MONSTER DARK
GRAZIE DI ESISTERE

Il Dark, pur costando meno della versione base,
ha più il look da special che da moto economica

di Franco Bartoli


monster_1.jpgAl Monster tutti gli appassionati del pompone dovrebbero erigere un bel monumento: è con questo modello che è partito il rilancio della Ducati, ed è questo modello che, da ben 6 anni, con le sue vendite rappresenta il “polmone” finanziario della Casa italiana: se non ci credete, pensate che quasi il 60% delle vendite Ducati in Italia è costituito dalle tre motorizzazioni (600/750/900) del Monster. La storia di questa moto prende il via con la commercializzazione nel 1993: immediatamente divenne un vero e proprio cult, un prodotto in grado addirittura di far nasce un nuovo segmento nel settore, quello delle naked (nude). Il grande merito di questa inedita operazione è sempre stato giustamente attribuito alla felice intuizione di Miguel Galluzzi, il designer/motociclista che prima di tutti intuì come la cosa più affascinate di una moto, soprattutto se questa si chiama Ducati, siano proprio il motore ed il telaio. Ed allora perché nasconderli? Detto fatto, Galluzzi partì dallo splendido telaio dell’888, lo liberò da tutto ciò che lo nascondeva alla vista e realizzò un design assolutamente originale, molto filante e minimalista: in pratica, una moto grintosissima, una vera gioia per gli occhi, ancora meglio, a nostro avviso, del famoso Starck e della sua Aprilia Motò!

Storicamente, come originalità e successo commerciale, possiamo avvicinare il Monster ai fasti dello Scrambler, altra moto che definì una vera svolta nei gusti del pubblico, altra interpretazione magnifica sul tema “due ruote”. Abbiamo detto che il Monster ha inaugurato un nuovo segmento; infatti, ormai non esiste casa grande o piccola che non abbia in listino un modello che si ispiri ai concetti base dettati dalla Ducati: si arriva fino alla fotocopia, alla riproduzione, in scala ridotta, leggi Honda VTR 250.

Detto questo, l’operazione Monster Dark, ovvero proporre la versione 600 sotto una veste spartana, con serbatoio e parafanghi non verniciati, se ad essere sinceri ci aveva lasciati dapprima un po’ perplessi (forse perché troppo in stile Harley, dove uno compra la moto e poi praticamente butta via tutto per sostituirlo con accessori di gusto, diciamo così, molto americano), ci ha successivamente convinti. Molto convinti: dobbiamo dire che il Monster più è essenziale e più e bello, ed inoltre, cosa che non guasta mai, si risparmia un bel milione e mezzo. A soli 12.500.000, il 600 Dark diventa una moto molto competitiva anche nel prezzo, con il vantaggio di avvicinare al mondo dei ducatisti tanti giovani e tutti quelli che sono sempre stati attirati dalla magia del moto desmodromico, ma che si sono dovuti arrendere davanti al bel pacchetto di milioni che servono per portarsi a casa una 748 o una 916. Ben venga, dunque, tutto quello che serve alla causa ducatista, soprattutto se è una soluzione intelligente; ed il Dark lo è. Proposto in tre diverse versioni (telaio giallo, nero o bronzo), questo modello si presta, come la moto da noi provata, ad essere personalizzata con aerografie o colorazioni ad hoc. Il serbatoio della Dark, infatti, non è altro che lo stesso di tutti gli altri modelli della serie Monster prima dei trattamenti di rifinitura finale (vernice trasparente) e di colorazione: due procedimenti che incidono notevolmente nei costi di produzione. Tant’è che in Ducati si sono chiesti se non era il caso di risparmiare (e far risparmiare) questi soldi, visto che comunque molti motociclisti decidono comunque di personalizzare il proprio monsterino. Il risultato, come abbiamo già detto, anche esteticamente è molto valido, soprattutto, a nostro modesto avviso, nella versione con il telaio giallo. Il modello da noi provato era arricchito dal serbatoio realizzato dall’Atelier Kreo in occasione dell’ultimo Motorshow: un soggetto stile “Top Gun” particolarmente riuscito, che abbiamo prescelto proprio per evidenziare le potenzialità di elaborazione estetica del Dark.

LA TECNICA

Per quanto riguarda il motore è il solito generoso bicilindrico di 583 cc alimentato da due Mikuni da 38 con una potenza alla ruota di circa 47/48 cavalli erogata con regolarità, senza vuoti o picchi rilevanti, ed una coppia che sa fare la differenza. Il risultato è una moto godibile, un po’ brusca nell’apri e chiudi, ma efficace sul misto, grazie anche ad una buona capacità di allungo ed ai nuovi rapporti del cambio, più ravvicinati, che consentono di disporre di una ripresa sempre pronta.

