MONSTER 750, CHE DIVERTIMENTO!
di Franco Bartoli

 

Il Monster 750 è una delle moto più divertenti, vigorose e dinamiche che ci sia per correre sulle statali della nostra penisola. Su questo terreno, il misto veloce, può donare sensazioni assolutamente piacevoli e libidinose. Rispetto alle sue sorelline, ci è parso che il propulsore di 748 cc, prelevato direttamente dal modello Super Sport, sia la soluzione ottimale fra il vigore, forse troppo esuberante per una naked, della 900 e l’eccessiva docilità della 600. Non è una moto da città, in quanto l’angolo di sterzo ridotto e la posizione di guida ne sconsigliano un uso prolungato nel traffico cittadino, né da autostrada, per la mancanza totale di protezione che fa del Monster un’ottima palestra per esercitare avambracci e muscoli del collo, ma una godibilissima fun bike con la quale scorrazzare in allegria, divertendosi da matti grazie alla progressione del motore e alle innegabili doti della ciclistica. Anche se in assoluto la potenza non “mostruosa” del Monster 750 può far storcere il naso ai ducatisti più severi, si parla di 58 cv alla ruota, vi assicuriamo che è più che sufficiente per lasciare il vuoto dietro di sé. E’ una moto nervosa, pronta a scattare con rapidità fino alla curva successiva, rapida e sincera nell’inserimento, stabile anche nei curvoni più veloci, godibilissima nel rettilineo dove il bel suono del pompone due valvole, appena attutito dai due generosi silenziatori, garantisce una scarica di adrenalina sufficientemente potente anche per i possessori di moto dalle caratteristiche più smaccatamente sportive.

Ovviamente, ci sono anche i lati negativi, che sono quelli impliciti al fenomeno delle “nude”: posizione del pilota da compromesso, manubrio forse troppo largo, assenza totale di riparo dal vento tale da costituire un forte limite per l’uso turistico, considerata anche l’impossibilità, se non con uno zainetto personale, di portarsi dietro il benché minimo bagaglio. Ma insomma parliamoci chiaro: se ci vogliamo mettere a fare i razionali, a misurare i pro e i contro, a valutare il tutto come un investimento o una scelta di pura logica, il gioco finisce presto. Qui si tratta di divertirsi e di fregarsene di tutte quelle analisi e caratteristiche che si tirano in ballo quando si prova una moto. Il Monster è fatto così, o piace da morire, o ci si mette a disquisire sul fatto “dove metto la fidanzata” o “ma la ripresa non è quella della Ducati di Fogarty”. A nostro avviso, l’utilizzo ottimale del Monster 750 è quello tipico della seconda moto, da usare nei pomeriggi primaverili per sentire come si sta riscaldando l’aria, per correre da soli, con giubbotto di pelle e occhiali da sole, finalmente liberi. Fine della poesia, cosa fra l’altro strettamente collegata al fatto e al piacere di andare in moto, parliamo un poco di tecnica. La versione 1997 del Monster 750 si differenzia dalla precedente per le testate che ora hanno le sedi delle valvole in acciaio sinterizzato e le valvole di aspirazione e scarico bimetalliche; una modifica, che fra l’altro accomuna tutta la serie Monster, resa necessaria per una migliore compatibilità con le caratteristiche delle benzine verdi, ma anche per un miglior controllo del gioco valvole. Inoltre, è stato aggiunto un sistema di preriscaldamento per ovviare al problema della formazione del ghiaccio nel carburatore. Rispetto al modello 600, poi, una modifica significativa è data dalla riduzione dei denti della corona posteriore che, restando ferma quella del pignone a 38, si riduce dai 43 ai 38 denti per la corona posteriore; una variazione questa dovuta alla maggiore vivacità del propulsore da 748 cc. A proposito di motore, sempre rispetto alla 600, l’alesaggio passa da 80 a 88 mm, la corsa da 58 a 61,5 mm, il rapporto di compressione da 10.7 a 9.0, con relativo incremento della valvola di aspirazione a 41 mm e di quella di scarico a 35 mm. Il tutto consente, come già detto, di ottenere, per quanto riguarda le doti prestazionali, una efficace via di mezzo fra le tre versioni Monster, tale da farci consigliare a tutti gli acquirenti del “mostro bolognese” di fare un serio pensierino alla versione 750.

