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L'INCREDIBILE
(E VERA) STORIA DI
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Il trionfante ritorno di Mike all’Isola fu inizialmente una decisione presa a cuor leggero: semplicemente gli piaceva correre con le moto, specie sulla sua pista preferita. Ma per l’anno successivo, il 1979, Mike fu persuaso da alcuni del suo entourage, come il giornalista Ted Macau-ley, ad affrontare l’impresa in maniera più professionale, in modo da ottenere maggiori guadagni per sé (e per loro!). Ma questo atteggiamento influenzò i suoi sponsor, compresa la Ducati, che volevano associare il proprio nome a quello di Hailwood. Ma gli sforzi della casa bolognese (mal indirizzati) per fornirgli una moto ancora più competitiva rispetto all’anno precedente, tenuto conto dei progressi fatti dai giapponesi nell’arco dell’anno tra le due corse, fallirono. Per varie ragioni l’altra moto di Mike “the Bike” non era all’altezza di quella precedente, nonostante fosse stata costruita apposta per lui, per correre il TT del ‘79. Mike finì quinto dopo un periodo di disastri che nessuno può raccontare meglio di Steve Wynne in persona... Alan Cathcart Il TT
del 1979 di Hailwood con la Ducati La NCR costruì, per conto della Ducati, due moto perché Hailwood corresse il TT dell'Isola di Man del 1979. Mike andò a provarle a Misano due settimane prima delle prove per il TT. Nonostante ci fossero istruzioni precise, qualcuno aveva sistemato il cambio al contrario , così Hailwood inserì la seconda (che lui pensava fosse la prima), accelerò sul rettilineo dei box, inserì quella che lui pensava fosse la seconda (che era in realtà la prima) e la moto lo scaraventò a terra. Risultato: frattura di diverse costole, moto distrutta, impossibilità di provare quella di riserva. Hailwood avrebbe corso comunque, sebbene non al 100% della forma, con le costole rotte e senza aver sfruttato tutte le prove prima della corsa. Una sola Ducati era pronta per il TT F1, anche se un’altra moto sarebbe stata resa disponibile per la classe Senior, che però era sottoposta a regole diverse. Pensavo che le cose non sarebbero potute andare peggio. Migliaia di fan accorsero per vedere Hailwood vincere un altro TT. Era la gara in cui Hailwood sperava di potersi sistemare economicamente per il resto della sua vita. Decine di piccole aziende, dalle T-shirt agli adesivi, e di multinazionali petrolifere, puntarono su Hailwood al TT. Ma a quanto pare mi sbagliavo: le cose POTEVANO andare peggio! Pochi giorni prima della gara, telefonarono dalla Ducati dicendo che qualcuno del management a Roma aveva letto sul giornale che Hailwood aveva avuto un incidente a Misano e che si era infortunato. Era assicurata l’azienda contro gli infortuni di Hailwood al TT? La risposta fu no!! Chi avrebbe assicurato un tale rischio? Venni informato che la Ducati non avrebbe mandato alcuna moto all'Isola di Man. Trovai una soluzione all’empasse: comprare la moto dalla Ducati e in caso di incidente assumermi la responsabilità al posto della Ducati. La casa bolognese accettò a condizione che se non ci fossero stati incidenti e se avessimo vinto la gara, avrei dovuto rivendergli la moto. Un classico caso di testa o croce. C’è una sorta di legge di vita collegata agli effetti a catena quando le cose vanno male: succede che invariabilmente vanno peggio. Speravamo che dopo tutto quello che avevamo passato, almeno le moto fossero competitive... Il motore aveva 15 cv di potenza in meno (soltanto?) della moto dell’anno prima, che era maneggevole da sogno, mentre quella nuova era incontrollabile come un cavallo imbizzarrito! Se questo succedeva in un circuito breve, cosa sarebbe successo al TT? La risposta era ovviamente: peggio. Alla fine del nostro unico giorno di prova ad Oulton Park, la settimana precedente al TT, la moto era ancora lenta, ma dopo aver spostato tutto quello che potevo spostare era diventata un po’ più maneggevole. A pensarci adesso, credo semplicemente che Mike si fosse abituato alla moto. La settimana di prova del TT rivelò problemi in ogni settore, incluso il motore, che