
Piccolo, testa rasata, occhi vivaci, movenze ed
espressioni sicure: è Louis D’Antin. Pilota spagnolo di buon valore
nella 250 degli anni novanta, dal 2004 a capo della squadra satellite
della Ducati in MotoGP: il Team Pramac D’Antin MotoGP, appunto.
Nata con l’intento continuare a valorizzare le Desmosedici, la squadra
satellite si vede “girare” ogni anno da Ducati Corse il pacchetto
tecnico della stagione precedente, chiavi in mano, tranne le gomme.
Abbiamo parlato con Louis D’Antin della sua squadra, delle sue
difficoltà, delle sue attese future; ne sono usciti degli spunti
interessanti: “Abbiamo incominciato la nostra avventura con la Yamaha e
Norick Abe - Louis inizia a raccontare la storia della sua squadra –
avevamo una moto nella 500 e due nella 250. Sette sono stati gli anni
con la marca giapponese. Con loro abbiamo ottenuto dei buoni risultati:
due gran premi vinti e nove podi. Abbiamo poi cambiato la struttura del
Team quando ci siamo accordati con la Ducati.”
Parla con orgoglio tangibile di quanto di buono ottenuto con la Yamaha,
poi prosegue raccontando di com’è nata la collaborazione con la Ducati:
“Arrivata la Ducati in MotoGP, nel 2003, ci sono state le condizioni per
creare un team satellite l’anno seguente; nel primo anno, il 2004, siamo
stati noi a raggiungere il primo podio della stagione, in Qatar, con
Ruben Xaus, e questo è stato un bel risultato!”
Nel 2004, con Ducati Corse alle prese con una Desmosedici stravolta
rispetto all’anno precedente, le Ducati di D’Antin si rivelarono più
competitive, tanto da spingere la squadra ufficiale a riallestire, anche
per i propri piloti, le moto del 2003.
Poi, nel 2005, iniziò la fornitura delle gomme Dunlop, che sembrano
esser state, da subito, il punto debole della squadra, quello che ha
impedito lo scorso anno la valorizzazione di Roberto Rolfo e quello che
fa navigare quest’anno i suoi piloti costantemente agli ultimi posti:
“Questo è vero. La gomma vale oggi il settanta per cento del risultato -
quantifica Louis – In questo momento, per noi, il lavoro che sta facendo
la Dunlop non è sufficiente. Pensiamo che nella MotoGP si debba avere la
capacità di portare avanti uno sviluppo molto forte, ci vogliono soldi
da investire: questa è la massima categoria!”

Il futuro della squadra passa per due punti cardine:
“In questo momento stiamo parlando con la Ducati per rinnovare la
collaborazione e abbiamo in corso colloqui con un altro costruttore di
gomme…”.
Disporre di moto Ducati rappresenta di per sé un valore aggiunto: “La
Ducati è un’azienda piccola se la si confronta con le giapponesi; penso
sia più bello che una casa che costruisce quarantamila moto all’anno
stia davanti a una che ne produce dieci milioni! Tuttavia, non avendo
gli stessi mezzi della Honda, che è in grado di portare avanti tre
squadre tutte con lo stesso livello tecnico, su di noi ricade uno
sviluppo che non è a livello del team ufficiale, ma questo è normale.”.
D’Antin continua a spiegare, analizzando ogni aspetto, la differenza che
c'è tra correre con le giapponesi e correre con la marca italiana: “Con
la Yamaha era diverso: negli ultimi due anni avevamo un pilota
giapponese ed eravamo una loro squadra, quella che si faceva carico
dello sviluppo. Il nome Ducati, d’altra parte, ha un fascino che non ha
eguali. Al tifoso piace fare una foto con la moto di Valentino e una con
la Ducati… non tanto con le altre!”
Quali sono gli interventi che una squadra come quella di Louis può
compiere sulle moto? “Noi lavoriamo per far rendere al cento per cento
quello che la Ducati ci fornisce.” Il futuro della squadra, al momento
del colloquio con D’Antin, durante il Gran Premio d’Italia, è tutto da
scrivere: “Per prima cosa dovremo accordarci per le moto, poi per le
gomme e i piloti; dopo vedremo… Le aspettative sono quelle di ripetere i
buoni risultati che abbiamo conseguito in passato.”
La cosa certa, se si continuerà con la marca italiana, sulla quale Louis
pare inflessibile, è quella di disporre da subito della Desmosedici GP7,
quella da 800 cc di cilindrata: “Se continueremo con la Ducati, sarà con
la 800 cc: non ci interessa la 1000 depotenziata.”
In questo modo, almeno inizialmente, Ducati Corse e la squadra satellite
partiranno alla pari… “Partiremo in maniera similare, il team Marlboro
avrà sempre un certo sviluppo in più, ma ci aspettiamo buone cose,
vediamo...”
Anche tutti gli appassionati si aspettano buone cose, perché vedere una
Ducati arrancare là in fondo, certamente, fa male
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