L’unica cosa che effettivamente non ci è piaciuta molto di questo modello è il suo freno anteriore: il pur ottimo Brembo da 320 mm, lì solo soletto sull’avantreno, ci lascia un po’ perplessi, tanto da consigliarci una certa flemma nell’affrontare le staccate più impegnative. Forse il motivo di questa scelta risiede nel fatto che il Monster è bellissimo da fermo! Scherzi a parte, il suo design è veramente esplosivo. Questa, signore e signori, è una moto molto particolare, dalla fortissima personalità, che ancora dopo cinque anni dalla sua presentazione al Salone di Colonia del ‘92, fa girare la testa a tutti gli appassionati delle due ruote. Il suo disegno, dovuto al felice intuito dell’argentino Miguel Galluzzi, esalta in modo assolutamente originale il fascino del telaio tubolare a traliccio in tubi di acciaio al cromo molibdeno che avvolge il due cilindri: il risultato è una sensazione di forza pronta a scattare, di una piccola belva che sa come fare a mordere, sensazioni fra l’altro perfettamente corrisposte quando si avvia il 750. In questo, oltre che nel nome Ducati, sta buona parte del successo commerciale monsteriano: nel 1997 verranno prodotti circa 10.000 Monster, fra i quali è il modello 600 a riscuotere il maggior successo di vendite, anche se negli USA, in tutto il 1996, sono state consegnate ben 680 moto solo nella versione 900. Numeri importanti che consentono al Monster di posizionarsi al primo posto fra le naked immatricolate in Italia ed al sesto fra quelle in Europa. Terminiamo con una considerazione sul prezzo: molte riviste del settore affermano che gli abbondanti 15 milioni necessari per portarsi a casa il Monster 750 siano una cifra un tantino eccessiva, soprattutto se paragonati a quello che la concorrenza offre con la stessa spesa. In valore assoluto, niente da ridire, ma in relativo, invece c’è molto: chi avrà provato a rivendere una moto giapponese dopo tre o quattro di anni di uso capirà perfettamente quello che vogliamo dire.

LA PROVA DI GRUPPO

Non è certo un’idea originale, il primo Motosprint diventò presto famoso anche grazie alle sue “Prove di Gruppo”, ma tant’è, le buone idee non invecchiano mai. Ed allora consentiteci di riesumare questo modo originale di provare una moto, di sentire dalla viva voce di chi sulle due ruote ci va per piacere e non per lavoro, cosa davvero ne pensa delle varie novità. Vi accorgerete subito di una bella differenza: qui parla il cuore, si esprimono le sensazioni di chi ama davvero il pompone o che, comunque, l’ha sempre osservato con ammirazione. Questo non vuol dire essere a senso unico, ne hanno dette di critiche i nostri “tester” sul Monster 750!, ma vedere il mondo della moto in un modo diverso: il vostro. Certo, il tester spericolato che impenna alla grande o guida con i piedi, oppure l’attrezzatura super scientifica che rileva il millesimo di secondo, sono fondamentali per farci conoscere e apprezzare qualsiasi modello di moto, ma siamo anche convinti che troppa professionalità possa anche condurre a dimenticare certe caratteristiche, il contesto naturale di moto molto particolari come sono quelle italiane. Al di là di tutto, la nostra rivista invita tutti i lettori che lo desiderano di comunicarci, solo per posta o per fax, la loro disponibilità a provare insieme con noi i modelli Ducati che la fabbrica di Borgo Panigale vorrà metterci a disposizione. Requisiti indispensabili sono il possesso di una tuta completa, la disponibilità di un sabato o di un fine settimana, il desiderio di stare insieme con altri appassionati senza rompere e senza fare gli imbecilli. Sicuri che tutti i nostri lettori rispondono perfettamente a queste nostre richieste (la tuta possiamo sempre  prestarvela...), aspettiamo le vostre lettere ed i vostri fax! Per questa prima nostra prova di gruppo, considerate le caratteristiche del Monster 750, abbiamo scelto una strada statale caratterizzata da un misto stretto alternato da lunghi rettilinei: un alternanza fra curve che consentono ottime pieghe e tratti diritti per scaricare la buona potenza del bicilindrico 2 valvole.

