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A REGOLA D'ARTE
Analisi tecnica della nuova 999R 2005
di Gianpaolo Riva

La nuova 999R, recentemente presentata alla stampa, viene anche ufficiosamente chiamata AMA poiché da essa nasce il modello che gareggia nel campionato Superbike americano.
I tecnici di Ducati Motor, collaborando con Ducati Corse, hanno infatti modificato la precedente versione della sportiva di Borgo Panigale per ottenerne una dalla quale derivare il modello da competizione utilizzato nel campionato d’oltre oceano. A differenza del campionato mondiale Superbike, il regolamento AMA prevede infatti maggiori similitudini tra le moto omologate e regolarmente vendute al pubblico e quelle usate in gara.
Dunque, la nuova 999 R è ancor più competitiva e, come da tradizione Ducati, con alcune modifiche (sostanzialmente vanno eliminate tutte le restrizioni tecniche necessarie per l’omologazione) è già pronta per l’uso in pista.
I principali cambiamenti apportati alla 999R AMA rispetto alla precedente versione riguardano principalmente il motore, che ha ora i gruppi termici completamente nuovi grazie ai quali ha potuto raggiungere prestazioni di riferimento (questo propulsore sembra non avere limiti di affidabilità ed è sempre capace di stupire, segno che in Ducati conoscono perfettamente le sue caratteristiche e sanno evolverlo con continuità).
La ciclistica della AMA, invece, non è praticamente cambiata rispetto alla precedente 999R, che si è sempre dimostrata efficace. I ritocchi fatti sono perciò stati veramente pochi. La forcella Öhlins (sui piedini della quale vengono fissate le pinze ad attacco radiale) mantiene il riporto in TiN per migliorare la scorrevolezza.
Nei due steli è stata modificata la molla (ora di diametro inferiore) e la guida molla, realizzata in materiale plastico e non più in metallo. Sulla parte inferiore dell’asta della cartuccia è stata introdotta una contromolla che, durante le violente accelerazioni, bilancia l’azione di quella principale nella condizione di massima estensione.
L’ammortizzatore posteriore è stato migliorato rendendo completamente indipendente la regolazione del freno in estensione, che dunque non influenza più quella del freno in compressione. Il forcellone della AMA non cambia rispetto a quello della precedente 999R ed è formato da elementi in alluminio scatolato (i bracci), fusi (la zona del fulcro) e forgiati (i supporti del perno ruota), saldati tra di loro. Anche i cerchi ruota rimangono in alluminio forgiato.
Questa tecnologia permette di ridurre i pesi, senza perdere però le indispensabili caratteristiche di resistenza alle sollecitazioni meccaniche. Rispetto al procedimento di fusione è infatti possibile utilizzare spessori ridotti, poiché il materiale è distribuito in modo uniforme.
Il minor peso dei cerchi, oltre a far diminuire le masse non sospese (che hanno una notevole influenza sul comportamento delle sospensioni), limita enormemente l’effetto giroscopico, migliorando sensibilmente la maneggevolezza della moto alle elevate velocità (gli ingressi in curva sono più repentini). Il processo di forgiatura sfrutta l’azione di una pressa idraulica che agisce su specifici stampi, producendo una carico pari a migliaia di tonnellate.
Il materiale viene dunque “plasmato” mantenendo inalterata la sua struttura molecolare originaria, che rimane perciò perfetta garantendo le indispensabili proprietà meccaniche del pezzo finale, anche se gli spessori sono contenuti. Col processo di fusione, invece, il materiale portato in fase liquida (con una conseguente alterazione della sua struttura molecolare) viene colato in uno stampo dove si raffredda. Non può perciò esistere la certezza che il metallo riempia in modo perfetto tutte le cavità dello stampo stesso.
Dunque, per assicurare la necessaria resistenza meccanica del pezzo finito, occorre che gli spessori non siano eccessivamente contenuti. Come già accennato, i tecnici si sono invece maggiormente concentrati sul Testastretta della AMA. Questa unità è, infatti, la prima prodotta in serie che ha superato in corrispondenza del picco di coppia, il valore dei 14 bar della PME (Pressione Media Effettiva).
Ricordiamo brevemente che la PME rappresenta un fondamentale parametro di valutazione del motore, poiché è in funzione del suo rendimento e della pressione dei gas che agisce sul cielo dei pistoni nella sola corsa utile (fase di espansione). E’ perciò indice del lavoro che il propulsore è in grado di generare durante un ciclo completo (e cioè durante le quattro fasi). L’evoluzione del Testastretta ha dunque fatto ottenere ottime capacità di aspirare e bruciare la miscela aria-benzina e cioè un buon rendimento volumetrico e termico.
Infatti, la portata d’aria che può transitare nei condotti di aspirazione è aumentata del 22,8% rispetto al bicilindrico che equipaggiava la precedente versione della 999R, mentre quella che attraversa i condotti di scarico è aumentata del 5,8%. Per ottenere questi risultati di riferimento è stata determinante la parte di calcolo del progetto effettuata nel reparto diretto dall’Ing. A. Volpini e quella di sviluppo realizzata nel reparto diretto dall’Ing. G. Cugnetto dove si è fatto un massiccio uso del banco di flussaggio, uno strumento che dà la possibilità di misurare la “capacità di aspirazione e scarico” dei gruppi termici stessi, permettendo conseguentemente la loro ottimizzazione. Naturalmente, un grande lavoro è stato fatto anche nella camera di combustione di ciascun cilindro. Le valvole sono aumentate di diametro e per poterle alloggiare è stato aumentato il loro interasse. Conseguentemente, anche l’andamento e le dimensioni dei condotti di aspirazione e scarico sono stati ridefiniti.

