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UN COLPO DI GENIO
Analisi tecnica della nuova frizione Adler ATPC
di Gianpaolo Riva

I vincoli dimensionali imposti dallo spazio presente nel carter motore dei bicilindrici Ducati hanno sempre notevolmente limitato lo sviluppo della frizione inteso come possibilità di trasmettere una coppia motrice elevata, ottenendo al tempo stesso una maggiore modulabilità del comando e un minore sforzo applicato sulla leva al manubrio.
Questo problema, apparentemente insormontabile se non con interventi radicali sull'unità motrice, è stato risolto con la frizione APTC (Adler Power Torque Clutch) progettata dalla Adler.
L’Ing. P. Gradassi, che opera nel reparto sviluppo veicolo coordinato dall’Ing. Andrea Forni, ha partecipato con la Adler a un'intensa attività di co-engineering per sviluppare questo particolare dispositivo, applicato sul più piccolo Desmodue (il 620 i.e.).
La “rivoluzione concettuale” introdotta con la frizione APTC, consiste nel fatto che la coppia motrice trasmissibile è vincolata solo parzialmente al carico delle molle a elica cilindrica che agiscono sullo spingidisco.
Su una frizione convenzionale, infatti, tale coppia aumenta solo se cresce il carico delle molle, supposto costante il numero dei dischi, la loro dimensione e il materiale con cui sono costruiti.
Ciò significa che la coppia motrice trasmissibile dipende dal carico delle molle stesse che, nel caso in cui venga aumentato, fa crescere lo sforzo da applicare sulla leva di comando per tirarla.
Nel sistema APTC, invece, il momento è applicato all’albero primario del cambio con valori crescenti, grazie a una particolare struttura del tamburo. Il dispositivo è perciò dotato di asservimento in coppia, che lo svincola dal carico presente sullo spingidisco.
In sintesi, si può affermare che il momento trasmesso dalla frizione APTC è funzione di quello a essa applicato, ma in prima analisi non dipendente dalla forza impressa dalle molle, potendo limitare conseguentemente lo sforzo da applicare sulla leva al manubrio.

Inoltre, modificando la conformazione dei componenti del sistema progettato dalla Adler e messo a punto dalla Ducati, la coppia trasmissibile può essere convenientemente innalzata, mantenendo costante la dimensione, il numero dei dischi e il materiale con cui sono costruiti. Altra importante peculiarità di questo dispositivo è la capacità di limitare in modo automatico la coppia retrograda che si genera durante le violente staccate.
Naturalmente, la frizione APTC è stata montata sul propulsore Desmodue 620 i.e. senza apportare modifiche al carter e alla trasmissione primaria. Diversamente, utilizzando una frizione convenzionale, per diminuire il carico delle molle a elica cilindrica applicate allo spingidisco si sarebbe dovuta aumentare la superficie dei dischi (il raggio medio), o il loro numero, obbligando a una completa rivisitazione della parte interessata del motore.
Questa soluzione è però assolutamente impraticabile, poiché implicherebbe costi di progettazione e realizzazione elevatissimi, inaccettabili per qualsiasi economia industriale moderna. Il “segreto” del funzionamento della frizione APTC è nascosto nella particolare configurazione del tamburo e cioé del dispositivo interno, trascinato dai dischi condotti e calettato all’albero primario del cambio.
Tale elemento è in grado di generare la parte di carico sul pacco dei dischi in funzione del momento motore, rendendo possibile la trasmissione di valori di coppia sempre maggiori, fino al raggiungimento del limite stabilito dalle dimensioni del dispositivo e dall’attrito.
In sintesi, la funzione che lega la coppia in ingresso alla frizione (coppia generata o applicata) con quella in uscita (coppia trasmessa) è di tipo lineare, mentre la frizione convenzionale è realizzata in modo da poter trasferire sempre il limite massimo del momento motore, anche se quello applicato nella maggior parte delle condizioni di funzionamento dell’unità motrice è inferiore. Dunque, per comprendere a fondo come agisce il dispositivo della Adler, analizziamo la struttura del suo tamburo, caratterizzata da due elementi. Il primo è composto dal piatto su cui appoggia il pacco dei dischi, il mozzo (calettato all’albero primario del cambio) con le colonnette alle quali vanno fissate le viti di ritegno dello spingidisco e una superficie cilindrica che ha sei cave equidistanti inclinate rispetto alla verticale.
Su quest’ultima superficie, si impegna il secondo elemento del tamburo, anch’esso di forma cilindrica, all’interno del quale ci sono sei rilievi inclinati che si accoppiano con le cave appena descritte. Il secondo elemento, che esternamente ha la dentatura su cui si inseriscono i dischi condotti, è detto mobile e può muoversi rispetto al primo tramite lo scorrimento dei sei rilievi nelle sei cave.
Il carico delle molle a elica cilindrica è trasmesso tramite lo spingidisco sul tamburo composito e sul pacco dei dischi conduttori e condotti. La spinta maggiore sui dischi, necessaria per la trasmissione della coppia motrice applicata dal propulsore è fornita, però, dalla funzione di asservimento svolta dal tamburo composito.
Da quanto descritto, si capisce perché con questa frizione è possibile utilizzare molle a elica cilindrica con basso carico, limitando conseguentemente la forza di comando della leva al manubrio. Quando lo spingidisco viene sollevato, grazie all’azione del circuito idraulico di comando azionato dal pilota, viene di conseguenza ridotta la pressione sul pacco dei dischi, si riduce anche la spinta dovuta all’asservimento generata dallo specifico tamburo composito.
In queste condizioni, la frizione non trasmette al cambio il momento generato dal propulsore e perciò è possibile selezionare una nuova marcia.
Quando, invece, la leva della frizione APTC viene rilasciata, lo spingidisco chiude il tamburo composito sfruttando l’azione del precarico delle molle a elica cilindrica. In tale condizione, si riattiva l’asservimento generato dalle due parti del tamburo stesso in movimento relativo e la coppia trasmessa diventa funzione di quella motrice applicata. Dunque, tra l’azionamento della leva sul manubrio e la coppia motrice trasmessa con il principio di asservimento esiste praticamente solo una dipendenza minima.
E’ infatti il momento motore che consente di comprimere ulteriormente il pacco stesso con una forza assiale, sfruttando la traslazione relativa delle due parti che compongono il tamburo.
Questa forza assiale è detta di asservimento ed è generata dall’azione delle sei cave accoppiate con i sei rilievi aventi specifica inclinazione, che, se modificata a progetto, consente di variare l’intensità della forza di asservimento stessa.
Una descrizione opposta, ma simile a quella appena esposta, può essere fatta per la limitazione della coppia retrograda, che è generata dalla ruota posteriore durante le violente staccate e viene trasmessa all’albero motore passando attraverso la frizione.
In questo caso, il tamburo del dispositivo APTC ha un funzionamento esattamente contrario a quello precedentemente citato. La coppia retrograda genera sulla sua parte mobile una forza assiale che la spinge verso l’alto, in senso opposto al carico applicato dalle molle a elica cilindrica dello spingidisco. Conseguentemente, diminuisce la spinta sul pacco dei dischi e diminuisce la coppia che viene trasmessa all’albero motore.
Quando la frizione APTC limita la coppia retrograda, infine, non si avverte alcuna reazione sulla leva della frizione, presente invece con una frizione convenzionale dotata di dispositivo antisaltellamento realizzato tramite piani inclinati.

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