LA PROVA

Marcello - Industrial Designer  Moto attuale: Kawasaki 600ZZR

Premetto che non è la prima Ducati che guido, ho già provato una 888 sul circuito del Mugello. Devo dire che le Ducati sono assai diverse dalle giapponesi sia per le caratteristiche del motore che per la ciclistica, questo ha causato un attimo di imbarazzo all’inizio, ma dopo è facile prendere la mano. Un po’ di difficoltà le ho trovate nelle manovre da fermo, considerato l’angolo di sterzo assai ridotto, ma una volta messo in moto il Monster ha un’ottima guidabilità, nonostante l’impostazione di guida completamente diversa dalla mia moto, confermandosi una moto leggera, con una accelerazione molto progressiva, molto nervosa ai bassi regimi. Il comando del gas l’ho trovato un po’ brusco, difficile da dominare, specialmente nelle marce basse dove non è facile avere un’erogazione fluida: insomma, una moto cattivella, che mi ha dato alcune piccole difficoltà con il cambio, molto corto, e la frizione non proprio morbidissima. La posizione di guida risente di un manubrio forse troppo largo e della totale mancanza di riparo aerodinamico che, specialmente nelle “tirate” in rettilineo, si fa sentire, si fa proprio sentire. Per quanto riguarda i comandi, tutto okay se non per la mancanza del contagiri, che reputo fondamentale su una moto dalla caratteristiche del Monster 750. Comunque penso che il Monster sia la moto ideale per un pilota della mia altezza, un metro e settanta, in quanto un pilota più alto può trovare delle piccole difficoltà, considerate le dimensioni ridotte della moto.

Una proposta comunque perfettamente azzeccata per un motociclista single, che ha voglia di divertirsi, che si vuole impegnare in viaggi brevi/medi, considerato anche che per i bagagli c’è spazio solo per la borsa sul serbatoio; l’ideale per percorsi come quello di oggi, veloci e impegnativi, dove sfruttare appieno le innegabili doti del telaio e dello spunto del motore.

Paolo - Artigiano, vice presidente del Ducati Club Incisa Moto: Ducati 750 Supersport

La prima cosa che mi viene da dire, dopo averla provata, riguarda la maneggevolezza, soprattutto sul lento, dove, grazie all’impostazione di guida, l’inserimento in curva è quasi un gioco, soprattutto se faccio riferimento alla mia moto (28° angolo di sterzo Super-sport, 29° quello del Monster, N.d.R.). Il motore, come erogazione, mi è sembrato molto gestibile, anche rispetto alle 4 cilindri, tanto da rendere questa moto consigliabile anche ai neofiti, soprattutto se si considerano le incredibili doti del telaio. Devo dire, poi, che se anche il motore è lo stesso della mia Super-sport, l’ho trovato più fluido, con meno difficoltà nell’utilizzo del comando del gas, il che dona una piacevolissima sensazione di tranquillità. Probabil-mente tutto ciò deriva anche dalla diversa spaziatura del cambio, più corto come rapporti in quanto non deve sviluppare velocità di punta elevatissime, fatto che consente di avere una maggiore elasticità anche con le marce più alte. Per le sensazioni di guida, sempre in riferimento con la mia, che è molto caricata in avanti, ho avvertito una certa leggerezza dell’avantreno, soprattutto nelle curve più veloci.

E’ comunque una moto molto stabile e piazzata che ti consente di riprenderti anche in caso di errore; in effetti bisogna veramente esagerare per superare il limite, anche se le sospensioni sono molto più morbide rispetto alla Supersport, un aspetto che si riflette anche sulla frenata dove la corsa troppo lunga dell’ammortizzatore anteriore può creare piccole sbandamenti nelle staccate. Il Monster 750 è sicuramente una moto per il motociclista che non ama l’eccesso, che si vuole divertire con una cilindrata che è sicuramente l’ideale se si considera l’utilizzo a cui è destinato. Questo soprattutto in confronto delle altre due versioni: la 600 è secondo me troppo tranquilla, tanto che dopo poco può stare stretta come prestazioni, mentre il 900, considerata la potenza del motore, diventa difficilmente sfruttabile in tutta la sua potenzialità, considerate le limitazioni aerodinamiche tipiche dei modelli Monster.

