari inediti che la Streetfighter annovera, ci sono anche i nuovi blocchetti elettrici al manubrio, dal design molto moderno e dal diametro estremamente ridotto.
In particolare, il pulsante di massa è adesso dotato di una sorta di sicura, come quello relativo al lancio dei missili su certi velivoli da guerra.
Ducati ha curato personalmente lo stile di questi elementi, che fa sempre capo a Damien Basset, e probabilmente li utilizzerà in futuro anche su altri modelli.
Un'ultima annotazione, anche se estranea al contesto prettamente tecnico, riguarda il prezzo di questa moto, che a molti è apparso un po' troppo elevato, soprattutto per quanto riguarda la versione S, proposta a 18.700 Euro.
Non è d'accordo Malagoli: "Secondo me, il prezzo della Streetfighter è adeguato alla sua ricchissima dotazione tecnica. Se ad esempio facciamo un paragone con la 1198 S, che costa circa 22.000 Euro, le differenze a livello di contenuti, al di là della carenatura, sono minime. Perciò, in realtà, la Streetfighter costa relativamente poco se consideriamo il lavoro che è stato fatto in più rispetto alla 1198, vedi il complesso impianto di raffreddamento e il proiettore a led, senza contare alcuni dettagli, come le cartelle copricinghie, che su una naked assumono un'importanza fondamentale, tant'è che sulla 1198, anche la S, sono in materiale plastico, mentre sulla Streetfighter sono realizzate in una particolare fibra di carbonio di altissima qualità. Perciò, secondo noi, il prezzo della Streetfighter è più che giustificato dai contenuti, anche se, naturalmente, questo non lo stabilisce la casa costruttrice, ma lo conferma poi il mercato. In ogni caso, il nostro obiettivo non era quello di realizzare una moto a buon mercato, ma di ottenere la migliore naked del mondo."

 



 

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