|
MONSTER
750, CHE DIVERTIMENTO! |
|
Ovviamente, ci sono anche i lati negativi, che sono quelli impliciti al fenomeno delle “nude”: posizione del pilota da compromesso, manubrio forse troppo largo, assenza totale di riparo dal vento tale da costituire un forte limite per l’uso turistico, considerata anche l’impossibilità, se non con uno zainetto personale, di portarsi dietro il benché minimo bagaglio. Ma insomma parliamoci chiaro: se ci vogliamo mettere a fare i razionali, a misurare i pro e i contro, a valutare il tutto come un investimento o una scelta di pura logica, il gioco finisce presto. Qui si tratta di divertirsi e di fregarsene di tutte quelle analisi e caratteristiche che si tirano in ballo quando si prova una moto. Il Monster è fatto così, o piace da morire, o ci si mette a disquisire sul fatto “dove metto la fidanzata” o “ma la ripresa non è quella della Ducati di Fogarty”. A nostro avviso, l’utilizzo ottimale del Monster 750 è quello tipico della seconda moto, da usare nei pomeriggi primaverili per sentire come si sta riscaldando l’aria, per correre da soli, con giubbotto di pelle e occhiali da sole, finalmente liberi. Fine della poesia, cosa fra l’altro strettamente collegata al fatto e al piacere di andare in moto, parliamo un poco di tecnica. La versione 1997 del Monster 750 si differenzia dalla precedente per le testate che ora hanno le sedi delle valvole in acciaio sinterizzato e le valvole di aspirazione e scarico bimetalliche; una modifica, che fra l’altro accomuna tutta la serie Monster, resa necessaria per una migliore compatibilità con le caratteristiche delle benzine verdi, ma anche per un miglior controllo del gioco valvole. Inoltre, è stato aggiunto un sistema di preriscaldamento per ovviare al problema della formazione del ghiaccio nel carburatore. Rispetto al modello 600, poi, una modifica significativa è data dalla riduzione dei denti della corona posteriore che, restando ferma quella del pignone a 38, si riduce dai 43 ai 38 denti per la corona posteriore; una variazione questa dovuta alla maggiore vivacità del propulsore da 748 cc. A proposito di motore, sempre rispetto alla 600, l’alesaggio passa da 80 a 88 mm, la corsa da 58 a 61,5 mm, il rapporto di compressione da 10.7 a 9.0, con relativo incremento della valvola di aspirazione a 41 mm e di quella di scarico a 35 mm. Il tutto consente, come già detto, di ottenere, per quanto riguarda le doti prestazionali, una efficace via di mezzo fra le tre versioni Monster, tale da farci consigliare a tutti gli acquirenti del “mostro bolognese” di fare un serio pensierino alla versione 750. L’unica cosa che effettivamente non ci è piaciuta molto di questo modello è il suo freno anteriore: il pur ottimo Brembo da 320 mm, lì solo soletto sull’avantreno, ci lascia un po’ perplessi, tanto da consigliarci una certa flemma nell’affrontare le staccate più impegnative. Forse il motivo di questa scelta risiede nel fatto che il Monster è bellissimo da fermo! Scherzi a parte, il suo design è veramente esplosivo. Questa, signore e signori, è una moto molto particolare, dalla fortissima personalità, che ancora dopo cinque anni dalla sua presentazione al Salone di Colonia del ‘92, fa girare la testa a tutti gli appassionati delle due ruote. Il suo disegno, dovuto al felice intuito dell’argentino Miguel Galluzzi, esalta in modo assolutamente originale il fascino del telaio tubolare a traliccio in tubi di acciaio al cromo molibdeno che avvolge il due cilindri: il risultato è una sensazione di forza pronta a scattare, di una piccola belva che sa come fare a mordere, sensazioni fra l’altro perfettamente corrisposte quando si avvia il 750. In questo, oltre che nel nome Ducati, sta buona parte del successo commerciale monsteriano: nel 1997 verranno prodotti circa 10.000 Monster, fra i quali è il modello 600 a riscuotere il