Lorenzo - Studente  Moto: Cagiva Mito

Monster: mai nome fu più azzeccato, in quanto è una moto decisamente rabbiosa in uscita di curva, questo sicuramente per le caratteristiche del motore che ha una coppia incredibile, tanto che non ci si accorge neanche in che marcia si viaggia.

E’ una moto che mi ha lasciato piacevolmente impressionato, anche rispetto al Monster 900, grazie all’allungo che è incredibile. Gli unici problemi che ho riscontrato sono quelli della mancanza di protezione aerodinamica anche a velocità come ottanta/novanta Km/h, questo anche perché sono alto 1,92 e la sella, a mio avviso, è troppo corta e non consente di arretrare sufficientemente per assumere una posizione più “filante”, e dal comando del gas, un po’ brusco che, nell’apri e chiudi, mi dava degli strattoni piuttosto netti.

Questo secondo aspetto, ne sono convinto, si può risolvere con l’esperienza, facendoci la mano, in modo da tenere la moto sempre in trazione specialmente nelle curve più strette. Comunque, lo ripeto, si può uscire da qualsiasi curva, anche da un tornante, aprire gas, vedere la lancetta del contachilometri salire con decisione, senza tanto pensare in quale marcia sei: una ripresa veramente rabbiosa. A questo proposito, devo lamentare la mancanza del contagiri, che sarebbe un ausilio importantissimo per sfruttare in pieno le doti progressive del motore. Per quanto riguarda le gomme, devo dire che quelle montate di serie, secondo me, hanno un comportamento un po’ particolare, in quanto danno la sensazione di raggiungere presto il limite, quando, una volta presa confidenza ci si accorge che c’è ancora molto margine prima di arrivare al punto critico. Comunque, il Monster è una moto destinata a chi si vuol divertire, senza tanto impegno, con la possibilità comunque, per i più smanettoni, di effettuare quei due o tre accorgimenti in grado di fare la differenza, per adeguarsi al proprio personale stile di guida.

Jacopo - Pubblicitario - Moto posseduta: Honda VF 400 F

Sono l’unico ad aver provato il Monster con il passeggero. Devo dire che questa moto non permette compromessi su una domanda fondamentale: “Cosa scelgo, la fidanzata, o il Monster?” (Gli occhi di Flavia, dopo la mezz’ora di guida fra i tornanti del Chianti, danno una risposta inequivocabile alla domanda: “O me, o lei” N.d.R.). A parte gli scherzi, devo dire che, avendo provato anche il modello di 900 cc, ho trovato il Monster 750 molto più dolce come motore, molto più facile da guidare: una grande moto, con buone sospensioni e un ottimo telaio, il tutto integrato da un motore veramente brillante, elastico in tutte le marce, anche rispetto al modello di cilindrata superiore. Gli unici appunti sono per il freno posteriore che, se usato con una certa energia, tende a bloccare troppo presto, oltre a causare, complice la sospensione forse leggermente troppo rigida, dei saltellamenti fastidiosi della ruota, e per il comando del cambio che, a parer mio, ha un’escursione un po’ troppo ampia, tanto da facilitare le sfollate, soprattutto fra la terza e la quarta. Per quanto riguarda la guida in due, devo dire che il Monster 750 è una moto che si presta ottimamente anche ad un guida rilassata, piacevole, con un andatura da week-end, se non fosse per il povero passeggero che in effetti è sacrificato sul piccolo strapuntino che ha a disposizione. Insomma, almeno per le mie necessità ed esigenze, definirei il Monster con un’unica frase: “Bella e impossibile”.