Nuova è anche la posizione in altezza assunta dalle sedi valvole che ora sono più sporgenti in camera per agevolare il passaggio dei flussi dei gas. In questo modo è stato possibile limitare la schermatura dovuta alle pareti della camera di combustione stessa, che ostacolano l’ingresso e l’uscita dei flussi dal cilindro.
Le valvole di aspirazione e scarico sono in titanio con un conseguente risparmio di peso, importantissimo se messo in relazione alle forze di inerzia che si generano su questi elementi ad alti regimi di rotazione. Il diametro delle valvole di aspirazione è di 42 mm, mentre quello delle valvole di scarico è di 34 mm. Sul precedente Testastretta le prime avevano un diametro di 40 mm, mentre le seconde di 33 mm. Il sistema di ritegno del registro del gioco di chiusura è realizzato con due semiconi in titanio che abbracciano il gambo della valvola (introdotto nella produzione di serie sul motore della 749R).
Occorre evidenziare che i semiconi, poiché si accoppiano perfettamente col registro, non subiscono alcuna deformazione anche se fortemente sollecitati quando il motore ruota a regimi elevati per parecchio tempo (caso tipico della moto che viaggia su un rettilineo molto lungo di un circuito). In questo modo, il gioco di chiusura valvole rimane costante più a lungo.
I tecnici hanno radicalmente cambiato anche le forme della camera di combustione. Sono infatti state aumentate le superfici di squish, migliorando sensibilmente il moto turbolento della miscela con un netto incremento del rendimento della combustione. Gli organi presenti nel carter motore non hanno invece subìto variazioni sostanziali rispetto ai medesimi elementi impiegati nel precedente propulsore, a eccezione dell’albero motore (le bielle sono ancora della Pankl in titanio). Questo componente del manovellismo ha ora una conformazione tipicamente racing ed è lavorato a macchina utensile per ottimizzare le sue forme. I suoi contrappesi hanno la sezione perpendicolare all’asse di rotazione molto ridotta, tale cioè da non assomigliare più al profilo della classica mannaia.
Con questa nuova conformazione è stato possibile ottenere un notevole risparmio di peso, garantendo nel contempo anche la necessaria equilibratura del manovellismo. Il pistone è un altro elemento che è stato modificato rispetto a quello utilizzato sul Testastretta della precedente 999R. Rimane forgiato ed è sempre costruito con una lega di alluminio che assicura elevate proprietà meccaniche e buona stabilità geometrica durante le elevate escursioni termiche, ma è stato rinforzato in specifici punti per sopportare meglio le sollecitazioni derivanti dalle maggiori prestazioni erogate e il suo mantello è stato leggermente accorciato.
Le sacche valvole sono più profonde a causa delle maggiori alzate delle valvole stesse. E’ invariata la sua altezza di compressione, ma è diminuita quella della sua testa. La nuova forma del cielo del pistone insieme alla nuova camera di combustione hanno permesso di ottenere un rapporto di compressione pari a 12,45:1, leggermente superiore a quello della precedente versione R del Testastretta, che era di 12.3:1.
Rimane invariato il sistema di aspirazione e scarico della 999R AMA rispetto a quello adottati sulla precedente versione. Su questi sistemi non sono state applicate valvole automatiche per il controllo delle portate dei fluidi aspirati e scaricati (elementi ampiamente utilizzati dalla concorrenza per garantire la necessaria progressione dei motori, altrimenti intrattabili ai bassi regimi e medi carichi). Notevoli modifiche sono state fatte anche sul sistema di alimentazione e accensione del nuovo Testastretta.
Gli iniettori sono infatti identici a quelli impiegati per le competizioni, hanno 12 fori di nebulizzazione del carburante e una tolleranza più bassa e più costante sulle portate. La forma dello spray e le ridottissime dimensioni delle goccioline di benzina generate da questi iniettori sono stati elementi determinanti per consentire al propulsore di esprimere al meglio le sue prestazioni.
Le candele impiegate sono a scarica superficiale e non hanno perciò il classico elettrodo di massa sporgente. La scintilla non deve perciò seguire un percorso obbligato, ma si genera attorno all’elettrodo centrale nella direzione più favorevole al suo innesco.
In questo modo, diminuisce notevolmente la probabilità di mancate accensioni della miscela aria-benzina all’interno della camera di combustione, generalmente sempre possibile.

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