perse una valvola; al che il meccanico vi sistemò un motore di riserva che era ancora più lento! I team avversari pensavano che Mike facesse qualche gioco tattico accumulando giri lenti, ma alla fine della settimana era chiaro a tutti noi che la situazione era disastrosa. Bastava fare un confronto con i tempi sul giro del 1978, quando dopo aver fatto il miglior tempo a 111 miglia/h di media, Hailwood era saltato giù dalla moto freddo e calmo pensando di aver fatto 105 mph. Nel 1979 invece fece un tentativo disperato per ottenere un buon tempo durante le prove, ma arrivò con i freni roventi, graffi su ciascun lato della carenatura fatti sui muri del circuito e grondante di sudore. Pensava di aver fatto 115mph ma, ahimè, erano solo 106. Cosa fare a questo punto? Un solo giorno ci separava dalla gara. Mi hanno
chiesto più di una volta perché non abbiamo usato la moto che aveva
vinto il TT l’anno prima. Il fatto è che l’avevo venduta in
Giappone per recuperare un po’ delle mie spese e in ogni caso
l’omologazione era cambiata e il motore non era più regolamentare. Se fossimo riusciti a prenderla e portarla all’Isola di Man, avremmo forse potuto saccheggiare qualche pezzo per migliorare la guidabilità. La moto arrivò il venerdì sera, la gara era sabato mattina. Ci mettemmo subito al lavoro, ma non c’era niente che combaciasse perfettamente. A quel tempo non sapevo molto di design di telai, ma ne sapevo comunque di più dell’uomo che aveva fatto quello che avevamo! Alle 3.00 del mattino decisi che avremmo dovuto tagliare e saldare il telaio, ma non avevamo la saldatrice. Incaricammo un amico di trovarne una e questi tornò presto con ciò che ci serviva (Dio solo sa quale ne fosse la provenienza..). Saccheggiammo l’hotel di qualche sedia di metallo, segammo le gambe e le incorporammo nel telaio della Ducati ‘79.
Un anno o due più tardi mi trovavo a camminare per strada con la responsabile marketing e pubblicità della Ducati, quando lei individuò una Mike Hailwood Replica sull’altro lato della strada: “Guarda - mi disse con grande soddisfazione - una delle nostre promozioni più riuscite, specialmente la combinazione di colori della bandiera italiana”. “No, non è così - riuscii a dirle - Ho fatto il disegno io stesso da una tanica di benzina Castrol, perché la Castrol era uno degli sponsor di Hailwood. Il bianco rosso e verde sono solo una coincidenza.” Non riuscii a convincerla, pensava ancora che l’avesse fatta la Ducati! Ma la vita va avanti, e noi tornammo al TT per vincere altre quattro corse di F2, con Ducati costruite da noi e guidate da Tony Rutter. Un anno riuscimmo perfino ad ottenere un primo, secondo e quarto posto, rispettivamente con Tony Rutter, Graham Mc Gregor e Steve Tonkin. Ma che ne è stato della “Hailwood original”, la moto del 1979 che ha fatto da modello alla "Hailwood Replica"? La mia politica è sempre stata quella di vendere le moto alla fine di ogni anno, perché questo era l’unico modo per comprare la moto dell’anno seguente. L’unica eccezione a questa regola è stata la Ducati di Hailwood del 1979. Non l’ho tenuta per qualche ragione affettiva, ma l'ho buttata in qualche angolo dell’officina disgustato. Dopo qualche mese, passato in parte il dispiacere, feci rifare da Ron Williams, esperto telaista, le modifiche che avevamo apportato all’Isola di Man. Hailwood guidò la moto un’ultima volta nel 1980, quando fece un’esibizione alla fine della settimana di TT. Credo che sia quella l’ultima moto che Hailwood ha guidato all’Isola di Man prima della sua tragica morte. Ho corso con quella moto io stesso nel 1982 al Daytona BoTT e l’hanno guidata poi anche altri piloti. Recentemente sono stato avvicinato da un collezionista che voleva acquistarla; sebbene non sia un sentimentale, ho ascoltato il mio cuore prima di accettare. Ho giustificato la decisione di venderla con il fatto che se Mike fosse qui sono sicuro non gli sarebbe dispiaciuto che facessi i soldi col suo nome se questi fossero investiti nelle corse. Prima di lasciare definitivamente la “Hailwood original” vorrei rispondere alla DOMANDA... Se le moto fossero arrivate in tempo avrei potuto dare a Mike una moto competitiva o era effettivamente impossibile? C’è forse solo un uomo che può rispondermi. Un uomo che ha alle spalle maggiore esperienza nel testare diversi tipi di moto da corsa e una vasta esperienza nel correre con mezzi classici e moderni, comprese le Ducati e altri modelli. Alla