LE CONCLUSIONI

Il bello delle prove di gruppo è proprio questo: un “ventaglio” di pareri assai ampio fra di loro, con voci anche discordanti. Questo dimostra che una moto non può essere provata da una o due persone sole, anche se sono dei bravi professionisti. La realtà è che ogni motociclista si porta dietro le proprie idee e convinzioni, che derivano dall’aver posseduto quella o quell’altra moto, dalle esperienze personali, dalle convinzioni di sempre. Solo leggendo i pareri e le sensazioni di appassionati, che amano e vivono la moto, qualunque essa sia come cilindrata o marca, si può effettivamente capire le mille sfaccettature che compongono quell’insieme, quell’universo che si chiama “moto”. Il Monster diventa così per Paolo una moto tranquilla e docile, mentre per Lorenzo è una piccola belva mai doma; sempre Paolo si stupisce per la sua maneggevolezza, mentre Marcello ha avuto problemi a causa del ridotto angolo di sterzo. Sembrerebbe solo confusione, mentre in realtà è tutto chiaro: in ognuno di noi c’è un po’ di Marcello, di Paolo, di Lorenzo, di Jacopo, e anche solo leggendo le loro parole, si può avere la sensazione di aver effettivamente provato il Monster. Siamo convinti che sia questa la strada giusta per conoscere a fondo una moto: fateci sapere la vostra opinione!

Franco Bartoli

 

MONSTER 750 - CARATTERISTICHE TECNICHE:

Dimensioni e peso:

Lunghezza totale: 2090 mm
Larghezza max: 770 mm
Altezza max: 1060 mm
Altezza sella: 770 mm
Altezza manubrio: 955 mm
Angolo di sterzo: 29°
Peso totale: 176 Kg
Peso ant.: 84 Kg
Peso post.: 92 Kg
Capacità serbatoio benzina: 16,5 l
Riserva: 3,5 l

Motore:

Alesaggio: 88 mm
Corsa: 61,5 mm
Cilindrata totale: 748 cc
Rapporto di compressione: 9.0
Potenza max all’albero: 64 cv
Regime massimo rotazione: 9.000
Distribuzione monoalbero a cammes in testa 2 valvole per cilindro con comando a mezzo cinghia dentata sistema desmodromico.

Aspirazione:
Apertura: 12° P.P.M.S.
Chiusura: 70° D.P.M.I.

Scarico:
Apertura: 56° P.P.M.I.
Chiusura: 25° D.P.M.S.

Diametro valvola:
Aspirazione: 41 mm
Scarico: 35 mm

Alzata valvole:
Aspirazione: 9,35 mm
Scarico: 8,50 mm

Lubrificazione forzata con pompa ad ingranaggi Ducati, radiatore di raffreddamento
Capacità circuito: 3,9 l

Raffreddamento ad aria ed olio
Accensione elettronica a scarica induttiva con motorino di avviamento Nippondenso 12V - 700W
Candela: Champion RA 6 HC
Alimentazione con 2 carburatori Mikuni 38 mm diametro

Trasmissione:

Trasmissione primaria ad ingranaggi a denti diritti
Pignone motore: 31 denti
Corona frizione: 62 denti
Cambio velocità con ingranaggi a denti diritti sempre in presa, comando a pedale sul lato sinistro

Rapporti di trasmissione:
1A       40/16
2A       36/21
3A       32/24
4A       29/27
5A       28/29

Trasmissione secondaria:
Pignone uscita cambio: 15 denti
Corona posteriore: 38 denti
Catena D.I.D. 520 VL2

Telaio:

Tubolare a traliccio in tubi in acciaio al cromo molibdeno
Interasse: 1430 mm
Avancorsa: 94 mm
Inclinazione cannotto: 23°

Sospensione anteriore con forcella a canne rovesciate
Sospensione posteriore con monoammortizzatore regolabile in estensione, compressione e precarico molla
Corsa ammortizzatore: 65 mm
Escursione ruota: 144 mm
Freno anteriore con disco da 320 mm di diametro
Superficie frenante: 44 cm2
Freno posteriore con disco da 245 mm di diametro
Superficie frenante: 25 cm2
Cerchio anteriore in lega leggera a tre razze
Cerchio ant.: MT 3,50X17”
Pneumatico ant.: 120/60 VR 17
Cerchio posteriore in lega leggera a 3 razze con parastrappi
Cerchio post.: MT 4,50X17”

Pneumatico post.: 160/60 VR 17”


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