maggior successo di vendite, anche se negli USA, in tutto il 1996, sono state consegnate ben 680 moto solo nella versione 900. Numeri importanti che consentono al Monster di posizionarsi al primo posto fra le naked immatricolate in Italia ed al sesto fra quelle in Europa. Terminiamo con una considerazione sul prezzo: molte riviste del settore affermano che gli abbondanti 15 milioni necessari per portarsi a casa il Monster 750 siano una cifra un tantino eccessiva, soprattutto se paragonati a quello che la concorrenza offre con la stessa spesa. In valore assoluto, niente da ridire, ma in relativo, invece c’è molto: chi avrà provato a rivendere una moto giapponese dopo tre o quattro di anni di uso capirà perfettamente quello che vogliamo dire. LA PROVA DI GRUPPO
LA PROVA Marcello - Industrial Designer Moto attuale: Kawasaki 600ZZR Premetto che non è la prima Ducati che guido, ho già provato una 888 sul circuito del Mugello. Devo dire che le Ducati sono assai diverse dalle giapponesi sia per le caratteristiche del motore che per la ciclistica, questo ha causato un attimo di imbarazzo all’inizio, ma dopo è facile prendere la mano. Un po’ di difficoltà le ho trovate nelle manovre da fermo, considerato l’angolo di sterzo assai ridotto, ma una volta messo in moto il Monster ha un’ottima guidabilità, nonostante l’impostazione di guida completamente diversa dalla mia moto, confermandosi una moto leggera, con una accelerazione molto progressiva, molto nervosa ai bassi regimi. Il comando del gas l’ho trovato un po’ brusco, difficile da dominare, specialmente nelle marce basse dove non è facile avere un’erogazione fluida: insomma, una moto cattivella, che mi ha dato alcune piccole difficoltà con il cambio, molto corto, e la frizione non proprio morbidissima. La posizione di guida risente di un manubrio forse troppo largo e della totale mancanza di riparo aerodinamico che, specialmente nelle “tirate” in rettilineo, si fa sentire, si fa proprio sentire. Per quanto riguarda i comandi, tutto okay se non per la mancanza del contagiri, che reputo fondamentale su una moto dalla caratteristiche del Monster 750. Comunque penso che il Monster sia la moto ideale per un pilota della mia altezza, un metro e settanta, in quanto un pilota più alto può trovare delle piccole difficoltà, considerate le dimensioni ridotte della moto. Una proposta comunque perfettamente azzeccata per un motociclista single, che ha voglia di divertirsi, che si vuole impegnare in viaggi brevi/medi, considerato anche che per i bagagli c’è spazio solo per la borsa sul serbatoio; l’ideale per percorsi come quello di oggi, veloci e impegnativi, dove sfruttare appieno le innegabili doti del telaio e dello spunto del motore. Paolo - Artigiano, vice presidente del Ducati Club Incisa Moto: Ducati 750 Supersport
E’ comunque una moto molto stabile e piazzata che ti consente di riprenderti anche in caso di errore; in effetti bisogna veramente esagerare per superare il limite, anche se le sospensioni sono molto più morbide rispetto alla Supersport, un aspetto che si riflette anche sulla frenata dove la corsa troppo lunga dell’ammortizzatore anteriore può creare piccole sbandamenti nelle staccate. Il Monster 750 è sicuramente una moto per il motociclista che non ama l’eccesso, che si vuole divertire con una cilindrata che è sicuramente l’ideale se si considera l’utilizzo a cui è destinato. Questo soprattutto in confronto delle altre due versioni: la 600 è secondo me troppo tranquilla, tanto che dopo poco può stare stretta come prestazioni, mentre il 900, considerata la potenza del motore, diventa difficilmente sfruttabile in tutta la sua potenzialità, considerate le limitazioni aerodinamiche tipiche dei modelli Monster. Lorenzo - Studente Moto: Cagiva Mito Monster: mai nome fu più azzeccato, in quanto è una moto decisamente rabbiosa in uscita