Altra variazione rispetto ai modelli ‘97, modifica che fra l’altro interessa tutta la gamma Ducati, è il nuovo alternatore che migliora la carica della batteria così da consentire l’eliminazione dal succinto cruscotto della relativa spia. Il cambio, a 5 rapporti, è sempre preciso negli innesti, supportato in modo migliore dalla nuova frizione, leggermente più “morbida” e modulabile.

Particolari che rimangono immutati, con tutti i loro difetti, sono la regolazione dello starter (duro e poco intuitivo), la mancanza del contagiri e il solito, classico, cavalletto laterale a rientro automatico, come sempre pronto a donare batticuori ogni qual volta si parcheggia la moto. Per il resto, non rimane che lodare il magnifico disegno del telaio a traliccio in tubi di acciaio al cromo-molibdeno, vero e proprio segno distintivo di un progetto che con il passare degli anni continua ad essere unico ed irripetibile.

COME SI GUIDA

monster_2.jpgI motivi del successo del Monster si evidenziano nel suo uso sui tracciati misti-veloce, dove le caratteristiche del motore, grintoso e sempre pronto, e della ciclistica, sincera ed efficace, consentono a qualsiasi motociclista piacevolissime sensazioni di guida. Certo non è la moto  ideale, soprattutto per i più alti, per lunghi trasferimenti autostradali o per portare in giro mogli o fidanzate poco disposte a soffrire per soddisfare la necessità di moto desmodromico che pulsa dentro ogni ducatista: ma non bisogna scordarsi che il Monster è soluzione da inguaribile individualista, da chi dalla  sua due ruote pretende prestazioni e soddisfazioni. Entrambe le cose non mancano, anche nella versione 600. La moto si fa guidare con facilità, non richiedendo alcun periodo di rodaggio da parte del pilota, se non per imparare che basta una lieve pressione sul manubrio per condurre la moto in piega, proprio là dove si vuole che vada. Tutto ciò viene facilitato anche dalla posizione di guida, spostata in avanti, che consente di vivere in simbiosi con le reazioni dell’avantreno. Non sono quindi necessari spostamenti del corpo: il Dark va guidato con leggerezza, riponendo la massima fiducia sulle caratteristiche del Brembo anteriore da 320 e molto meno su quelle del posteriore: questo, a nostro avviso, va utilizzato solo come “timone” in quanto, se si prova la staccata, la ruota posteriore comincia a saltellare allegramente, mandando a farsi friggere ogni esigenza di precisione. Il fatto che la sospensione posteriore sia regolabile non ovvia del tutto a questo tipo di reazione. Molto meglio la forcella anteriore a steli rovesciati con canne da 40 mm di diametro, che seppur leggermente cedevole a inizio corsa, assorbe poi in maniera egregia qualsiasi sollecitazione. Insomma, il 600 è una moto facile da guidare, istintiva, che non richiede l’utilizzo di particolari tecniche per togliersi delle belle soddisfazioni. Anche nell’uso in pista, al contrario di quanto si potrebbe pensare, la moto consente di divertirsi e di stare dietro, nei circuiti più tecnici, a modelli molto più performanti. Il segreto sta proprio nella grande familiarità che il Monster sa donare a qualsiasi tipo di pilota che, soprattutto nei casi in cui non si tratti di persona con esperienza agonistica, lo porta con più facilità ad osare, intuendo le doti sincere della ciclistica ed il buon grip dei pneumatici forniti di serie. Tutto questo viene ulteriormente supportato dalle doti del motore: pur essendo sufficientemente grintoso, scarica la potenza senza mai mettere in crisi la ciclistica, consentendo così sia evoluzioni interessanti (solo in pista!), sia  di perdonare qualsiasi erroretto.

Il segreto, se si dispone di contagiri, è di non scendere mai sotto i 6000 giri e di non salire sopra gli 8000: è questo il range in cui si possono sfruttare appieno le doti del motore.

Ovviamente, nel caso del 600, nei rettilinei la vita si fa dura, ma nell’inserimento in curva si possono recuperare metri preziosi: non a caso il Monster 900, debitamente preparato, era la moto utilizzata nel campionato monomarca del 1997.

