ANDANTE, CON BRIO
"Chi vuol esser lieto sia, con Brio".
Con questo slogan, negli anni sessanta
venivano pubblicizzate le doti del Brio
di Andrea Tessieri


brio_1.jpgScootermania, scootermania: una  notte, mi pare quella dopo la cena di redazione, ho fatto un sogno. Sarà stato perché, come gli altri, avevo mangiato e bevuto come un orso, ma mi sono ritrovato a sognare che cavalcavo anch’io uno scooter. E c’erano anche gli altri; anche loro con gli scooter. Il bello è che i nostri erano un tantino particolari: anziché avere il solito rumore dispettoso da zanzare, avevano la voce familiare e tonda del bicilindrico Ducati. Sì, erano scooter Ducati! Bellissimi: Falanga ce l’aveva giallo con su scritto 748 SPS, Bartoli uguale a lui, ma in versione autopiegante, Stefano Bianchi e Rolandi avevano la versione 916 SPS e si davano del “fermo” a vicenda, Moretti mi dispiace aveva solo un modellino, Miniati con il suo sognava di fare il vuoto nel campionato italiano, e forse anche nell’Europeo, Andrea Bianchi, in sogno, era un cartone animato e il suo scooter volava. Quanto al mio era bellissimo: nudo, con il manubrio largo e la scocca che lasciava vedere lo splendido gioco del traliccio di tubi. Si chiamava Monster!
Eh, si! Sarà stato tutto quello che ero riuscito a mangiare, o il Chianti con il quale il buon Becheroni ci aveva dissetati però, non era male come sogno, al punto che, qualche giorno dopo, fatte le dovute ricerche, siamo riusciti a trovare, per raccontarvelo, un vero scooter Ducati: il Brio 48.

Presentato al Salone di Milano nel ‘63, il Brio rappresenta il secondo tentativo della Ducati per quanto riguardava gli scooter, dopo circa 10 anni dalla presentazione del Cruiser 175. Telaio a scocca portante in lamiera stampata, con il parafango anteriore solidale alla carrozzeria, cambio a tre marce, motore a due tempi con raffreddamento ad aria forzata tramite una ventola;  alesaggio 38, corsa 42, per una cilindrata di 47,6 cc.

brio_2.jpgSilenzioso ed elastico, il propulsore è alloggiato sul forcellone, in posizione centrale,  è alimentato da un carburatore Dellorto SHA 14/12 con filtro dell’aria in “zona calma” e sviluppa una potenza di 1,3 CV a 4300 giri. L’accensione è assicurata da un volano-magnete-alternatore posto sotto il coperchio parapolvere della ventola, sulla destra del carter. La candela, di grado termico 225 scala Bosch, si trova in posizione accessibile dal lato sinistro del veicolo.
Il serbatoio può contenere 4 litri di miscela al 5% e la lubrificazione del cambio prevede l’utilizzo di 250 gr di olio tipo SAE 30, da sostituire ogni 4000 chilometri. Il cambio, posto sulla manopola girevole sinistra del manubrio, è a tre marce, preciso e dolce sia in innesto che in scalata, merito anche di una frizione che non fallisce un colpo neanche a freddo.
Opportunamente corta la prima marcia, sufficientemente distanziate la seconda e la terza. La trasmissione primaria è ad ingranaggi, mentre la finale, che è a catena, fa sì che questo scooter si distingua sia dai concorrenti dell’epoca, sia da quelli odierni.

Il nostro esemplare è privo del carter catena in plastica, uno dei pochi punti deboli registrati. La sospensione anteriore è a biscottini oscillanti, la posteriore a forcellone in lamiera oscillante. Le ruote sono da 1,75 x 9 e i pneumatici sono 23/4 x 9 con pressione di gonfiaggio di 1,25 bar. La frenata del Brio è assicurata da un tamburo centrale le cui dimensioni utili sono 105 x 20 mm. Il volano-magnete-alternatore da 6v-18W garantisce l’alimentazione elettrica. Le lampade del faro anteriore sono due: quella a bulbo da 6v-18W per la luce abbagliante e quella, sempre da 6V-18W, ma a siluro per l’anabbagliante. Il fanalino posteriore monta invece una lampadina a siluro da 6v-3W. I dati prestazionali salienti del piccolo Ducati erano da un lato la grande maneggevolezza, dall’altro un’eclatante autonomia di 220 Km con un pieno, a fronte di un’inevitabile velocità-codice di 40 Km/h.

brio_3.jpgSuccessivamente, ad un anno dalla presentazione, il Brio 48 venne affiancato da un versione con motore da 100cc, che trovò impiego anche presso i Vigili Urbani di Bologna, e fu poi sostituito dal 50cc, che aveva una cilindrata di 49,6cc e finiture più lussuose. Il Ducati Brio 48 di questo articolo è di proprietà dell’amico Roberto Migliacci e la modella è Simona. Ah, dimenticavo: a proposito di sogni, lei non ve la sognate perché si sposa a maggio. Il presente vale anche di augurio da parte di Mondo Ducati.

Andrea Tessieri


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