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Scootermania,
scootermania: una notte, mi pare quella dopo la cena di redazione, ho fatto un
sogno. Sarà stato perché, come gli altri, avevo mangiato e bevuto come
un orso, ma mi sono ritrovato a sognare che cavalcavo anch’io uno
scooter. E c’erano anche gli altri; anche loro con gli scooter. Il
bello è che i nostri erano un tantino particolari: anziché avere il
solito rumore dispettoso da zanzare, avevano la voce familiare e tonda
del bicilindrico Ducati. Sì, erano scooter Ducati! Bellissimi: Falanga
ce l’aveva giallo con su scritto 748 SPS, Bartoli uguale a lui, ma in
versione autopiegante, Stefano Bianchi e Rolandi avevano la versione 916
SPS e si davano del “fermo” a vicenda, Moretti mi dispiace aveva
solo un modellino, Miniati con il suo sognava di fare il vuoto nel
campionato italiano, e forse anche nell’Europeo, Andrea Bianchi, in
sogno, era un cartone animato e il suo scooter volava. Quanto al mio era
bellissimo: nudo, con il manubrio largo e la scocca che lasciava vedere
lo splendido gioco del traliccio di tubi. Si chiamava Monster!
Eh, si! Sarà stato tutto quello che ero riuscito a mangiare, o il
Chianti con il quale il buon Becheroni ci aveva dissetati però, non era
male come sogno, al punto che, qualche giorno dopo, fatte le dovute
ricerche, siamo riusciti a trovare, per raccontarvelo, un vero scooter
Ducati: il Brio 48.
Presentato
al Salone di Milano nel ‘63, il Brio rappresenta il secondo tentativo
della Ducati per quanto riguardava gli scooter, dopo circa 10 anni dalla
presentazione del Cruiser 175. Telaio a scocca portante in lamiera
stampata, con il parafango anteriore solidale alla carrozzeria, cambio a
tre marce, motore a due tempi con raffreddamento ad aria forzata tramite
una ventola; alesaggio 38,
corsa 42, per una cilindrata di 47,6 cc.
Silenzioso
ed elastico, il propulsore è alloggiato sul forcellone, in posizione
centrale, è alimentato da
un carburatore Dellorto SHA 14/12 con filtro dell’aria in “zona
calma” e sviluppa una potenza di 1,3 CV a 4300 giri. L’accensione è
assicurata da un volano-magnete-alternatore posto sotto il coperchio
parapolvere della ventola, sulla destra del carter. La candela, di grado
termico 225 scala Bosch, si trova in posizione accessibile dal lato
sinistro del veicolo.
Il serbatoio può contenere 4 litri di miscela al 5% e la lubrificazione
del cambio prevede l’utilizzo di 250 gr di olio tipo SAE 30, da
sostituire ogni 4000 chilometri. Il cambio, posto sulla manopola
girevole sinistra del manubrio, è a tre marce, preciso e dolce sia in
innesto che in scalata, merito anche di una frizione che non fallisce un
colpo neanche a freddo.
Opportunamente corta la prima marcia, sufficientemente distanziate la
seconda e la terza. La trasmissione primaria è ad ingranaggi, mentre la
finale, che è a catena, fa sì che questo scooter si distingua sia dai
concorrenti dell’epoca, sia da quelli odierni.
Il nostro
esemplare è privo del carter catena in plastica, uno dei pochi punti
deboli registrati. La sospensione anteriore è a biscottini oscillanti,
la posteriore a forcellone in lamiera oscillante. Le ruote sono da 1,75
x 9 e i pneumatici sono 23/4 x 9 con pressione di gonfiaggio di 1,25
bar. La frenata del Brio è assicurata da un tamburo centrale le cui
dimensioni utili sono 105 x 20 mm. Il volano-magnete-alternatore da
6v-18W garantisce l’alimentazione elettrica. Le lampade del faro
anteriore sono due: quella a bulbo da 6v-18W per la luce abbagliante e
quella, sempre da 6V-18W, ma a siluro per l’anabbagliante. Il fanalino
posteriore monta invece una lampadina a siluro da 6v-3W. I dati
prestazionali salienti del piccolo Ducati erano da un lato la grande
maneggevolezza, dall’altro un’eclatante autonomia di 220 Km con un
pieno, a fronte di un’inevitabile velocità-codice di 40 Km/h.
Successivamente,
ad un anno dalla presentazione, il Brio 48 venne affiancato da un
versione con motore da 100cc, che trovò impiego anche presso i Vigili
Urbani di Bologna, e fu poi sostituito dal 50cc, che aveva una
cilindrata di 49,6cc e finiture più lussuose. Il Ducati Brio 48 di
questo articolo è di proprietà dell’amico Roberto Migliacci e la
modella è Simona. Ah, dimenticavo: a proposito di sogni, lei non ve la
sognate perché si sposa a maggio. Il presente vale anche di augurio da
parte di Mondo Ducati.
Andrea
Tessieri
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