GLI ACCESSORI

Se si parla di Monster Dark non si può fare a meno di parlare della vastissima serie di accessori disponibili sul mercato per arricchire e personalizzare questo modello (e non solo...). Il numero delle ditte e delle proposte presenti sul mercato è così esteso che sarà difficile ricordarsi di tutti; ora che abbiamo messo le mani avanti, possiamo iniziare. La prima modifica che vi consigliamo di fare è la sostituzione dei cerchi originali con quelli in alluminio o in magnesio di Marchesini disponibili sia a tre che cinque razze. Il risparmio del peso è significativo, specialmente con il magnesio  (circa 5 chili in meno per la coppia), e soprattutto è un risparmio importante, in quanto interessa masse in movimento. I prezzi sono di circa 1.900.000 + IVA per la coppia in alluminio e di lire 2.500.000 + IVA per quelli in magnesio. Per perdere qualche altro chiletto qua e là (e per alleggerire, di conseguenza, un po’ il portafoglio) niente di meglio che utilizzare i tantissimi accessori in carbonio presenti sul mercato: i cataloghi più completi sono quelli di Ducati Performance (051/720131) e di Carbon Dream (055/8070309).

monster_3.jpgQuest’ultima, tanto per fare un esempio, propone il serbatoio in carbonio a 2.650.000 compresa IVA. Comunque le proposte sono infinite: tutto dipende dalla vostra capacità di spesa. Un acquisto da non rimandare è invece quello del cupolino, che diminuisce, nei viaggi autostradali, l’effetto “ora mi si stacca il collo”: sono da ricordare la proposta della Febur (0376/ 371377) a lire 300.000 + IVA, quello nuovissimo della Carbon Dream in carbonio a 450.000 IVA compresa, o la soluzione minimalista del Dart (RCV 011/8990094) a sole 190.000 + IVA. Per i più raffinati ci sono poi le proposte della Poggipolini (Ber Racing - tel. 059/254584) per sostituire tutta la bulloneria con una nuova in Ergal o in Titanio: una soluzione valida anche dal punto di vista estetico. Per il motore, Ducati Perfomance propone un kit cilindri e pistoni per portare la cilindrata a 680 cc - lire 1.300.000 + IVA -, ai quali, visto che ci siete, vi conviene accoppiare il kit carburazione Dynojet con filtro aria KN (Fast by Ferracci 051/726849) e la centralina AL 9000 2.4 sempre di Ducati Performance. La moto che avete così preparata, oltre ad acquistare qualche CV in più, migliora nettamente l’erogazione agli alti regimi. Tutto questo mantenendo i benefici della garanzia ufficiale Ducati. In alternativa, vi è l’interessante proposta della BMC (051/6971512) per un kit di modifica interna dei carburatori di serie - 250.000 + IVA - e del filtro BMC - lire 100.000 + IVA - che aumenta di circa il 40% il passaggio dell’aria. A questo punto, fermatevi al primo semaforo e aspettate lo sfidante di turno!

L’offerta è vastissima anche per gli scarichi: dai classici Termignoni in carbonio agli Arrow CX Alumilite (Tel. 075-861811), dai rinomati Sil Motor alle numerose proposte Ducati Performance, dal kit completo scarichi alti della Carbon Dream - lire 3.300.000 IVA compresa - al nuovissimo silenziatore Acerbis (Tel. 035/773577). Altra spesa da fare assolutamente è quella del contagiri: in questo settore le proposte più interessanti sono quelle della Ducati Performance - 450.000 il contagiri nelle versioni digitale e analogica -, della RCV - 580.000 + IVA -, della Febur e della Roadracing (0332/203577).

Passiamo alla ciclistica: a nostro avviso non è necessario per il Dark il secondo disco anteriore, mentre potrebbe rivelarsi utilissimo il kit antisaltellamento per la pinza freno posteriore prodotto sempre dalla Ducati Performance. Per la forcella ci sono due bellissime soluzioni, tutte italiane: la prima è una proposta di Andreani (0721/ 270104) una forcella con steli da 43  mm completa di piastre superiore, inferiore, cannotto, specifica per il Monster, completamente regolabile (al contrario di quella di serie) in compressione, estensione e precarico molla - circa 3.250.000 + IVA - con il vantaggio di una regolazione senza bisogno di utensili; la seconda è la bellissima proposta di Paioli, una forcella tradizionale da 46 mm, anche questa completamente regolabile, in gran parte ricavata dal pieno, con foderi rivestiti in fibra di  carbonio (FG Tel. 051/856216).

Comunque, tutto quello che vi abbiamo illustrato in queste pagine è solo una goccia nel mare delle proposte di accessori che tantissime Case propongono per elaborare, personalizzare e arricchire il Monster. Se desiderate una panoramica più completa, sappiate che la nostra casa editrice ha realizzato, autore Lorenzo Miniati, un libro interamente dedicato alle special su base Monster dal titolo “Il libro del Monster”.

Franco Bartoli


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