guida della Ducati 950F1
del ‘79 Si vede che sto diventando vecchio: mi chiedono di testare le moto con cui correvo io 15 anni fa - solo che ora sono diventate modelli classici! Ho un preciso ricordo di quando ho visto per la prima volta la Ducati 950F1 di Mike Hailwood del 1979 ed è stato da molto vicino. Dopo averlo visto vincere il TT F1 l’anno prima da spettatore e dopo aver ottenuto io stesso un paio di giorni dopo un quinto posto nel TT F3, mi decisi a salire nella classe superiore per il 1979, con una Kawasaki 1000 P&M. Per un pilota era un grande traguardo correre nella prosperosa categoria di F1 con un telaio da corsa, lo stesso che la Honda Britain aveva montato sulle sue moto di F1. Avevo corso e vinto nei piccoli circuiti che precedevano il TT, in modo da prendere confidenza, ero arrivato a conoscere il TT piuttosto bene, così non mi restava che abituarmi a guidare una moto più grossa e più potente. La prima
sera di prove fu un totale disastro: la pioggia era così intensa che
dovettero cancellare la sessione. Le cose migliorarono la sera
successiva, così mi avventurai e feci alcuni giri. Sapevo
per esperienza che la Ducati 750SS, con la quale avevo gareggiato nei
precedenti cinque anni, viaggiava molto bene sulle strade sconnesse con
il suo lungo interasse e il peso ben distribuito, ma questa moto era di
altro stampo: era come se avesse una cerniera nel mezzo. Circa 15 anni dopo, quando Steve Wynne mi ha chiesto di testare la moto al Mallory Park, prima che spiccasse il volo verso la sua nuova dimora (una scatola di vetro nel superbo museo privato di George Barber a Birmingham Alabama) non riuscii a farle ripetere la stessa impresa, nemmeno con il set di gomme nuove da corsa montate appositamente per il test. L’impressione che si ha stando seduti è quella di essere molto più bassi rispetto alla moto di Hailwood del ‘78 (che io ho avuto la fortuna di guidare con discreto successo) e la posizione di guida non è altrettanto allungata. In un circuito relativamente facile come Mallory Park, la Ducati rispondeva abbastanza bene anche secondo gli standard moderni, senza il bisogno di piegare molto in curva come invece devi fare con la mia 750SS da corsa con cui corro ancora oggi (come a Tsukuba lo scorso novembre).
Sembra anche veloce - OK, forse non così veloce come le quattro cilindri del ‘79, ma ha sicuramente un margine di accelerazione dopo una curva lenta come quella di Mallory, ed è particolarmente potente sopra i 5000 giri, anche se non è lineare come la moto con cui Mike vinse il TT nel ‘78. Il cambio, senza frizione a secco, senza rapporti ravvicinati, deve aver dato non pochi problemi a Mike sul tratto di montagna del TT, per via della distanza tra la quarta e la quinta, e con quel motore poco elastico deve essere stato difficile tenere la quinta o rischiare il fuorigiri in quarta: per fortuna c'era il desmo. Se lo
sterzo è lento ma prevedibile, la cosa migliore sono i freni e il
tornante di Mallory è un test efficace per ogni impianto frenante,
antico o moderno. Passando
Gerards a Mallory a tutto gas, fluttuava sui salti della pista quasi
come una moderna moto a monoammortizzatore. Non venivo lanciato in aria
come mi è capitato con altre "due ammortizzatori" in quel
tratto della pista. In conclusione: sì, Steve, se avessi eseguito le
modifiche al telaio realizzate in seguito da Ron Williams (oppure se la
NCR/Ducati l’avesse costruita correttamente), il TT del ‘79 non
sarebbe andato a vantaggio della Honda, specialmente con uno come Mike
alla guida. Ma comunque a fine giornata sarebbe calata di potenza, e con
la Honda che produceva un buon 15% di cavalli in più, la massima
velocità avrebbe costituito un handicap per Mike sull’Isola. Foto:
Kyoichi Nakamura |
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