di curva, questo sicuramente per le caratteristiche del motore che ha una coppia incredibile, tanto che non ci si accorge neanche in che marcia si viaggia. E’ una moto che mi ha lasciato piacevolmente impressionato, anche rispetto al Monster 900, grazie all’allungo che è incredibile. Gli unici problemi che ho riscontrato sono quelli della mancanza di protezione aerodinamica anche a velocità come ottanta/novanta Km/h, questo anche perché sono alto 1,92 e la sella, a mio avviso, è troppo corta e non consente di arretrare sufficientemente per assumere una posizione più “filante”, e dal comando del gas, un po’ brusco che, nell’apri e chiudi, mi dava degli strattoni piuttosto netti. Questo secondo aspetto, ne sono convinto, si può risolvere con l’esperienza, facendoci la mano, in modo da tenere la moto sempre in trazione specialmente nelle curve più strette. Comunque, lo ripeto, si può uscire da qualsiasi curva, anche da un tornante, aprire gas, vedere la lancetta del contachilometri salire con decisione, senza tanto pensare in quale marcia sei: una ripresa veramente rabbiosa. A questo proposito, devo lamentare la mancanza del contagiri, che sarebbe un ausilio importantissimo per sfruttare in pieno le doti progressive del motore. Per quanto riguarda le gomme, devo dire che quelle montate di serie, secondo me, hanno un comportamento un po’ particolare, in quanto danno la sensazione di raggiungere presto il limite, quando, una volta presa confidenza ci si accorge che c’è ancora molto margine prima di arrivare al punto critico. Comunque, il Monster è una moto destinata a chi si vuol divertire, senza tanto impegno, con la possibilità comunque, per i più smanettoni, di effettuare quei due o tre accorgimenti in grado di fare la differenza, per adeguarsi al proprio personale stile di guida. Jacopo - Pubblicitario - Moto posseduta: Honda VF 400 F Sono l’unico ad aver provato il Monster con il passeggero. Devo dire che questa moto non permette compromessi su una domanda fondamentale: “Cosa scelgo, la fidanzata, o il Monster?” (Gli occhi di Flavia, dopo la mezz’ora di guida fra i tornanti del Chianti, danno una risposta inequivocabile alla domanda: “O me, o lei” N.d.R.). A parte gli scherzi, devo dire che, avendo provato anche il modello di 900 cc, ho trovato il Monster 750 molto più dolce come motore, molto più facile da guidare: una grande moto, con buone sospensioni e un ottimo telaio, il tutto integrato da un motore veramente brillante, elastico in tutte le marce, anche rispetto al modello di cilindrata superiore. Gli unici appunti sono per il freno posteriore che, se usato con una certa energia, tende a bloccare troppo presto, oltre a causare, complice la sospensione forse leggermente troppo rigida, dei saltellamenti fastidiosi della ruota, e per il comando del cambio che, a parer mio, ha un’escursione un po’ troppo ampia, tanto da facilitare le sfollate, soprattutto fra la terza e la quarta. Per quanto riguarda la guida in due, devo dire che il Monster 750 è una moto che si presta ottimamente anche ad un guida rilassata, piacevole, con un andatura da week-end, se non fosse per il povero passeggero che in effetti è sacrificato sul piccolo strapuntino che ha a disposizione. Insomma, almeno per le mie necessità ed esigenze, definirei il Monster con un’unica frase: “Bella e impossibile”. LE CONCLUSIONI
Franco Bartoli MONSTER 750 - CARATTERISTICHE TECNICHE: Dimensioni e peso: Lunghezza totale: 2090
mm Motore: Alesaggio: 88 mm Aspirazione: Scarico: Diametro valvola: Alzata valvole: Lubrificazione forzata
con pompa ad ingranaggi Ducati, radiatore di raffreddamento Trasmissione: Trasmissione primaria
ad ingranaggi a denti diritti Rapporti di
trasmissione: Trasmissione secondaria: Telaio: Tubolare a traliccio in
tubi in acciaio al cromo molibdeno
|
|
Per contattare la redazione via
E-mail |